22 Gennaio 2009

Guardate un po’ chi fa l’occhiolino alle Euroregioni!

immagine-1.pngIn un documento rivolto al Parlamento Europeo il partito tedesco DIE LINKE, membro di “sinistra europea”, che conta comlessivamente 400.000 iscritti, ed il cui corrispondente il Italia è Rifondazione Comunista, mette con veemenza tra i punti programmatici per una nuova Europa la regionalizzazione di risorse e la formazione di comunità transfrontaliere.

Ciò sorprende non poco, dato che DIE LINKE è, almeno legalmente, l’erede della SED della ex Germania Orientale e considera Marx tuttora attuale, anche se bisognoso di modifiche radicali. Il suddetto Marx predicava “proletari di tutto il mondo, unitevi!” ef il comunismo reale ignorava qualsiasi regionalizzazione de facto, essendo per loro irrilevante a quale comunità etnica appartenessero i compagni. L’uscita di DIE LINKE sorprende solo in apparenza, dato che già anni fa si erano schierati a favore della tutela delle minoranze e, pur con toni molto pacati, contro l’immigrazione, in quel caso polacca, in regioni tedesche con una forte disoccupazione autoctona. Seguiva l’opposizione alla direttiva EU che permette di pagare i lavoratori con lo stipendio del paese di provenienza e non di quello dove lavorano effettivamente.

Anche dai miei isolati contatti con qualche iscritto a DIE LINKE ho avuto l’impressione che l’internazionalismo di marca marxista fosse totalmente superato, a favore di un pragmatismo da mettere in atto caso per caso. L’idea di base che risulta dall’intera mozione è quella di un’Unione Europea autonoma dai singoli Stati Nazionali e con un controllo rigoroso delle banche, multinazionali, speculazioni finanziarie.

Il passo che mi ha spinto a scrivere questo articolo è il seguente:

Vor besonderen Herausforderungen stehen die Grenzregionen, vor allem die an der ehemaligen EU-Außengrenze. Hier geht es nicht nur um den Ausgleich wirtschaftlicher Strukturunterschiede. Hier gilt es auch, sozialen Verwerfungen entgegen zu wirken und umweltverträgliche regionale Verkehrsinfrastrukturen, verkehrsvermeidende Raumordnung und Siedlungsstrukturen zu gestalten. Es geht um die Herausbildung zweisprachiger Räume, die Menschen auch kulturell miteinander verbinden. Eine solche solidarische Interessenpolitik ist in Deutschland offensiv gegenüber Bund, Ländern und EU zu vertreten: Durch eine Unterstützung dieser Regionen entscheidet die EU, ob das „alte“ und das „neue“ Europa wirklich zusammenwachsen.

(Le regioni di confine si trovano di fronte a sfide particolari, soprattutto quelle sugli ex.confini dell’EU. Qui non si tratta solo della compensazione di differenze strutturali di natura economica. Qui si tratta anche di contrastare conflitti sociali e disporre infrastrutture regionali a basso impatto ambientale, piani regolatori del territorio che permettano una riduzione del traffico e strutture d’insediamento. Si tratta anche di formare aree bilingui, per permettere alle persone di comunicare tra di loro anche culturalmente. In Germania bisogna sostenere questa politica di interesse solidale con fermezza di fronte al governo federale, ai Länder ed all’ EU: con un appoggio a queste regioni l’ EU deciderà se la “nuova” e la “vecchia” Europa cresceranno veramente insieme)

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4 commenti a Guardate un po’ chi fa l’occhiolino alle Euroregioni!

  1. Avatar jacum

    bravo julis, hai fatto bene a portarci questo stralcio di documento dei comunisti tedeschi. chissá se anche quelli italiani avranno il coraggio la forza, non scrivo necessitá perché mi pare evidente che ne abbiano biasogno, di fare questo importante passo.

    ….”Si tratta anche di formare aree bilingui, per permettere alle persone di comunicare tra di loro anche culturalmente”….

    che dio dassi!

  2. Supporto pienamente dichiarazioni che vadano in questa direzione, da qualsiasi parte politica vengano.

    Un esempio: cellulari e linea fissa. Ma PERCHE’ devo pagare follie per chiamare gente che sta a 2km di distanza, nel 2009?

    Esempio 2: le compagnie telefoniche, specialmente mobili. Mega affari se te se abboni per ciamar in Cina o nei USA a xcent/min, quando per sentir un in Austria o Slovenia go de pagar follie. Quando se disi che la globalizazion servi a poco.. beh, come negarlo?

  3. Avatar jacum

    la globalizzazione secondo me va bene perché mi immagino il globo come tuttuno: un insieme di genti popoli lingue tradizioni ecc.
    bisogna rispettare di piú chi ti é leggermente diversino-ino-ino. per aiutare la gente a far questo bisogna creare delle micro comunitá distinte e autonome, ma raggrupate insieme in una organizzazione piú grande.

    la comunicazione costa e le compagnie telefoniche lo sanno bene!
    sti maledetti i te fa pagar anca el scato ala risposta.
    e pensar che jera mejo la vecia sip….

  4. Beh, la globalizzazione (economica, innanzitutto) piano piano sta fallendo.
    C’è chi (magari senza argomenti, ma meglio di niente) lo diceva nel 2000/2001, venendo additati come visionari (prima) e terroristi-criminali (poi).

    Certo, questi sono discorsi che si fanno a panza piena.
    Sono bastati precariato e un po’ di propaganda a far sì che i giovani pensassero a ben altro..

    Un’Europa delle regioni può passare concettualmente dalla basilare teoria “leghista” a diventare la sorgente primaria di un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini.

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