“Spiegatemi che accidentaccio state facendo sulla mia pelle”

copertina di Ginnastica d'epoca freddaIl blog Viadellebelledonne pubblica una recensione di ‘Ginnastica d’epoca fredda’, il nuovo racconto di Sergio Sozi, che è anche uno degli autori di Bora.La. “In questo racconto Sozi ci accompagna sulle tracce d’un fuggitivo, Poliorcete Visentini (il nome, ci ricorda l’autore nella sua Nota, significa in greco antico “assaltatore di città”). Troviamo, nelle prime righe, Poliorcete nascosto nei pressi d’un cimitero, avvolto in un plaid, “fra un cipresso storpio ed un muretto a secco”. Siamo nel 1952, nei territori dei confini oscillanti della penisola istriana. Il protagonista è stato spinto a quella fuga da un gioco crudele, in cerca d’una sua terra, d’una sua identità non perseguitata. “Se ce l’avesse fatta, avrebbe potuto scegliere se restare in Italia o tornare in Croazia… in entrambi i casi il Partito avrebbe dato un definitivo colpo di spugna al suo passato di partigiano-mosca bianca antititino, nonché figlio di proprietari di nazionalità italiana.” E ancora, scrivono su quel blog:

Ma c’è una ulteriore lettura del racconto, che mi sta particolarmente a cuore, strumento di individuazione d’un’altra universalità di significato. In Ginnastica d’epoca fredda si parla di assurdi esuli, un’assurdità sancita dalle assurdità cosiddette storiche: un italiano si deve spostare dall’Italia, un po’ più in là, per potersi ancora definire italiano. Deve cioè inseguire le fluttuazioni d’un invisibile confine – visibile solo nelle menti confinate di qualcuno dei potenti di turno. L’uomo, l’esule, in tal modo porta con sé l’ombra d’un confine, d’un margine. Diviene un uomo marginale. Leggi tutta la recensione

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lunedì 27 luglio 2009
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 1 Commento

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Sergio Sozi
11 agosto 2009, 17:54

Grazie per la segnalazione, Enrico e amici tutti di Bora.La.

Saluti Cari
Sergio

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