30 Settembre 2009

Teatro Stabile Sloveno: il consiglio d’amministrazione si dimette. A rischio 107 anni di storia

In molti si aspettavano una risposta che non è arrivata. Tra questi il consiglio d’amministrazione del Teatro stabile sloveno (Slovensko stalno gledališče) che nella serata di lunedì si è dimesso in tronco.

A 107 anni dal debutto nell’allora Trieste asburgica, l’ente culturale di maggior rilievo della comunità slovena in Italia rischia di chiudere i battenti. Il motivo? Nello stabile di via Petronio non hanno dubbi: i mancati fondi pubblici, che a detta di chi ha guidato il teatro negli ultimi anni, non sono mai stati versati nelle forme previste dalla legge.

Il Teatro stabile sloveno è infatti un teatro stabile pubblico (come il Rossetti …ma non come la Contrada, che è un teatro stabile privato) e come tale ha diritto a finanziamenti aggiuntivi al tanto conclamato FUS (Fondo unico per lo spettacolo). Tra i soci fondatori del teatro sloveno ci sono infatti il Comune e la Provincia di Trieste, la Regione FVG e l’associazione Društvo slovensko gledališče: per legge gli enti locali dovrebbero versare nella casse del teatro sloveno l’equivalente del FUS (che nel 2008 ammontava a 380.000 euro). Inoltre dovrebbero assicurare al teatro una sala da almeno 500 posti e coprire le spese del suo funzionamento (riscaldamento, pulizie ecc.). Nello scorso anno le spese di esercizio sala si aggiravano sui 330.000 euro, ma a riguardo gli enti locali non hanno sborsato nemmeno un centesimo.

Il sindaco Dipiazza, la presidente Bassa Poropat e l’assesore regionale Molinaro, riuniti lunedì a Palazzo Galatti con i vertici del teatro, sono invece convinti di adempiere ai propri doveri. A loro avviso, il contributo percepito dal teatro dal Fondo per la minoranza slovena (legge 38), può bastare. Peccato che quelli siano soldi statali.

E che dire dei soldi, che per legge dovrebbero essere stanziati dagli enti locali per il mantenimento della sala? Mistero.

Ciliegina sulla torta: ieri in via Petronio si è aperto anche un fronte interno. I dipendenti del teatro (tra attori, tecnici, amministrativi in tutto circa 30, in gran parte attualmente senza contratto a causa della mancanza di fondi) hanno revocato la fiducia al direttore amministrativo e a quello artistico. Ma sono decisi a battersi per mantenere in vita la casa di produzione teatrale di via Petronio.

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