29 aprile 2009

Far East Film Festival: Memorie di uno Gheisho – Day 5 –

Sensibilità e rudi camionisti

Giornata esagerata, come quella di ieri. Il fil rouge odierno sarà la poeticità nel raccontare le cose, soprattutto per quanto riguarda la sessione pomeridiana. Traduzione: un’ immane rottura di palle.
Tre film, tutti quanti al femminile, per descrivere situazioni familiari – leggere o pesanti che siano – riprese affrontate con notevole sensibilità. Zero film d’ azione infatti, se non un gangster movie coreano alle 22.30, toh, giusto per accontentare quei quattro tamarri in sala. Me compreso.

  • 10.40: My Dear Enemy – Lee Yon-Ki – Corea del Sud 2008

Una giovane donna, Hae-soo, si presenta dal suo ex-fidanzato Byung-woon fermamente decisa a farsi restituire i 3 milioni e mezzo di won (quasi 3.000 euro) che gli aveva prestato un anno prima. Byung-woon, completamente al verde, prima cerca di rassicurarla poi, di fronte alla sua insistenza, le promette che avrà il denaro entro sera racimolandolo da tutta la gente che conosce. Hae-soo decide di seguirlo nei suoi spostamenti: passeranno una giornata piena, all’ insegna dei ricordi, sempre sul filo del “non detto”.

Storia semplice, lineare, quasi banale: invece ne viene fuori un film di due ore – troppe, veramente troppe – imperniato più sul silenzio e le mezze frasi che non sui dialoghi tra i due protagonisti.
I due sono diamentralmente opposti ma caparbi, ognuno resta fisso nelle proprie convinzioni: Hae-soo è pragmatica, razionale, quasi fredda; Byung-woon al contrario è il bambinone mai cresciuto sempre gioviale con tutti. Durante questo atipico road movie Hae-soo riuscirà a capire delle sfaccettature della personalità di Byung-woon che prima non riusciva, o non voleva, vedere. Film a tratti etereo, caratterizzato da dialoghi non troppo serrati e in alcune parti totalmente assenti – memorabile la scena, cronometrata, di 1 minuto e 32 secondi di assoluto silenzio tra i due protagonisti in metropolitana. Credo che sia il film in assoluto col ritmo più lento. In buona sostanza, mi sono mantecato i coglioni per due ore. Ma io sono un rude taglialegna senza un minimo di sensibilità, è risaputo.

  • 16.20: The Way We Are – Ann Hui – Hong Kong 2008

Scene di un interno familiare: una madre vedova che lavora in un supermercato per mantenere sè e il figlio, un anziano vicino di casa che pian piano entra nelle loro vite e le vicissitudini delle rispettive famiglie vissute in maniera diametralmente opposta.

Sarà che sono insensibile di mio, ma non ho mai dormito così bene durante un film. Mezz’ oretta, almeno. Non aspettatevi non dico sparatorie e inseguimenti, ma neppure un qualcosa che vada al di là dell’ ordinario: questo film è semplicemente la descrizione della vita in un sobborgo di Hong Kong nel quale, di norma, non succede mai nulla.
Se non succede mai nulla, mi dico io, perché sprecare tempo cercando di fare un film sul niente? Rispetto a questo, il film precedente era Pulp Fiction. Peccato, perché il film era stato presentato come una piccola gemma: su di me ha avuto lo stesso effetto di una falciatrice sui maroni.

  • 20.20: Departures – Takita Yojiro – Giappone 2008

departuresDaigo, dopo aver perso il posto come violoncellista, torna al paese natio con la moglie Mika. Qui trova lavoro presso un’ impresa di pompe funebri dove diventerà un perfetto nokanshi imparando l’ arte di preparare i defunti per la sepoltura. Dapprima schifato e spaventato, Daigo imparerà questa nobile arte e, restituendo dignità ad un corpo senza vita, riuscirà a far luce sulla sua vicenda personale, abbandonato troppo presto da un padre di cui non ricorda nulla, nemmeno il volto, e che odia senza alcuna remora ma che ritroverà in un’ ultima straziante occasione.

Film assolutamente stupendo, degno vincitore del premio Oscar come miglior film straniero. E’ leggiadro e, questa volta sì, poetico nel senso più puro del termine,che fa ridere e commuovere.

Non parla di morte, tutt’ altro: è un inno alla vita e alla dignità del viverla, e il trapasso non è nient’ altro che un momento di transizione verso un altrove. L’ arte del nokanshi sta tutta nel dare dignità al defunto e Daigo riceverà molti apprezzamenti, da parte dei parenti, per aver restituito loro la persona che si ricordavano.

E’ un film contro i tabù: la moglie Mika che considera Daigo impuro, salvo poi ricredersi non appena lo vede all’ opera, e la gente che anche in un litigio durante le esequie indica Daigo come esempio di mestiere da non seguire perché considerato non normale stanno ad indicare la chiusura della società nipponica verso questi temi. Il finale è veramente da brividi alti così.

  • 22.40: Rough Cut – Jang Hun – Corea del Sud 2008

Soo-ta è un irascibile attore che ha sempre sognato di fare il gangster, Gang-pae è un gangster con velleità artistiche. Il destino li fa incontrare sul set di un film di gangster che Soo-ta deve finire di girare. Quale occasione migliore per Gang-pae di dimostrare di che pasta è fatto?

Film metafilmico, che gioca col cinema e nel cinema. Molto spesso durante il film le situazioni reali e di finzione si mescoleranno, sia per i due protagonisti che per i loro comprimari. I finali pertanto saranno due, quello del film di Soo-ta e quello reale di Gang-pae, e saranno molto diversi tra di loro. Peccato soltanto per le scene di azione, veramente poche, e per qualche inutile sbrodolatura della trama.

Giornata di film e di brindisi, oggi. Rovinata verso sera dalla solita pioggia infame che comunque non è riuscita a impedirmi la degna conclusione di serata alla Taverna dell’ Angelo. Domani solo metà giornata dedicata ai film: in serata concerto dei Propagandhi a Marghera. Imperdibili.

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Un commento a Far East Film Festival: Memorie di uno Gheisho – Day 5 –

  1. mi spiace tantissimo di non poterci andare al FEFF; la line-up sembra strepitosa.

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