15 Giugno 2009

Colpo al Parco del Mare: un documento rivela altissimi costi e concorrenza spietata

curve parco mare

Il calcolo della sostenibilità economica del Parco del Mare a Trieste, finora presentato come alla portata della collettività, viene messo in discussione: altissimi costi di gestione e concorrenza spietata in Italia e all’estero. E’ quanto emerge da nuove  rivelazioni sul progetto Parco del Mare che arrivano dal dossier “Acquario di Trieste: Costa o non Costa?” messo in rete dall’Ufficio Cattività dell’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali). Questo documento, messo on-line a fine maggio, non è stato in pratica ripreso dalla stampa locale fino a questo approfondimento esclusivo di Bora.La (scarica il documento Enpa, formato pdf).

L’esempio viene proprio dall’Acquario di Genova, preso fino ad oggi a modello da Paoletti. «Sembra di assistere ad un surreale spettacolo ove di tanto in tanto le amministrazioni locali appaiono quasi come comiche comparse», scrive l’Enpa. Perché a parlare è sempre e solo Antonio Paoletti, talora con la complice compagnia di Giovanni Battista Costa, il quale va da anni dicendo in giro che in Italia, per gli acquari, c’è posto solo a Genova, Napoli e Trieste, mentre la realtà dice che di parchi marini ce ne sono già abbastanza e fra loro in competizione? Quale tipo di turismo incentiva un parco tematico? I dati (Ufficio Statistica del Comune di Genova, 2003) parlano di un turismo mordi e fuggi da weekend: «Il turista in visita a Genova, nel 41% dei casi vuole soltanto vedere l’acquario e spendere il meno possibile».
Al di là dei proclami, inoltre, non si sono ancora visti i nomi degli imprenditori privati…

Il dato principale messo in luce dall’Enpa sono gli esorbitanti costi di gestione, di cui non si è ancora capito chi dovrà farsi carico. Alcuni numeri relativi a Genova: nel 2003 i Costa hanno speso 1.300.000 euro solo per il marketing. E siccome tutti gli acquari sono più o meno uguali, è necessario investire pesantemente – come già abbiamo scritto – nel rinnovo delle attrazioni, per battere l’agguerrita concorrenza. Si è per esempio costruito «un contenitore di 75 metri cubi il quale, per mantenere l’acqua da un minimo di uno ad un massimo di quattordici gradi e nonostante le non eccessive dimensioni, consuma da solo quanto 450 frigoriferi domestici. L’unità di trattamento d’aria munita di bruciatore per la deumidificazione, consuma invece quanto un condominio di 5 piani». Per il solo progetto di rinnovo di una vasca già esistente, Genova ha speso 100.000 euro; sapete per cosa? Per una sola nuova specie di squalo! La vasca dei pinguini (altro che frigoriferi domestici!) ha richiesto un milione e mezzo, le cinque piccole vasche dell’area artica, nel 2003, 150.000 euro. L’elenco dell’Enpa continua: 50.000 per una coppia di pesci australiani (due pesci), nel 2005 600.000 per la nuova area commerciale. Dal 2005 al 2006 si passò da diecimila a dodicimila animali: in pochi mesi il consumo elettrico salì del 10%.

Alcune riflessioni vanno fatte sull’effetto che l’acquario può avere sul turismo. L’Acquario di Genova nasce in seguito alle Colombiadi del 1992: furono queste il traino; Trieste invece viene da ben due bocciature per l’Expo! Fatta questa premessa, si consideri che la già citata indagine del 2003, rilevava che, in trent’anni, Genova aveva perso ben 1718 posti letto (173 alberghi in meno): il turismo che l’acquario incentiva è un turismo mordi e fuggi, che intasa i viadotti a Pasqua e Natale, ma lascia in città poca ricchezza (i famosi caffè di Paoletti…).

Abbastanza interessante è analizzare i flussi di visitatori all’Acquario di Genova, soprattutto osservare di quanti è stata superata la “soglia di rischio” sotto la quale i conti vanno in rosso. Nel 2000, zero: pareggio perfetto. 34.000 nel 2001, 90.000 nel 2002, 59.000 nel 2003, 204.000 nel 2004: il 2004, va detto, è stato l’anno in cui Genova era capitale europea della cultura. L’effetto si depotenziò nel 2005 con 104.000 visitatori in più del minimo, 60.000 nel 2006, 152.000 nel 2007, ma… solo 15.000 nel 2008 (un crollo verticale). Nel 2006, anno in cui si nota un altro cedimento, il Comune investì 700.000 euro in promozione, 400.000 li mise la Provincia e 300.000 la Camera di Commercio. Ora, Genova fa di media 1.200.000 visitatori all’anno: per Trieste si sperano 800-900.000, stimando la soglia di rischio a 500.000. I numeri sono evidentemente un po’ diversi.

Ciò non bastasse, il mito di Genova-Napoli-Trieste sarebbe nient’altro che una trovata dei Costa, perché i grandi acquari in Italia – e non sono in Italia – sono tanti di più, anche se “Il Piccolo” (e prima di lui Paoletti) non ne ha mai parlato. Si diceva di costruire un acquario a Como, promotrice la Merlin Entertainments, seconda al mondo dietro la sola Walt Disney nella gestione di parchi divertimento: fa, su tutto il globo terracqueo, trenta milioni di visitatori e ha tredicimila dipendenti; possiede poco meno di una trentina di acquari. A Como andò male, dov’è che si rifugiò la Merlin? Su Gardaland! La Merlin si è comprata il più grande parco divertimenti d’Italia, a poche ore d’auto da Trieste, in quel Veneto che doveva essere il nostro bacino d’utenza. A Gardaland c’è già un acquario (Sea Life) con delfini, squali, tartarughe, razze e leoni marini; con pochi soldi – ed in poche settimane – ha già avuto 200.000 visitatori…

Inoltre – Costa non ce l’ha detto – sono andati a Genova dodici imprenditori croati che vorrebbero aprire un acquario vicino a Spalato o, ancora meglio!, a Fiume. Ci sono poi un acquario a Cattolica, due a Roma, tre ce ne sono nella Germania meridionale (Monaco, Costanza e Spira); ne è in progetto uno a Salerno e tre in Sicilia. L’unico modo per battere la concorrenza è investire continuamente in innovazione: ma con che soldi?

All’inizio della storia, Paoletti raccontava di investimenti privati per i due terzi, poi le proporzioni si rovesciarono: due terzi a carico del pubblico, il resto dei privati. Ma, mentre di imprenditori interessati a rischiare dei soldi non si è ancora vista l’ombra, facendo i calcoli si vede che in realtà Regione (20 milioni), Camera di Commercio (7) e Fondazione CrT (6) metterebbero in totale 33 milioni sui 45 previsti (per il solo acquario, il resto del “parco” è pura teoria): cioè tre quarti.

Detto questo, lasciamo alla politica prendere le decisioni. Ma dov’era fino ad ora?

parco mare grafico 1

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25 commenti a Colpo al Parco del Mare: un documento rivela altissimi costi e concorrenza spietata

  1. riassumeria el tutto con un bel “no se pol”..

  2. Grazie mille per aver fornito per la prima volta cifre concrete. Queste rafforzano la mia opinione, comunicata a suo tempo a Dipiazza, che Genova sta perdendo soldi con l’Aquario. Dipiazza mi aveva risposto sul suo blog: “Non è vero che Genova è in passivo: non può esserlo, perchè l’Acquario è condotto da privati e poi bisogna anche considerare l’indotto. Si informi!”
    Ora Dipiazza ha una bellissima occasione per informarsi lui stesso dalla pagina di Bora.La!

    I fautori del Parco del Mare considerano gli aiuti pubblici come gesto dovuto, mentre i guadagni dovrebbero essere calcolati solo sul rendimento dei fondi privati investiti.
    Sarebbe come dire: Uno vuolo aprire un supermercato alla Stazione. Prima fa rinnovare tutta la stazione con denaro pubblico, poi investe qualcosina, magari a tariffa speciale, per aprire il supermercato, che gli fa rientrare il capitale investito e, anzi, lo fa guadagnare. I soldi per la ristrutturazione della stazione sono pubblici, figli di nessuno, non si calcolano!

    Oltre all’aspetto economico, pensiamo anche alla bruttura che stanno per piazzare in piano centro storico, che rischia, a medio termine, di rubare a Trieste la sua vera ricchezza turistica: una città ottocentesca quasi intatta!
    Le ricadute per il turismo? Quelli che vanno a visitare l’Acquario sono tutti del “mordi e fuggi”. Voglio vedere se slovacchi e croati investiranno 2-3 pernottamenti (cari) e pasti in ristorante per visitare “Trst”, che ovviamente non conoscono e per i loro genitori è solo un marchio di jeans…
    Che Dipiazza (e Ret) se lo ficchi bene in testa: Trieste non ha un futuro turistico finchè non avrà spiagge accessibili (i Topolini non sono nè spiaggia, nè accessibili), almeno 2 Strand Hotel con piscina scoperta, un paio di pensioncine, 3-4 ristoranti e caffè direttamente sull’acqua e di buon livello. Evidentemente i responsabili dello sfascio turistico attuale non hanno mai vissuto in una città dell’Europa centrale continentale: chi sta lì e vuole andare in vacanza, ha soprattutto bisogno di colori, di mare da toccare, assaggiare, giocarci, senza l’incubo del posteggio e senza trascinarsi dietro borse e sedie, vuole stare anche di sera all’aperto, seduto ai tavoli di un locale fresco, ma che non richieda il pullover, per conversare, incontrare gente nuova, chiacchierare con sconosciuti, flirtare e ballare senza dover guidare per andare in discoteca. Da questo deriva il successo di Mallorca, Ibiza, Torremolinos, Lignano, Riccione, Rovigno.
    I pesci si possono ammirare più semplicemente con un weekend culturale e gastronomico ad Anversa. Quella sì è una città d’arte…

  3. Avatar Paolo

    Lunedì 22 giugno la delibera di giunta sul Parco del Mare dovrebbe venir presentata in Consiglio comunale. E la sede opportuna per conoscere dati e stime ufficiali

  4. solo una curiosità:
    ma a chi è partito il trip del Parco del Mare?
    Quando è iniziato tutto?

    Perché sono davvero curioso sulla genesi dell’operazione.

  5. per mi semo partidi con megaproposte, semo rivadi a un simpatico parcheto, e rivaremo a restaurar l’aquario de deso.

    E, se gavemo cul, i ne da anca un pinguin novo!

  6. @ EdTv

    1. Il Parco del Mare è roba del PdL, sembra partito da Paoletti, però…

    2. … stranamente sull’area del Parco del Mare c’è da 10 anni (circa) quello sconcio del “magazzino vini”, la cui (giusta) demolizione è stata impedita con le unghie e coi denti dalla Fondazione CRT. Non è un segreto quale potente famiglia triestina decida delle sorti della Fondazione. Per puro caso si colloca politicamente dalle stesse parti di Paoletti e Dipiazza. Hai presente quando uno in treno mette il cappello sul posto a sedere quando va al bagno? Embè, mi sa che già 10 anni fa qualcuno sapeva che il parco del Mare sarebbe andato proprio lì ed ha insistito per lasciarci il rudere ingombrante, affinchè nessuno proponga altre destinazioni per quell’area.
    Farlo a Barcola o a Campo Marzio? Dubito che ci abbiano pensato sul serio, sono cose che tirano fuori dal cilindro del prestigiatore adesso, per dissimulare.

  7. Avatar jacum

    caro signor julius,
    come non esser d’accordo….

    ma come podemo solo pensar che cuej fenomemi dela soraintendenza gabi un certo imor nell’aprovar un novo obrobrio in centro e sule rive!!!!!!????!!!

    i ga aprová el piú grande porta-cd de europa e le docie pei colombi in piaza dela legna, l’abeveratoio in piaza dela posta e altre fantasticherie…

    xe tuto el porto vecio de far, xe la galeria de piaza dela legna che casca a toki, piaza dela borsa de far xe de far un lungo mar come dio comanda e dele spiage, ma la lista xe longa… e lori cosa i pensa de far? l’aquarium…..

    rimango severamente perpleso co sento ste monade!
    l’aquarium va ben, ma no femo capele perfavor!!!!!!!!!!!!!!!

  8. Avatar jacum

    devo mejo spiegar il mio assenso alla costruzion dela vasca dei pesi:

    a mi no me piaxi in generale dove le bestie vien rinchiuse per far divertir l’omo. cuindi anca l’acuarium come gli zoo, xe struture de evitar.

    purtropo me par che sia un dei pochi che pensa a sta roba, e che quindi cala zo le braghe di fronte ala volontá del popolo.
    la vasca dei pesi no xe inutile, ma prima manca tante altre robe de far: vedi lista de julius franzot.

  9. Avatar furlàn

    Se per parco del mare si intende qualcosa tipo l’acquafan di Riccione, allora perchè no?

  10. Riccione : Lignano = Trieste : Praga

  11. EDTV

    In altre parole:

    Paoletti vuole candidarsi a Sindaco e si è inventato questa storia del Parco del Mare come suo grande momento di visibilità e raccolta di alleanze e interessi vari in città.

    Uno di questi alleati è evidentemente la famiglia Camber, vedi tutti i loro interessi e amici sulle rive (Fondazione CrTrieste, Marina San Giusto, Stazione Marittima).

  12. Il problema è che sta roba
    trasuda stronzata al solo pronunciarla:
    “parco del mare”.

    Lavora proprio totalmente contro al mio immaginario
    quando penso a Trieste.

  13. Avatar Andrea Dessardo

    Com’è nata tutta la vicenda?
    Il primo problema, ovviamente, era che fare del Porto Vecchio, tema che s’era posto con Illy già prima della candidatura all’Expo. L’Expo, è chiaro, doveva servire da volano per il rilancio, ma come sappiamo perdemmo.
    Fu allora – era il 2006 – che se ne venne fuori Paoletti con l’idea del Parco del Mare, da fare nel terrapieno di Barcola (in prossimità del Porto). Venne fatta una presentazione del progetto al “Verdi”: c’era anche il WWF, che fece una figura pessima, quando emerse, grazie agli Amici della Terra, che la zona era inquinatissima! Diossina fino a 500 volte sopra i limiti di legge, idrocarburi, mercurio e altri metalli pesanti.
    Così si passò al Marcato Ortofrutticolo di Campo Marzio, da spostare alle Noghere. Anche in tal caso Paoletti mostrò d’esser poco informato, perché metà dell’area è demanio dello Stato (e dunque i tempi per acquisirla sarebbero stati biblici), più una striscia (incredibile ma vero: un binario!) delle Ferrovie dello Stato.
    E così si arrivò all’attuale location: centrale e più economica, in quanto non ci sono i costi di trasferimento del Mercato alle Noghere.
    Ne avevamo già parlato: http://bora.la/2009/05/16/speciale-parco-del-mare-1-storia-del-futuro-acquario/

    http://bora.la/2009/05/18/parco-del-mare-e-guerra-di-cifre-tra-il-pessimista-dipiazza-e-lottimista-paoletti/

    http://bora.la/2009/05/20/speciale-parco-del-mare-2-dati-cifre-e-confronti/

  14. Massimo rispetto per l’ENPA che svolge un’attività necessaria e meritoria. Qui siamo però a due estremi. Se chiedere a Paoletti un’opinione sull’Acquario equivarrebbe domandare all’oste se il vino è buono, il giudizio dell’ENPA sul medesimo vino potrebbe essere equiparato a quello dell’astemio.
    C’è un piano economico-finanziario redatto dal mio collega con delega alle Finanze, Giovanni Battista Ravidà, basato su un’ipotesi di costi basata su quanto realizzato in altre città europee.
    In estrema sintesi, dal piano risulta una sostenibilità economica dell’operazione con non meno di 500.000 visitatori/anno. Attualmente la città di Trieste ne totalizza oltre 300.000.
    Fra le varie voci di costo considerate al fine della sostenibilità, vi sono anche gli investimenti per la promozione ed il marketing ed l’implementazione periodica di “novità” espositive tali da rendere attrattiva la struttura nel tempo.
    Quindi non solo i costi diretti di gestione, ma anche i successivi investimenti e le attività collaterali. L’investimento iniziale potrebbe essere pubblico, la gestione privata con remunerazione annua del capitale pubblico investito.
    Nell’ipotesi progettuale, le vasche sorgerebbero sull’area ex-Bianchi mentre i due “contenitori” esistenti – Salone degli Incanti e Magazzino Vini – sarebbero parte integrante dell’Acquario ospitando sezioni scientifiche, espositive, spazio per merchandising, ristorazione e tutto quanto normalmente abbinato a strutture come questa.
    L’investimento complessivo previsto – sempre secondo il piano citato – viene stimato attorno ai 50 milioni di euro.
    Credo pertanto vada fatto un ragionamento di semplice buon senso “imprenditoriale”: se ad una più puntuale analisi il modello descritto può venir praticato a Trieste e se la struttura non pesa, nel lungo termine, sulle tasche dei cittadini ovvero se il capitale pubblico che si investe viene restituito durante la gestione, il progetto va sostenuto perché ritengo possa avere ricadute positive, anche notevoli, sull’economia cittadina.

  15. Avatar Verza Scotta

    Ma sig. Paolo Rovis, la ga ancora coragio de parlar? Xe ciaro che xe solo che l’enesima operazion politica a le spese dela cità de Trieste. Pensè a continuar a meter aposto al cità! E lase libere le rive!
    E quela famiglia Camber, che comanda per ben a Trieste, spero che prima o dopo la se estingui.

  16. Ci potrebbe stare, come discorso.

    A patto che dietro al progetto vengano messe delle persone di un certo acume, in grado di non fare semplicemente un “grande acquario”, ma qualcosa di meglio della concorrenza, se non come investimenti e spazi, almeno come idee.

    Purtroppo, il modo in cui è stata gestito (per esempio) uno spazio stupendo e centralissimo come la ex pescheria, non è assolutamente un buon segnale. Da qui il mio pessimismo.

  17. @ Paolo Rovis

    Se il Salone degli Incanti, nato come spazio espositivo artistico, ora viene messo a disposizione del Parco del Mare, ciò significa che la destinazione iniziale è fallita. O no?

  18. Avatar Andrea Dessardo

    @ Paolo Rovis

    Gentile assessore, quel che Lei dice è vero: ma, perché non mi si dica che uso solo le fonti che mi piacciono, Le segnalo che avevo già riportato il parere di Ravidà in un posto precedente, che ricordavo anche nel commento:

    http://bora.la/2009/05/20/speciale-parco-del-mare-2-dati-cifre-e-confronti/

  19. @all

    nemmeno rovis xe convinto.
    Lo percepisco dai toni 🙂

  20. Avatar Bibliotopa

    Leggo nell’intervento di Rovis:
    “L’investimento iniziale potrebbe essere pubblico, la gestione privata con remunerazione annua del capitale pubblico investito.”
    e questo mi ricorda un po’ certe offerte di gestione che mi venivano offerte in Banca: per cominciare paga il pubblico, cioè noi contribuenti, poi viene gestito da privati- su cui noi contribuenti non mettiamo becco- e “se va bene” ci restituiranno un po’ del loro utile, se utile faranno. E se non lo fanno? se rimangono al di sotto dell’attivo previsto? Ghi ga dado ga dado, e chi ga avudo ga avudo..

  21. soluzione a tutto: parco del mare IN ESCLUSIVA per le OLIMPIADI DELLA CLANFA.
    e basta!

  22. Avatar Cousteau

    Il Parco del Mare pur non essendo un’idea concettualmente errata fallisce per mille motivi. Il primo è perchè non ci sono fondi per creare qualcosa all’avanguardia, il secondo perchè è una classica operazione per ottenere visibilità (Paoletti) e vantaggi economici (Costa) il terzo perchè viene presa in esame un’area che è un ventesimo di quella necessaria.
    Trieste ha già un acquario. Purtroppo non possiamo chiamarlo tale in quanto a visitarlo sembra di entrare in una Aushwitz dell’adriatico.
    La direzione è affidata ad un erpetologo e il personale comunale che si rotola sulle panchette non trasuda certo amore scientifico per il mondo marino…la frase che trasmette il maggior numero di informazioni sulla vita marina è: “Xe ora de seràr!”
    Pre cui: si alla realizzazione di un Acquario gestito seriamente, con competenza, attenzione e cura, creato unendo l’attuale storico acquario ed il Salone degli Incanti.
    A volte non sono le misure che contano ed il mondo sottomarino,che presenta ancora innumerevoli cose sconosciute,può essere meraviglioso anche nelle sue creature più piccole,semprechè ben esposte.

  23. Avatar Andrea Dessardo

    @ Paolo Rovis

    Gentile Assessore,
    quel che Lei scrive è vero, e – affinché non si dica che attingo solo alle fonti che preferisco – l’avevo già riportato in un altro post, che ho richiamato anche nel mio precedente commento:

    http://bora.la/2009/05/20/speciale-parco-del-mare-2-dati-cifre-e-confronti/

    Distinti saluti

  24. Avatar Andrea

    Personalmente vedo una discussione basata su posizioni faziosamente contrapposte. Chi è contro lo è per principio e chi è a favore fa altrettanto. La mia posizione è che il parco del mare ha senso per Trieste a patto che non sia solo un acquario ma che rispetti i criteri con i quali l’idea è nata, ovvero un coinvolgimento di istituzioni scientifiche, culturali, di soggetti ad interesse turistico e il Pubblico. Che poi i soldi per partire li metta il pubblico mi pare una cosa ovvia. E’ sempre il Pubblico che spende per rendere bella una zona della città per favorire, ad esempio, i ristoratori. Da lì si genera un indotto che nel tempo ripagherà la spesa. O dobbiamo pensare che un pizzeria debba pagare l’asfaltatura della strada davanti all’ingresso?
    Analogamente, ma con le dovute proporzioni, si ragiona per un progetto di così ampia portata. Noi sosteniamo economicamente la spesa e se ci sarà un ritorno ci sarà per tutti. Credo che il problema sia nel considerare solamente il fatto che il comune debba spendere X e incassare X+1. Il Comune (o la Regione o non so chi mette i soldi) incassa la propria parte grazie al fatto che aumentando il lavoro vengono assunte nuove persone, vengono avviate nuove attività o vengono effettuati investimenti su quelle esistenti.
    Circa la questione della città ottocentesca, poi, devo dire che è un discorso che lascia oramai un po’ il tempo che trova. Trieste è diventata una bellissima città ma il tempo passa e ritengo sia anche ora di aprire ad uno stile architettonico un po’ più sperimentale. Esempi in Europa non mancano di certo e la coesistenza tra il passato ed il futuro sta in una concezione del presente che non faccia semplicemente del “iera mejo una volta” un motto per l’immobilismo. Ricordiamoci che prima degli splendori ottocenteschi molto probabilmente Trieste non era proprio un gioiellino e anche quella volta qualche tradizionalista avrà contestato ciò che oggi a noi appare maestoso. Non facciamo l’errore di fermare ancora la città, come molte altre volte in passato, solo perché cambiare è mentalmente impegnativo e il sospetto è più comodo e permette una migliore chiacchiera.
    Se qualcuno si è preso la briga e la responsabilità di dire che si può fare (e mi pare che la condivisione vada in generale da destra a sinistra) allora credo sia opportuno sostenere la strada e ritagliarsi semmai un ruolo di “controllori”, ma per farlo ci vuole una competenza precisa, sennò, a favore o contro che siano le opinioni, sono solo chiacchiere.

  25. Avatar Marisa

    ” che poi i soldi per partire li metta il pubblico mi pare una cosa ovvia”

    A si? Ricordo che Tondo alla richiesta di una “partecipazione” regionale per la ristrutturazione dello stadio di calcio Friuli (dove gioca una squadra di serie A), ha risposto con un “NO” secco: la regione non mette una lira! I soldi li mettano il Comune di Udine e Mister Pozzo! E allora, mi sembra più che giusto, che i soldi necessari per il finanziamento del Parco del Mare, li tirino fuori il Comune di Trieste e i privati coointeressati a questo progetto!

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