5 ottobre 2009

Intervista ad Al Custerlina, l’autore di Balkan Bang! e nuovo collaboratore di Bora.La

Al Custerlina e la sua birra DOC

Lo sapevate che un autore triestino sta per uscire per Baldini & Castoldi?
Lo sapevate che è uno degli autori di noir emergenti italiani?
Lo sapevate che il suo primo libro sta per essere ristampato dalla collana “Segretissimo”?

Sapevatelo su Bora.la

Lui si firma con lo pseudonimo di Al Custerlina. Ha scritto Balkan Bang!, un noir claustrofobico ambientato a Sarajevo che ha raccolto e continua a raccogliere numerosi e ottimi consensi.
Recentemente è stato protagonista di Grado Giallo, la seconda edizione del Festival Letterario che si tiene a Grado.

Bora.La ha deciso di intervistarlo in questi giorni e l’incontro è stato anche l’occasione per proporgli di collaborare con noi: lui era entusiasta.

Chi è Al Custerlina? E come nasce la passione per la scrittura?
Quarantaquattro anni, triestino, professionalmente mi occupo di formazione e di consulenza informatica. Però, come ogni scrittore che si rispetti, ho fatto anche molti altri lavori (per esempio, ho lavorato per una casa d’aste). Amo la montagna, il freddo, lo snowboard e la bicicletta. Per molti anni sono stato uno speleologo di buon livello. Sono nato in centro città, ma abito sul Carso, zona che amo visceralmente.
La mia passione per la scrittura è nata dalla lettura. Sono sempre stato un lettore molto forte e un bel giorno ho deciso di provare a scrivere, anche perché ero rimasto bloccato a letto per tre mesi a causa di una complicata frattura alla gamba sinistra e mi stavo annoiando non poco. Inoltre, per parecchi anni ho “giocato di ruolo” e a forza di inventare storie per far divertire gli amici, mi è venuta spontanea la voglia di metterle sulla carta per offrirle a tutti gli altri.

Da passione a professione. Qual è stato il momento preciso in cui è diventata una professione o hai capito che poteva diventarlo?
Non è ancora diventata una professione, almeno non dal punto di vista economico, ma ci sto provando. Comunque, avevo capito che sarebbe potuta diventarlo quando mi erano arrivate le prime critiche (molto) positive da parte degli addetti ai lavori e, successivamente, le prime proposte serie per nuovi contratti di edizione.

Passiamo a Balkan Bang!. La cosa che più mi incuriosisce è la scelta della location. Sarajevo è il teatro di tutto il romanzo. Come mai questa scelta?
Ci sono tre motivi.
In primis, Sarajevo rappresenta una perfetta metafora del mondo intero. Nel passato recente c’è stata una guerra tragica e disastrosa, vi abitano numerose etnie ancora in tensione tra di loro, è una città multi-confessionale ed è un crocevia naturale di traffici illeciti di tutti i tipi. Tutto questo rende Sarajevo la location perfetta per un romanzo noir (poi, siccome non mi bastava, io ho pure calcato  la mano su certe dinamiche…). In secondo luogo, bisogna considerare la vicinanza geografica, che ha giocato un ruolo importantissimo, soprattutto grazie alla concreta possibilità di documentarsi, anche direttamente sul posto. Terza e ultima (ma non ultima), c’è la mia passione per i Balcani e la mia naturale propensione verso Est.

balkan bangRaccontaci alcune fasi salienti della scrittura del tuo romanzo
Balkan bang! l’ho scritto mentre lavoravo full time come consulente informatico, quindi è stata una fatica che è durata più di due anni. Tieni presente che all’inizio avevo ambientato il romanzo in America, ma poi ho cambiato idea (l’ambientazione statunitense non la sentivo per niente mia) e così l’ho ri-ambientato nei Balcani, mantenendo buona parte della trama ma dovendo fare un gran lavoro a livello di ridefinizione dei personaggi e del climax. Ho scritto in ogni momento possibile: in pausa pranzo, la sera, la notte, in albergo durante le vacanze. Contemporaneamente, ho dovuto anche lavorare sul linguaggio per costruire uno stile personale che fosse ben riconoscibile, quindi ho dovuto studiare a fondo i miei autori di riferimento per riuscire a distillare dai loro romanzi una serie di tecniche che poi ho adattato al mio carattere e a ciò che volevo raccontare. La fase di documentazione, inoltre, ha visto lo studio della situazione balcanica dal punto di vista politico e sociale, nonché da quello criminale: ho letto libri, giornali, articoli in internet. E poi sono andato a Sarajevo con una lista di cose da vedere, visitare e annotare. Un notevole lavoro l’ha fatto anche la mia compagna, Veronika, che si è letta il romanzo almeno sei o sette volte per aiutarmi a scovare errori o imprecisioni, l’omogeneità dello stile, eccetera.

E dopo averlo pubblicato cos’è successo?
Oltre alle recensioni e alle interviste su Internet, ho fatto un mini-tour di presentazioni (Milano, Genova, Torino, Reggio Emilia, Bologna, Gorizia, Trieste, ecc.) dove ho conosciuto un sacco di gente, soprattutto colleghi scrittori ed editori. Conoscere gli addetti ai lavori è fondamentale in questo campo. Tra l’altro, molti di loro, ora, sono diventati veri amici. E poi, questa estate, sono arrivato in finale alla sesta edizione del Premio Camaiore di Letteratura Gialla, assieme a Donato Carrisi (Il suggeritore – Longanesi) e Gianfranco Nerozzi (Il cerchio muto – Nord).

Noto che usi tantissimi i canali dell’online: dal social network al blog. Sono strategie che funzionano?
Funzionano bene per un esordiente che parte da zero ed è costretto a sgomitare per emergere. Facebook, per esempio, mi ha fruttato un bel contratto editoriale!

Com’è nato il contatto con Baldini & Castoldi?
Appunto. Sono stato contattato su Facebook da Michele Dalai, che aveva letto sul sito del romanzo i tre estratti che avevo pubblicato. Gli erano piaciuti moltissimo. Allora gli ho spedito il libro e lui, dopo averlo letto, mi ha chiamato a Milano per propormi un contratto. Il tutto entro un mese e mezzo dall’uscita del romanzo.

Il genere noir negli ultimi anni ha conosciuto un successo di proporzioni inimmaginabili. Un tuo sguardo sulla situazione Italiana.
Ahi! La domanda da un milione di euro!
La situazione italiana è fiorente. Si pubblica tantissimo (probabilmente troppo), anche autori esordienti. La qualità generale dei romanzi e dei racconti è buona. Però ci sono due problemi. Il primo è il numero di lettori: in Italia si legge poco e quando si legge, si scelgono gli autori pompati dalla pubblicità. Il secondo problema sono gli editori che, in massima parte, ti pagano pochissimo e ti promuovono ancora meno (e non parliamo solo degli editori indipendenti che hanno le loro difficoltà oggettive, ma anche delle grosse corazzate editoriali). Questi due flagelli affliggono lo scrittore emergente e nella maggioranza dei casi ne decretano il veloce ritorno nell’ombra.

Conosci altri scrittori “vicini” al tuo territorio?
Di persona conosco solo Marco Giovanetti autore di “Bora Nera” e “Il varco” editi da Senaus, e Antonio Della Rocca, autore di “Per una stella da maresciallo” edito da Robin. Mi piacerebbe conoscere Veit Heinichen, ma per un motivo o per l’altro non ci siamo mai incontrati.

Per concludere, ci racconti qualcosa in anteprima del tuo prossimo libro?
Il titolo provvisorio è Mano Nera. E’ ambientato a Sarajevo e dintorni, e si tratta di una “crime fiction” avventurosa caratterizzata dalla totale assenza della polizia all’interno della narrazione (e da altre cose che non posso rivelare). Naturalmente, anche in questa storia, cerco di sviluppare temi a me cari come il rapporto tra le etnie, tra le religioni e certe questioni etico-morali che ritengo rilevanti di questi tempi.

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4 commenti a Intervista ad Al Custerlina, l’autore di Balkan Bang! e nuovo collaboratore di Bora.La

  1. Ma il mitico fruttivendolo e delicatessen di via Mazzini , temporibus illis, ghe entra o xe’ solo un caso de coincidenze, come…

    Ps, ne avevo sentito parlar bene, tokera’ leger !

  2. BaoTzeBao, Custerlina xe un cognome dela mia famiglia che col tempo se ga perso. Cussì mi go pensà de omagiarlo. Considerando che ghe iera solo una famiglia Custerlina a Trieste (almeno cussì i me ga contà), penso che no sia una coincidenza… interogherò mia zia e se vegno a saver qualcosa, te so dir…
    intanto legi el libro… 😉

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