13 ottobre 2009

I Balcani Occidentali sull’orlo di una nuova crisi

Ultras del Partizan Belgrado dimostrano solidarietà a Karadzic

Ultras del Partizan Belgrado dimostrano solidarietà a Karadzic

– Di Emmanuel Dalle Mulle

A quanto pare l’Italia non è l’unico paese nel quale si prospetta una crisi istituzionale di grossa portata.

Sebbene la dichiarazione di incostituzionalità del lodo Alfano apra scenari inquietanti riguardo alla stabilità della maggioranza nei mesi a venire, nei vicini Balcani le prospettive sembrano ben più grigie.

Il fine settimana scorso, infatti, vicino a Sarajevo, si è tenuto un incontro tra i rappresentanti delle tre principali etnie che compongono la Bosnia Erzegovina (serbi, musulmani e croati). L’obiettivo della riunione, presieduta da rappresentanti dell’Unione Europea e degli Stati Uniti, consisteva nel trovare un accordo che permetta la chiusura della missione ONU presente dal 1995. L’importanza del meeting, che tuttavia ha portato soltanto ad un rinvio dei colloqui, è sintetizzata dal nomignolo affibbiatogli da alcuni giornalisti: « Dayton 2 ». Esso allude ai colloqui di pace che si tennero nel 1995 nell’omonima base americanca e che disegnarono l’architettura istituzionale sulla quale la Bosnia si è retta fino ad oggi, ovvero uno stato federale, formato da un’entità serba ed una croato-musulmana, supervisionato dall’ONU. La presenza internazionale avrebbe dovuto terminare il proprio mandato il 30 giugno 2008. La partenza è stata però rinviata a più riprese, visto che le diverse componenti non sono mai riuscite a trovare un accordo sul futuro equilibrio del Paese. La revisione della costituzione, in particolare, è diventato il nodo della discordia che tiene Sarajevo in situazione di stallo.

Semplicemente, i desideri delle tre componenti sono incompatibili gli uni con gli altri. Da una parte, i serbi vogliono mantenere l’attuale configurazione, che permette loro di essere un’entità di fatto autonoma da Sarajevo. Dall’altra, i musulmani sono determinati a rafforzare il potere centrale, mentre i croati spingono per formare una terza repubblica sotto il proprio controllo. Quella che potrebbe sembrare una pura disputa formale viene considerata, invece, la crisi politica interna più grave dal ’95. Essa avviene in un clima di scontri tra gruppi nazionali, verbali e non, cominciati in occasione delle elezioni del 2006 e in continua crescita ancora oggi. Parlare di un imminente nuovo conflitto è allarmistico. Tuttavia, un peggioramento della crisi potrebbe avere gravi ripercussioni su tutta l’area.

La situazione bosniaca assume una dimensione ancor più preoccupante se si tengono in considerazione i paralleli sviluppi nella vicina Serbia. Belgrado, infatti, è stata recentemente al centro di alcuni episodi di violenza, legati a gruppi nazionalisti estremisti, che hanno messo in dubbio la capacità del Paese di chiudere i conti col proprio passato. Il più grave di questi è avvenuto il 17 settembre, quando un gruppo di ultras del Partizan Belgrado, armati di spranghe e col volto coperto da maschere, ha aggredito, apparentemente senza motivo, un gruppo di tifosi del club calcistico francese Toulouse FC, in trasferta nella capitale serba per assitere ad una partita di Europa League. Brice Taton, un giovane francese, è morto in seguito ai postumi del pestaggio. Due giorni dopo per le strade di Belgrado si sarebbe dovuta svolgere la manifestazione del Gay Pride. A causa, però, delle minacce degli estremisti di destra e degli atti di violenza avvenuti nei giorni precedenti, il Ministro degli Interni ha deciso di proibire l’evento, dichiarando che la polizia non avrebbe potuto garantire la sicurezza dei manifestanti. La decisione costituisce una chiara vittoria della destra estrema, la quale ha visto il governo capitolare di fronte alle proprie minacce.

Chi sono, allora, questi gruppi di estremisti?
In un’intervista rilasciata al quotidiano online Le Courrier des Balkans, il professor Zoran Dragišić, docente alla facoltà di Studi di Sicurezza di Belgrado, spiega che si tratta di piccole organizzazioni non rappresentative della maggioranza della popolazione. Tuttavia, esse sembrano ben organizzate e, soprattutto, supportate da un potente clan politico-economico che mirerebbe ad assumere il potere e riportare la Serbia su una linea politica più conservatrice. Gli atti di violenza compiuti da questi gruppi sarebbero dunque finalizzati a destabilizzare il Paese, offrendo così ai rappresentanti politici di detto clan l’opportunità di rovesciare l’attuale governo.

Un tale scenario non è improbabile se si tiene in considerazione che, secondo alcuni analisti, nei prossimi mesi la Serbia vivrà la fase peggiore della recessione economica interna generata dalla crisi americana dei subprime. In una situazione di disagio sociale diffuso la retorica nazionalista e religiosa della destra radicale ha un alto potenziale di mobilitazione. I gruppi estremisti potrebbero pertanto vedere le proprie fila ingrossarsi, mentre il Paese rischierebbe di ritornare ad una situazione simile a quella in cui versava negli anni ’90. Un’ipotesi che influenzerebbe negativamente altri stati della regione in cui vivono importanti minoranze serbe, in particolare Bosnia Erzegovina e Kosovo.

Per non parlare dell’eventualità in cui una dichiarazione dello stato d’emergenza a Belgrado fosse accompagnata da un contemporaneo fallimento dei colloqui in Bosnia Erzegovina…

L’articolo è di Emmanuel Dalle Mulle

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56 commenti a I Balcani Occidentali sull’orlo di una nuova crisi

  1. effebi

    “A quanto pare l’Italia non è l’unico paese nel quale si prospetta una crisi istituzionale di grossa portata.”

    italia=casin balkaniko !!??

    mitttttici…. vado sula finestra a veder i mezzi dell’UNPROFOR !! (meto prima el caschetto….)

  2. Davide Lessi

    @effebi, fermo! non te serve el caschetto. ti sei fermato al primo paragrafo. Il secondo recita così:
    “Sebbene la dichiarazione di incostituzionalità del lodo Alfano apra scenari inquietanti riguardo alla stabilità della maggioranza nei mesi a venire, nei vicini Balcani le prospettive sembrano ben più grigie”.

  3. Italo

    Il parallelismo Roma-Sarajevo-Belgrado è offensivo per tutti i cittadini italiani di qualunque orientamento politico!

  4. effebi

    no capisso el “sebbene” , me pareva che proprio la dichiarazion de incostituzionalità sia la causa del casi che riverà… perchè riverà… anche se tuti fa finta de no… ormai el berlusca xe come un dead man walking… se speta solo el giorno del esecuzion.

    in ogni caso si, nei balcani gran casin, credo che germania, america e russia no se gabi messo dacordo come spartirse l’orto 🙂

    noi in ogni caso manderemo bersaglieri e carabinieri

  5. effebi

    el gay pride a belgrado !!?? e perchè no la sagra del maiale a bagdad ?!

  6. Davide Lessi

    non penso fosse un parallelismo ma una contestualizzazione della notizia, visto che quest’ultima doveva essere pubblicata su una testata pubblicata in Italia dove l’argomento all’ordine del giorno è il lodo Alfano.
    credo comunque che l’autore saprà rispondervi meglio del sottoscritto..

  7. L’intero sud d’Italia vive cotidie qualcosa di ben peggiore che il ‘casino balcanico’, quindi darsi meno arie per favore perché munnezza, mafia, Ndrangheta e camorra non sono patrimonio culturale né serbo né bosniaco…

  8. Euroscettico

    è vero che noi italiani, a differenza di molti altri, sloveni compresi (e qui urterò la suscettibilità di molti), abbiamo un buon livello di autocritica per le cose che non vanno nel ns. Paese…. ma quest’articolo lo trovo una bella caduta di stile e smaschera la faziosità di questo portale… dispiace

  9. Questa “perla”, invece, smaschera il razzismo di “Italo”:

    3Italo
    13 ottobre 2009, 16:00
    Il parallelismo Roma-Sarajevo-Belgrado è offensivo per tutti i cittadini italiani di qualunque orientamento politico!

    Quanto alle affermazioni di Euroscettico… gli italiani avrebbero un buon livello di autocritica? Hai mai studiato con attenzione il comportamento degli italiani all’estero, o per lavoro o per vacanza? A me sembra P-R-E-P-O-T-E-N-T-E, altro che autocritico!

    Inammissibile, e di pessimo gusto per giunta, la frase sulla “faziosità di questo portale”. Infine.

  10. Davide Lessi

    prima di sbilanciarsi con commenti da euroscettici, inviterei tutti i commentatori a leggere tutto l’articolo. se questo è un esempio di faziosità, allora vorrei essere un fazioso.

  11. Andrea Luchetta

    Sottoscrivo il commento di Davide

  12. Euroscettico

    Hai mai studiato con attenzione il comportamento degli italiani all’estero, o per lavoro o per vacanza? A me sembra P-R-E-P-O-T-E-N-T-E, altro che autocritico!
    vivi sereno Federico Degni Carando Mazzanti vien dal Mare… guarda che anche i tuoi commenti sono pieni di stereotipi e luoghi comuni!!

  13. Altro che euroscettici, qui bisogna rinforzare la UE e far sì che gli stati nazionali, la vera sciagura degli ultimi 2 secoli, lentamente spariscano.

    Troppo facile accusare di nazionalismo il Dodik della situazione se poi ci si oppone al Trattato di Lisbona o ci si irrigidisce se qualcun altro chiama PROSECCO o BRESAOLA un suo prodotto. Non bisogna fare nuove regole, ma ridurre le regole al minimo, smantellando il più possibile tutto ciò che inutilmente è prerogativa degli Stati attuali.

    Detto questo, come dicevo in un altro post, non credo che in Bosnia si possa parlare di “nuovi conflitti”. Sono i soliti conflitti che, come diceva Luccetta, si sono incancreniti dal 2006 in poi. Ma da qui a parlare di guerra imminente (non è il caso di Lucchetta, lo preciso subito a scanso di equivoci) ce ne passa. Se infatti dal 2006 ad oggi la situazione è ferma, fino al 2006 qualcosa è stato fatto: il servizio militare non è più obbligatorio e quello professionale è basato comunque su un minimo di centralità e non di delega assoluta alle entità. La polizia di frontiera è mista da quasi 7 anni. Sulla riforma del resto delle polizie, perché il plurale è d’obbligo, Dodik ha concesso più di quanto ci si aspettasse.
    Come ribadito altrove, la guerra non si fa se qualcuno non ti fornisce le armi e che ci sia un aumento di vendita di armi da caccia mi fa sorridere.

    Allarghiamo l’orizzonte alla Serbia: tanto clamore per il pestaggio di un tifoso. Per carità, cosa vergognosa e da condannare, ma le immagini dei tifosi del Catania che assalivano la Polizia e ci scappava pure il morto ve le siete dimenticate? Non parliamo di secoli fa. E quelle dei tifosi della Lazio che davano l’assalto alla Caserma della Polizia del Quartiere Flaminio a Roma, esattamente 2 anni fa dopo l’uccisione di Sandri?

    Nessun paragone con Dinamo-Stella Rosa di 20 anni fa: là si picchiarono addirittura i calciatori con la Polizia, ricordate Boban?

    I gay sotto pressione a Belgrado? Beh, a Roma da quando hanno eletto Alemanno non passa settimana che il sindaco non prenda le distanze dagli attentati o dalle aggressioni che vengono fatti a locali gay da gruppi e sottogruppi di estrema destra. Colpa del sindaco? Assolutamente no. Anzi, il suo operato è impeccabile in tutto (lo dice uno che votò Rutelli nel 2008, in quanto lo considerava il male minore). Ma evidentemente certi ambienti dormienti per decenni si sono sentiti automaticamente sdoganati con l’elezione a sindaco di un post-fascista che porta orgogliosamente al collo la celtica.

    Insomma, il quadro bosniaco è grigio e pieno di nuvole, ma non si dimentichi gli sforzi di Ue ed Usa per l’integrazione della Bosnia-Erzegovina in Europa e nella Nato. Questi due traguardi, che io vedo lentamente raggiungibili nel giro dei prossimi 5-7 anni (prima la Nato, poi l’Ue), metterebbero la parola fine a secoli e secoli d’instabilità (a chi non perde occasione di disprezzare Tito ricordo che sotto di lui i Balcani occidentali hanno vissuto 50 anni di pace, il periodo più lungo della loro storia travagliata… il che non cancella le colpe ed i crimini di Tito, ma la storia raccontiamola tutta). Due anni fa sembrava che la situazione dovesse degenerare da un momento all’altra, ma poi Dodik concesse molto. Lo farà anche stavolta.

    Due conculsioni:

    – la crisi economica che sta per terminare (anche questa, lentamente) ci insegna ancora una volta che per giornalisti, economisti, ecc. ecc. “al peggio non c’è mai fine”. Pur di fare notizia, di rubare la scena sui media, la tendenza è a fare le cassandre. Un anno fa si parlava di crisi del ’29, grande depressione, ecc. ecc.

    – c’è in alcuni ambienti nazionalisti italiani una sorta di “godimento” neanche tanto velato ogni volta che nei Balcani nascono focolai di violenza. Non capisco che tipo di orgasmo si provi a vedere sangue in casa propria o altrui. A pensar male, diceva zì GGGiulio Andreotti, si fa peccato, ma a volte ci si azzecca. Penso male (sperando, credetemi, di non azzeccarci): in certi ambienti della destra italiana, specie in quella triestina, si stigmatizzano gli avvenimenti deprecabili dei Balcani perché – secondo me e torno a dire che spero di sbagliarmi – si vuole far vedere al resto d’Italia che… “ecco, abbiamo ragione noi, vedete: sono delle bestie, sono dei barbari, si ammazzano tra di loro, come 60 anni fa hanno ucciso la nostra gente in Istria, Fiume e Dalmazia ecc. ecc.”. Non mi dite che non sono cose che abbiamo già ascoltato dal 91 al 95, durante il conflitto dell’ex-Jugoslavia.
    E – se questo fosse vero – alcune parti del libro di Pirijevec appena uscito non sarebbero così assurde come oggi, qualcuno, ha già scritto sui giornali nazionali e locali.

  14. effebi

    letto e riletto, non capisco il bisogno (o forse anche si…) del preambolo “sparacacca” sull’Italia.
    anche se parliamo della tallonite dei galli dobbiamo per forza perlare dei mali del nostro stivale ? mah ! forse fa figo o è indispensabile per avere garantito spazio e visibilità.
    alla fine, come si vede, il risultato è che non parliamo dei balcani ma imperversano i vari F.D.G con i loro “lanciacacca” puntati sull’Italia
    nonseneesce…

  15. Emmanuel

    …Vorrei solo chiarire che il paragrafo iniziale era un puro espediente per contestualizzare la notizia all’interno del panorama giornalistico italiano. Non volevo nè esprimere giudizi di valore sulla situazione politica italiana, né paragonare l’Italia al “casino balcanico”. In realtà l’Italia non c’entra proprio nulla con il mio articolo. Diciamo pure che il messaggio sottointeso era il seguente: “ultimamente i giornali italiani si stanno concentrando molto, o quasi esclusivamente, sulle vicende di casa nostra (serie o no che voi le giudichiate). In una regione molto vicina ai nostri confini, e a Trieste in particolare, tuttavia, due stati rischiano di perdere nuovamente il precario equilibrio interno che avevano trovato dopo anni di conflitto”. Spero che ora tutto sia più chiaro.

  16. effebi

    “ultimamente i giornali italiani si stanno concentrando molto, o quasi esclusivamente, sulle vicende di casa nostra. In una regione molto vicina ai nostri confini, e a Trieste in particolare, tuttavia, due stati rischiano di perdere nuovamente il precario equilibrio interno che avevano trovato dopo anni di conflitto”

    bello, si può cambiare ?

  17. Euroscettico

    sottoscrivo per filo e per segno il commento di effebi

  18. N.B.: scusate qualche errore di battitura, ovvero “Lucchetta” e non “Luccetta” e “non si dimentichino” al posto di “non si dimentichi”.

  19. effebi

    da uno che sa tutte qulle lingue non mi sarei mai aspettato errori simili…
    🙂

  20. @EFFEBI, sono F.D.C. e non F.D.G. (Fronte della Gioventù)… nuovo lapsus freudiano?

    Mi chiedo come dire una cosa tautologica, cioè che la munnezza, la ‘ndrangheta e la camorra siano patrimonio “culturale” del sud d’Italia e non dei Balcani sia una “lancia contro l’Italia”. E’ la pura verità.
    Evidentemente, la realtà fa male a chi pensa, sogna, allucina o voglia far pensare, sognare e allucinare che l’Italia sia culturalmente o socialmente “superiore” ai Balcani. Ma questo è un problema suo. La realtà parla chiaro.

  21. @EFFEBI, tutte le lingue tranne l’italiano… 🙂

  22. Davide Lessi

    @effebi: “bello si puo’ cambiare?”

    non capisco a cosa si riferisce la tua domanda, e non riesco a capire come chi l’ha sottoscritta possa averla interpretata, se non attraverso una strana forma di telepatia virtuale (oppure semplicemente si riferiva al post precedente).

    comunque: se “si puo’ cambiare?” lo riferisci allo status di crisi della situazione nei balcani. ovviamente no, non sarà certo un articolo a far cambiare le cose, quello semmai serve ad informare.

    se “si può cambiare?” è riferito allo status del giornalismo in Italia. non so, ma ci si può quantomeno provare. noi nel nostro piccolo lo stiamo facendo, proponendo – anche – temi che difficilmente trovi nei principali quotidiani nazionali. certo, siamo “una nicchia tra le nicchie” e il sentirci accusare di faziosità -sarà che va di moda in questi giorni- per una frase estrapolata da un contesto è poco incoraggiante. ma non saranno gli euroscettici a fermarci.

    se, invece, il tuo cambiamento è da intendere come un consiglio, della serie “leggete giornali stranieri”, mi trovi d’accordo.

    @ f.d.c.: non vedo questa deriva sensazionalista, non in quest’articolo almeno. il titolo è, come sempre, un’altra cosa, ma il resto mi sembra un’analisi obiettiva della situazione balcanica.

  23. @F.D.C., per la deriva sensazionalista non mi riferivo a questo articolo, ma a quelli – ad esempio – usciti su OB.

  24. apu

    come spesso accade l’articolo parla di una cosa e i commenti si concentrano su un’altra, abbastanza insignificante. C’è qualcuno per favore che intende fare attenzione a ciò che accade nei Balcani (oggetto dell’articolo) oppure continuiamo sempre con la sterile polemica autoreferenziale di casa nostra?
    Scusate lo sfogo, ma la situazione nei Balcani è sempre più preoccupante, e ad ogni viaggio che faccio torno più pessimista. E l’Europa che fa?

  25. Milost

    L’Europa osserva sorniona…direi.

  26. asem

    L’Eu non ha grandi prospettive se continua così .
    Oggi, per esempio, ho letto che è stata nominata come vice-preside (di un ramo dell’Europol) la slovena pirc Musar – (quota slovena – per il 100% dei lettori di Bora, questo nome non vuol dire niente, purtroppo).
    Peggio di così.

  27. Italo

    Spiegaci….è un ex UDBA?

  28. Emmanuel

    Sottoscrivo il commento di Davide e chiedo quindi ad Effebi ed Euroscettico se possono spiegarmi cosa intendono con quel “bello, si può cambiare?”.
    Poi volevo solo dire a FDG che nello scrivere l’articolo anch’io mi sono domandato se un episodio di violenza contro un tifoso può giustificare tanto clamore. A quanto pare però ci sono molti elementi che lo differenziano da atti simili che si svolgono un po’ dovunque. Innanzitutto, secondo alcune testate estere, la morte di Taton sarebbe solo la punta di un iceberg. In secondo luogo, esso non è avvenuto nè allo stadio nè nelle sue vicinanze. Taton è stato pestato nel pomeriggio precedente la partita, mentre sedeva in pieno centro di Belgrado assieme a degli amici e, a quanto pare, essi non hanno minimamente provocato i tifosi del Partizan. Questi ultimi, d’altra parte, erano armati di spranghe ed avevano il volto coperto da maschere. Insomma, più un’azione da commando che una scazzottata tra tifosi finita male. Infine, sempre stando a fonti estere, tali episodi di violenza sarebbero orchestrati da un gruppo politico-economico, legato anche alla criminalità ed al narcotraffico, che mirerebbe a rovesciare il governo. Ora, non ho fonti sufficienti né per smentire, nè per confermare. Tuttavia visti i trascorsi del Paese (le tigri di Arkan sono nate tra le file degli ultras della Stella Rossa) e considerati gli autori che denunciano tale situazione, mi sembra un’ipotesi più che plausibile. Poi, sono d’accordo con te che da qui a parlare di un altro conflitto c’è un abisso.

  29. effebi

    @davide: “bello si può cambiare” era riferito al testo del post, chiedevo se si poteva cambiare il paragrafo iniziale (che ho criticato) con quella della successiva precisazione di emmanuel:
    “ultimamente i giornali italiani si stanno concentrando molto, o quasi esclusivamente, sulle vicende di casa nostra. In una regione molto vicina ai nostri confini, e a Trieste in particolare, tuttavia, due stati rischiano di perdere nuovamente il precario equilibrio interno che avevano trovato dopo anni di conflitto”

    @federico degni guastando: il tuo ruolo di “G”uastatore -infiltrato nelle file italiche allo scopo di minarne le forze dall’interno- è ormai arcinoto. 🙂
    il tuo scopo, la tua missione di occitano integralista è quella di demolire tutto ciò che di italico ci possa essere in giro.
    tutto il resto, di cui magari si va qui discutendo, non ti può interessare.
    es:
    parliamo della bosnia e del rischio di un nuovo conflitto in quell’area ? a te che te ne frega ? a te importa sottolineare e rimarcare più e più volte la barbarie della mafia italiana…

    buon lavoro FDG !
    …ma vara che te conossemo, maschereta !

  30. Euroscettico

    @Federico Degni Carando Mazzanti vien dal Mare… mai pensato di trasferirti nei Balcani?

  31. Siamo passati all’attacco personale in stile STALINISTA?
    Della mafia ho parlato quando? Analizzate bene la cronologia dei messaggi…
    Bella poi l’accusa di INFILTRATO… accusa da militanti di LOTTA CONTINUA…
    E l’altro che deride il mio cognome? Un vero gentleman.
    Niente di non già visto: chi oppone il PROPRIO LIBERO PENSIERO al razzismo anti-slavo ed allo sciovinismo della destra triestina si becca un po’ di offese personali, miste a diffamazioni. Già perché dare dell’INFILTRATO a uno è diffamazione.

  32. effebi

    opperbacco !!! opperdinci !!!

    (“…la munnezza, la ‘ndrangheta e la camorra siano patrimonio “culturale” del sud d’Italia” firmato F.D.G.)

  33. Euroscettico

    Caro federico mi sa che hai iniziato tu a fare del razzismo al contrario…

  34. quindi la mafia è nata in Burundi, la ‘ndrangheta in Islanda, la munnezza è un problema tipico del Madagascar e la camorra una caratteristica propria del Kazakistan?
    Sapete la differenza tra razzismo e quello che ho scritto?
    Dire che io sono obeso è razzismo? O è forse una mia caratteristica?
    Dire che tutti gli obesi sono “inferiori” ai magri è razzismo.
    Dire che un paragone tra un magro ed un obeso sia un’offesa… questo è razzismo.
    Qui vi siete agitati perché qualcuno ha paragonato la crisi istituzionale italiana al “casin balcanico” (complimenti per la perla). Mi sono permesso di ricordarvi che ognuno si guardi il “casin” di casa sua prima di parlare del casin altrui. Perché altrimenti ci si comporta come se io andassi in giro a criticare gli obesi di tutta Italia ed a chiamarli “ciccioni”.

  35. @effebi,ocio !Federico xe un agente de Lilija Percan,ah,ah,ah

  36. pure questo, infatti, m’hanno detto! che sono un agente della Percan! ah ah ah

  37. Euroscettico

    @ Federico Degni Carando ahahahahah ma sei fuori strada caro mio… ma di brutto! cosa c’entra la mafia, la‘ndrangheta, la munnezza… (che sì, sono gravi piaghe del ns. Paese ma non vieni tu ad illuminarci, facendoci presente che esistono!!!), qui si parlava di crisi internazionale di Paesi che di recente sono usciti da una guerra sanguinaria… cerchiamo di non confonderci le idee grazie!

  38. Quello che fanno mafia, ndrangheta e camorra cotidie da decenni e decenni non è meno sanguinario. E’ solo diverso nei tempi. Ma i modi sono gli stessi. Orecchie tagliate, bambini sciolti nell’acido, racket, omertà, pistolettate quotidiane per le strade, forze dell’ordine aggredite dalle “madri” in preda a crisi isteriche perché i figli vanno in galera,ecc. ecc…. E con cose simili in casa ci permettiamo di salire in cattedra e criticare gli altri?

  39. Euroscettico

    ma cosa c’entra con la crisi internazionale dei Paesi balcanici???? saliamo in cattedra??? a me personalmente me ne frega un fico secco, anche perché in questi Paesi ci sono grossi interessi internazionali di Paesi (che tu magari reputi “civili”), come Olanda, Germania e America…

  40. effebi

    @federico
    ma, il fatto che ci siamo messi “in cattedra a criticare gli altri” te lo sei sognato tu, probabilmente mentre sognavi di essere l’agente di Lilija Percan (in fondo, dai, e dai ammettilo che ti piacerebbe…)
    così sei partito (vedi n°7) lancia in resta alla carica…. appena Italo (che già il nome ti fa andare il sangue alla testa…) ha sottolineato come nessun italiano possa sopportare di veder paragonata la (per te ) immonda Roma (ah…la bruceresti come nerone !) alle nobili sarajevo e belgrado:
    “ma come si permette il buzzurro italo di denigrare le due massime culle della civiltà paragonandole a quell’escremento sub-culturato targato SPQR ??”

    ma te me piasi, e te soporto, perchè go la certezza che un giorno te diventerà un fanatico nazionalista italian (el pezo), e avvolto nel tricolor te passerà el risano sigando “Alea iacta est!…stemo tornando !!!…barbari !!!)”

    quel speto.

  41. Bora.la – Capitolo 1 – Versetto 1

    LETTORE: Allora il profeta romano alzò gli occhi al cielo e disse: “Solo chi non ha peccato può parlare”.

    Chi aveva un gatto non potè più parlare di gatti; chi era grasso non potè più parlare di colesterolo; chi era biondo non potè più parlare di Marilyn; chi era milanista non potè più parlare dei colori rosso e nero; chi era uomo anziano e capo di governo non potè più parlare di escort; chi era veneziano non potè più parlare di mussati.

    Così tutto il mondo tacque. E iniziò così l’era del buono e del bello, quando solo il profeta poteva dare la parola, e toglierla a piacimento.

    Il profeta vide tutto ciò, e disse che era cosa buona e giusta.

    Parola di profeta romano.

    ASSEMBLEA: Rendiamo grazie a Lidija Percan.

    Luigi (veneziano)

  42. Prima romano, poi occitano, infiltrato, evangelista :-)))

    Mettetevi d’accordo!

    Chi è grasso può parlare di colesterolo, ma non può far prediche agli altri se ce l’ha alto.

    Perché (Luigi, aggiungi al versetto) oggi vi do un insegnamento nuovo:

    NON TUTTI I GRASSI HANNO IL COLESTEROLO ALTO.

  43. effebi

    eco, desso bora.la pol chiuder

  44. Matteo Apollonio

    Raccolgo l’invito di Matteo e cerco di dare un mio personale contributo alla discussione, vivendo da due anni e mezzo a Belgrado.
    L’articolo non mi ha convinto in pieno perche’ secondo me ci sono parecchi problemi, da trattare separatamente senza cadere nella tentazione di fare un unico minestrone.
    Che in Bosnia ci siano problemi oggettivi di stabilita’ e paralisi politica e’ fuori dubbio. Credo che tutto cio’ derivi dal fatto che gli accordi di Dayton sono stati decisi unilateralemente da parte degli USA con il silenzioso beneplacito dell’UE (ancora troppo giovane all’epoca per dare un contributo sostanziale). Sono nati con lo spirito di penalizzare la Serbia, con l’idea di mostrare un colpevole per tutte le cose orrende accadute. Si sa che in ogni guerra ogni parte ha commesso le proprie atrocita’, ma si sa anche che in ogni guerra c’e’ un vincitore ed un vinto. Dayton doveva avere una seconda fase costruttiva che garantisse un futuro per tutti i popoli, indistintamente. Cio’ non e’ avvenuto. Si e’ concesso troppo alla parte musulmana, in modo irresponsabile visti successivi attentati in Europa commessi da persone in possesso (tutte) di passaporto bosniaco. Non sono leggende, ma fatti reali.
    Non si e’ costruito nulla sul futuro di questo complesso territorio, si e’ soltanto dato lo scalpo di qualche capo saccheggio. Un po’ poco, visto il dispiegamento di forze sul campo (sto parlando in termini macropolitici, non nascondo le tante cose buone che l’intervento internazionale ha portato nella vita delle persone ogni giorno).
    In piu’ non e’ stata fatta nessuna riforma o iniziativa che permettesse una rinascita ed uno sviluppo dell’economia. Dazi, ostacoli e complessi iter per l’export hanno paralizzato le economie di Bosnia e Serbia, permettendo la sopravvivenza ed il rafforzamento dei vari monopoli politico – mafiosi locali. Monopoli che non sono forti o vigorosi in virtu’ del nazionalismo, ma soltanto per l’assoluta liberta’ di disporre di tutto e tutti causa l’isolamento economico e la corruzione.
    Voglio ancora una volta sottolineare che l’UE, le sue agenzie preposte in loco, continuano a dare troppa importanza alle stragi ed ai morti delle varie fazioni, ai fatti di guerra in se’. Sono dell’idea che l’uomo ha un istinto di sopravvievnza che lo porta a superare anche le cose piu’ atroci, pur di poter vedere il futuro, le opportunita’. Se l’uomo e’ occupato, lavora, crea materialmente qualcosa, non ha tempo per pensare al brutto,al passato, ma guarda avanti con fiducia. Se invece non puo’ nulla perche’ osteggiato, isolato, allora ricadra’ in tutti i vizi e gli odii piu’ facili e naturali.
    Un’apertura concreta a questi paesi porterebbe maggior equilibrio nell’area e nuove opportunita’ di lavoro anche per l’UE.

  45. Matteo Apollonio ha scritto:
    “Se l’uomo e’ occupato, lavora, crea materialmente qualcosa, non ha tempo per pensare al brutto,al passato, ma guarda avanti con fiducia. Se invece non puo’ nulla perche’ osteggiato, isolato, allora ricadra’ in tutti i vizi e gli odii piu’ facili e naturali.”

    sottoscrivo in pieno, grazie per averlo scritto. E lo giro ai seminatori di odio che si incontrano sempre più spesso, purtroppo.

  46. Sottoscrivo tutto l’intervento di Matteo.

  47. effebi

    diciamo che è anche difficile portare “lavoro e prosperità” che scarseggia anche nelle nazioni che dovrebbero assolvere a questo compito e che è altrettanto difficile portare “lavoro e prosperità” in un contesto così fortemente destabilizzato (sarà anche il gatto che si morde la coda, ma è così)
    sarà pure che molti sforzi sono stati compiuti ma i fondi destinati sono scomparsi nel buco balcanico
    http://209.85.129.132/search?q=cache:d4nQQgAchpsJ:www.macondo3.org/appro/news/osserva/62.htm+bosnia+fondi+scomparsi&cd=6&hl=it&ct=clnk&gl=it

  48. Matteo Apollonio

    Certamente, ma i soldi sono scomparsi per colpa di chi? 🙂

  49. effebi

    no capisso, te vol che te fazo mi la lista dei nomi dei “furbetti balcanici”…
    F.D.G diria che se li ga magnadi la mafia italiana, ma mi go el sospetto che anche la mafia italiana la gaveria dura la in mezo

  50. Andrea Luchetta

    Matteo (Apollonio), non sono d’accordo con la tua analisi su Dayton.

    Non penso che i Serbi siano stati particolarmente svantaggiati. In fin dei conti, i serbo bosniaci hanno ottenuto il 49% del paese – e, se vogliamo giocare con le percentuali, la poplazione serba non era maggioritaria.
    Soprattutto, poi, in questi anni la RS ha goduto di un’autonomia di fatto, molto vicina all’indipendenza. Al punto che lo stesso Dodik, secondo diversi osservatori, non sarebbe interessato a portare fino alle estreme conseguenze la lotta per l’indipendenza della RS: la situazione attuale garantisce alla RS un’autonomia e un potere che difficilmente potrebbe mantenere se le cose dovessero cambiare.

    Eccezion fatta per i fanatici- che sono cresciuti esponenzialmente sia con la guerra sia dopo Dayton, e forse non è un caso- i bosgnacchi non chiedevano altro che l’unità del paese. lungi da me difendere Itzbegovic & C, per carità. Però credo che sia una differenza non di poco conto.
    L’inciso sui terroristi, scusami, ma lo trovo del tutto pretestuoso. Soprattutto in considerazione del fatto che, per chi è in possesso del passaporto bosniaco, è richiesto il visto d’ingresso per l’Ue.

    Sono d’accordo sul fatto che Dayton sia stata imposta dagli Usa. Però, per quanto ho avuto modo di leggere, neanche Clinton aveva una capacità d’imposizione infinita. Non poteva, cioè, penalizzare una forza che non era stata sconfitta sul campo. Da qui la necessità di accordi compromissori, che non scontentassero eccessivamente nessuno. Il risultato è che gli accordi hanno sì fermato la guerra, ma hanno solo rimandato la soluzione definitiva del problema.

  51. effebi

    ahai !! andrea lucchetta e matteo apollonio sull’orlo de una crisi balcanica.

  52. Matteo Apollonio

    Il mio intervento parlava soprattutto di peso politico piu’ che di porzioni territoriali. In ogni caso l’attuale Republika Srpska era comunque gia’ prima della guerra abitata in maggioranza dalla comunita’ serbo bosniaca. Sul peso politico di Izbegovič & co. mi sembra non ci siano grossi dubbi: prima (attraverso pubblicazioni dello stesso Izby), durante e dopo, non e’ stato fatto nulla per nascondere la grande amicizia e l’ammirazione verso un modello politico di paesi come Iran (ed il suo vecchio defunto barbuto Ayatollah), Arabia Saudita, Kuwait, Emirati vari.
    Perdonami, ma pragamaticamente non trovo utile ne’ intelligente tollerare in Europa un costante finanziamento e supporto militare da parte di paesi che non fanno parte di quest’area. All’epoca lo sapevano anche gli alberi. A maggior ragione nel momento in cui questi paesi non amano particolarmente il modo di vivere occidentale, ed anzi cercano di combatterlo con strumenti non molto politically correct.
    Credo che in quegli anni si siano chiusi non uno, ma due occhi, su ad esempio la misteriosa sparizione di c.ca 6000 passaporti in bianco della neonata Bosnia (1996, se non erro), sulla regolarizzazione di un sacco di personaggi che non erano proprio in regola e che sicuramente non perseguono un modello di islam moderato. Ora mi chiedo se tutto questo fosse cosi’ necessario e improrogabile. Clinton e gli Usa forse avevano un certo interesse a proseguire la solita politica pelosa atta a finanziare l’islam radicale, creatore di destabilizzazione in aree di non diretto controllo da parte loro. Tanto poi le spese politiche e sociali le pagherebbe comunque la vicina UE. A me sembra che il discorso possa quadrare e non trovo cosi’ tanto pretestuoso il mio accenno ai terroristi, che hanno mille maniere per entrare, come tanti altri cittadini: senza il visto o con un visto concesso da paesi sempre piuttosto gentili nei loro confronti. Esistono mille escamotages illegali per evitare i controlli, suvvia.

  53. asem

    Italo,
    13 ottobre 2009, 21:00

    Spiegaci….è un ex UDBA?

    A Italo: No l’UDBA ufficialmente non ce più, ce questa nuova generazioni di “sovietici” che sanno come gira il mondo oggi (anche se non gli va bene, e sanno che lo possono cambiare soltanto agendo da “dentro”).
    Una ex-giornalista slovena (ovviamente giornalista di estrema sinistra, che si è istruita anche negli l’USA – questo troverai scritto sempre anche se è stata soltanto per qualche mese- , che sapeva che si doveva proclamare “indipendente”, tanto indipendente che la sinistra post-comunista slovena la piazzata nel 2003 nella corte costituzionale e dopo a capo (ed lo è ancora oggi) dell’ufficio per la privacy (tipo Autorità garante per la protezione dei dati personali, ma che in Slovenia, per il suo passato ha un ruolo diverso , molto più importante e politico), – scusami del intermezzo un po’ troppo lungo, insomma Pirc-Musar è una ex giornalista che in Slovenia viene percepita come una marionetta di Kucan (questo si a capo dell’UDBA negli anni ’70 e ’80, nonché politico importantissimo e influente del partito comunista Jugoslavo) .

    Ecc. ecc. ecc., come il fatto, che molti dicono, che abbia “avuto” la fiducia totale soltanto dopo che abbia conosciuto quello che è diventato il suo futuro marito, e qui si che siamo messi male.
    Se uno più uno fa due………….

  54. @Andrea Lucchetta: la “soluzione definitiva del problema” secondo te è la divisione su base etnica?

  55. apu

    Ringrazio Matteo Apollonio per aver riportato la discussione sulla riflessione rispetto ai Balcani.
    E anzi, mi dispiace non avere proprio tempo in questi giorni per un commento articolato.
    Mi permetto di dire solo una cosa. Comprendo lo spirito con cui dici che l’Europa guarda troppo alle questioni della guerra e poco a dare prosperità. Posso confermare che molti ragazzi del Kosovo ad esempio di fronte a progetti di ricostruzione del dialogo dicono che per prima cosa loro “hanno fame” (con un’esemplificazione, per essere chiaro).
    E’ però altrettanto vero che nei Balcani la guerra della memoria incide in maniera fondamentale, è un’area nella quale i criminali di guerra sono usciti vincitori, e che quindi perpetua la separazione e la omogenizzazione etnica.
    Al di là dei fatti raccontati in questo post, la realtà è che è evidente che nei Balcani la gente è pronta a schierarsi per ragioni etniche, e la società, principalmente in Bosnia Erzegovina, è di fatto già seprata.
    Ormai l’unità di misura è 3…

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