3 Marzo 2009

A giudizio il partner del tragico gioco erotico ‘bondage’ di Bologna

L’Ansa, nota agenzia di stampa, diffonde la notizia che il Pm di Bologna Lorenzo Gestri ha fatto richiesta di giudizio immediato per il musicista triestino Michele Tropper. Questi è il trentaseienne accusato di omicidio preterintenzionale dell’8 settembre scorso avvenuta, a quanto pare, in un gioco erotico avvenuto nel Bolognese. La vittima è Andrea Costanzo, 31 anni, anche lui triestino, che si faceva chiamare Alice.

Il rito immediato viene chiesto dal Pm quando ritiene la prova evidente. Tocca ora al Gip Michele Guernelli, entro la settimana, decidere se accettare (e quindi mandare Tropper davanti alla Corte d’Assise) o meno la richiesta. La difesa, anche in caso che il Gip decida per l’immediato, avrà la possibilità di chiedere un rito abbreviato davanti al Gup. Con la richiesta di Gestri, comunque, si blocca la scadenza dei termini della custodia cautelare per Tropper, che sarebbe scaduta il prossimo 8 marzo, cioé a sei mesi dall’arresto. Tropper, che è difeso dall’avvocato Gianluigi Lebro, è agli arresti domiciliari. Andrea morì per asfissia durante una pratica ‘bondage’. L’autopsia definì un quadro che conferma la versione del gioco erotico finito male.

Tropper aveva fornito agli inquirenti versioni diverse dei fatti: inizialmente aveva parlato di suicidio del compagno (gli aveva anche messo in mano le chiavi delle manette che aveva ai piedi per avvalorare questa versione), poi aveva confessato di aver involontariamente provocato la morte del trans tirando almeno cinque volte la catena, su richiesta di Andrea. Davanti al giudice, nel corso dell’interrogatorio di convalida, sostenne poi di aver legato Andrea su sua richiesta e poi di averlo lasciato solo, non accorgendosi che fosse morto. E’ questa la versione definitiva della difesa di Tropper.

Secondo altre fonti on-line, i due si erano conosciuti, 4-5 prima della disgrazia tramite internet. Sempre stando al racconto del fermato, la vittima gli aveva detto di essere un ermafrodita. Tra loro non c’erano – ha aggiunto – mai stati atti sessuali completi. Ed era stata la vittima a introdurlo alle pratiche estreme.

Michele Tropper ha raccontato sul Piccolo:

Avevo conosciuto Alice su Internet perché entrambi condividevamo la passione per la musica. Era diventata mia amica e volevo solo che fosse felice. Avvertivo che in lei c’era una profonda amarezza e cercavo di esaudire ogni suo desiderio. Per questo ho acconsentito a quel gioco di sottomissione», ha raccontato Tropper all’avvocato Catozzi.
Poi ha aggiunto: «Visitavamo entrambi gli stessi siti musicali. Sono eterosessuale e tra di noi c’è stata solo amicizia. Tutto è iniziato perché volevo realizzare la copertina del mio nuovo cd ”Aphasia” e Alice era un grafico molto esperto. È nato un progetto interessante, e poi un’amicizia».
Michele Tropper ha spiegato che Alice «era molto infelice e la sua situazione mi ricordava un po’ la mia. I problemi di obesità, infatti, mi hanno costretto a operarmi per ristringere lo stomaco. Sentivo di doverla aiutare a cambiare sesso e quindi cercavo di esaudire ogni suo desiderio. Farle del male era l’ultima cosa che volevo. Sono deluso, ma voglio dimostrare che non sono un mostro».

L’accusato ha ribadito che «nessuna altra persona è stata coinvolta nel gioco di sottomissione». Ha poi affermato che i suoi familiari erano all’oscuro. Ha raccontato alcuni dettagli della sua vita, da quando si era trasferito da Trieste a Bologna dopo aver venduto l’appartamento di via Baiamonti 52. «Mi sono trasferito a Passo Segni proprio perché lì vivono alcuni parenti. Pensavo che potessero darmi una mano. Mio padre aveva avuto un altro ictus e oltre a essere immobilizzato non riusciva più a parlare. Lo lavavo e mi assicuravo che prendesse le medicine, accudendolo notte e giorno. Cercavo di guadagnare quelche soldo eseguendo piccoli lavori di elettronica. Mi sono diplomato in una scuola professionale»

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