17 febbraio 2010

Alessandro Mizzi, il capo comico del Pupkin Kabarett: “Il nostro segreto? La sincerità”

di Matteo Gerli

Salve Alessandro, lei chi è?

Sono Alessandro Mizzi, un ragazzo triestino di oltre quarant’anni. In me convivono due culture, una meridionale, pugliese per la precisione, e una triestina, vicina alla minoranza slovena. Ora sono consigliere del Teatro Miela e il capo comico del Pupkin Kabarett, un laboratorio teatrale che va in scena ogni due lunedì sempre al Miela.

Che formazione ha avuto?

Beh io ho studiato a Roma, ma ora come ora mi piace definirmi un “artigiano dello spettacolo”. Purtroppo non si riesce a vivere di solo Pupkin, sebbene il suo successo è indiscutibile. Come attore, oltre che al Pupkin, e alle produzioni ad esso collegate, come Tingeltanz, mi si può vedere anche al cinema o in qualche fiction, ultimamente ho fatto una piccola parte anche nella fiction dedicata a Basaglia.

Come è iniziata questa avventura?

Io sono rimasto folgorato da un film, Re per Una Notte, di Martin Scorsese con Robert de Niro. È la storia di un comico non conosciuto, che aiutato da un’amica, rapisce un presentatore di successo per convincerlo ad avere spazio nel suo show. Negli anni ’90 ho iniziato a muovermi con un’associazione, la Globogas, che si occupava di musica e teatro. Li ho conosciuto alcuni artisti che col tempo sono diventati miei amici, parlo di Paolo Rossi, Antonio Albanese, Paolo Hendel, Maurizio Milani e Vinicio Capossela, e posso vantarmi di aver organizzato i Nirvana, al teatro Verdi di Muggia, oltre a Arrested Development, Maceo Parker, Galliano e molti altri. All’epoca c’era poi a Trieste un enorme potenziale inutilizzato, il castello di San Giusto. Anche li abbiamo vinto l’appalto (eravamo anche gli unici ad aver partecipato) e ci è stato dato quello spazio. Tempo dopo, quanto si era capito quanto poteva valere, ci è stato tolto. Negli anni ’90 poi, non dimentichiamo che è stato fondato un teatro molto importante a Trieste, il Miela.

Dove il Pupkin è nato…

Esatto, nel 2001,ma non nella sala grande, dove lavoriamo ora. All’inizio andavamo in scena nella saletta piccola, con circa ottanta posti a sedere. Li è iniziata la mia collaborazione con Stefano Dongetti, che all’inizio scriveva solo dei testi, poi è salito sul palco (all’epoca era una pedana!) con me. Al piano c’era Riccardo Morpurgo. Abbiamo scelto il lunedì, per andare controcorrente, di solito di lunedì i teatri non lavorano. Noi sì. Il successo è stato tanto rapido quanto inaspettato, ed in poco tempo ci siamo trasferiti nel teatro vero e proprio, dove vengono a vederci 300 persone ogni volta.

Chi vi viene a vedere?

Ora potrei affermare con certezza che vengono tutti, il nostro pubblico è omogeneo in termini di età. E da qualche tempo si nota anche che vengono a vederci persone con un’idea più “conservatrice”, è la conferma che al Pupkin, “succede qualcosa”. Infatti noi anni fa, quando c’era la possibilità che il Miela venisse chiuso, abbiamo fatto un’opposizione senza uguali.

Come nasce un vostro spettacolo?

Bisogna dividere i lavori che proponiamo. Il laboratorio del lunedì, dalle produzioni vere e proprie come il Tingeltanz. Il Tingeltanz è frutto di mesi e mesi di prove e difatti è uno spettacolo “diverso”, da quello del lunedì. L’appuntamento fisso viene preparato così, si parte dall’orchestra, Riccardo Morpurgo (piano), Flavio Davanzo (tromba), Piero Purini (sax), Luca Colussi (batteria), Stefano Bembi (fisarmonica), Andrea Zulian (contrabbasso), loro si dedicano ai brani da proporre. La settimana prima dello spettacolo facciamo delle riunioni, io, Stefano Dongetti, Laura Bussani e Ivan Zerbinati. Si devono valutare più cose, dai cambi abito, alla lunghezza, cosa che purtroppo non ci appartiene e alla parte in dialetto.

Non vi appartiene la lunghezza?

Beh l’ideale per noi sarebbero due tempi da 45 minuti. È inutile, in tanti anni non ci siamo mai stati dentro.

Le prove?

Beh le prove si fanno i tre giorni prima dello spettacolo, quindi in pratica il weekend prima. In settimana si lavora autonomamente, ovvero chi devo scrivere un monologo lo prepara e poi lo propone, chi devo fare un pezzo con altri si riunisce con loro. Nei tre giorni prima viene composto il puzzle.

E gli ospiti?

Ogni “puntata” abbiamo ospiti/amici diversi a condividere il palco con noi. Da Flavio Furian, a Leonardo Zannier, Massimo Sangermano, Fulvio Falzarano, Carlo Tommasi e Stefano Schiraldi. L’idea è di far ruotare tutti loro, sia per problemi di lunghezza, di disponibilità loro e per bilanciare il dialetto.

Dialetto che ritorna spesso nei vostri show.

Sì, anche se non possiamo definirci uno spettacolo dialettale. Personalmente amo molto il Triestin, infatti mi è dispiaciuto per come è uscito distorto nella fiction su Basaglia, ambientata  in zona. Credo che il nostro dialetto abbia dei suoni e una musicalità senza pari, che si adatta benissimo ai tempi comici. Tanto che funziona anche fuori da Trieste.

Per esempio?

Beh per esempio a Milano. Abbiamo fatto da spalla a Paolo Rossi anni fa, proprio allo Zelig in Viale Monza. Il pubblico milanese aveva le lacrime agli occhi dal ridere.

E come mai non vi siete mai imbarcati sul carrozzone di Zelig?

Non fa parte del Pupkin. Li ci sono troppe costrizioni, tempi televisivi, non c’è tutta la libertà che c’è al Miela. Però a Milano ci torniamo, a maggio con Tingeltanz.

In televisione cosa guardi?

Programmi d’informazione, d’inchiesta, programmi che approfondiscono nelle notizie. E poi Che Tempo Che Fa, di Fabio Fazio. Mi innervosiscono i conduttori che non riescono a mantenere l’ordine nelle loro trasmissioni.

E dei tuoi colleghi?

Paolo Rossi e Albanese, che ormai posso definire più amici che colleghi. Adoro i comici che hanno qualcosa di poetico, la comicità malinconica. Credo che la comicità autentica, sincera, nasca dal tragico. Anche se indimenticabili per me sono sicuramente Cochi e Renato.

Qual è il segreto di uno spettacolo come il vostro?

La sincerità, senza dubbio. Penso che una persona che ci segue spesso venga attratta da questo.

Ci vediamo lunedì?

Certamente, noi, puntuali come il rimorso siamo lì.

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Un commento a Alessandro Mizzi, il capo comico del Pupkin Kabarett: “Il nostro segreto? La sincerità”

  1. ciccio beppe

    Spero che passino per Monfalcone o Gorizia in futuro.

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