10 giugno 2009

Il dopo-elezioni in Fvg: lo scontro si sposta dentro i partiti. E Serracchiani deve prendere in mano il Pd

Ho guardato con interesse i commenti politici alle elezioni nelle varie trasmissioni televisive, non soffermandomi tanto sui discorsi – tanto a parole nessuno ha perso – ma sulle facce. In queste occasioni l’espressione del viso tradisce molto più i sentimenti e gli umori di qualsiasi parola. Non ha fatto eccezione la trasmissione del Tg3 regionale del FVG di lunedì sera, dove erano presenti il Sottosegretario on. Roberto Menia (Pdl), l’assessore regionale Federica Seganti (Lega), il segretario regionale del PD Bruno Zvech e il segretario regionale dell’IdV Paolo Bassi.

A togliere l’audio si sarebbe percepita meglio la realtà del dopo voto. Seganti e Bassi soddisfatti della propria vittoria ma ansiosi di continuare a fare bene il compito e forse incerti di fronte al successo ora da gestire. Il pasionario Menia con la sua espressione dimostrava tutta la difficoltà ad accettare un voto non trionfante da parte di chi sta stretto con le proprie idee in un partito/persona e sapendo che l’asse Berluscono-Lega sarà ancora più forte. Il sornione Zvech sapeva che un voto per niente positivo può essere nascosto dal boom Serracchiani, come chi sa che è uscito il coniglio dal cappello e la gente applaude anche se il trucco c’è.

La realtà è, che, al di là delle dichiarazioni di rito e le scaramucce televisive, al momento il voto lascia sostanzialmente inalterato l’equilibrio tra i due poli. Ciò che invece si scatena è la revisione degli equilibri interni agli schieramenti, magari con qualche resa dei conti interna. Anche a livello locale i nervi scoperti interni usciti dal voto conteranno più dei rapporti di forza tra gli schieramenti.

Il Fvg si è confermato roccaforte del Pdl ma la Lega sicuramente anche qui batterà cassa, e ritengo che sia più probabile che lo faccia a livello di programmi che non di poltrone, con una complicazione in più rispetto ad altre aree, e cioè che nella maggioranza regionale c’è anche l’UDC, nel mirino di Bossi in questi giorni. Probabilmente però la Lega si concentrerà su altre regioni nella quali si gioca la grande partita il prossimo anno (Veneto e Lombardia), anche perché in FVG probabilmente non ha ancora trovato un vero leader (non bisogna nascondere che anche Bortolotti, il sindaco sceriffo di Azzano X, ha avuto un buon risultato ma non ha sfondato).

Certo però che l’ascesa della Lega non piace neanche alla componente di AN nel Pdl, che ha avuto un ruolo di seconda fila in tutta questa campagna elettorale. Il centro-destra ha dimostrato di poter contare su un consenso vastissimo ma non presenta situazioni proprio idilliache. Prendiamo il caso di Trieste. Come abbiamo visto nei mesi scorsi le sgomitate interne alla maggioranza sono già iniziate in vista del voto del 2011, con scaramucce tra assessori, liti interne per leadeship (Lippi-Bandelli), nervosismi del sindaco (ultima la scenata al Giro d’Italia con relativi commenti sul lavoro degli assessori). La componente di AN sa che la partita vera per loro si gioca a Trieste e che nelle dinamiche di riequilibrio del centrodestra la sua visibilità potrebbe trovare spazio con la poltrona di primo cittadino del capoluogo giuliano. Così le liti interne sono state messe a tacere e ora e, calmati i due contendenti, sta parlando pubblicamente sempre Tononi.

Certamente però altri “giovani” delfini del Pdl scalpitano e non sarà facile trovare una soluzione, anche perché l’eredità di Dipiazza pesa e su di lui si farà sempre il confronto. Personalmente continuo a trovare un errore non aver candidato il Sindaco di Trieste alle europee, per una serie di motivi tra cui due in particolare: il primo è che avrebbe aiutato il Pdl ad arginare l’onda Serracchiani e a diminuire l’impatto di immagine che comunque ha il numero di voti presi dalla candidata PD; il secondo è che, qualora eletto, avrebbe sbarazzato il campo almeno dall’imbarazzante peso che comunque la sua presenza avrà, portando, appunto, sempre a confrontarsi con lui.

Nonostante queste oggettive difficoltà, la maggioranza però può dormire sonni tranquilli se guardiamo alla situazione dell’opposizione. Dai dati emerge un quadro preoccupante, proprio puntando l’occhio alle realtà locali e al voto amministrativo. I risultati di Comuni e Province non dà molto spazio a valutazioni ambigue: il centrodestra vince, il centrosinistra ha perso tutta la fiducia accumulata in molti anni di buona amministrazione. Allora anche qui bisogna capire cosa fare, perché, senza giocare sui numeri, se si vuole vincere alle prossime amministrative bisogna capire come recuperare la perdita secca di tantissimi voti e comunque, in percentuale, come arrivare oltre al 50%. E allora ecco nascere le vere responsabilità del Pd ma, forse, ancora di più dell’IdV, che, da partito in crescita, ora deve dimostrare di essere diventato grande e di saper costruire programmi e strategie di governo. Ma come? Con chi? Questi sono i grandi dubbi: se ora PD e IdV insieme fanno circa il 35%, dove si trova il 15% mancante? Riproponendo la grande coalizione di prodiana memoria? Guardando al centro, ma, anche in questo caso, sapendo che l’Udc è in maggioranza in regione e anche a Trieste?

La vera sfida per IdV e PD, è dunque la strategia verso le prossime scadenze, sia di programmi che di alleanze. E ancor di più, forse, di pratiche politiche, magari a iniziare dal rafforzare in modo deciso ed evidente l’azione della Provincia di Trieste, fino ad ora timida e di poco impatto. Se l’IdV può permettersi di continuare a fare il partito di protesta, il PD sa che con questi numeri non si governa ed il voto dimostra che, seppure ci sia salvati dal tracollo temuto, è tramontata l’idea di partito dall’aspirazione maggioritaria.

L’errore più grande che il PD può fare è usare la grande affermazione della Serracchiani come foglia di fico rispetto alle debolezze che il voto ha confermato. Perché la grande protagonista del voto è Debora Serracchiani, per le dinamiche della sua ascesa e del consenso nato intorno a lei. Ha vinto Debora Serrachiani, non ha vinto il PD. Basta guardare i voti di preferenza in FVG, e se Serrachiani prende oltre 70mila preferenze e dietro a lei tutti i candidati “di apparato” a stento arrivano a 10mila, questo è un segnale chiaro: la gente ha votato Debora Serracchiani proprio per dare un segnale al partito. È vero che si può aprire una stagione nuova per il PD, che qui a livello locale può giovarsi ancora di più dell’ “effetto Debora Serracchiani”, ma è proprio la Serracchiani ora che deve prendere in mano il partito o sarà difficile recuperare il gap se si lascia la partita ai soliti schemi. Deve farlo ora, perché ha la forza dei numeri, del successo personale, del consenso e di un insperato entusiasmo rinato in molte persone. Deve farlo ora, subito, per il PD ma anche per se stessa.

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21 commenti a Il dopo-elezioni in Fvg: lo scontro si sposta dentro i partiti. E Serracchiani deve prendere in mano il Pd

  1. a me pare che il successo di serracchiani sia legato alla sua genesi e su quella mi piacerebbe che molti si esprimessero.

    ha detto delle ‘cose normali’ (al posto giusto, nel momento giusto, sotto le telecamere giuste di youdem.it) tramite una estetica retorica certamente critica dell’establishment PD. l’impatto emozionale sui potenziali elettori del centrosinistra è stato enorme e, per capire questo, basta una ricerca su google o google blog search per vedere la reazione che il suo intervento ha avuto tra la gente (tra la gente che ha accesso a internet, ovvio… ma non dimentichiamoci che la gente on-line è sempre più rappresentativa dell’universo ‘reale’, dati alla mano).

    sarebbe sciocco proporre a serracchiani di proporsi come capo-popolo, contro tutti, a testa bassa (contro i segretari e gli uomini forti del partito). ma penso sarebbe altrettanto sciocco non pensare che, oltre a una sua necessaria timidezza e timore di fare il passo sbagliato, c’è un aspettativa di cambiamento enorme attorno a lei: 144 mila voti lo dimostrano.

    a me pare che queste 144 mila persone e non solo loro aspettino piccoli ma costanti segnali da lei: si aspettano parole fuori dal coro della attuale leadership PD; e comportamenti capaci di interagire con l’entusiasmo e la voglia di emozionarsi per quelle ‘cose normali’ che, evidentemente, tanto normali più non lo sono per l’introverso PD.

    fa bene matteo qua sopra a dire che serracchiani non può che concentrarsi sul livello locale. qui può giocarsi legami veri, nel bene e nel male: con chi l’ha sostenuta perchè gli conveniva e con chi l’ha sostenuta solo perchè vorrebbe quelle cose ‘normali’. si era detto, infatti, che il PD doveva ripartire dal territorio…

  2. peccato che non c’è il tasto “mi piace”!

  3. effebi

    alcue testate nazionali prospettavano questo scenario nel prossimo futuro PD
    Dalema presidente (area ex PCI)
    Franceschini segretario (area ex DC)
    Serracchiani vicesegretario (sponsorizzata da Veltroni che la sta sponsorizzando circondandosi di altri giovani)

    alla fine, al di là di concetti ed ipotesi i PD (come tutti i partiti) deve accontentare tutte le sue anime

  4. Fa riflettere il FATTO che a chi sa leggere, di questi tempi ( ma mi sa che xe’ stado sempre cussi’, o squasi: nei momenti tragici o rivoluzionari ) non sia concesso scrivere. La politica, voglio dire. E’ il daimon – dice sior Socrate – a dirci cosa NON fare: ma se il capire non ha piu’ valore – in politica o in estetica, in etica come in pratica – se non quello di ben analizzare e narrare le sconfitte, le bruttezze e i pessimi comportentamenti individuali o collettivi, allora viene meno anche la sola forza di cui non può fare a meno qualsiasi opposizione democratica e laica.
    La Lega pensa, una parte di AN pure, i consulenti del SulCaimano anche.
    Solo nel PD chi lo fa non conta.
    Sono loro,siamo noi a essere NEL e PER il PD, e chi lo regge ad esserne fuori e contro.

  5. Capisco tutto l’entusiasmo che c’è dietro al suggerimento che Serracchiani si concentri “sul territorio”, ma qui mi sembra che si sta dimenticando quale è il mandato che le hanno affidato partito ed elettori: RAPPRESENTARE IN NORDEST AL PARLAMENTO EUROPEO.
    Ogni eletto, anche a Roma, ha il dovere di non perdere il contatto con i suoi elettori, ma tradirebbe chi l’ha votata se trascurasse l’ Europa. Capisco benissimo che ci sono interessi in ballo per tirarla in barca, comprometterla, farle favori da ricambiare e darle prestiti ad usura, ma lei deve resistere a queste sirene, pena la sua immagine e la sua indipendenza.
    Quando sarà stato firmato il Trattato di Lisbona il Parlamentare Europeo avrà un ruolo molto più forte di quello nazionale o dell’Apparatschik di partito. Serracchiani, tra 2-3 anni sarà giudicata solo dal suo impegno a Strasburgo e dai risultati che da lì porterà a casa. Se si mette ad intrigare con le mezze menole del suo partito italiano, rischia di rimanere invischiata in giochi più grandi di lei e di fallire a Strasburgo.
    Il suo compito lì, oltre a rappresentare gli interessi delle regioni che l’hanno votata, è di costruire un ponte di credibilità tra il PD ed i suoi omologhi dei Socialisti Europei, di dare il suo contributo alla nascita di un Partito Socialista Europeo, di cui quelli nazionali siano solo sezioni subordinate. Dopo Lisbona la direzione può essere solo quella.
    La costruzione del PSE è una tale gatta da pelare, da richiedere il 110% dell’ energia di Debora.
    Ovviamente gente “di ieri” come d’Alema (ed altri nostrani) non può volere un Partito Europeo forte, libero dalle reti di gratitudine, compiacenza e omertà dei partiti nazionali. Come l’opposizione tacita del PdL e della Lega all’Euroregione.

  6. furlàn

    Vero: deve fare quello per cui è stata votata e rappresentare il nordest.
    Falso: non c’entra un bel niente il partito socialista europeo. Il Pd non appartiene a quel gruppo parlamentare.

  7. C’era una volta un Re Riccardo che tolse le castagne dal fuoco del centro sinistra regionale. Ma quando fu sconfitto le castagne erano diventate cenere.
    Inaspettata giunse allora la Pulzella d’Eboriani…

    Deborah,oh Deborah,ascoltami…

    Sparisci per po’,e quando torni porta con te una spada, un computer e un mazzo di rose. Onorerai il mandato europeo e vigilare che il tuo trionfo non diventi foglia di fico non e’una favola…

    (nel frattempo, serracchiotti & serracchiotte : fatevi sentire, se ci siete: QUESTO e’ il momento, o si ri-fa il PD o lui muore !

  8. l’apocalittico fiandra, scrive:

    Fa riflettere il FATTO che a chi sa leggere, di questi tempi ( ma mi sa che xe’ stado sempre cussi’, o squasi: nei momenti tragici o rivoluzionari ) non sia concesso scrivere. La politica, voglio dire.

    mi sembra una visione manichea della realtà. del tipo: i tempi xè cambiai. non è proprio vero che chi ha qualcosa da dire in politica, non venga mai ascoltato.

  9. bulow

    avevo postato il link a questo articolo, ma il sistema non lo accettato. riprovo col taglia-incolla.

    quanto segue mi fa venire il latte alle ginocchia.

    da “la repubblica”

    Pd, scoppia il caso Gheddafi
    “Non lo vogliamo al Senato”

    ROMA – La visita romana di Gheddafi imbarazza il Pd e diventa un caso. Con una gruppo dei senatori democratici che entra in rotta di collisione con il vicepresidente Nicola Latorre. Che, a sua volta, trova il sostegno di Massimo D’Alema. Mentre il segretario Dario Franceschini, così come Walter Veltroni, si schierano con il gruppo dei democratici al Senato. Insomma, un pasticcio. Che Franco Marini cerca di minimizzare: “Una tempesta in un bicchier d’acqua”.

    Oggetto della disputa il via libera dato ieri dal senatore democratico Latorre, durante la conferenza dei capigruppo, alla richiesta del presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri di ospitare domani in aula il leader libico. Una scelta che non è piaciuta a molti colleghi di partito di Latorre (che sostituiva la presidente del gruppo Anna Finocchiaro alla conferenza). In particolare ad Enrico Morando: “A Gheddafi mancano quei titoli di democrazia e rispetto per i diritti umani”.

    E così, in mattinata, nel corso dell’assemblea del gruppo, una quindicina di parlamentari contesta la decisione. Al punto che la riunione si conclude con la scelta di disertare l’aula quando domani il leader libico prenderà la parola. Mentre Anna Finocchiaro prende l’impegno di scrivere una lettera al presidente del Senato Renato Schifani per spiegare i motivi del dissenso. In particolare, Finocchiaro farà osservare che la decisione della conferenza dei capigruppo si è sempre pronunciata all’unanimità quando si trattava di prendere decisioni particolarmente rilevanti, come è il caso dell’intervento di Gheddafi in Aula.

    Latorre, però, non ci sta. “Nessuno mi ha contestato in aula, durante l’assemblea del gruppo, non so se questo e’ accaduto fuori. Avendo costoro anticipato informalmente le contestazioni, attendo ora le contestazioni formali. Ma nessuno mi ha detto che avevo sbagliato” dice l’esponente di area dalemiana.

    Ma l’imbarazzo resta. Anche perché “l’alleato” Idv risulta essere l’unica voce tra i gruppi parlamentari che ha sempre duramente criticato le professioni di amicizia incondizionata al leader libico. Lo stesso che senatori del Pd come Paolo Giaretta e Anna Maria Carloni definiscono “un dittatore”.

    Di tutt’altro avviso D’Alema che non trova nulla di “scandaloso” nel fatto che Gheddafi (che venerdì sarà ospite della fondazione dell’ex ministro degli Esteri, ItalianiEuropei) parli in Senato. “Un pronunciamento contro non avrebbe senso” dice D’Alema. Che ricorda: “Qui alla Camera venne a parlare Arafat, con la pistola”. Parole che, però, non convincono il segretario Dario Franceschini: “Sono d’accordo con le decisioni che prenderà il gruppo al Senato che ha chiesto di ospitare Gheddafi in un luogo diverso dall’Aula”. “Ovunque parli io lo andrò a sentire” taglia corto Marini.

    Polemica anche l’Udc che annuncia la sua assenza in Aula: “Non condividiamo la decisione di prestare un ramo del parlamento a fare da prestigioso megafono a un leader autoritario che non rispetta i diritti umani e civili”.

    Chi invece non ha dubbi è Umberto Bossi: “Gheddafi sta aiutando l’Italia, fermando un po’ l’immigrazione. E’ venuto fino a qui, è a Roma, non si può non farlo parlare”.

  10. @ furlan

    Ho controllato su Wikipedia la collocazione europea del PD: abbiamo ragione entrambi: è un anfibio.

    “In sede europea, infatti, i parlamentari europei del PD hanno mantenuto inizialmente la loro collocazione originaria (divisi tra PSE e ALDE) fino alle elezioni europee del 2009, dopodiché non è stata stabilita una collocazione unitaria. La scelta non si è realizzata nel non aderire tout-court al PSE, ma si vorrebbe creare una federazione con esso, e costituire un gruppo unico in sede di Europarlamento.[27] “

  11. Mitja

    Sono quasi perfettamente d’accordo con la lucida analisi di Matteo. L’unico punto sul quale dissento è la constatazione secondo cui con queste elezioni sarebbe tramontata la vocazione maggioritaria del PD.
    Se la si intende come prospettiva di autosufficienza è chiaramente venuta meno. Partendo dal 26 per cento è difficile arrivare al 51.
    Se invece la si concepisce in termini non quantitativi, ma qualitativi, quale ambizione a costruire un soggetto in grado di rappresentare il pluralismo della società italiana, la sua complessità, e insieme capace di proporre una sintesi alta, segnata dall’innovazione, allora questa idea non è sconfitta.
    Può avere un futuro, a patto che trovi interpreti nuovi. Che si accompagni al rinnovamento della classe dirigente del PD. Il successo enorme di Debora è il segnale che il cosiddetto popolo delle primarie è ancora disponibile, nonostante tutto, a sostenere il progetto del PD. Certo, c’è da augurarsi, come sostiene Matteo, che Debora Serracchiani si metta al servizio di queato rinnovamento. Altrimenti, se farà altre scelte, sarà davvero un’occasione persa.

  12. bulow

    per chi volesse sapere qualcosa di piu’ sul trattato italo-libico e su cosa ci sta dietro:

    http://www.unita.it/news/politica/85534/la_protesta_contro_la_visita_del_colonnello

    http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/

    non e’ politica locale, ma ci riguarda comunque da vicino.

    ed e’ soprattutto su queste questioni che il pd e la sinistra si giocano la loro credibilita’.

  13. effebi

    ROMA, 30 dicembre 2007 – Il negoziato è stato lungo e riservato. Legato alla questione dei risarcimenti coloniali e ai contratti dell’Eni con per l’esportazione del gas. Ma alla fine la partita si è chiusa. Il “Protocollo per la cooperazione tra l’Italia e la Libia per fronteggiare il fenomeno dell’immigrazione clandestina” è stato firmato ieri a Tripoli dal ministro dell’Interno Giuliano Amato e dal ministro degli Esteri libico, Abdurrahman Mohamed Shalgam. L’accordo prevede l’invio di sei navi della Guardia di Finanza, tre guardacoste e tre vedette, pronte a operare in acque territoriali libiche con equipaggi misti, allo scopo di riportare nei porti africani le barche intercettate. …. Per Amato si potranno così “salvare molte vite umane” facendo “ciò che è stato fatto sulle coste dell’Albania”….
    (Amato, governo centro-sinistra Romano Prodi)

  14. bulow

    effebi

    la conosco benissimo la genesi di questo trattato. e’ ben su questo che vorrei vedere dei cambiamenti di rotta da parte del pd e del centrosinistra in generale.

    a volte ho l’ impressione che tu pensi che gli elettori del centrosinistra siano monoliticamente d’ accordo con qualunque cosa facciano i leader dei partiti per cui hanno votato. ma non e’ cosi’.

  15. bulow

    by the way, mi piacerebbe ogni tanto sentire elettori di centrodestra muovere qualche critica ai loro rappresentanti. ad esempio su gheddafi, che non e’ proprio amico di israele… ma questo governo non era il migliore amico di israele?

    diciamo cosi’: la democrazia in italia ci guadagnerebbe molto, se in ciascuno dei due campi gli elettori marcassero stretto i loro rappresentanti, e non si limitassero a dare loro una delega in bianco.

  16. bulow

    @ tutti

    scusate l’ off topic

  17. effebi

    mi sembra che fini nadrà a votare per il referndum mentre papino no
    (è sufficente ? passato l’esame ?)

  18. bulow

    effebi

    io parlavo di elettori. e non stavo facendo esami a nessuno. la tua ironia mi sembra fuori luogo. stavo facendo un discorso molto serio.

  19. bulow

    quanto alla libia, vorrei aggiungere anche che trovo vergognoso che l’ italia ci abbia messo sessant’ anni per ammettere le sue colpe, e che i crimini del colonialismo italiano siano ancora praticamente sconosciuti in italia. con questo chiudo, e mi scuso ancora per essere andato off topic.

  20. effebi

    non è ironia, e io parlavo anche di elettori, infatti andando (o non andando) a votare per il referendum anche l’elettore di c-ds esprimerà assenso o dissenso verso papi o fini.
    quanto alla libia, che succede ? adesso che un governo (ocio, di c-ds) ha ammesso le malefatte italiche continueremo comunque il lamento perchè c’abbiamo messo troppi anni ?
    in ogni caso su sto fatto delle malefatte italiche: sembra sempre che l’italia sia uscita dalla guerra senza “pagare dazio”. ma ce lo vogliamo ricordare il trattato pace del ’47 e il lungo elenco dei danni che l’italia ha dovuto pagare a questo e a quello ? dovremo continuare fino a quando a chiedere scusa a questo e a quello.
    ma ce lo siamo letto sto benedetto trattato di pace o no ? dobbiamo ancora qualcosa a qualcuno ? non le abbiamo mica scritte noi quelle condizioni.
    comunque qui in effetti siamo completamente ot, quindi se qualcuno apre un post sulla libia magari ci si trova lì.

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