25 Ottobre 2008

Sul perché di un lutto

Muore un Governatore di una Regione confinante. Dalle idee – diciamo così – controverse.
In una nazione, l’Austria, abbastanza inquietante, dove un pedofilo segrega per 18 anni una bambina in cantina, un padre mette incinta la figlia e la chiude – pure! – in cantina. Dove un Presidente di Land passa una serata a bere in locali “equivoci” e si va a schiantare a 170 all’ora su una stradina di campagna.

Perché una Regione italiana sua vicina è in lutto tanto stretto?

Perché quel Governatore ha governato un Land che non aveva bisogno di grandi cose per andare avanti, e ne ha approfittato per diventare famoso con le sue parole a vanvera. Ha fatto del marketing, insomma, a sé e alla sua Regione che non avrebbe avuto bisogno.

E quella Regione confinante, italiana, dall’amicizia con il”controverso” ha ricevuto una visibilità insperata e che mai più avrà. Né dal vicino, né dal suo ex presidente che era così tanto amato dal sistema di comunicazione ma, evidentemente, non dai suoi elettori.

E’ il lutto per un oblio politico in cui tornerà – se non è già tornato – il Friuli Venezia Giulia.

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4 commenti a Sul perché di un lutto

  1. Avatar La Mula

    Caro Andrea, hai ragione, con un si ma…
    Con Illy sindaco di Trieste la nostra Regione ha avuto il massimo della visibilità. Negli anni del suo mandato di sindaco anche un suo starnuto finiva notizia di agenzia e da lì sulle pagine dei giornali. Era la novità (l’impreditore prestato alla politica) cui s’aggiungeva l’interesse degli editori a vendere pubblicità all’azienda da cui proveniva l’imprenditore. In tal senso il centro destra non aveva del tutto torto a sostenere che c’era un doppio canale pubblicitario, in realtà Illy venne fatto nascere (da Damiani) come figura di forte impatto massmediatico.

    Il ‘divorzio’ con Damiani è alla base del declino, iniziato con l’elezione a onorevole e culminato con la presidenza della Regione. A ciò va affiancato il cambiamento: non era più il solo industriale prestato alla politica, altri ben più importanti l’avevano fatto (primo governo Berlusconi 1994, Illy sindaco 1993)e lui da solo non è mai riuscito a restare sul palcoscenico.

    Diverso il discorso Haider, gran pubblicitario di se stesso nel bene e nel male. Haider ha dato voce a quell’Austria che non si riconosceva nelle sue eccellenze (intellettuali in particolare)con una buona dose di spregiudicatezza e cavalcato pro domo sua il cambiamento.

    Legato a noi? Parzialmente. A Illy di sicuro, anche perchè fu l’unico a ‘sdoganarlo’ quando tutta Europa gridava allo scandalo. Il resto è stato il consueto complesso del sotàns (suddito) che alligna nella regione.Ma ormai anche la stella Haider era in declino…Ha fatto paradossalmente una morte eroica (una specie di vittima sacrificale ad uso e consumo dei media), ciò nonostante l’interesse sta già scemando e a breve non si parlerà più nè di lui nè men che meno del suo partito.Almeno in Italia.

    Quanto alla visibilità del FVG ci sono parecchi fattori che l’ostacolano. Il primo è il maso chiuso. Ti invito a scrivere di FVG su un qualunque giornale nazionale (so già la fatica che si fa a rilanciare le notizie d’agenzia sul nazionale). Nel 99% dei casi come minimo hai lettere di gente che protesta perchè lo spazio è troppo poco, perchè ci si è dimenticati di citare un paese, una persona o un caso noto forse a un centinaio di persone. Il lettore del FVG non sa ‘gestire’ la visibilità e pertanto nelle redazioni dei giornali (tutte a MIlano e Roma) non è facile accettare un servizio da qui (tanto più che tutta la nostra informazione è Milano- Romacentrica). Prendi le foibe o la Risiera: posso assicurare che da anni il redattore che deve passare un pezzo sull’argomento ti maledice la madre e la storia non appena glielo proponi.Ci sono stati casini persino per un servizio sulla Lanterna…

    Secondo punto: non abbiamo figure di spicco ma soprattutto non abbiamo un sistema che possa imporsi fuori dai confini regionali. Un posto in regione è più ambito di un posto a Roma (anche solo per puri motivi economici, a parità di guadagno hai meno spese) e chi va a Roma non fa con gli altri ‘sistema’, vive terrorizzato all’idea che qualcuno in sua assenza gli rosicchi elettorato.

    Terzo punto: il FVG non sa raccontarsi. Anche qui molteplici le cause: per decenni è stato preferibile non raccontarlo (prima della caduta del muro) ed era decisione presa dall’alto per motivi di politica internazionale. Poi non è facile raccontare una realtà complessa, fatta di almeno quattro realtà diverse (quella veneta, friulana, giuliana, slovena, con influssi anche austriaci) a loro volta suddivise in appartenenze politiche diverse a cui aggiungere un’immigrazione che non è omogenea su tutto il territorio. Inoltre non abbiamo -a livello d’informazione- lo stimolo dettato dalla concorrenza. In ogni provincia in pratica c’è un solo giornale con il dorso apparente di un altro (tranne a Trieste dove l’unico contraddittorio è il Primorski). Pertanto si può campare tranquillamente di giornalismo senza affaticarsi troppo…

    Ultimo punto: l’inesistenza di una politica del turismo soprattutto culturale. E’ male endemico e non bastano i dati ufficiali a coprire la rogna. La montagna (con i suoi versanti tutti a sud e quindi praticamente senza neve)sopravvive grazie alle scolaresche, le ‘grandi mostre’ anche, Grado sta subendo un progressivo smantellamento a partire dai danni fatti col trasporto della sabbia da Pineta a Grado, dai costi eccessivi e da un’incapacità a rinnovarsi. Lignano vive la competizione di altre spiagge del litorale (Jesolo, Caorle, Bibione). Trieste col suo ‘sempre tutto chiuso’ non esiste, se non per una gita nei giorni feriali. Gorizia non avrà mai i flussi di Nova Gorica dove arrivano a frotte da tutt’Italia per via dei Casinò. Pordenone e Udine, con tutto rispetto, difficilmente possono candidarsi a gioielli artistici. Siamo e rimaniamo due autostrade che si intersecano per andare a est e a nord. E se almeno un’autostrada fosse praticabile, se l’aeroporto fosse collegato con treni navetta alle città,se il porto funzionasse non solo per i traghetti turchi, se esistessero ferrovie degne di cotanto nome forse qualche investimento in più si potrebbe fare. Ma sic stantibus rebus al momento attuale ogni investimento è denaro gettato al vento.

    La mancata visibilità però ha anche un riscontro positivo. Qualsiasi cosa si dica non credo esisa in Italia una regione dove dormire sonni tranquilli più di questa (il nostro unico rischio è un altro terremoto, ma l’esperienza insegna che è foriero di tanto denaro inaspettato…)

    Scusa la lungaggine

    La MUla

  2. …per il turismo a TS forse ha fatto piu’ una “fiction” giudiziar-poliziesca in TV, per quanto ingessata e dalla suspence inesistente, di tante campagne pubblicitarie…

  3. Weltverbesserer, mi hai letto nel pensiero…

    Monocle entusiasta e ottimista…

    E’ una buona cosa essere su Monocle, è un magazine interessante, anche se c’è un po’ di wishful thinking in quell’articolo…ben inteso, se è un augurio e non la solita storia del “grande potenziale”, ben venga un po’ di visibilità veramente internazionale!

    ciao
    StripedCat

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