14 dicembre 2009

Pensare al futuro è fantascienza, specie a Trieste

Sci+Fi

Immaginate la scena. Sullo schermo girano le immagini di un classico in bianco e nero, mi pare di ricordare fosse il film horror “Il mostro della laguna nera”. Una donna sta per essere ghermita dal palmipede antropomorfo con la pelle a scaglie. Lei, con la faccia stravolta dal terrore, urla: «Aiuto. Aiuto. Il mostro mi sta sbranando».

Nella frase concitata della donna non ho inserito punti esclamativi e l’ho fatto di proposito. Lo sapete perché? Perché in quel cinema, uno speaker leggeva le battute in italiano mentre il film scorreva sullo schermo. Lettura atona, senza interpretazione. Fantastico nel fantastico.

Era la fine degli anni ’70 e queste cose succedevano al Festival Internazionale del Film di Fantascienza. La prima versione del festival. Nel caso specifico, quella proiezione era avvenuta al cinema Fenice invece che al Castello di S. Giusto, perché fuori pioveva. Io avevo tredici o quattordici anni, non ricordo bene.

Da allora (o forse da prima, ma il Festival di sicuro ebbe le sue responsabilità), fu amore incondizionato verso la fantascienza, sia nella sua forma letteraria, sia in quella visuale.

Trent’anni dopo, sono ancora qui (per fortuna, aggiungerei), a parlare del rinato Festival di Fantascienza che ora si chiama Science+Fiction / Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste, una manifestazione riconosciuta a livello internazionale come rampa di lancio per registi emergenti e vetrina privilegiata per i nuovi trend del cinema sci-fi, fantasy e horror; ogni anno ospita celebrità del calibro di Dario Argento, Pupi Avati, Lamberto Bava, il regista di The Blues Brothers John Landis, Christiane Kubrick, Terry Gilliam, i fumettisti Moebius ed EnkiBilal, Joe Dante – regista dei Gremlins – o il creatore di E.T. Carlo Rambaldi.

Parliamo del Festival con il suo coordinatore, Daniele Terzoli.

Domanda: Daniele, prendendo in considerazione la scelta dei film e degli ospiti, come avviene l’organizzazione del festival, che, ricordiamolo, quest’anno ha portato a Trieste decine di film e personaggi del calibro di Bruce Sterling, Roger Corman e Christopher Lee, e quali sono le difficoltà da affrontare per far arrivare a Trieste personaggi così celebri?

Daniele Terzoli: L’organizzazione del Festival inizia a febbraio, quando si comincia a esplorare l’offerta cinematografica all’interno di festival come quello di Berlino e si prosegue con la valutazione delle pellicole fino al SITGES (importante festival spagnolo n.d.r.) che si tiene a ottobre. Contemporaneamente, bisogna tenere i contatti con gli ospiti che si vogliono invitare riuscendo, solo alla fine e a volte neanche a un mese prima dall’inizio, ad avere certezze sulle presenze importanti. Uno dei problemi più rilevanti che dobbiamo affrontare quando invitiamo una personalità artistica di carattere internazionale è la posizione periferica di Trieste rispetto ai centri di produzione più importanti e, soprattutto, la scarsità dei collegamenti che penalizzano la nostra città.

Domanda: Oltre ai collegamenti, cosa manca a Trieste per fare il salto di qualità come città ospite di importanti kermesse culturali di carattere internazionale?

Daniele Terzoli: Sicuramente manca un contenitore adatto. Trieste non possiede la struttura necessaria a ospitare eventi di una certa levatura e non solo di carattere cinematografico. Teniamo presente che la nostra città vanta una delle più alte percentuali di “schermi pro capite” d’Italia e ospita numerose kermesse cinematografiche molto importanti. Nonostante questo, da parte delle istituzioni c’è una scarsa sensibilità nei confronti del cinema, anche al di là della crisi che stiamo vivendo.

Domanda: Questa crisi impatterà sul Festival?

Daniele Terzoli: Probabile. Abbiamo previsioni poco confortanti riguardo i tagli dei finanziamenti. Ce la faremo, ma invece di crescere, com’era nelle nostre speranze, dovremo ridurre un poco, ma se sarà necessario agiremo sulla quantità, non sulla qualità.

Domanda: Come mai date poco spazio alle produzioni fantastiche televisive? Mi viene in mente Lost, per esempio, che ha forti contenuti fantascientifici.

Daniele Terzoli: Le produzioni televisive non amano la parola “fantascienza” perché ritengono che possa allontanare gli spettatori invece che avvicinarli. Per questo motivo, tendono a rifiutare il coinvolgimento dei loro serials all’interno di kermesse connotate in maniera troppo forte a livello di “genere”.

Domanda: Questo succede perché il pubblico considera la fantascienza di oggi come un fenomeno più adatto a un pubblico giovane o giovanissimo?

Daniele Terzoli: Esatto. Fino alla fine degli anni ’60, la fantascienza faceva sognare tutti, grandi e piccoli. Poi, quando l’uomo ha messo piede sulla Luna la corsa alla spazio ha frenato bruscamente e la capacità di sognare il futuro è scemata lentamente. Poi, alla fine degli anni ’70, produzioni come Star Wars hanno tolto alla fantascienza la sua vocazione di “frontiera” o, meglio, di avanguardia, per confinarla in un ambito prettamente d’intrattenimento, strizzando l’occhio alle generazioni più giovani.

Domanda: Quindi, in un certo qual modo, la fantascienza ha ucciso la fantascienza?

Daniele Terzoli: E’ venuto a mancare quell’aggancio sociologico che era l’ossatura portante della fantascienza degli anni ’50 e ‘60. L’ultima zampata è stata data dal cyberpunk; da quel punto in poi si è assistito a una forte evoluzione della forma (effetti speciali n.d.r.), ma non dei contenuti.

Domanda: Nonostante tutto, però, abbiamo ancora una foltissima schiera di appassionati e, soprattutto, di artisti del cinema che interpretano la fantascienza nelle sue espressioni più pure.

Daniele Terzoli: Certo. La selezione di film presentata quest’anno lo dimostra. Per fare un esempio, 2033, un film messicano che abbiamo proiettato al Festival, è un chiaro esempio di fantascienza che offre agli spettatori spunti di riflessione molto forti sulla società d’oggi.

Domanda: Quale sarà il futuro del Science+Fiction / Festival Internazionale della Fantascienza?

Daniele Terzoli: Come ti dicevo, i tagli dei finanziamenti non fanno presagire nulla di buono, ma noi andremo comunque avanti con l’ottica della crescita. E per il futuro ci piacerebbe puntare su nomi clamorosi come David Lynch, George A. Romero e Tim Burton!

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