1 aprile 2010

Slovenia alla ricerca di investitori esteri: a disposizione 14 milioni di euro in due anni

Il Governo di Lubiana mette a disposizione 14 milioni di euro per attirare investimenti esteri.
Il bando prevede lo stanziamento di 6.496.470 euro per il 2010 e di 8 milioni per il 2011. Con questa misura il Governo sloveno punta alla creazione di 500 nuovi posti di lavoro entro tre anni.

A guidare la concessione dei contributi agli investitori esteri ci sono una serie di criteri a cui il progetto dovrà rispondere: creazione di un certo numero di posti di lavoro, localizzazione dell’investimento in un’area geografica depressa, apporto di know-how, investimento in determinati settori merceologici considerati prioritari.
Ad esempio, nel settore manufatturiero, i progetti dovranno garantire almeno 25 nuovi posti di lavoro e un investimento non inferiore al milione di euro. Altro settore privilegiato riguarda la ricerca e sviluppo e ancora la ricerca industriale.

Le aree dove si intende concentrare gli investimenti (attribuendo un punteggio maggiore ai progetti presentati) sono quelle della Pomurska e della Notranjsko-Kraška, ovvero quelle che fanno riferimento rispettivamente alle città di Murska Sobota e di Postumia, seguite da Podravska (Maribor) e Zasavska (Trbovlje).

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3 commenti a Slovenia alla ricerca di investitori esteri: a disposizione 14 milioni di euro in due anni

  1. Srečko

    Aiaiai… Niente commenti! Se in circolazione ci fosse Luigi Veneziano ora sapremmo di tutte le occasioni mancate dell’economia slovena e del rifiuto degli investimenti esteri… Se non era frutto dell’immaginazione, ora ha il singhiozzzo!

  2. Euroscettico

    mah… ho i miei dubbi!

  3. effebi

    voce del popolo 3 aprile
    la recessione spinge i media a scagliarsi contro il governo di borut pahor
    Slovenia, crisi sempre più profonda
    Le riserve ridotte al lumicino: l’economia si dimostra molto vulnerabile

    LUBIANA – In Slovenia aumentano le critiche al governo di centrosinistra di Borut Pahor, soprattutto per quella che sembra l’indecisione del premier sloveno quando si tratta di adottare le misure necessarie per uscire dalla crisi economica. Il fatto è stato accentuato dalla dichiarazione del primo ministro, che si è autodefinito “capace manager anticrisi”. Dai media non sono mancati inviti al premier a rassegnare le dimissioni. Secondo il giornale di Lubiana, “Delo”, le previsioni di crescita del PIL (prodotto interno lordo) in Slovenia, che per quest’anno sono state valutate di appena lo 0,6 p.c., hanno costretto Pahor ad annunciare sin d’ora un aumento delle misure di risparmio e una revisione di bilancio.
    UN ANNO DIFFICILE Il premier sloveno ha confermato che il 2010 sarà un anno difficile dal punto di vista economico per il Paese, forse anche più dell’anno scorso. Il “Delo” si è dimostrato scettico sulle misure anticrisi annunciate dal governo, soprattutto per quanto concerne la riforma delle pensioni e quella della sanità, alle quali risultano contrari anche alcuni schieramenti della coalizione di governo, tra cui pure il partito socialdemocratico (DS) del quale Pahor è presidente. Il quotidiano “Dnevnik” è anche più drastico nelle sue conclusioni e arriva ad affermare che il premier Pahor dovrebbe dimettersi. Secondo il quotidiano, il premier sloveno sta creando “sfiducia e apatia” tra la popolazione: “Il governo non ha una strategia e un piano di risanamento nazionale, mentre i suoi ministri, seguendo l’esempio del premier stesso, si occupano di problemi del tutto insignificanti”. “Pertanto è giunto il momento che il premier se ne vada” conclude il “Dnevnik”.
    DATI DRAMMATICI Come dire, il governo di Pahor per molti non è che una cocente delusione. Del resto il leader DS non ha avuto vita facile, considerato che non si era nemmeno insediato e già doveva fare i conti con la crisi economica mondiale che stava investendo la Slovenia. I dati parlano chiaro: il prodotto interno lordo è calato, sono scese la produzione industriale e le esportazioni; sono aumentati invece il debito pubblico e i disoccupati. Oggettivamente l’Esecutivo poteva fare ben poco per arginare la crisi. Il governo di centrosinistra, emulando gli schemi già seguiti in altri Paesi d’Europa, ha adottato tutta una serie di provvedimenti per cercare di frenare la disoccupazione, aumentare la competitività delle aziende e ridare ossigeno al mercato finanziario. Gli interventi, però, si sono dimostrati poco efficaci e tardivi. E la situazione si fa sempre più drammatica, con il settore edilizio al collasso e le banche alle prese con le sofferenze.
    (…l’avrà scritto luigi ?)

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