Un membro del Comitato 482, “che riunisce oltre una trentina di realtà associative appartenenti alle comunità friulana, slovena e tedesca del Friuli”, ci ha inviato questo comunicato.
In questi mesi il Comitato europeo che vigila sull’applicazione della Convenzione quadro per la protezione delle minoranze nazionali sta raccogliendo dati per il redarre la nuova Valutazione sull’Italia: documento che sarà poi utilizzato dalle autorità comunitarie per elaborare le Raccomandazioni che lo Stato italiano è chiamato a rispettare. Il quadro che emerge è decisamente peggiore di quello, già poco lusinghiero, evidenziato dalla precedente Valutazione.
Nel frattempo, infatti, nulla è stato fatto per porre rimedio alla violazione della legge 482/99 nel settore radiotelevisivo pubblico. Anche il Contratto di servizio 2007 – 2009 tra il Ministero delle Comunicazioni e la RAI non indica né le sedi locali cui affidare la programmazione in lingua minoritaria, né il livello minimo di tutela. Ciò impedisce di attuare quanto previsto dalla legge.
Non sono state superate nemmeno le difficoltà emerse nell’attuazione della 482/99 nelle scuole e nelle amministrazioni pubbliche. Per esempio, degli oltre 170 Comuni del Friuli – Venezia Giulia che si sono dichiarati di lingua friulana, solo una cinquantina si sono dotati degli sportelli linguistici previsti dalla legge. Per quanto riguarda la scuola, nonostante alcune esperienze positive, spesso gli istituti non si sentono obbligati a fornire l’insegnamento in lingua friulana, nemmeno se viene esplicitamente richiesto. In molti casi non forniscono alcun servizio o lo forniscono in modo del tutto inadeguato.
Ciò dipende anche dalla scarsa copertura finanziaria della legge. Tal sostegno, già dal principio insufficiente, si è ridotto sempre di più. I fondi stanziati nel 2001 ammontavano a poco meno di 9 milioni di euro, nel 2008 si era già scesi a 5 milioni e 617 mila euro, e nel 2009 ci ritroviamo con poco più di 2 milioni di euro per tutte le 12 lingue minoritarie riconosciute (stiamo parlando di circa 3 milioni di cittadini italiani). Per quanto riguarda il Friuli – Venezia Giulia, nel 2009, dallo Stato arriveranno appena 452.602 euro: 300.672 per la comunità di lingua friulana, 135.703 per la comunità slovena, e 16.227 per quella germanica. Inoltre, il bilancio pluriennale dello Stato italiano prevede per il 2010 una riduzione ulteriore dei fondi della 482/99. È chiaro che, se ciò dovesse essere confermato, la legge statale di tutela delle minoranze linguistiche storiche verrebbe svuotata
di ogni residua operatività.
Effetto della crisi economica? Niente affatto. Basti pensare che l’otto aprile scorso non ci sono stati problemi a trovare 13 miliardi (miliardi, non milioni!) di euro per comprare 131 caccia bombardieri F-35. Ciò significa che, per finanziare la legge che dovrebbe dare attuazione all’art. 6 della Costituzione della Repubblica italiana non ci sono soldi, mentre se ne spendono senza ritegno per strumenti da guerra (guerra che, sempre secondo la Costituzione, viene ripudiata dalla nostra Repubblica). Si tratta di un fatto davvero grave. Per rendere le cose ancora più chiare, facciamo un altro confronto: nel 2009 il Governo italiano spenderà 300.672 euro per “garantire” i diritti linguistici dei friulani, mentre quello irlandese ne spenderà 368.000 euro per sviluppare un database dei termini legali della lingua gaelica…
Per quanto riguarda i friulani, la situazione è resa ancora più pesante dal blocco totale della legge regionale dalla 29/2007, il cui obiettivo dichiarato era di applicare alla specifica situazione friulana le linee di tutela generali indicate dalla 482/99. Se la legge regionale rimane del tutto inapplicata, ciò dipende principalmente dalla mancanza dei regolamenti applicativi, cui l’attuale amministrazione regionale non ha ancora provveduto. Inoltre, la recente sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi alcuni commi della legge. Una decisione che, a nostro avviso, propone una lettura restrittiva delle indicazioni fornite dalla legge 482/99, limitando gli spazi di autonomia della nostra Regione. Va detto, inoltre, che non si è trattato per nulla di una decisione scontata, come fa intuire la rinuncia da parte del giudice relatore Ugo De Siervo a scrivere le motivazioni della sentenza.
Il Comitato 482 – che riunisce oltre una trentina di realtà associative appartenenti alle comunità friulana, slovena e tedesca del Friuli – ha già trasmesso al Ministero dell’Interno italiano e al Comitato europeo incaricato di monitorare l’applicazione della Convenzione quadro per la
protezione delle minoranze nazionali un rapporto sulla situazione dei diritti linguistici in Friuli in cui si denuncia questa situazione.
Per sensibilizzare il mondo politico regionale su questi argomenti, abato 30 maggio, alle ore 11.30, presso la sala Pasolini del nuovo palazzo della Regione (Udine) il nostro Comitato terrà un incontro pubblico cui sono stati invitati a partecipare i candidati del Friuli – Venezia Giulia che partecipano alle elezioni per il Parlamento europeo. A tale iniziativa dovrebbero seguire altri incontri con i politici regionali e con i parlamentari eletti in Friuli – Venezia Giulia.
La politica regionale, infatti, ha finora mostrato scarso interesse per i tagli indiscriminati alla 482/99, mostrando una passività che danneggia la nostra Regione. In questi giorni, inoltre, diversi rappresentanti politici si sono rallegrati per la sentenza della Corte Costituzionale. Secondo loro, infatti, la 29/2007 lede i diritti di quanti non vogliono il friulano. Questi presunti difensori della libertà e dei diritti, cosa hanno fatto, invece, per garantire i diritti di quanti desiderano utilizzare la propria lingua in maniera normale a scuola e nelle istituzioni pubbliche? Perché non hanno mosso un dito per i diritti linguistici di friulani, sloveni e tedeschi? Desiderano forse un regime di apartheid linguistico, in cui le nostre lingue possano essere utilizzate solo entro ambiti e territori limitati?
Vogliamo ricordare che la legge statale 482/99 e la legge regionale 29/2007 (ad eccezione di pochi commi) rimangono in vigore e che è dovere di tutti gli organi istituazionali dare loro applicazione.
Il Comitato 482 non intende subire passivamente quanto sta accadendo. Difendere le nostre lingue, infatti, significa difendere la nostra identità, la nostra autonomia, la nostra libertà. Si tratta di una battaglia per i diritti e per la democrazia. Faremo dunque quello che i friulani sanno fare molto bene: resistere. La nostra storia ne è la dimostrazione.
Udine, 25/05/09
I coordinatori del Comitato 482
Giovanni Pietro Biasatti – Luigi Geromet – Jole Namor – Carlo Puppo



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