23 Ottobre 2009

La Rappresentanza della Commissione Europea: “L’Italia non è in mora per il rigassificatore”

La questione della messa in mora dell’Italia si complica: dalla rappresentanza romana della Commissione europea arriva infatti una smentita alle affermazioni di Greenaction.

Contattata telefonicamente, Manuela Algeri, attaché per l’ambiente della Commissione Europea in Roma, sceglie di mantenere il massimo riserbo: “L’eventuale procedura di messa in mora riguarderebbe solo l’Unione Europea e il paese coinvolto”. Indi per cui, le informazioni che passano all’esterno devono essere ridotte al minimo.

“Mi sento comunque di smentire nel modo più assoluto che sia in atto un procedimento disciplinare contro l’Italia per il progetto del rigassificatore di Trieste” afferma.

La stessa dott.ssa Algeri, però, riconosce che l’Italia è stata messa in mora nel mese di marzo per una violazione alla Legge Seveso che riguarda il territorio di Trieste. “Ribadisco che la violazione non dipende dal rigassificatore progettato”. Di più non si può sapere.

Abbiamo chiesto un chiarimento a Greenaction, che si è impegnata a inviare un commento entro questo pomeriggio. Ricordiamo inoltre che l’associazione ambientalista ha già indetto una conferenza stampa per lunedì, in occasione della quale renderà pubblico il documento con cui l’Ue ha comunicato di aver accolto la sua petizione.

La questione si complica, anche se – e sottolineo che si tratta di un’impressione personale e nulla più-, è possibile che le posizioni di Greenaction e della rappresentante della Commissione Europea siano meno inconciliabili di quanto appaiono. Per il momento, è necessario attendere gli approfondimenti del caso.

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3 commenti a La Rappresentanza della Commissione Europea: “L’Italia non è in mora per il rigassificatore”

  1. Come sempre, ho cercato di fare una piccola verifica.

    Nel 2007 e nel 2008 il signor Giurastante ha presentato due petizioni al Parlamento Europeo, contro il rigassificatore di Zaule.

    Adesso Greenaction dice che “le decisioni della Commissione risalgono già all’aprile di quest’anno”. In pratica, ad aprile (o addirittura a marzo!) la commissione avrebbe messo in mora l’Italia per il rigassificatore.

    Ebbene: dal processo verbale della riunione del Parlamento Europeo del 16 aprile 2009 (prendere nota della data, per cortesia!), risulta invece che le due petizioni – riunite in una sola – non sono state affrontate dal Parlamento Europeo, che invece ha deciso di “sospendere l’esame della petizione in attesa di informazioni complementari da parte della Commissione”.

    Lo si può leggere direttamente dal sito del Parlamento Europeo qui: http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+COMPARL+PE-423.853+01+DOC+WORD+V0//IT&language=IT (scorrere fino al punto 10).

    Fra parentesi, non è nemmeno vero – come dice Giurastante – che la procedura d’infrazione preveda in caso di condanna da parte della Corte Europea una multa che “parte da un minimo di 100.000 euro al giorno, che dovrà essere corrisposto finchè il paese condannato non si adegua alle norme comunitarie”.

    Basta fare una brevissima ricerchina in Internet con Google e si legge nel sito della PResidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento delle Politiche Comunitarie, che “Per l’Italia è stata fissata una somma forfetaria minima di 9.920.000 euro, mentre la penalità di mora per il nostro Paese può oscillare tra 22.000 e 700.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’attuazione della seconda sentenza, a seconda della gravità dell’infrazione” (http://www.politichecomunitarie.it/attivita/15137/cose-una-procedura-dinfrazione).

    Direi che la precisione non è proprio una peculiarità del signor Giurastante.

    Luigi (veneziano)

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