9 Novembre 2009

Nucleare a Monfalcone? La Regione attende le decisioni del Governo

Una centrale nucleare in Belgio (foto concessa da Legambiente Monfalcone)

Una centrale nucleare in Belgio (foto concessa da Legambiente Monfalcone)

Monfalcone. In queste ore, a Brdo pri Kranju (Slovenia) è in corso una riunione del comitato interministeriale italo-sloveno: fra i temi in agenda, anche il dialogo sulla collaborazione ai lavori della centrale slovena di Krsko.

Favorevole alla strategia nazionale di ritorno all’energia nucleare, il presidente della Giunta regionale Tondo ha sempre auspicato la partecipazione italiana al raddoppio dell’impianto di Krsko (protagonista di un incidente che ha allarmato tutta Europa nel giugno 2008), esortando prima l’intervento della holding Friulia, e poi, più recentemente, quello di Enel.

Se sugli interventi in Slovenia c’è una volontà chiara, la Regione non sembra altrettanto decisa sulla possibilità di siti nucleari sul territorio regionale: negli scorsi mesi sono emerse numerose indiscrezioni su un’eventuale centrale a Monfalcone, ma la Giunta regionale si è limitata a puntualizzare che in sede governativa non è ancora stata avanzata alcuna proposta per la localizzazione delle nuove centrali, passando la palla al Governo. A fine settembre, l’assessore regionale Riccardi ha ribadito il concetto: “Secondo le fonti ufficiali, si parla solo di 4 possibili siti in Italia. Non è quindi una questione che rientra all’ordine del giorno. La Regione – ha precisato – non è a conoscenza di alcunchè. Nessuno ne ha mai parlato, né risultano documenti o atti in merito. Non capisco pertanto in base a quali criteri sia stata prospettata l’ipotesi Monfalcone”.

La centrale termoelettrica di Monfalcone

La centrale termoelettrica di Monfalcone (foto concessa da Legambiente Monfalcone)

Per il momento, le indiscrezioni su Monfalcone rimangono solo voci e nulla più, e quindi non ci sarebbe motivo per un dibattito approfondito. Ma l’opposizione è di tutt’altro avviso: secondo Giorgio Brandolin, consigliere regionale Pd firmatario di diverse interrogazioni in materia, due fatti autorizzerebbero le preoccupazioni riguardo alla scelta di Monfalcone come sito nucleare. Innanzitutto, il blocco della metanizzazione della presente centrale termoelettrica: la società di produzione A2A, ha promesso di dismettere i gruppi ad olio per installare un impianto a gas accanto ai gruppi a carbone, ma il processo è attualmente in fase di stallo. In secondo luogo, segnali d’allarme sono destati dall’insediamento di un’azienda, la Mangiarotti, nell’area della ex Ineos Films a Monfalcone: l’impresa ha infatti una controllata, Mangiarotti Nuclear Spa, in grado di produrre componenti speciali per centrali nucleari. Anche il capogruppo Pd Gianfranco Moretton, in un’interrogazione del 4 novembre, ha esortato Tondo ad una risposta chiara e definitiva sulle intenzioni della Regione e su Monfalcone.

Di fatto, alla scadenza del 30 settembre scorso il Friuli Venezia Giulia non figurava tra le Regioni che hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge delega. Secondo il ricorso, la legge 99/2009 esautora le regioni sulla questione energetica, in contrasto con quanto stabilito dal Titolo V sui poteri concorrenti delle Regioni in materia di governo del territorio. Intanto, un’opposizione decisa viene dal Comune di Monfalcone con il sindaco Gianfranco Pizzolitto: “Il rigassificatore Snam non è passato e dovrebbe riuscirci un progetto di centrale nucleare? Che ci provino, in una città che sta ancora gestendo pesanti impatti industriali precedenti, come quelli dell’amianto”. Parole che non lasciano dubbi e sintetizzano un sentimento diffuso nella popolazione monfalconese. Fatti certi sui siti si avranno a febbraio 2010, quando il governo varerà il decreto legislativo con i criteri di localizzazione delle centrali.

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