15 febbraio 2010

“Recital” di Corrado Guzzanti a Trieste

Ho avuto l’occasione di andare a vedere lo spettacolo di Corrado Guzzanti “Recital” al PalaTrieste, lo scorso lunedì.
Sono partito pieno di speranze, Guzzanti è uno dei miei preferiti, ma alla fine dello spettacolo sono rimasto deluso.
Adesso, se vi interessa, vi spiego perchè.

Corrado manca dalle scene televisive e teatrali da un po’. Credo in parte per scelta, e in parte perchè gli spazi per la comicità/satira si sono alquanto ristretti per lui: in Mediaset non se ne parla, La7 sta perdendo l’autonomia, da mamma RAI resiste solo la sua ex-spalla Serena Dandini. Forse in teatro avrebbe potuto esprimersi, ma alla fine è stato fuori dal giro e basta. Beh, mi aspettavo che in questo periodo avesse scritto e prodotto molto, o perlomeno che nel recital avrei visto “maschere” conosciute assieme a nuove idee.

Sul palco invece si ripercorre un amarcord che, seppur gradevole, mi lascia un po’ perplesso.

Ad occhio conto meno di duemila persone il pubblico presente. Ampi spazi vuoti in platea, i due anelli sono riempiti, e nemmeno troppo, solo nella fascia frontale. Da lassù la mia vista è quel che è, ma per fortuna sul fondale sono proiettate le riprese in diretta (regia con una singola camera), e l’esperienza dello spettacolo è molto “televisiva”.

Aggiungete poi che i vari personaggi interpretati non si “reggono” praticamente mai da soli, e c’è bisogno della spalla: fuori campo la voce di Caterina Guzzanti, nei panni che furono della Dandini, sul palco invece il fedele Marco Marzocca. E quando Corrado si toglie la maschera dei vari Tremonti, Bertinotti ecc., e rimane “solo Corrado”, c’è un tentativo di monologo, di “recital” appunto; ma secondo me difetta nei tempi comici, nella voce, molto monotòna, e alcune buone battute perdono di spessore. Va meglio quando Guzzanti è “mascherato”, ma là invece è Caterina (fuori campo) a mancare di tono. Questi errori di “tecnica” non me li sarei aspettati, devo dire la verità.

Per quanto riguarda gli argomenti e i personaggi, alcuni funzionano bene, altri un po’ meno: si parte con Tremonti, così così. Bertinotti: notevole l’idea che i partiti di Sinistra stiano continuano a dividersi per diventare un insieme di virus, e così sì che possono dare fastidio al Governo, ma nell’insieme mi faceva più ridere una volta.

Lo sketch del Cardinal Pizarro è buono, e proprio l’argomento “Chiesa” è quello dove Guzzanti si sbizzarrisce di più in tutto lo spettacolo.
Vulvia e Quelo sono forse i personaggi che fanno più ridere il pubblico, mentre invece l’unico che secondo me è emerso è Funari, in collegamento dall’aldilà. Buona l’idea, sul filo dell’assurdo, ma perchè scomodare Funari, poverino, che non c’è più?

La media comunque supera appena la sufficienza. Ad un certo punto Corrado stesso dice “So’ sciocchezze, ma ce campo…”
Alla fine lo spettacolo è un mix de “L’ottavo nano” e de “Il caso Scafroglia”: ma il problema più grande sapete qual è?

È che metà (o più) delle battute LE CONOSCEVO GIÀ! A MEMORIA! da quel dì!

Per esempio di Vulvia una sì e una no erano vecchie. E forse quelle NO non le conoscevo perchè mi ero perso le puntate…
“Spingitori di spingitori di cavalieri, su rieduchescional chennel!”: a Corrà, bisogna farti un monumento per ‘sta battuta, era geniale, ma nel 2001!!!! (nel video a 45 sec.)

oppure la mantide religiosa, “che si mangia il maschio eppure quello ci va lo stesso”…

per non dire delle telefonate a Quelo… identiche. “La risposta è dentro di te e però è sbagliata!”

Caterina Guzzanti fa una Miss Italia piuttosto svampita (tra l’altro, non avevo mai notato, quanto sia carina truccata da “bonazza”) e una buona Gelmini.
Marco Marzocca spende quasi tutto il suo tempo vestito da Padre Federico, come nel Caso Scafroglia, e in un “assolo” (l’unico dello spettacolo!) facendo un personaggio vestito come l’aiutante del venditore Armà, e che parla come Ermes del Montecastagna, critico del “cinema di menare” in 610.
Tra l’altro dice di essere fratello di Vulvia. Che di conseguenza sappiamo chiamarsi Vulvia del Montecastagna… =)

Questa la storia. Mi aspettavo di ascoltare qualche nuova lirica del Poeta, di sentire una nuova canzone alla Venditti, o gli imperativi categorici di Barbagli… “Gniafà”.
Come se avessi aperto un vino, che conosco bene e che è stato lasciato invecchiare. E che poi sapesse di tappo.

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Un commento a “Recital” di Corrado Guzzanti a Trieste

  1. davide rabiti

    Scusa eh ma che spettacolo hai visto???? tremonti fantastico come bertinotti…il duetto con il prete (caso scafroglia) dove si parla di chiesa di giovani ecc come sempre fa morir dal ridere, padre pizarro geniale, poi vecchi personaggi certo come vulvia e quelo vecchie battute che comunque fanno ridere, funari incredibile! ma come si fa a dire “ma perchè scomodare Funari, poverino, che non c’è più?” che banalità. caterina sempre bravissima tra miss italia e la gelmini…l’intervista fuori campo non mi è sembrato un grande problema…non dimentichiamo prodi e la caricatura (sebbene corta) su di pietro. aoh 3 ore di spettacolo! dai va la non scherziamo…ha fatto mille personaggi nella sua carriera, doveva farli tutti? qualche battuta vecchia e qualche battuta nuova…diciamo voto tra 8/9. Ho visto tre spettacoli (recital) con piccole varianti, sempre palazzetti pieni, la gente non ha smesso di ridere…tutti contenti. i critici sono solo dei pignoli che devono per forza trovare qualcosa che nn va.

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