16 dicembre 2009

Il Porto boccheggia. E il Comune chiede l’Ici

Porto Trieste

Ampelio Zanzottera è il segretario degli spedizionieri triestini. Ci accoglie nel suo studio di via Mercadante e accetta di parlare della crisi nel porto triestino e della mancanza di visione strategica da parte degli attori pubblici italiani.

La crisi Il quadro generale è senza dubbio negativo, anche se esistono forti variazioni di realtà in realtà. Di fatto, l’emorragia sembra essersi bloccata e, in qualche caso, è possibile perfino scorgere qualche timido segnale di ripresa. Tuttavia, anche Zanzottera mette in guardia da ottimismi pericolosi e riconosce che il 2010, sul fronte del lavoro, potrebbe rappresentare l’annus horribilis.
Il Porto triestino, di fatto, ha conosciuto le conseguenze della crisi con sei mesi di ritardo. Gli stoccaggi di caffè per Wall Street e quelli di metalli non ferrosi per la Borsa di Londra hanno consentito di mantenere buoni volumi di traffici fino al riempimento dei magazzini. Poi, però, anche lo scalo giuliano ha dovuto fare i conti con la contrazione globale del commercio.
A voler cercare uno spiraglio di luce, secondo Zanzottera, lo si trova nell’apparente ripresa del mercato turco, cruciale per l’andamento del Porto di Trieste.

portotrieste

La mancanza di visione strategica
I più grossi scali europei stanno riducendo le tariffe portuali, o perlomeno congelando gli aumenti. Rotterdam, per esempio, applicherà una riduzione del 7%, Anversa del 10%. In Italia no, anzi.
Dal 2010 si realizzerà un aumento delle tasse portuali, finalizzato a recuperare i mancati adeguamenti degli anni precedenti. Per tutti gli scali italiani si mirerà a un recupero del 75%. Per tutti tranne uno: Trieste, nel qual caso quale l’obiettivo coincide col recupero del 100%. Perché? “Perché Trieste è cara al cuore” commenta amaro Zanzottera.
“Ma come possiamo far concorrenza a Koper in queste condizioni? Non si può pensare di continuare a spremere questa mucca. Già così, il costo portuale per ogni singolo contenitore a Capodistria è inferiore di 90 euro. E non certo perché la tariffa degli spedizionieri triestini sia più elevata”. Come se non bastasse, “il Comune sta raschiando il fondo del barile, chiedendo alle aziende in porto il pagamento degli arretrati dell’Ici, appellandosi a una norma del ’01. Peccato che una disposizione del Ministero delle Finanze dello scorso agosto stabilisca che l’Ici non sia dovuta sugli impianti portuali. Da qui si è scatenata una serie di disquisizioni sottili su cosa sia impianto portuale e cosa non lo sia, a cominciare dai lampioni. E chi vuole che tragga beneficio da tutto questo, se non gli avvocati?”. (qui trovate la norma, qui il pdf di un articolo del Sole 24 ore che ci ha inviato Zanzottera)
“Il vero problema è che la Regione non si è mai resa conto della gallina dalle uova d’oro che lo scalo giuliano potrebbe rappresentare. E lo stesso discorso vale per l’Italia: s’immagina che formidabile strumento di politica estera potrebbe essere un porto franco al servizio dell’Europa centro-orientale?”

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33 commenti a Il Porto boccheggia. E il Comune chiede l’Ici

  1. Oblivion

    Non ho capito bene.
    Il Comune chiede l’ICI. E’ il Comune che con il suo piano regolatore definisce la tipologia degli immobili. E’ il Comune che “raschia il fondo del barile” come viene detto nell’articolo.

    Poi, tutto ad un tratto, la Regione.
    “Il vero problema è che la Regione non si è mai resa conto della gallina dalle uova d’oro che lo scalo giuliano potrebbe rappresentare. E lo stesso discorso vale per l’Italia: s’immagina che formidabile strumento di politica estera potrebbe essere un porto franco al servizio dell’Europa centro-orientale?” Ok. Ma che centra la Regione con l’ICI?

    Poto Franco: perchè solo il porto di Trieste?
    E tutti gli altri perchè non potrebbero essere ognuno ” un formidabile strumento di politica estera?”
    Perchè gli oltre 50 anni di sconti sulla benzina ed altro (ed in porto, ed attorno al porto se ne consuma eccome..) non sono stati “formidabili strumenti di politica estera?”
    Hanno, gli spedizionieri, una risposta a questa semplice domanda? Così magari capiamo meglio tutti qual’è il vero problema..

  2. matteo

    perche il porto franco non esiste, è complicato spiegare ma lo hanno eliminato

  3. Andrea Luchetta

    No, la Regione non c’entra con l’Ici. Non sono stato chiarissimo, avrei dovuto aggiungerlo: in questo caso Zanzottera si riferiva ai finanziamenti che la Regione distrae dal porto di Trst per destinarli a scali minori

  4. Zanzottera

    Porto Franco: perchè solo il porto di Trieste?
    E tutti gli altri perchè non potrebbero essere ognuno ” un formidabile strumento di politica estera?”
    Risposta semplice:
    Perchè il porto di Trieste lavora al 60-70% su merci da e per l’estero (da Paesi terzi oltremare per i Paesi del Centro-Est Europa, fino all’Ucraina, alla Russia e oltre); gli altri porti italiani lavorano quasi esclusivamente da e per l’Italia.

    P.S.: non ho capito cosa c’entra la benzina agevolata.

  5. toro seduto

    Aime, qui si innesta di nuovo la contesa Friuli vs. Trieste. In effetti e’ vero che la Regione finanzia il porto di Monfalcone e quello di Nogara (credo si scriva cosi’). Cosi’ e’ da una ventina d’anni. La cosa potrebbe anche essere OK, ma la Regione dovrebbe avere le idee chiare, le strategie bene definite e questo dirlo a tutti. In sostanza Trieste poi dovrebbe mettersi il cuore in pace: prendere atto dei fatti.

    La mia opinione personale e’, comunque, che e’ sbagliato. Trieste ha fondali invidiabili, che gli altri due porti si sognano e non e’ un vanraggio da poco. La Regione vuole ignorarlo?

  6. Marisa

    E perchè mai la regione dovrebbe negare finanziamenti al porto di Monfalcone e al porto di San Giorgio di Nogaro? Piaccia o non piaccia a Trieste e agli spedizionieri triestini, i porti regionali sono tre e non uno solo, E poi, se vogliamo dirla proprio tutta, il porto di Trieste è da decenni che “inghiotte” principeschi finanziamenti sia statali che regionali. Il Molo VII è costato una follia! E il CIPE si prepara a dare un’altra valangata di soldi al porto di Trieste. Come si fa, dico io, ad andare a recriminare i centesimi (in confronto ai finanziamenti presi dal Porto di Trieste !) dati agli altri due porti regionali? Si abbia almeno il pudore di tacere! O deve esistere in regione solo il Porto di Trieste? Il Porto di San Giorgio di Nogaro, serve una zona industriale ricca di industrie ed è ben servito dalla ferrovia. Perchè vi da così fastidio la sua esistenza? Possibile non vi rendiate conto che così facendo diventate odiosi a tutta la regione?

  7. Aldo Flego

    La portualità è importante, ed è logico pensare che in un angolo così ristretto del Nord Adriatico dovrebbero esserci strette sinergie, e collaborazione, fra porti. Tra qualche decina d’anni chi riuscirà a trovare nel web queste discussioni …sorriderà divertito…gli scenari saranno ben diversi (vent’anni fa avreste pensato che Koper – Capodistria sarebbe diventata una città, e un porto, dell’Unione Europea? Unico porto della Slovenia, in crescita e in forte competizione con la vicina Trieste?). Per cui…GUARDARE AVANTI (ad esempio il progetto di Area Metropolitana), e non buttare via ciò che già abbiamo (ma vi immaginate se la Slovenia avesse avuto un porto franco come Trieste???). Vedi il link:

    http://bora.la/2009/12/16/porto-vecchio-di-trieste-una-zona-franca-da-trasferire/#comment-164967

  8. toro seduto

    Marisa

    Mettiti gli occhiali, vedrai un po’ piu’ lontano del tuo naso.

    Da un forte e ricco porto di Trieste il Friuli ci guadagnerebbe. Attorno ai grandi porti del Nord Europa (Rotterda,, Amburgo, Antwerpen…) non vivono solo le citta’ omonime, ma le intere regioni retrostanti (= hinterland!!!).

  9. Marisa

    @ Toro Seduto

    Da un forte e ricco porto di Trieste il Friuli non ci guadagna proprio nulla!
    Questa è una leggenda metropolitana inventata a Trieste.

    L’economia friulana si basa principalmente sull’agricoltura e il manifatturiero, settori che nulla hanno a che spartire con un porto…..

    Certo il porto è inportante per Trieste…..ma solo ed esclusivamente per Trieste!

  10. toro seduto

    Marisa

    Questione di punti di vista… ed occhiali…

  11. Marisa

    non è una questione di occhiali….ma di megalomania triestina!

  12. toro seduto

    Marisa

    Che i triestini siano megalomani, egocentrici, mitomani e pigri, e’ un fatto (chiaro che non tutti). Ma che il porto sia una risorsa e’ anche un fatto. Cosi’ come e’ un fatto che i friulani non hanno ancora capito che se fossero furbi, potrebbero “impossessarsene”.

  13. Marisa

    “Impossessarsene” per farlo funzionare?
    No grazie! Il Porto è vostro e ve lo gestite voi…..

    A noi basta e avanza il piccolo porto di san Giorgio di Nogaro….sperando che dopo 10 anni finalmente draghino il canale!

    Noi siamo bravi contadini (nel senso migliore del termine) e la nostra agricoltura di nicchia e non, è il nostro vanto da sempre. Aggiungi a questo, tutto il manifatturiero in cui pare si sia bravi….

    A ognuno il suo. A voi il porto, a noi tutto il settore agro-alimentare e il manifatturiero…

  14. toro seduto

    Marisa

    E chi ti dice che io sia triestino? :)))

    Comunque hai sottolineato tu stessa il problema: S. G. di Nogaro si deve dragare. Trieste ha i fondali di 13 m. Il costo e’ enorme per il dragaggio.

  15. La pasionaria Marisa ci propina questa “verità”: “L’economia friulana si basa principalmente sull’agricoltura e il manifatturiero, settori che nulla hanno a che spartire con un porto”.

    A parte che fra agricoltura, industria e trasporti (compreso un porto) c’è una connessione diretta imprescindibile, il fatto che Marisa dica che il Friuli baserebbe la propria economia sull’agricoltura sta a significare che non ha registrato nella sua testa il mutamento dell’economia friulana che è iniziato nel 1950 (millenovecentocinquanta!). Marisa è indietro di sessant’anni!!!

    Sapete quante persone impiega l’agricoltura in Friuli Venezia Giulia? Quindicimila!!!

    Sapete quanti ne impiega l’industria? Centosessantaquattromila!!!

    Sapete quante ne impiega il terziario (pubblica amministrazione, servizi, turismo eccetera)? Trecentoventunomila!!!

    Marisa, vuoi fare la pasionaria friulana? Va benissimo, ma almeno fa’ un servizio alla tua terra: racconta le cose che sai. Quelle che non sai, lasciale perdere.

    Luigi (veneziano)

  16. Marisa

    Luigi, il super italianissimo, lascia perdere termini come “pasionaria”….che tu mi superi e di molto ogni volta si parla di esuli istriani, minoranza linguistica italiana, ecc. E non parliamo poi degli “amatissimi” sloveni….

  17. Marisa

    @ Toro Seduto

    anche a Marghera si draga sempre il canale petroli…..lo chiudiamo e portiamo tutto a Trieste?

    anche a Monfalcone il canale navigabile è dragato ogni anno…..chiudiamo il Porto di Monfalcone e portiamo tutto a Trieste?

    Ma per favore….imparate piuttosto a far funzionare il porto di Trieste…..

  18. @ Marisa
    Tutto quello che vuoi, ma non scrivere sciocchezze, per favore.

    Luigi (veneziano)

  19. toro seduto

    🙂

    Ma perche’ continui a mettermi a TS?

  20. Marisa

    Per il Signor “So tutto mi”

    Occupati in agricoltura e silvicoltura per categoria di manodopera – annata agraria 2006-2007

    Friuli-Venezia Giulia:
    Manodopera FAMILIARE: 47.433
    Altra manodopera aziendale: 15.650
    TOTALE: 63.650
    Ossia in percentuale:
    manodopera familiare 75,2%
    altra manodopera 23,8%
    ……

    Piccolo particolare, l’agricoltura è altamente meccanizzata per cui non necessità di molta manodopera. E comunque il valore in termine di reddito, di qualunque settore, non è determinato dal numero dei dipendenti ma dalla redditività più o meno alta del prodotto…

    http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/AT12/ARG2/Allegati/Addetti_ATECO_FVG_giugno2009.pdf

  21. Nello stesso report da te citato – a pagina 15 – c’è il numero di occupati per settore di attività economica (dati del 2006).

    AGRICOLTURA: 15.000 (10.000 indipendenti, 5.000 dipendenti).

    E se vai a pag. 14 c’è il dato esatto all’unità: 14.719.

    I dati sono in linea anche con quelli del CNEL (che sicuramente non sai cos’è): http://www.cnel.it/archivio/mercato_lavoro/popup2.asp?n=N001&a=A002&r=R007

    Il concetto – che ti è completamente estraneo – è quello di “unità di lavoro”, che non sto nemmeno a spiegarti perché dopo ti viene mal di testa.

    Marisa, sei un’incompetente.

    Luigi (veneziano)

  22. Marisa

    Luigi….se fantastico! Sarebbe come dire che nel settore commercio….si contano solo i dipendenti e non anche i titolari (+ i familiari) degli esercizi commerciali.
    E i negozi a gestione familiare?

    Ma l’hai letta l’indagine statistica effettuata dall’Ufficio statistica della regione Friuli – Venezia Giulia che ti ho allegato? Rimbecilliti anche loro?

    Guarda….neanche davanti alla prova che hai detto una stupidaggine….ti arrendi!

    Sai cosa ti dico? Contento tu di fare delle figuracce…..contenti tutti!

  23. brancovig

    secondo mi Marisa xe una sangiacomina la scrive ste ca…de sul friul che gnaca el strassoldo ghe pol creder perchè la se diverti a far imbestialir i triestini così per sfizio per divertirse

  24. Marisa

    @ Luigi
    perchè non vai a leggere i dati di pagina 21?

  25. Marisa

    Brancovic….ma lo hai letto il commento nr. 5 e tutti gli altri di Toro Seduto? Prova a rileggerli….e poi vediamo chi è che provoca.

    Mi va benissimo che il Porto di Trieste decolli ma non vedo perchè non possano continuare ad esistere i porti di Monfalcone e san Giorgio di Nogaro. E non è vero che se decolla il porto di Trieste tutta la regione ne beneficia. Ne beneficia solo ed esclusivamente Trieste. Buon per voi…
    Tutto qua. Dov’è la mia provocazione?

  26. Oblivion

    @Zanzottera

    Hai visto la cartina europea sui porti? Certo che si. E ce l’hai una spiegazione del perchè lasciano fuori l’Adriatico? Ovvio che si. Perchè sappiamo bene come funziona il meccanismo del trasporto su nave e la relazione di quest’ultimo con i corridoi terrestri. E sappiamo bene che proprio per questo l’Adriatico è tagliato fuori dal grande giro. Nemmeno con le capriole ci può rientrare.. Per chi ha difficoltà a capirlo, basta che guardi una cartina dell’Europa ed immagini le navi che a questa girano attorno. Capirà da solo che far andare una nave su e giù per l’Adriatico costa di più che un paio di centinaia di Km su terra. Allora, per i nostri porti parliamo comunque di traffico minore. Niente Rotterdam o Lega Anseatica, ma nemmeno Genova. Leviamocelo dalla testa. E nemmeno se il costo portuale fosse gratis!
    Non c’è partita. Altro che “politica estera”.
    La visione del porto di Trieste legata al centro Europa è quella della “defonta”, enorme impero accentrato che aveva Trieste come “unico” sbocco al Mediterraneo e perdippiù quando il traffico terrestre era del tutto antieconomico per una sequela di ragioni. Ma siamo nel 2010 e le cose non stanno più così. Non solo. Dalla Grecia in su, lato ad est, ci sono km di costa sulla quale un porto serio, a servizio dell’est, prima o poi si sviluppa a mezza via. Fino ad allora si può tentare di campare, ma farne “una strategia” è pura follia. Non sta comunque nel disegno dell’Europa allargata, come ben si vede dalle mappe.

    Ps. Per ciò che riguarda la benziana agevolata capisco bene che è difficile da comprendere. Altrimenti il differenziale di costo sarebbe stato usato per fare concorrenza ed investimenti invece che per far festa.

  27. matteo

    @ oblivion

    strano che i camion turchi vengono su con la nave a trieste

  28. toro seduto

    oblivion

    Da Ljubljana partono per Istambul tutte le notti due aerei pieni di camionisti (circa 250 persone a notte). I camion vanno via nave e loro, mentre il camion e’ sulla nave, si riposano. Se fosse cosi’ economico viaggiare su strada il viaggio glie lo farebbero fare seduti al volante dei loro camion, non in aereo!

  29. @ Marisa

    Vediamo se lo sai: un bracciante lavora un mese all’anno per la ditta Pippo, poi va a fare la stagione della vendemmia da Pino e infine va a fare l’impiegato per l’agricoltore Ugo. Ai fini statistici, quanti sono gli occupati per l’ISTAT? E invece di quante “unità di lavoro” stiamo parlando?

    Studia!

    Luigi (veneziano)

  30. Marisa

    Luigi…smettila di arrampicarti sugli specchi ogni volta che sei preso in castagna!

    http://www.regione.fvg.it/rafvg/export/sites/default/RAFVG/AT12/ARG2/Allegati/Addetti_ATECO_FVG_giugno2009.pdf

    Dal momento che parliamo di “occupati” in agricoltura e silvicoltura, perchè non vai a a pagina 21 dell’indagine statistica della regione Friuli – Venezia giulia, giugno 2009?

  31. brancovig

    Il discorso si è spostato molto da punto di partenza e stiamo parlando di agricoltura e silvicoltura.

    Volevo solo ricordare a Marisa che è sempre pronta a criticare qualsiasi fonte di denaro pubblico elargita alla Venezia Giulia, che agricoltura e silvicoltura sono due settori produtti ampiamente foraggiati e sostenuti da denaro pubblico tanto che semplicemente per “possedere dei terreni” si ricevono lauti contributi in denaro dalla comunità europea in più possiamo anche far finta di coltivarli e ricevere ulteriori fondi pubblici.

  32. @ Marisa

    Niente da fare: sei proprio di coccio.

    E magari vuoi continuare pure a raccontarci la favoletta che il Friuli vive d’agricoltura, che fra manifattura, agricoltura e portualità non c’è connessione e che Trieste è l’hiterland di Porto Nogaro City…

    Luigi (veneziano)

  33. Marisa

    @ Bracovic

    …come qualsiasi altro settore produttivo. Ti dice niente il nome FIAT o ALITALIA?

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