Adoro scrivere.
E non vado a votare.
Quindi non scrivo mai di politica.
Oggi stavo per fare un’eccezione e volevo produrmi in uno slancio serracchiano su queste elezioni.
Poi ho visto questo qui passare per strada
e ho cambiato idea.

Sono a Venezia nel post-biennale-post-elettorale.
A pranzo con un giovane quadro inquadrato del PD.
Wannabe Nomenklatura.
Uno che si è fatto tutti gli step culturali del partito,
dai rendez-vous al cinema Sacher,
al biasimo e alla ripugnanza per l’antipolitica Grilliana.
Insomma, il solito.
Io: “Oh ma la Serracchiani?”
Lui ride.
Io: “cazzo ridi?”
Lui: “La Serracchiani è un progetto costruito ad hoc, lo so per certo”
Io: “scusa?”
Lui: “Tutto costruito te lo giuro. Hai presente la presunta ‘casualità’ del suo intervento? Ecco, è tutta una cazzata. Di solito prima dell’intervento del segretario, parla il Vice. E un congresso non è un congresso se tutti non sono lì a farsi i cazzi propri e a non ascoltare
nessuno. Invece con lei, tutti zitti. Silenzio di tomba ad ascoltare”
Io: “E quindi?”
Lui: “Quindi è ovvio che è un evento creato a tavolino dal PD per attrarre voti. Un’operazione geniale”
Io: “Ma come mai proprio lei?”
Lui: “Era un ottimo strumento per captare i voti del nordest dove siamo più deboli. Non è un caso se alla fine il capolista era quel rincoglionito di Berlinguer. Le preferenze erano automaticamente della Serrachiani. E sì, comunque lei è in gamba”
Io: “Appunto, non capisco dov’è la costruzione”
Lui: “Beh, mica possono mettere una deficiente. Il fatto è che se il partito non avesse voluto, lei manco avrebbe parlato. E tutto il viral marketing dal basso su youtube, i blog, i social network non ci sarebbe stato. Davvero, credimi, è stato tutto pianificato”
Io: “Certo che non possono mettere una deficiente, ma uno specchietto per le allodole sì: quell’altro mette le veline o la Di Centa… E il PD, boh, poteva adeguarsi”
Lui: “No, no hanno fatto bene a mettere lei. Lei è perfetta. Nata e prodotta come volto totalmente nuovo, giovane, in gamba. E proposta nel territorio più in crisi emorragica di voto per la sinistra. Solo che, ti ribadisco, se non avessero voluto, non sapremmo manco chi é”
Dopo la vittoria di Augusto De Megni al Grande Fratello,
decisa da una lotta intestina della massoneria italiana,
anche con la Serracchiani non c’è da star tranquilli.
Questo era una quadro inquadrato del PD,
e forse questo è il verbo Frattocchiano che passa
ai quadri inquadrati del PD: convincerli che tutto passa
per il PD, che nulla si crea e si distrugge senza il PD.
Che anche il nuovo, è un’emanazione, un simulacro del nuovo.
Ma l’artefice è sempre uno. Che sembra che Internet abbia un peso,
ma non ce l’ha. Ciò che conta e chi conta, sono altrove.
Oppure la Serracchiani ha semplicemente preso il microfono, le ha cantate a Franceschini, ha rimesso un po’ in circolo quelle scarse molecole di attivismo ancora presenti in chi va a votare.
Ha trovato un suo ruolo, una sua autonomia, un suo TERRITORIO
e le ha messe POLITICAMENTE a frutto. Così come è accaduto.
Io che non voto, scusate,
ma spero che l’ipotesi del mio amico sia valida.
Nel senso che spero esista ancora qualcuno in grado di pensare a una strategia a tavolino, a una regia intelligente, creativa e che, oddio oddio, FUNZIONA.
“Doppiamente bravi”, dico al mio amico, “fino a che c’è un cervello, c’è speranza.”
Il problema è che quel mio amico esiste solo nella mia quotidiana paranoia.


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