30 Dicembre 2008

La percezione della fine del confine tra Italia e Slovenia: i dati Corecom/Swg

Pubblichiamo, grazie a Franco Del Campo del Corecom, il file ppt della ricerca “Microstorie affollano il confine”. Si tratta del riassunto dei dati di un sondaggio condotto telefonicamente da Swg tra la popolazione delle zone confinarie di Trieste e Gorizia in Italia e di Nova Gorica e Koper – Capodistria in Slovenia. Di seguito il testo riassuntivo di Del Campo e alcune schede coi dati tratte dal file ppt.

La scomparsa dei confini in un territorio che è stato segnato drammaticamente da due guerre mondiali e dalla ‘cortina di ferro’ , è un fatto di grande rilevanza storica. In questa prospettiva il Corecom FVG – che da tempo promuove la comunicazione transfrontaliera – ha ideato un progetto di arte pubblica e relazionale intitolata “microstorie affollano il confine” che si è concluso con un convegno che ha voluto raccogliere e mettere a confronto testimonianze e memorie, in una prospettiva storica che conservi la dimensione umana e personale.
Il progetto è arricchito da un’indagine che ha cercato di capire come percepiscono e vivono la nuova realtà, frutto della comune adesione all’Unione Europea, i cittadini italiani e sloveni che sono nati e vissuti con il “confine dentro”.

Si tratta di una ricerca piccola (un campione complessivo di 1000 persone, residenti nei territori di Trieste, Gorizia, Nova Gorica e Koper) ma interessante, forse senza precedenti dopo la recente dissoluzione dei confini e l’ingresso della Slovenia nell’Unione europea.
L’indagine, realizzata dall’SWG su incarico del Corecom FVG, è importante non solo sul piano della comunicazione transfrontaliera, ma anche dal punto di vista culturale, economico e politico.
I dati raccolti -come sempre in questi casi- non sono verità assolute, ma rappresentano una tendenza fondata su comuni percezioni, danno indicazioni sullo stato dei rapporti, per certi aspetti più profondi e meno indagati, di popolazioni che erano abituate a vivere su un confine che ora è diventato invisibile.

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La soddisfazione per la fine dei controlli al confine è forte e quasi unanime, con punte altissime in Slovenia (almeno nel territorio della Slovenia coinvolto dall’indagine) che arrivano al 93% e anche nel FVG (83%), ma più a Trieste (86%) che a Gorizia (77%). In realtà il passaggio al di qua e al di là dell’ex confine (che naturalmente continua ad esistere, ma non si vede), è aumentato in modo relativamente limitato (attorno al 20-22%, con punte maggiori tra Gorizia e Nova Gorica) e ciò significa che l’interscambio era già molto forte. Gli abitanti del FVG coinvolti dalla ricerca si recano in Slovenia soprattutto per motivi di svago e vacanza, per acquisti, per il carburante (misurato a parte) e per andare al ristorante. Gli sloveni, invece, vengono in FVG soprattutto per acquisti non alimentari, per fare la spesa, per fare visite a parenti ed amici, ma anche per svago, vacanza e lavoro.

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Per quanto riguarda il complesso argomento delle “affinità culturali” è interessante notare che gli italiani -forse memori dell’antica appartenenza mitteleuropea– si sentono più vicini agli sloveni (44%).
Gli sloveni, invece, sulla stessa domanda si dichiarano culturalmente più lontani dai loro vicini italiani (la somma di chi risponde poco e per niente arriva al 60%).
Piena identità di vedute, però, sul fatto che l’apertura dei confini porterà a reciproci vantaggi (i due campioni sono al 65%), soprattutto sul piano economico, ma anche culturale e lavorativo.

Sono relativamente pochi gli italiani (20%) e gli sloveni (22%) transfrontalieri spaventati dall’apertura del confine.
Le due “minoranze spaventate” temono, da parte italiana, soprattutto l’aumento della criminalità e dei traffici illeciti (47%), ma anche la mancanza di controlli in sé (30%) e l’aumento dell’immigrazione.
Gli sloveni spaventati degli italiani temono quasi esclusivamente la diffusione di un “pacchetto” composto di criminalità, droga e prostituzione (64%), ma anche -curiosamente- l’immigrazione illegale (9%). Questa paura degli sloveni, probabilmente, è il risultato paradossale della pressione dei media italiani su questi temi.

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Quasi unanime identità di vedute tra italiani (81%) e sloveni (80%) nel considerare favorevolmente l’Unione europea. Gli italiani (o almeno quella parte del FVG preso in considerazione dalla ricerca) affermano nella grande maggioranza che l’apertura dei confini permetterà un arricchimento culturale e linguistico (80%) e solo una minoranza vive questa situazione come una minaccia alla propria identità culturale e linguistica (7%). Più articolata la risposta degli sloveni, che in maggioranza prevedono un arricchimento linguistico e culturale (45%), mentre è più alta la percentuale di chi teme una perdita della propria identità linguistica e culturale (16%).

Sono domande e risposte importanti, su cui converrà meditare per costruire un futuro possibile in comune.

Franco Del Campo
francodelcampo (chiocciola) libero (punto) it

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3 commenti a La percezione della fine del confine tra Italia e Slovenia: i dati Corecom/Swg

  1. Molto interessante! Non è che si potrebbe avere queste risposte disaggregate per fasce di età? Sarei curioso di vedere in che direzione si evolveranno col passare del tempo…

    Una domanda: vedo alla diapositiva 22 che gli svantaggi ipotizzati si riferiscono in gran parte a comportamenti illegali. Nessuno sembra porsi la questione di eventuali svantaggi per gli uni o per gli altri derivanti invece da fattori legittimi (la prima cosa che mi viene in mente è, per esempio, un differenziale di produttività in certi settori economici creato dal differente impatto della burocrazia). Non era tra le risposte previste o nessuno ha dato una tale risposta?

  2. Avatar franco del campo

    caro dejan

    ti ringrazio della valutazione sulla ricerca
    per quanto riguarda la disaggregazione per età devo chiederla al servizio ricerca della swg
    tieni comunque conto che il campione è ben selezionato ma relativamente contenuto (500 italiani e 500 sloveni)

    per quanto riguarda le risposte sugli svantaggi sono quelle date liberamente dagli intervistati e che evidentemente risentono (è il caso delle “paure” degli sloveni) dell’influenza dei media italiani (che in quei mesi spingevano molto su questi temi)

    saluti ed auguri di buon 2009(speriamo)

    franco del campo

  3. Concordo con Dejan, le fasce d’età sarebbero utilissime.

    Comunque, bel lavor.

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