2 Marzo 2009

Gli haideriani vincono a Klagenfurt: nulla di nuovo sotto il Grossglockner

Mi sono preso un po’ di tempo per leggere quanto scrivono i giornali di tutta Europa sulla vittoria del BZOE in Carinzia. Come apparentemente gli elettori si sono lasciati trascinare più dai ricordi del passato che dai programmi di Dörfler (quali??), così la stampa rispecchia fedelmente i pregiudizi e le proprie idee fisse, riproposte con maniacale precisione e con voluta ignoranza di quanto è successo dopo la fine delle sanzioni.

Per esempio, i quotidiani italiani continuano a posizionare il BZOE come “estremo, di estrema destra, e xenofobo”, come ha anche stigmatizzato Galan in una sua lettera pubblica postuma a Jörg Haider. In tale lettera Galan si mostra cosciente del fatto che Haider non era solo battutacce e cartelli bilingui, ma aveva dato una svolta epocale alla prima sonnacchiosa Carinzia. Il Presidente del Veneto prosegue con un’aspra critica alla stampa italiana, che sembra arroccata su pregiudizi, sfatati dalla realtà. In fine un’esortazione a Dörfler, l’unico punto della lettera in cui lo nomina, a proseguire il cammino verso un’Euroregione “che è molto meglio sostenuta in Carinzia che qui”.

Lasciamo l’Italia e guardiamo quello che si scrive e dice in Slovenia. Dnevnik (LJ) propina una pizza sui cartelli bilingui, sul Haider “conoscitore dei lati più oscuri dell’anima umana”, che aveva fatto leva sui risentimenti anti-sloveni in Carinzia per festeggiare il referendum ed aizzare il popolo contro gli sloveni, sia autoctoni che a sud delle Karawanken. Lo stesso tono nei riassunti delle trasmissioni radiofoniche (www.diepresse.at). In un unico punto non posso dare torto agli sloveni: il “miracolo economico carinziano” è avvenuto con un appesantimento dei conti pubblici. D’altra parte, dico io, se Haider ha evitato la disoccupazione spendendo molti soldi prima della crisi, forse è stato più saggio fare così che dover spendere oggi una vagonata di soldi per rimettere in piedi l’economia. Inoltre non si deve dimenticare, come fa Dnevnik, che lo scandalo BAWAG aveva colpito duramente anche la Carinzia.

Bene, ora chiudo una finestra e ne apro un’altra. In Austria che si dice? Non era prevedibile un successo simile, anche se di successo si sarebbe trattato, se Dörfler, che si giocava tutta la sua vita politica con queste elezioni, condusse tutta la campagna elettorale sulla “memoria”. Non credo che ci sia stato un fattore unico determinante, men che meno la sola “memoria”. Si tratta piuttosto dell’onda lunga della crisi delle socialdemocrazie europee, che, invece di approfittare della crisi per proporre un sistema alternativo, si azzuffano tra loro, tra rappresentanti del “quasi capitalismo” e quelli dell’ “ancora comunismo”, in certi paesi (Germania e Francia) più orientati verso una nuova versione del capitalismo di stato. Anche l’SPOE non fa eccezione: pur non essendo divisa come il PD italiano, si tratta di una formazione con scarsi connotati ideologici: si riconoscono più nell’essere “contro” (la Chiesa ed i “nazisti”, ma anche chi occupa certi posti di potere a cui loro ambiscono, i “Privilegienritter” di Haider)), che “per” qualcosa di socialista. Il risultato delle ultime elezioni nazionali ha mostrato chiaramente che non hanno voglia di cambiare nulla, e questo è veleno per un partito socialista. Si dirà che nel contesto europeo l’Austria sta abbastanza bene, ma personalmente non credo che questo relativo benessere sarà di lunga durata in un resto d’Europa alla ricerca di una nuova identità sociale, politica ed economica. Poi, una grande coalizione, la forma storica di governo dell’Austria, è adatta ad una politica conservatrice, non all’innovazione. Tutte le riforme importanti, dalla tutela del rapporto di lavoro agli assegni famigliari (un certo tipo di questi) sono state fatte dal governo Schüssel, l’unico dei passati decenni ad avere una distinzione tra maggioranza ed opposizione.

Quindi, a monte di tutto io vedo i problemi di un’SPOE nazionale lenta e pesante, con un Faymann debolissimo e costretto a limitarsi al disbrigo degli affari correnti. Io noto la dimostrazione di una disaffezione alla SPOE anche dai risultati nelle singole circoscrizioni: gli aumenti più notevoli del BZOE sono avvenuti nelle tradizionali roccheforti rosse: Wolfsberg, Klagenfurt, Villach. Se si fosse trattato solo di rendere gli onori alla memoria, la gente che aveva sempre votato contro haider non avrebbe votato un Dörfler, suo dichiarato continuatore.

Il disagio dell’SPOE in Carinzia era stato già evidenziato dalle improvvise dimissioni di Gabi Schaunig un anno fa: era una situazione anomala, in quanto l’SPOE era partner di una coalizione con il BZOE, ma Schaunig aveva dichiarato che lo scopo della sua vita politica era far cadere Haider.

In un Land in cui altre alternative sono impensabili, dato che l’OEVP di “”lui e lei” Scheucher non arriva oltre al municipio di Klagenfurt ed a qualche comune del Gailtal, non è un’alternativa. Inoltre, mai e poi mai i carinziani accetterebbero di scimmiottare una coalizione su modello di quella di “Vienna padrona”. I Verdi sono in ascesa, ma sempre su posizioni basse e l’ FPOE, che a gran voce propone la riunificazione con il BZOE, è troppo viennocentrico per risultare appetibile all’elettore carinziano. Non si dimentichi che il suo Obmann, Canori, era già nel 2000-2002 tra i fedelissimi di Haider e poi gli voltò le spalle, quando era di moda farlo (v. Grasser e Westenthaler). L’unico carinziano capace di perdonare un tradimento era, anche se non sembrava, proprio Haider stesso.

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2 commenti a Gli haideriani vincono a Klagenfurt: nulla di nuovo sotto il Grossglockner

  1. Avatar Adriano

    Condivido abbastanza, segnalo solo che a Klagenfurt l’ÖVP ha perso il borgomastro Scheucher che ha ottenuto il 22.12%. Al ballottaggio andranno Scheider (BZÖ) col 40.66% e Mathiaschitz (SPÖ) che ha ottenuto il 24.01% dei voti.

  2. Appunto, in una roccaforte di oppositori come Klagenfurt, è eccezionale che il BZOE arrivi al 40!.
    Che Scheucher e moglie navigassero in cattive acque era noto, come lo avevo anche accennato più sopra.

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