8 novembre 2009

Pulito, sporco, più sporco ancora: da Gorizia, Les Brucalifs

una foto dei brucalifs

una foto dei Brucalifs

 

 

 

 

 

 

Gorizia. Qualche tempo fa ero seduto col mio vecchio batterista in un pub. Ci scolavamo birre e riandavamo il comune passato in una cover band di dubbio esito. “Sai”, mi dice “mi piacerebbe, invece di star qui a suonar cover e fare qualche canzone mia, invertire l’ordine: fare interamente pezzi originali, e poi un classico che tutti conoscono”.

Scommetto che almeno il novantacinque per cento dei musicisti hanno cominciato facendo cover. E’ normale, perché comunque se hai appena formato un gruppo devi sviluppare prima un po’ di affiatamento. I colpi di fulmine, in musica, non esistono. Solo quando s’ingrana decidi di fare roba tua. E di solito, comunque, continui sempre a suonare un paio di pezzi famosi. Perché anche se sei il nuovo John Lennon, in Italia è difficile avere un po’ di seguito: di solito ti tocca chiamare morosi e morose, amici, parenti, e nei concorsi c’è perfino spazio per i genitori (ultimamente facebook ha migliorato un po’ la situazione, ma non di molto).

Devi rosicare, e molto, per fare un buon lavoro con le tue canzoni. E’ una continua battaglia contro la mediocrità (tua, e degli ascoltatori). Tanto poi sai benissimo che la gente andrà a sentirsi la solita cover band che suona canzoni di Ligabue, Vasco Rossi, o dei Queen. Mettiamo poi che la tua patria sia Gorizia, allora siamo seri: ti serve davvero un miracolo.

Il miracolo in questione si chiama “Les Brucalifs”, ed io ho avuto la fortuna di ascoltarli la sera di Halloween in un piccolo locale di Gorizia.

Donovan Sinister, Desmond Knight, Babbo Ciamani, Madigan Martinko, Bret Bravo. Sotto questi nomi d’arte, si nascondono cinque musicisti rigorosamente nostrani dediti al post-rock, innamorati del sound di gruppi come gli Strokes, restii ad adottare suoni faciloni e leccati, a scadere nel cliché o a fingersi delle superstar (e credetemi, oggi come oggi anche i bambini ai saggi di pianoforte sono gonfiati di boria).

I Brucalifs se ne fregano del virtuosismo. Fanno pochi assolo e nessuno lunghissimo. Ciò che gli interessa è: 1. l’energia e 2. la capacità di comunicare. Grazie a Dio esiste ancora qualcuno che lo capisce. A costo di essere approssimativi o grezzi, ma chissenefrega!, non è musica classica questa. Molto meglio mettere l’ampli a manetta e far saltare il palco, e soprattutto divertirsi. Le loro canzoni sono dirette, immediate, rock senza rinunciare ad una buona dose di melodia e di orecchiabilità. Cosa ti puoi aspettare di più da un gruppo che ha passato mesi a suonare “Waiting For The Man” dei Velvet Underground  chiuso in garage? Questa è una vera rock band, di quelle che c’erano molto ma molto tempo fa. Di quelle che “si prova-dove-c’è-la-batteria-perché-così-non-dobbiamo-spostarla”. Di quelle col suono che può solo essere pulito o sporco. E basta. Una band di quelle che sanno ciò che stanno facendo, e lo fanno con convinzione.

Ecco. Il senso della musica dei Brucalifs è più o meno quello di una barricata improvvisata in strada. Ed anche se la rivolta è passata, è confortante starci dietro, riparati al sicuro, tutti e cinque. Un po’ come quel combattente giapponese della barzelletta, quello che è rimasto per decenni nascosto nella jungla perché nessuno gli aveva detto che la seconda guerra mondiale era finita (e, a quanto pare, non è stato nemmeno l’ultimo a scoprirlo). I Brucalifs si ostinano ad essere ingenui ed onesti in un mondo che ha preso tutt’altra direzione, e portano in giro un atto di ribellione ma lo fanno in sordina. Perché non tutti si accorgono, quando applaudono, che il loro suono grezzo (senza essere punk) è uno dei manifesti più puri: non scenderemo mai ai compromessi. Se poi, con lucidissima ironia, inseriscono una “Poker Face” tra il loro repertorio è proprio per sottolineare questa differenza. Ci siamo noi, e ci sono loro. Ok?

E se non serve a niente, questa barricata, è stato comunque divertente costruirla.

 Per concerti e informazioni, i contatti dei Brucalifs sono:

[email protected]

www.myspace.com/lesbrucalifs

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3 commenti a Pulito, sporco, più sporco ancora: da Gorizia, Les Brucalifs

  1. . . . niente mal. Me li segno, grazie 😀

  2. elisabetta

    c’ero quella sera! il volume era un po’ alto ma sono veramente bravi! bellissima recensione comunque

  3. mr ciaimani

    sei veramente bravo a scrivere e, aggiungo, ancor di più a cogliere lo spirito delle cose che descrivi. complimenti.

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