28 ottobre 2009

Egregio autore, siamo spiacenti di doverle comunicare che…

Editoria e libri. Egregio Alberto Custerlina, abbiamo letto con attenzione il manoscritto che ci ha inviato; purtroppo, non rientrando nella nostra linea editoriale, al momento siamo spiacenti di doverle comunicare che non siamo interessati alla pubblicazione.

Quando va bene, si riceve una comunicazione di questo tipo. Quando va male, si viene sepolti da un eterno silenzio tombale. Questo è ciò che succede a quasi tutti gli aspiranti scrittori che inviano il proprio manoscritto alle case editrici. Qualcuno ce la fa, ovviamente, ma sono casi rari rispetto alla massa dei tentativi. Se navigate in rete alla ricerca di commenti o di articoli riguardo questi epici sforzi tesi alla pubblicazione, troverete una quantità enorme di improperi verso gli editori, di lamentazioni per non esser stati capiti e di considerazioni sulla malvagità del mondo editoriale.

La realtà è diversa.

Se avete letto il mio intervento precedente (qui), avrete capito che l’editoria, oltre a essere costituita da imprese commerciali, è anche un mondo piuttosto affollato e complicato. Tenete presente, che proprio per questa sue caratteristiche, la selezione del manoscritto da pubblicare è spietata e a fronte di tanta offerta (migliaia e migliaia di manoscritti l’anno) ogni editore compie le proprie scelte secondo principi che gli permettono di scremare le proposte nel modo più efficiente possibile. Ciò vuol dire, per esempio, che se il vostro romanzo di 500 pagine presenta “orrori” (o anche semplici errori) già nell’incipit, viene cestinato subito, senza appello. Ciò non significa che l’editore sia un bastardo senza cuore o un idiota o un perfezionista compulsivo, ma semplicemente che il suo metodo di valutazione, a fronte di tanto materiale ricevuto, deve essere rigido e tranciante per permettergli valutare più autori possibile. Dovete inoltre considerare che un editore fa salti di gioia quando trova un manoscritto che a suo giudizio potrebbe diventare un buon libro. E’ suo interesse, infatti, scoprire nuovi talenti, quindi se vi dice di no, lo fa su basi realistiche e non perché gli state antipatici.

Ancora una cosa: io non mi trovo d’accordo con coloro che si lamentano (più o meno seriamente) che in Italia ci sono troppi aspiranti scrittori. Nell’intimità della propria camera, ognuno ha il diritto di scrivere ciò che gli pare e quando gli pare. Ciò non toglie, che nessuno deve pretendere di essere pubblicato. Diventare scrittori pubblicati è un percorso lungo e faticoso, costellato di prove fallite, di fatica, di applicazione e di pazienza. Inoltre, mia personale convinzione, c’è la faccenda del Dono. Non tutti lo possiedono e quindi non prendetevela se non riuscite a centrare l’obiettivo, forse la scrittura non fa per voi e in questo caso non c’è niente di male. Cercate altrove la vostra strada, l’arte è un mondo vasto, tutto da esplorare.

Detto questo, vediamo cosa fare e cosa non fare per dare le massime chances al vostro lavoro.

Sulla scrittura:

  • Siate umili e affrontate la scrittura ricevendo le critiche come una benedizione: sembra una massima francescana, ma se lo fate veramente, senza ingannare voi stessi, potrete migliorare molto. A questo scopo, individuate qualcuno che possa farvi dono di critiche vere e non i soliti amici compiacenti.
  • Siate fortemente autocritici. Se gli altri non “capiscono” la vostra opera è solo colpa vostra.
  • Scrivete sempre, il più possibile.
  • Leggete molto e studiate i vostri autori di riferimento. Cercate di carpire i loro segreti.
  • Non copiate, né gli stili, né le trame. L’originalità sarà la vostra arma migliore. Al massimo, ispiratevi.
  • Siate pazienti.

Sul manoscritto:

  • Evitate impaginazioni complicate dall’aspetto troppo professionale.
  • Usate sempre un font “con grazie”, che è il più leggibile (Times New Roman, Garamond, Cambria) e dimensione di 11 o 12 punti.
  • Inserite i numeri di pagina.
  • Non brigatevi a produrre copertine! Metteteci solo il titolo e i vostri dati.
  • Niente rilegature (complesse), al massimo una di quelle costole laterali di plastica, in modo che l’editore possa facilmente rimuoverla per fare le copie del manoscritto nel caso debba mandarle al vaglio di un comitato di lettura.
  • Per i segni che identificano i dialoghi fate così: «E lasciate stare i trattini e le virgolette, per dio!».

Sull’invio del manoscritto:

  • Inviate solo a casa editrici che accettano manoscritti non richiesti. Spesso, questa informazione la trovate sui siti web.
  • Non sparate troppo in alto. Scegliete principalmente case editrici indipendenti di taglia media o piccola. E’ buona cosa verificare che siano un minimo presenti nelle librerie più importanti oppure sui siti per la vendita di libri. Al limite potete ordinare un libro per vedere com’è e, soprattutto, se vi arriva in tempi umani.
  • Allegate al manoscritto una lettera di presentazione con un vostro accenno biografico (non un curriculum, però, mi raccomando) e qualche parola sul romanzo che state proponendo (qualcosa tipo una quarta di copertina, per capirci).
  • Allegate una sinossi del romanzo. Qualcuno la considera un’arma a doppio taglio, io penso sia utilissima. Certo, a volte ti possono troncare solo dalla sinossi, ma se la tua storia non funziona è meglio che l’editore se ne accorga subito, perché vale anche il contrario.
  • Una volta spedito il plico, non assillate la casa editrice. Diciamo che la dovete prendere come la prende un naufrago quando affida al mare una bottiglia con un messaggio.

Dimenticavo. Prima ho parlato del Dono. Che ci crediate o meno, il Dono esiste, ma non è nulla di magico o di trascendentale. Il Dono è una miscela di sensibilità e di abilità che uno scrittore deve possedere. Per sommi capi, si tratta di questo: empatia verso gli altri, capacità di interpretare il carattere delle persone, acutezza nel giudizio, spirito d’osservazione, buona memoria, capacità di analisi critica, coscienza dei propri limiti, pazienza, volontà, tenacia, spirito di sacrificio, capacità di astrazione, creatività e fantasia, onestà intellettuale. La miscelazione in varia misura e combinazione di un buon numero di queste caratteristiche (e di qualche altra che mi sarò senz’altro dimenticato) produce un buon scrittore.

Parola di Custerlina

7 commenti a Egregio autore, siamo spiacenti di doverle comunicare che…

  1. Milost

    E rileggetevi il Pendolo di Umberto Eco per insinuare nel vostro animo il sospetto nei confronti degli editori e dei loro collaboratori e diffidare di qualsiasi proposta se non dopo averla letta ai raggi X, insieme al vostro avvocato, al confessore e ad una chiromante!!

  2. non mi è chiaro questo passaggio:
    “Inviate solo a casa editrici che accettano manoscritti non richiesti.”

  3. Diego, molte case editrici cestinano direttamente i manoscritti perché non sono interessate a riceverli e di solito (ma non sempre) sul loro sito c’è scritto: “Non si accettano manoscritti non richiesti”. Viceversa, altre case invitano pubblicamente gli autori a inviare i loro lavori.
    L’ho specificato perché molte persone inviano i loro manoscritti anche ai primi, sperando assurdamente che per il loro capolavoro si faccia un’eccezione. 😉
    Ora che ci penso, forse ho scordato di aggiungere una cosa: in caso di dubbio, può essere una buona cosa scrivere alla casa editrice per chiedere se è interessata a ricevere manoscritti.

  4. BRAVO Al, sei quasi pronto per fare l’editor…

    La Regina Misteriosa sulla Rete è Lei del Secondo Piano… ( adulti soltanto, please )

    http://secondopiano.altervista.org/

  5. grazie Valerio, scusa se non ti ho ancora scritto, ma lo faccio ora, in pvt…

  6. Ah, Valerio, gustosissimo quel blog…. 🙂

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