4 maggio 2009

Far East Film Festival: Memorie di uno Gheisho – Day 8 –

Cessi, risate e mazzate

Primo maggio, su coraggio. Coraggio che mi è mancato nell’ affrontare Love Exposure, un delirio giapponese lungo 4 ore che, a detta di tutti, definire cagata è dir poco. Nel complesso invece la giornata di ieri mi ha dato grandi soddisfazioni: critiche sociali, azione, storia, risate. Penultimo giorno di festival in crescendo, nell’ attesa domani sera del blockbusterone Yattermen che si presenta come uno dei main events del Festival stesso.

  • 11.00: The Story Of The Closestool – Xu Buming – Cina 2008

thestoryMu Xiaodan è ossessionata dai gabinetti: costretta ad andare in quelli pubblici vuole assolutamente costruirsene uno tutto suo in casa. Il suo sogno finalmente realizzato però le procurerà più dolori che gioie, fino ad essere costretta a rendere pubblico e a pagamento il gabinetto, suo sogno personale.

Ambientato nella Cina degli anni ’80, il film vuole essere uno spaccato-denuncia sulle condizioni sociali di quel paese a quel tempo.
L’ ossessione di Mu è data dalla assoluta mancanza di privacy da parte della sua famiglia che non le permette di essere sè stessa; per estensione di significato, però, questa mancanza di privacy – e la conseguente spersonalizzazione a tutto vantaggio del popolo e del partito- è sottolineata anche nella metafora del gabinetto.

Non era possibile, nella Cina dell’ epoca, coltivare ambizioni, sogni o progetti personali perché sopra tutto c’ era sempre e comunque il partito. I progetti di ognuno devono essere per forza al servizio della collettività.

  • 20.00: Scandal Makers – Kang hyeong-chul – Corea del Sud 2008

Nam Hyeon-su è uno dei personaggio più conosciuti del Paese: conduce una rubrica radiofonica di grande successo, gira un sacco di spot e presenta un talent-show musicale di estrema importanza. La sua vita però viene sconvolta quando, in un botto solo, scopre di essere non solo padre, ma addirittura nonno. Per Nam il percorso verso la presa di coscienza della nuova realtà sarà lungo.

Commedia degli equivoci quasi perfetta. Si ride, e di gusto, dall’ inizio alla fine. Le gag sono irresistibile come pure l’ interpretazione degli attori: il bambino Wang Seok-hyun è semplicemente strepitoso. E’ stato a lungo campione d’ incassi in Corea, superando pure The Good, The Bad, The Weird al box office.

  • 22.00: Ip Man – Wilson Yip – Hong Kong 2008

Ip Man è il più importante maestro del Kung Fu stile Wing Chung. Il film narra la storia del maestro durante l’ occupazione cinese iniziata nel 1937 e finita nel 1945, dalla vita tranquilla nella sua città fino alla determinazione a non cedere mai all’ invasore nipponico.

Non solo un film di arti marziali: intendiamoci, le mazzate volano, e anche parecchio. Però il film vuole mettere in risalto lo spirito del maestro, spirito di resistenza che sarà da esempio a tutti i suoi concittadini. Spettacolari i combattimenti, forse un po’ troppo “di parte” quando contro il Generale Miura il maestro Ip vince praticamente con una mano sola. Ma, essendo un film di Hong Kong finanziato dalla Cina, non poteva essere altro che così.

  • 00.00: Fireball – Thanakorn Pongsuwan – Thailandia 2009

Fireball, ovvero Muay Thai Basketball. Le regole sono semplici: ci si riempie di mazzate il più possibile cercando anche di fare canestro. Vince la squadra che fa canestro per prima oppure, in caso di zero basket, la squadra di chi resta in piedi per ultimo. Tal spietato gioco mortale viene dato in pasto dalla mafia agli avidi scommetitori e solo partecipando a questo torneo Tai potrà vendicare il gemello Tan, ridotto in fin di vita poco tempo prima: fingerà di essere lui per potersi vendicare, ad un costo però enorme.

Bon, le premesse per un ex cestista come me c’ erano tutte: basket + pàcche. Delusione assoluta su entrambi i fronti. Di pallacanestro c’ è veramente molto poco, se non il pretesto per fare un Thai film diverso dal solito; l’ ambientazione street notturna e, nello scontro finale, in un bacino di scolo del porto sono clichées ormai abusati; l’ azione infine è veramente confusa e insostenibile: la macchina a mano mossa nervosamente e a scatti – altro stereotipo ormai spaccacazzi – vuole essere una MTV imbottita di steroidi, risultando però inutilmente fastidiosa. Inutili, infine, le parti di raccordo tra una scazzottata e l’ altra, con dei dialoghi che rasentano il ridicolo. La pecca maggiore del film, oltre al fatto di avere già un sequel annunciato, è che si prende troppo sul serio volendo essere un film spaccaculi. Se avesse avuto un registro più grottesco, forse si sarebbe anche potuto salvare. Ma così resta, a mio modesto parere, solo il peggior film visto al Festival.

Peccato solo per la cagatona finale, ma nel complesso giornata positiva. Ho scelto la vita, andando in giro per aperitivi il pomeriggio invece di delirare 4 ore per Love Exposure, come probabilmente avrei fatto qualche tempo fa. Starò invecchiando, probabilmente.

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