13 maggio 2008

Venezia Giulia: l’invenzione di un’invenzione

Pubblichiamo una recensione del libro che verrà presentato giovedì 15 maggio alle 18.30 presso Knulp, a Trieste, in via Madonna del Mare 7/A

E’ appena uscito per le edizioni Kappa Vu un volume collettaneo curato da Roberta Michieli e Giuliano Zelco, con un’introduzione di Alessandra Kersevan.

Il titolo del libro è ‘Venezia Giulia – la regione inventata‘. I saggi compresi al suo interno sono firmati da studiosi e appassionati di storia dalla formazione eterogenea. Nell’insieme osservano uno spettro cronologico molto ampio, ma per la maggior parte si concentrano sulle vicende del tardo Ottocento e del Novecento. Tutti intendono mettere in luce circostanze e aspetti di storia della Venezia Giulia che gli autori considerano trascurati, travisati, ignorati.

Da chi? Piuttosto genericamente, l’introduzione dice dalla generalità dell’opinione pubblica italiana. In particolare, risulterebbe poco o per nulla nota la presenza al confine orientale di altri gruppi linguistici e nazionali. Fatti largamente sconosciuti sarebbero la snazionalizzazione operata dal fascismo ai danni delle minoranze slovene e croate, le responsabilità italiane nella Seconda guerra mondiale, l’invasione e l’occupazione della Jugoslavia, i crimini di guerra di cui si è macchiata l’Italia.

Ora, ammettiamo che questa ignoranza sia reale. Limitarsi a constatare l’ignoranza di questi fatti significa però affrontare un corno solo del problema, e naturalmente il corno che fa comodo all’impostazione generale del libro.

Il punto, in realtà, è che per lungo tempo è l’intera storia del confine orientale a essere stata rimossa dalla storiografia e dalla coscienza pubblica in Italia. Lo sono stati gli episodi in cui – per parafrasare Enzo Collotti, citato dalla Kersevan – l’italianità è risultata “sopraffatrice”, tanto quanto quelli in cui è stata invece “offesa”. Per diversi decenni in Italia non si parlava, o si parlava relativamente poco di snazionalizzazione degli sloveni e dei croati. Ma una cappa di silenzio altrettanto indecorosa copriva pure la vicenda delle uccisioni di massa degli italiani nella Venezia Giulia tra 1943 e 1945 (le “foibe”) o la tragedia dell’esodo.

Non solo nell’introduzione, si afferma che l’opinione pubblica italiana su questi problemi è in qualche modo vittima di una “perdurante” retorica nazionalista. Anche qui però senza fornire alcun dato di appoggio. Poi – sforando davvero il limite del ridicolo – si afferma che questa retorica serve ancora oggi a nascondere e preparare “possibili ed eventuali” disegni espansionisti verso gli Stati della Slovenia e della Croazia. Viene da chiedersi se chi ha scritto queste righe abiti in Italia, se abbia sotto gli occhi quotidianamente la situazione in cui versa questo Paese.

In ogni caso, “Venezia Giulia” non è un nome inventato dall’“imperialismo”, ma dall’irredentismo italiano. E non ha svolto soltanto la funzione di giustificare le passate imprese di conquista ed espansione dell’Italia. Oppure quella di “cancellare la presenza degli sloveni e dei croati” (cito da Wikipedia alla voce corrispondente, curiosamente in sintonia con le tesi di questo libro). Ma è un concetto che è stato utilizzato anche da ambienti politici e culturali che avevano motivazioni e progetti ben differenti.

L’irredentismo è un fenomeno molto composito, caratterizzato dalla compresenza al suo interno di diverse anime, alcune delle quali storicamente contrapposte al nazionalismo come ideologia e all’imperialismo come politica di assoggettamento economico e politico.
Queste correnti vengono associate comunemente sotto la categoria di irredentismo democratico. In un’epoca in cui in tutta Europa la nazione diveniva sempre più un criterio centrale di organizzazione degli Stati e della definizione dell’identità degli individui, gli irredentisti democratici si ponevano l’obiettivo di unire in una stessa comunità nazionale-statale i gruppi di italiani insediati sulla sponda orientale dell’Adriatico: ma nel rispetto della libertà delle altre nazioni. Un rispetto non limitato alla forma, se è vero che alcuni settori di quell’irredentismo avevano elaborato delle teorie non del tutto da buttare in tema di gestione democratica del problema delle minoranze.

Si dirà – come al solito – che questa corrente dell’irredentismo, nella prima metà del Novecento, si è rivelata politicamente debole ed è stata sconfitta alla prova della storia. Benissimo. Si tratta di uomini e donne in buona compagnia, dal momento che hanno condiviso il destino dei liberaldemocratici di tre quarti dell’Europa del tempo: quella “schiuma della terra” – come li appellava Adolf Hitler – dispersa dalla violenza dei mostri speculari del totalitarismo politico dagli anni Venti in poi.

Insomma, il tentativo di screditare la denominazione di “Venezia Giulia” attribuendole un’origine, ma soprattutto un’essenza solo nazionalista e imperialista va incontro al fallimento. E appare strumentale. Perché fa trapelare piuttosto il vero fine del libro, un fine per nulla storiografico ma tutto ideologico. Che è quello di opporsi, e di negare alla radice, il processo storico che ha portato la Venezia Giulia a diventare anche italiana. Quello cioè che si vuole combattere, neppure troppo sottotraccia, è il senso stesso, è la legittimità storica e morale di definire italiana questa regione.

Pur non avendo mai avuto valenza amministrativa fino al secondo dopoguerra, e rimanendo sempre imprecisata nei suoi confini, nel linguaggio politico-culturale italiano con “Venezia Giulia” si tendeva a definire i territori a oriente annessi dall’Italia dopo la Prima guerra mondiale (con o senza Fiume, ed esclusi quelli in Dalmazia), persi in gran parte dopo la Seconda.

Nell’introduzione si richiama una grande pagina dello storico italiano di origini istriane Ernesto Sestan, nella quale era descritto il carattere esasperato assunto talvolta dal sentimento nazionale italiano nelle terre di frontiera. Vale la pena ricordare qui una sua pagina altrettanto grande. E’ quella in cui Sestan spiegava come l’italianità della Venezia Giulia fosse un risultato storico dell’età moderna, perfettamente associabile a quello che ha reso italiane tutte le altre regioni d’Italia. E come l’italianità dell’Adriatico orientale non si potesse ritenere un fenomeno abusivo, illegittimo, in qualche modo stravagante e di “serie b”; bensì era un fenomeno autoctono, e frutto di quella modernizzazione che aveva visto progessivamente italianizzarsi le innumerevoli varietà regionali d’Italia.

Lungi dalle intenzioni di Sestan, naturalmente, sostenere che la Venezia Giulia fosse una regione in blocco italiana; lo storico originario di Albona d’Istria intendeva affermare soltanto che la Venezia Giulia era una regione non solo ma anche italiana. E nei limiti in cui era possibile e giusto definirla tale, italiana allo stesso titolo delle altre.

Era, o meglio era stata. Nel 1967, quando Sestan scriveva le sue considerazioni, il comunismo jugoslavo aveva provveduto nel frattempo a ridurre l’italianità dell’Adriatico orientale ai minimi termini, deformando violentemente e radicalmente l’originaria composizione etnico-demografica di queste regioni.

Beninteso: tutte le realtà umane, comprese le identità di gruppo e in gran parte anche quelle individuali, sono soggette alla storia e prodotte dalla storia. E’ chiaro che la Venezia Giulia non si sottrae a questa caratteristica fondamentale. Ed è ovvio, quindi, che ci sia un fattore di artificialità e di “invenzione” alla sua base. Così come questo fattore c’è a monte della nazione italiana. Ma così come c’è a monte – i libri dei vari Anderson e Hobsbawm non saranno passati invano – di tutte le altre nazioni e realtà geografico-amministrative (Stati, regioni), ciascuna creata ad arte per uno scopo vuoi politico, vuoi economico ben preciso. E una volta creata, ciascuna di queste realtà si è impegnata a perseguire i suoi interessi e i suoi obiettivi, che nel corso del Novecento europeo sono stati spessissimo obiettivi di potenza.

Questo per dire che tutti, ma proprio tutti gli Stati formatisi nei territori etnicamente misti del centro-est Europa sono stati responsabili storicamente di politiche niente affatto tenere nei confronti delle minoranze nazionali inglobate al loro interno. A partire dal 1918, sono stati tutti responsabili di nazionalizzazioni forzate o di espulsioni violente. Gli sloveni e i croati inclusi nello stato italiano, gli italiani della Dalmazia o i tedeschi della Stiria incorporati nella Jugoslavia dopo la Prima guerra mondiale lo sanno bene e rappresentano solo una tessera di un mosaico molto più esteso.

Ogni operazione scientifica che oggi eviti di partire da questo assunto, e non dichiari apertamente questo assunto, perde dall’inizio molta della sua utilità, della sua credibilità e della sua onestà scientifica. Ma qui, appunto, malgrado i buoni propositi che pure ispirano alcuni saggi del volume, nel complesso siamo davanti a un’operazione non storiografica, ma in primo luogo politica.

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65 commenti a Venezia Giulia: l’invenzione di un’invenzione

  1. Roberta Michieli

    Confesso che non ho mai letto nulla di Patrik Karlsen e che il suo nome mi era sconosciuto. Così ho fatto una piccola ricerca in internet. Da quanto sotto incollato “pare” essere un intellettuale triestino vicino alle associazioni degli esuli istriani. Nulla di male, basta saperlo. Ognuno, ovviamente, è libero di esprimere le proprie opinioni, tutte ugualmente rispettabili.

    Tuttavia la recensione di Patrik Karlsen, mi pare molto vicina alle posizioni ideologiche delle associazione degli esuli istriani e della “Lega nazionale” di Trieste. Posizioni ideologiche ovviamente rispettabili, ma certamente di parte.
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    INFORM – N. 38 – 21 febbraio 2008

    GIORNO DEL RICORDO
    Venerdì 22 febbraio a Bologna “Il confine orientale nella storia d’Italia”
    BOLOGNA – In occasione delle celebrazioni per il Giorno del Ricordo 2008, venerdì 22 febbraio, alle ore 16.30, nella Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, si terrà l’incontro: “Il confine orientale nella storia d’Italia”; questo il programma: Presentazione dei volumi antologici L’altra questione di Trieste La cultura civile della Venezia Giulia a cura di Stelio Spadaro e Patrik Karlsen, editi dalla Libreria Editrice Goriziana. Introduce e coordina Gianni Sofri presidente del Consiglio comunale di Bologna. Saluti di Renzo Codarin, presidente della Federazione degli Esuli istriani, friulani e dalmati e Guido Brazzoduro, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e sindaco del Libero Comune di Fiume. Intervengono gli autori Stelio Spadaro e Patrik Karlsen. A seguire, testimonianza sull’esodo da Spalato e sulle foibe, di Paolo Jelich, vicepresidente del Comitato Provinciale di Bologna dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia.
    L’iniziativa è promossa dal Comune di Bologna e dal Comitato provinciale di Bologna dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. (Team Roncarati/Inform)

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  2. patrick karlsen

    Non ho mai avuto niente a che fare con la Lega Nazionale.
    Non faccio parte neppure di qualche associazione di esuli.
    Sono invece membro del direttivo dell’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione del Fvg.
    Sto facendo un dottorato in storia all’Università di Trieste sul tema delle posizioni del Pci verso il confine orientale.
    Nel 2006 insieme con Stelio Spadaro ho curato l’antologia “L’altra questione di Triieste” uscita con il patrocinio e il supporto dell’Associazione Volontari della Libertà, erede della Resistenza democratica italiana di Trieste.

  3. Grazie della segnalazione, PK. Cercherò di procurarmi il libro, e di passare dal bel Knulp. Ciao.

    (adoro la leggerezza)

  4. enrico maria milic enrico maria milic

    roberta,

    vi avevo scritto privatamente che mi sarebbe piaciuto che la discussione rispetto al vostro libro rimanesse su toni pacati e un confronto costruttivo.

    il tuo esordio invece è pessimo perchè non ti preoccupi di smontare le critiche di patrick ma semplicemente associ la sua persona a certi ambienti politici. ammesso che sia importante il posizionamento di patrick, fra l’altro, ti sbagli di grosso.

    complimenti, bel modo di ragionare. così facendo non fai che confermare la visione di patrick – che condivido in pieno – rispetto al vostro libro: prima di cimentarsi in un’opera di approfondimento della conoscenza, il vostro testo da a prescindere scontata una realtà sociale (valori, opinioni e cultura dei cittadini) di cui dimostrate solo marginalmente l’esistenza.

  5. Roberta Michieli

    Scusa Enrico, lascio a Sandi Volk e Piero Purini, triestini, e che quindi che conoscono la realtà sociale e culturale di Trieste, il campo libero per una contro-recensione. Se lo vorranno fare.

    Ma permettimi di confermare che la recensione di Patrik Karlsen a me “pare” scritta con la penna della “Lega Nazionale” di Trieste.

    Difficile confrontarsi in maniera serena con le associazioni degli esuli e con la “Lega nazionale”. E questo per ovvi motivi.
    E dubito molto che queste due realtà invitino intellettuali che non condividono le loro tesi.

    Aspetto che altri leggano il libro e esprimano la loro opinione.

    ciao
    Roberta

  6. enrico maria milic enrico maria milic

    ammesso che patrick sia il più grande conservatore irredentista contemporaneo ancora più impegnato di menia a riappropriarsi delle terre al-di-là-di-muja, il discorso è un altro.

    il problema è che tu così non affronti le critiche ma tenti di ricondurle semplicemente a una parte politica.

    p.s.
    non sono un fan dell’associazionismo degli esuli, ma dipingi un quadro un po’ troppo a bianco-nero, mentre ci sono ovviamente anche delle sfumature che riguardano quell’universo.

  7. Sandri Carrozzo

    Cara Roberta, Enrico Milic e Patrick Karlsen,
    posso condividere l’invito al dialogo di Emilio, ma devo constatare che lo scritto di Karlsen è implicitamente ed esplicitamente offensivo nei confornti degli autori del libro (io stesso sono autore, o forse colpevole, della redazione di un piccolo contributo).
    Riassumendo gli aggettivi e le locuzioni usate sono: generico, eterogeneo, mancante di dati d’apoggio, sfiorare il limite del ridicolo.
    Se si cerca il dialogo questo non è un buon inizio e rimporverare a Roberta, che certamente si scalda facilmente, le sue colpe è parziale e ingenuo.
    Detto questo comincio il “dialogo” affermando che nell’accusare la mancanza di dati d’appoggio Karlsen non fornisce alcun dato d’appoggio, per di più a mio parere travisa lo spirito del libro, e il mio parere è quello di uno dei coautori, quindi in ciò mi autoappoggio: l’intenzione non è mai stata quella di negare l’italianità di questa “regione”, o meglio detto di questo complesso di lembi di regioni diverse, bensì quello di dimostrare la completa artificialità della definizione della locuzione Venezia Giulia e il suo completo asservimento agli interessi nazionalisti e imperialistici italiani: si nega certamente l’italianità esclusiva, ma non la presenza italiane.
    Sull’asservimento totale del concetto di Venezia Giulia a nazionalismo e imperialismo: se Karlsen vuole vedere solo i pochi “irredentisti democratici” che come eletti hanno usato questo termine nelle migliori intenzioni, faccia pure, ma mi stupisce che uno storico basi le sue valutazioni sulle buone intenzioni di pochi più che sui fatti.
    Che tutte le istituzioni siano invenzioni, in fin dei conti è vero, ma esistono invenzioni fondate almeno su un nucleo di realtà, la Venezia Giulia invece rientra in quelle completamente artificiali, ambigue, inutili e dannose per le realtà che ricomprendono: certo queste sono valutazioni politiche e non solo storiche (per altro il libro non pretende affatto di essere solo storico), e allora?
    Lo storico Karlsen forse si limita alla critica storiografica del volume? Anche lui non può fare a meno di cadere nella valutazione politica, che a dirla tutta mi pare ispiri completamente ed esclusivamente il suo intervento.
    Mandi.

    Sandri Carrozzo

  8. Sandri Carrozzo

    PS: scusa Enrico, ti ho chiamato Emilio!!!

  9. piero purini

    Visto che sono stato chiamato in causa da Roberta, vedo di ribattere a Patrick Karlsen, su alcuni punti.
    1. Vivo dalla mia nascita (1968) a Trieste. Ricordo di aver sempre sentito parlare dell’esistenza delle foibe e dell’esodo. Ho sempre visto in libreria libri su questi argomenti e ne ho sempre letto sulla stampa locale. Viceversa, sono venuto a conoscenza della snazionalizzazione ai danni delle minoranze slovena e croata solo durante i miei studi universitari. E per saperne di più ho dovuto imparare lo sloveno e il serbocroato perché quel poco di cui si scriveva nella storiografia italiana era incompleto e carente di dati. Mi sembra dunque che la presunta “cappa di silenzio” sotto la quale sono stati passati esodo e foibe non sia dunque tale, almeno a Trieste.
    2. L’irredentismo è certamente un fenomeno molto composito, e una delle sue correnti è stata sicuramente quella dell’irredentismo democratico. Mi si lasci però dire che si limitò ad essere un fenomeno intellettuale d’elite, piuttosto insignificante da un punto di vista politico. A livello statale, l’Italia già prima dell’epoca fascista abbracciò le tesi dell’irredentismo più espansionista, che non si curava minimamente di annettere territori abitati, né di dare tutela alle minoranze da includere nel territorio nazionale, e ciò è dimostrato dagli obiettivi del Patto di Londra.
    3. Mi trovo invece d’accordo con Karlsen quando cita Anderson e Hobsbawm: è ovvio che alla base della creazione di un qualsiasi paese c’è artificialità e “invenzione”; sono anche d’accordo sul fatto che tutti i paesi nella fase di formazione si siano macchiati di pulizie etniche, nazionalizzazioni forzate, espulsioni violente [in questo frangente però Karlsen commette un errore marchiano quando scrive che dopo la prima guerra mondiale anche gli italiani della Dalmazia incorsero in una nazionalizzazione forzata e/o espulsione violenta: l’articolo 7 del Trattato di Rapallo stabiliva che “gli Italiani, pertinenti fino al 3 novembre 1918 al territorio della cessata Monarchia austro-ungarica (…) avranno il diritto di optare per la cittadinanza italiana, entro un anno dall’entrata in vigore del presente trattato, e li esenta dall’obbligo di trasferire il proprio domicilio fuori del territorio del Regno predetto.”] Mi sembra logico che un qualsiasi studioso con un minimo di testa – o di onestà scientifica – parta da questo assunto e che non sia necessario scriverlo nell’introduzione. Ma non è questo il punto. Credo che sia profondamente fuorviante paragonare continuamente i torti dell’Italia a quelli della Jugoslavia. Credo che questo sia controproducente dal punto di vista storico, perché non contribuisce minimamente a far conoscere meglio la storia di queste zone. Ciò che mi interessa – e per il quale sono stato chiamato a collaborare a questo volume – è fare luce su episodi poco noti alla storiografia italiana. Se poi ciò che si viene a scoprire sollevando questa cortina dia fastidio a Karlsen o a Spadaro, ben venga, significa che sono riuscito a scrivere qualcosa di nuovo.

  10. Roberta Michieli

    Mi scrive Enrico Maria Milic:
    “il problema è che tu non affronti le critiche ma tenti di ricondurle a parte politica “.

    Il problema, vedi Enrico, è che la recensione dello studioso Karlsen è una recensione esclusivamente politica anche se, furbescamente, inserisce alcuni elementi storiografici.
    Elementi, per altro, già puntualmente smontati sia da Sandri Carrozzo che da Piero Purini, nei loro precedenti interventi. Mentre su temi come “foibe”, “esodo”, “confine orientale”, c’è una amplissima letteratura storiografica, sul “quando, come e perché” è stato inventato il nome Venezia Giulia non trovi quasi nulla: c’è scarsissima ricerca storiografica. Come che il nome “Venezia Giulia” fosse un nome storico o geografico, e non invece una invenzione dell’irredentismo italiano. Una “invenzione” meritevole di indagine storiografica. Nel 1978 lo studioso Gino di Caporiacco pubblicò un saggio dal titolo “Venezia Giulia la regione inesistente”, e poi più nulla per 30 anni. Oggi con questo libro riprendiamo in mano la ricerca storica sul “quando” fu inventato questo nome, “perché” fu inventato, e soprattutto sul “come” fu utilizzato principalmente dal regime fascista. Perché senza regime fascista oggi il nome “Venezia Giulia” sarebbe già stato archiviato nel libro di storia, come è successo per i nomi “Venezia Tridentina” e “Venezia Euganea”.

    Certo, una ricerca scomoda per alcuni, come Karlsen, che forse avrebbero preferito non indagassimo su questo tema, ma sicuramente una ricerca storiografica che mancava e che andava fatta.

    Roberta Michieli

  11. enrico maria milic enrico maria milic

    certo, per karlsen questa ricerca è proprio scomoda.
    karlsen, e i suoi interessi nelle lobby esul-postfascist-conservatric-nazionaliste…
    : )))

  12. Sandri Carrozzo

    Eh, eh, eh, Enricooo!
    Questa volta sei tu che ti sottrai al dialogo con facile ironia…
    Noi abbiamo presentato idee chiaramente e pacatamente espresse, se non volete fare la figura di chi se ne torna a casa con le pive nel sacco dovrete fare qualcosa in più di una battutina…
    Mandi.

    Sandri

  13. (inviata via e-mail a Bora.La)

    Ho dato una occhiata veloce alla recensione del Karlsen. Dice che noi vivremmo fuori dal mondo perché parliamo di imperialismo italiano e di neoirredentismo. Ora, a parte il fatto che naturalmente i “bravi ragazzi” italiani in giro per il mondo con fucili e carriarmati – e con bandiere della RSI e similia – ci vanno a difendere la democrazia e non sicuramente a trovare nuovi spazi ai capitali italiani, comealtrettanto naturalmente Babbo Natale vive al polo nord e la Befana viaggia su una scopa, inviterei Karlsen ad andare a vedere le biblioteche delle comunità degli italiani in Istria e verificare che testi ci sono nelle
    sezioni di libri donati dal Fondo Librario Cristian Pertan (su Cristian Pertan solo il dato che era ufficiale paracadutista, cantante del gruppo fascista Non nobis domine e divenuto post mortem, nonostante una morte banale schiantato contro un platano alle prime luci dell’alba di
    un primo dell’anno – un vero e proprio mito per la destra più o meno estrema di ogni sigla); lo inviterei a seguire l’attività di istituzioni ufficiali dello stato, come l’assessorato alla cultura del veneto o il consolato italiano di Spalato per verificare come sostengano l’attività di quasto fondo e/o lo pubblicizzino; lo
    inviterei a passare qualche serata all’agriturismo Sterle, poco dopo Verteneglio, e intonare “canzoni patriottiche” assieme alle comitive di bravi ragazzi in camicia nera che vi si riuniscono – e alcuni sono gli stessi che donano i libri del Fondo Pertan alle comunità degli italiani. Ma probabilmente queste cose le sa già, vista la sua vicinanza agli ambienti della Lega nazionale che questo titpo di
    iniziative patriottiche le supportano e pubblicizzano.
    Ma l’accusa principale che muove al libro è di voler negare leggitimità all’italianità della c.d. Venezia Giulia. Ora, se l’italianità è qualla rappresentata dagli “italiani” citati nella mail precedente e poco
    sopra, quanto scrive Karlsen è assolutamente esatto e almeno io lo rivendico con forza. E non lo nego – parlo a titolo personale – solo a quella, ma anche a quella del “patriottismo democratico”, che si incarna nel CLN di Trieste ai quali gli odierni “patrioti democratici” a la Karlsen e Spadaro, suo grande mentore, si richiamano. Una
    italianità esclusiva, che vede la presenza di qualsiasi altra identità come minaccia, che nega ad esempio ai friulani il diritto ad essere nazione in nome di un’altra nazione, evidentemente ritenuta superiore, quella italiana. Io credo che un fatto dimostri bene di che tipo di
    “patriottismo” stiamo parlando: il CLN di Trieste pretendeva di avere la rappresentanza esclusiva degli italiani di Trieste e solo di essi e non ha mai ammesso nelle sue file nessun appartenente ad altre nazionalità. Ed esso e chi oggi ad esso si richiama sarebbero i patrioti democratici, antinazionalisti? Che accusano di nazionalismo (e adirittura di pulizia etnica) chi apparteneva ad organizzazioni in cui erano presenti appartenenti a tutte le nazionalità! Ed i cui attuali prosecutori conferiscono medaglie a criminali di guerra, fascisti morti in combattimento e quant’altro, che definiscono questi
    personaggi martiri dell’italianità! Chi fa questo non solo non ha poi alcun diritto a celebrare gli antifascisti, perchè significa irriderli e insultarli, ma legittima gli attuali eredi del fascismo, legittima le loro “idee” e “valori”. Ed è per questo corresponsabile di quanto ad
    esempio accaduto a Verona (e per quanto ogni giorno accade in tutta Italia).
    Per tutte queste ragioni io ritengo che una simile italianità (ma anche simili slovenità, croaticità, friulanita e altre -ta) vadano semplicemente estirpate. E che sia necessario ripartire prioprio dalle idee e dalle pratiche di coloro che i vari Karlsen criminalizzano come
    “occupatori” (di casa propria?), autori di pulizie etniche,
    nazionalisti e quant altro. Certamente hanno commesso errori, eccessi, stupidaggini. Ma che ad esempio progettavano di introdurre l’insegnamento obbligatorio dello sloveno anche nelle scuole italiane di Trieste (come dell’italiano in quelle slovene), cosa che ritengo del
    tutto normale (e da qualsiasi altra parte lo è) e premessa
    indispensabile ad una effettiva “multi” o “inter” culturalità. Credo che invece Karlsen e compagnia si opporrebbero con tutte le loro forze a una cosa del genere, naturalmente in nome del patriottismo democratico anazionalista.
    Ma la questione non è nemmeno questa. E quella di spazzare via chi sulla difesa dell’italianità ieri come oggi
    ci ha costruito la propria carriera e difeso i propri privilegi (e non solo da parte italiana). E anche qui l’unico precedente a cui rifarsi (o quasi) e quello di coloro il cui solo nome spaventa ancora oggi a
    morte l’elite triestina, che avevano come parola d’ordine la
    fratellanza e che si battevano assieme per qualcosa di ben diverso dal semplice nazionalismo.
    Ma perché il buon Karlsen non viene a discuterne giovedì, da buon “democratico” ( naturalmente patriota, che
    ancora mi si offende)? Forse perchè qualcuno potrebbe smascherare le truffe e le balle che propina? E’ una sfida, ma non credo ne habbi le palle.
    E questo puoi anche pubblicarlo
    Ciao
    sandi

  14. enrico maria milic enrico maria milic

    dovrei riuscire a rispondere stasera con calma,
    per ora ribadisco che molti di quelli che hanno scritto qua (quasi tutti) sono patetici nel voler posizionare patrick in una precisa area politica o culturale come una delle modalità principali per delegittimare la sua recensione.
    sui toni, poi, stendiamo un velo.
    ciao

  15. Un classico caso di “coperta troppo corta” ?

    PS

    Io STO con Patrick ( a prescindere ).

  16. alessandro

    kappa vu è la casa editrice che ha pubblicato “operazione foibe” della dott.cernigoi. quindi nulla di strano se l’atteggiamento verso la venezia giulia è volto a cancellarne la dignità storica…
    la stessa combriccola che orbita intorno a “nuova alabarda”, amici del gruppo “1 maggio 1945″…insomma niente di nuovo sul fronte orientale 🙂

  17. patrick karlsen

    Il sistema di delegittimare a priori e intimidire con toni insultanti e aggressivi è un classico di chi ha alle spalle e non si è mai liberato di una certa (in)cultura politica (terzinternazionalista? stalinista? titina? un po’ di tutte e tre?). Quindi questi metodi non mi sorprendono e non mi scandalizzano.

    L’unico intervento che mi pare costruttivo e improntato a quel minimo di educazione necessaria a qualunque dialogo è quello di Purini.
    Al quale rispondo dicendo che quando parlavo di cappa di silenzio su esodo e foibe mi riferivo proprio al dibattito culturale e storiografico italiano che considerava zero tutte le tematiche del confine orientale (ma la storiografia, nel frattempo, ha colmato egregiamente la lacuna e sarebbe pretestuoso non riconoscerlo). Non mi riferivo al dibattito locale dove del passato si è sempre parlato fin troppo, con conseguenze a volte visibilmente deleterie sulla stabilità psicologica delle persone.

    Riguardo all’irredentismo democratico, avevo già nel mio articolo previsto e prevenuto l’obiezione. Corrente debole politicamente (ma non sempre d’elite, se pensiamo alla diffusione dell’associazionismo repubblicano), che però nel primo dopoguerra condivideva la debolezza con le forze di matrice liberaldemocratica della gran parte d’Europa. Fin che ha potuto, nella sua attività e nel suo linguaggio politico quella corrente ha utilizzato il termine Venezia Giulia in un discorso molto diverso da quello portato avanti dai nazionalisti e da quello seguito dalla politica estera dello Stato italiano. E’ per questo che trovo molto unilaterale e arbitrario attribuire al nome “Venezia Giulia” una valenza tutta nazionalista e imperialista. L’impressione che se ne ricava è quella che si voglia appiattire ogni posizione di parte italiana sul versante nazionalista-imperialista per sviluppare meglio le proprie argomentazioni, che altrimenti avrebbero poco senso.
    Quanto agli obiettivi espansionisti dell’Italia, certo che sono evidenti nel Patto di Londra. Ma l’espansionismo e l’imperialismo in quell’epoca era il linguaggio di prassi attraverso cui si esprimevano le aspirazioni nazionali. Di tutti i Paesi. Anche qui è unilaterale e strumentale additare l’Italia come esempio di imperialismo senza contestualizzare la sua politica, in un quadro europeo che vedeva ogni Stato (compresa la Jugoslavia) agire per quanto poteva secondo logiche espansioniste.

    Sul punto tre. La realtà che hanno dovuto affrontare i dalmati italiani nel nuovo Stato jugoslavo dopo la Grande guerra non è stata quella che lascerebbe pensare la lettera del Trattato di Rapallo. Espropiazioni di terre e beni, atteggiamenti repressivi, politiche di “mobbing” su larga scala non sono mancate — come del resto è tristemente ovvio nel clima di ostilità che segnava le relazioni tra Italia e Jugoslavia in quegli anni. Qui chi dimostra superficialità è proprio Purini. Rimando alle belle ricerche di Luciano Monzali sull’argomento.
    Poi, paragonare le politiche distruttive prima dell’Italia fascista e quindi della Jugoslavia comunista in queste terre non credo sia affatto fuorviante ma anzi decisivo alla comprensione di quanto è avvenuto qui. Decisivo per capire come ogni teoria e pratica politica esclusivista, che consideri l’altro come un intruso da cancellare o da addomesticare, abbia provocato nelle nostre regioni multinazionali danni enormi, a volte irreparabili. E’ quello che hanno fatto entrambi i nazionalismi, prima e poi attraverso i totalitarismi fascista e comunista. Capire questo è fondamentale per la nostra coscienza e maturità democratica.

    In ultimo, credo di aver dedicato a questo libro un tempo già di per sé sufficiente e di aver espresso piuttosto chiaramente le mie posizioni. Rispondo sempre (e raccolgo le sfide) quando penso che ne valga la pena. Non rispondo ai deliri e alle aggressioni verbali.

  18. In linea di massima, da non-storico, mi trovo d´accordo con le tesi degli autori.

    Non vedo quali basi *reali* fossero esistite per la creazione di una zona descritta come Venezia (ricordo che Trieste si e´data all´Austria per non cadere sotto Venezia..), e Giulia, messa lí tanto per ricordare la romana stirpe. (ok, esistevano Forum Iulii, Pietas Iulia, ecc ..ma non si puó dire che fossero proprio in voga)

    Quindi, personalmente non mi sono nemmeno mai posto il problema; a livello del tutto intuitivo la Venezia Giulia mi é sempre sembrata una forzatura dettata dalla nazionalizzazione.
    Non ci trovo niente di estremistico in un pensiero di questo tipo; allo stesso tempo non nego le affinità tra le genti della “Venezia Giulia”, ma solo se le sleghiamo da logiche nazionali e quindi anche da questo nomignolo.. Litoral/Primorje/Kustenland no iera bastanza?

  19. sandi

    visto che Karlsen fa il signore al di sopra di queste piccolezze e che ha paura delle aggressioni verbali gli rispondo direttamente. Riguardo alle tue argomentazioni devo solo dire che in pratica accusi il libro di non fare la storia complessiva della c.d. Venezia Giulia, cosa di cui il libro non ha la minima intenzione ne presunzione. E poi concordo pienamente con chi ti ha già risposto (ma spiegami in cosa sarebbe offensivo lo scirtto di Carozzo – o come al solito quando le tue chiacchiere vengono smascherate ti ritiri in un dignitoso e superiore silenzio?). Per il resto ti dirò che definire semplicemente italiani, come fai tu nella recensione, i c.d. “infoibati” significa riproporre l’equazione italiano = fascista. Basta che fai una piccola ricerchina su chi sono ad esmepio le persone alla cui memoria la Repubblica ha concesso dei riconoscimenti in occasione della Gironata del Ricordo. il caso più eclatante è sicuramente Vincenzo Serrentino, uno dei capi del fascio di combattimento di Zara dalla fondazione, tenente delle Camicie Nere (MVSN), membro del tribunale speciale per la Dalmazia e come tale processato e fucilato nel dopoguerra a Sebenicco, nonché “ultimo prefetto di Zara italiana” (di nomina della RSI). Ma ci sono anche squadristi della prima ora, Camicie nere, militi della Milizia difesa Territoriale – uno di costoreo, Ettore Lubiana, morto in combattimento (come certificato dal comando della GNR) vicino a Rifembergo (Branik o Rihemberg) in un attacco di aprtigiani alla colonna di cui faceva parte. E per quell’attacco i nazisti ed i fascisti hanno incendiato per rappresaglia 5 paesi e deportato un migliaio di persone. Chi celebra alla Foiba di Basovizza i “martiri dell’italianità” che li sarebbero (ma non sono) inumati celebra anche un certo Ermanno Callegaris, definito da un tribunale angloamericano nel 1946 spia delle SS, responsabile della cattura di tre militari del regio esercito torturati e bruciati dai nazisti in Risiera. E lo fa fianco a fianco con gli squadristi odierni sventolanti la bandiera della RSI. Ti ricordo che tale fatto è punibile dalla legislazione italiana, che non viene però mai applicata. Ora io ritengo che chi vuol far passare per semplici italiani i fascisti non solo commette una scorrettezza dal punto di vista storigrafico, ma di fatto legittima loro e i loro attuali epigoni. Divenendo così corresponsabili almeno moralmente delle violenze che questi signori esercitano oggi. Perchè hanno partecipato a creare il clima culturale e politico di legittimazione del fascismo anche dell’assassinio del ragazzo di Verona. Rispetto alla presunta mia violenza verbale questo mi sembra molto peggio. Ma tu naturalmente non ti sporchi le mani, no, tu fai semplicemente l’intellettuale al servizio di un progetto politico che passando attraverso la “pacificazione” (e il far passare i fascisti come semplici e magari benemeriti italiani è questo) punta a una sorta di ri-nazionalizzazione delle masse. Il lato paradossale è che tenta di farlo ammantandosi di democraticità e antinazionalismo. Ad esempio, si nega ai friulani il diritto a costituirsi in nazione in nome della contrarietà ai nazionalsimi, ma poi le argomentazioni concrete sono quelle del nazionalismo italiano. Non stupisce, visto che i punti di riferimento ideologico sono nel famoso “patriottismo democratico”, incarnato ad esempio dal CLN triestino. E tuttavia vorrei ricordarti che se c’era qualcuno che era esclusivista dal punto di vista nazionale era il CLN di Trieste, che è sempre stato un organismo esclusivamente italiano dal quale erano a priori esclusi gli appartenenti ad altre nazionalità. Ma nonostante ciò il CLN accusava di nazionalismo l’altra parte, definiamola filojugoslava, composta da sloveni e italiani (e da appartenenti ad altre nazionalità) che avevano come parola d’ordine la fratellanza.
    Per concludere. Se l’italianità alla quale il volume nega legittimità è quella dell’equazione italiano=fascista e quella incarnata dal CLN io credo che negargli ogni legittimità sia non solo giusto, ma adirittura indispensabile per costruire qualcosa di nuovo. Altrimenti coloro che sullo scontro nazionale e sulla difesa dell’italianità (come della slovenità, sia ben chiaro) hanno costruito le loro fortune politiche e di altro tipo non potranno che portare al ripetersi (non so se come farsa o tragedia ancora maggiore) di quanto accaduto nel passato. Di esmepi in giro ne abbiamo quanti ne vogliamo.

  20. siete fuori come balconi

  21. Roberta Michieli

    Rimane comunque il fatto che gli storici italiani hanno fino ad ora ignorato “volutamente” l’uso strumentale che il regime fascista ha fatto dell’invenzione “Venezia Giulia”. Come hanno “volutamente” ignorato il “perchè” questa “preziosa ambiguità” (così la chiamava l’Ascoli, suo inventore nel 1863) è stata prima inventata e poi usata da un nazionalismo italiano non “misurato” ma imperialista e espansionista.

    Perchè non esiste ricerca storica su tutto ciò?

    Non c’è nulla su questo tema (a parte il saggio di Gino di Caporiacco datato 1978).
    E’ un tema ignorato dagli storici. Eppure, questo nome “Venezia Giulia”, ha avuto un ruolo di primo piano nella snazionalizzazione degli sloveni e dei croati. Ha avuto un ruolo di primo piano nel “semplificare”, e in definitiva “mistificare”, la realtà sociale, culturale, linguistica ed etnica, dei territori che si volevano “italianissimi” nel nome di Roma e di Venezia.

    Con questa raccolta di saggi si è voluto colmare un vuoto storiografico. Si è voluto offrire al lettore, a chiunque voglia conoscere meglio la realtà del confine orientale, uno studio documentatissimo sul tema del nome Venezia Giulia. Si, documentatissimo, perchè sapevamo già in anticipo che avremmo sollevato un vespaio andando a “toccare” una “icona” del nazionalismo italiano: il nome “Venezia Giulia”.

    Un libro che sapevamo già non sarebbe piaciuto, per ovvi motivi, a chi considera un atto di “lesa maestà” documentare come il fascismo ha usato il nome “Venezia Giulia” in funzione antislava: “Venezia Giulia”, nome ormai “icona” del nazionalismo italiano e quindi “intoccabile”.

  22. sandi

    wow, anche il neoparlamentare si scomoda mo – coda di paglia?

  23. patrick karlsen

    @sandi:
    nella mia recensione ho accennato alle uccisioni di massa di cui sono stati vittima gli italiani della Venezia Giulia tra 1943 e 1945. Tra questi italiani la storiografia italiana ed ex jugoslava più aggiornata ormai è concorde nel riconoscere che vi furono esponenti del regime fascista e aderenti al fascismo, ma anche antifascisti italiani contrari all’annessione alla Jugoslavia e sloveni e croati anticomunisti ma non necessariamente collaborazionisti. Omettendo di dire questo chi insiste sull’equazione italiani-fascisti sei proprio tu. Ed è lo stesso unilateralismo (ma chiamiamola pure faziosità) che si respira nell’impostazione generale del libro, che — nei suoi saggi portanti — cerca di appiattire tutte le posizioni di parte italiana al nazionalismo-imperialismo-fascismo per creare ad arte un “nemico” contro cui scagliare argomentazioni che altrimenti non avrebbero attualità.
    Argomentazioni spesso ferme al 1945: era lo stesso schema retorico e la stessa prassi politica che il comunismo italo-jugoslavo utilizzava contro il Cln di Trieste. La posta in gioco nel 1943-45 era l’annessione alla Jugoslavia comunista e dal Cln di Trieste si pretendeva con ogni mezzo l’assenso a questo progetto. Sul fatto che su alcuni settori del Cln di Trieste si facessero sentire condizionamenti della cultura nazionalista, personalmente non ho problemi a concordare. Ma senza generalizzare: nel 1943 il Partito d’azione di quel Cln firmava un manifesto sull’avvenire politico e nazionale di Trieste che oggi ha ancora diverse cose da insegnare in tema di federalismo e rispetto delle minoranze. E soprattutto contestualizzando: ricordando cioè che da parte jugoslava comunista si pretendeva che il Cln di Trieste partecipasse a organismi ufficialmente binazionali, ma strutturati in modo tale che la componente antifascista non favorevole all’annessione alla Jugoslavia risultasse sempre in minoranza (politica della “fratellanza”). Ma anche questi sono dati acquisiti dalla storiografia, che per fortuna di passi avanti ne ha fatti.
    Sull’accusa che io sia al servizio di un progetto di “rinazionalizzazione delle masse”, fammi fare soltanto una grande risata. E rido pure quando scrivi che avrei “paura” delle aggressioni verbali: non ho paura di alcun tipo di aggressione, figuriamoci verbale, e per giunta inefficace come ai miei occhi è la tua.
    Credo che le nostre rispettive posizioni si siano chiarite a sufficienza.

    @roberta michieli:
    sull’origine irredentista del termine “Venezia Giulia” c’è un saggio di Fulvio Salimbeni degli anni Ottanta (se vuoi ti do gli estremi privatamente). Ti invito poi a leggere l’introduzione di Finzi-Magris-Miccoli al volume dedicato al Friuli Venezia Giulia della Storia d’Italia Einaudi, che ha per titolo “Una tormentata regione ‘artificiale'”. Sull’argomento sono poi molto utili i primi due capitoli del libro “L’Italia e il confine orientale” di Marina Cattaruzza (2007) esplicitamente dedicati al discorso irredentista.

  24. michele sardina

    Come Arlon neanch’io sono uno storico.
    Eppure mi pare evidente l’aggressione personale a chi ha recensito questo libro.
    Le risposte degli autori sono intrise di ideologia. Personalmente non conosco Patrick, ma leggo bora.la da tempo: dargli dal fascio-irredentista mi pare incredibile. Tanto incredibile quanto l’accostamento del tema sui fatti di Verona.
    Mi pare di essere tornato indietro nel tempo: si continua a parlare dei fatti riguardo il confine orientale con una forte impostazione ideologica, strumentalizzando pesantemente i fatti.

  25. sandi

    @karlsen
    e il fatto che accanto ai fascisti – la gran parte – c’erano “anche” degli anticomunisti legittima a definirli semplicemente “italiani”? tanto più poi se, come affermi, c’erano anche sloveni e croati? Ancora una volta le tue argomentazioni smentiscono te stesso (ricordi il Pirmorski?). Scusami, ma non erano posizioni di aprte italiana anche quelle degli italiani – ed erano parecchi – che stavano con i “titini” (come li chiami tu)? Per fortuna le posizioni di parte italiana non erano rappresentate solo dal CLN e dai fascisti. E ridurre la posta in gioco nel ’43-’45 all’annessione o meno alla jugoslavia è ridurre lo scontro a scontro nazionale. Sono questi i passi avanti della storiografia? O non è forse un’ottica interpretativa su cui la borghesia definentesi italiana ha basato i suoi successi politici che ora riproponi? Io credo che nessun italiano (o molto pochi) avrebbero aderito a una Jugoslavia monarchica, ma erano dalla parte di una Jugoslavia che significava un ordinamento sociale diverso, nuovo, e molti infatti la JU l’hanno mollata (e non solo italiani) quando hanno ritenuto (a torto o ragione) che non rappresentasse più quello che si aspettavano. Parallelamente anche l’italianità di cui il CLN si arrogava il diritto di rappresentanza esclusivo aveva dei suoi precisi contenuti, non era neutra – era in sintesi l’Italia in cui i fascisti uscivano dalle galere e ci entravano i partigiani, era l’Italia dalla qualle nel ’54 in tanti italiani triestini sono fuggiti.
    Spiegami perchè il CLN, organismo senza praticamente alcuna attività militare antinazista e con pocchissimo seguito (tanto da essere costretto a fare l’insurrezione con poliziotti, GdF e altri che fino al minuto prima erano al servizio dei nazi) era legittimato a pretendere in esclusiva il potere? Forse perchè espressione di una “civiltà superiore”? E sipegami perché i filojugoslavi, che il potere lo avevano di fatto (per presenza militare e seguito) avrebbero dovuto cedere alle pretese del CLN? E quanto ai “condizionamenti della cultura nazionalista” – gran eufemismo per un organismo che annoverava l’ex segretario del fascio di Monfalcone e fino al ’43 almeno grande ammiratore di Hitler Biagio Marin, organismo più preoccupato a rivendicare i confini di Rapallo che a combattere i nazisti, non parliamo poi dei fascisti, con i quali ha patteggiato fino a 15 minuti dalla sua insurrezione (insurrezione poi ben tratteggiata nella tua intervista a Forti, in cui dice che lui “insorto” pattugliava in via Coroneo con i tedeschi alla finestra a giuardarli perché c’era con loro un accordo per cui i nazi permettevano a loro di “prendere” la città e il CLN permetteva ai tedeschi di stare indisturbati nei loro fortilizi) – e al fantastico manifesto del Parito d’azione posso giudicare da come messo in pratica quando i partiti del CLN hanno avuto il potere a Trieste, cioè dal ’45 in poi, quando hanno riportato la storia di questa città alla “difesa dell’italianità” e alle mobilitazioni contro il bilinguismo.
    Quanto alla tua partecipazione al progetto politico non è una accusa, è una constatazione. E se i passi avanti della storiografia sono quelli del ritorno a ottiche interpretativo nazionali, ah, beh, meglio passatista!
    Fa piacere che tu non abbia paura delle aggressioni verbali (che di altre non avevo ancora sentito parlare – devo prenderlo come una minaccia?). Che poi sicuramente non devi temere aggressioni da altre parti per la tua democraticità. Io invece delle aggressioni da parte degli attuali eredi degli “italiani” ricordati il 10 febbraio ho paura, e come ti ho spiegato devo ringraziare anche te (anche se la tua parte è indubbiamente minimale). Grazie ancora

  26. Una cosa.
    “eredi degli “italiani” ricordati il 10 febbraio”

    > Levi pure le virgolette. Grazie.

  27. …insomma…domani Pupoli alla presentazione.

    Patrick Klaxon xé.
    Mi forsi.
    Emilio xé.
    E zò longhi!!!!

  28. Roberta Michieli

    Per patrick Karlsen,
    ti ringrazio delle informazioni. Ovviamente non è che non si trova proprio niente sul tema “Venezia Giulia”, ad esempio anche lo storico Gianfranco Ellero vi ha dedicato un capitolo in suo libro. C’è il saggio di Gino di Caporiacco citato anche nel nosto libro. E così anche altri. Ma, a parte il “di Caporiacco”, sempre in maniera molto marginale e limitata. Sto parlando della storia del nome Venezia Giulia , non di studi o saggi sull’irredentismo italiano.

    Tra Fulvio Salimbeni e Gino di Caporiacco, sul tema Venezia Giulia, all’epoca mi risulta esserci stato un intenso “scontro” anche pubblico. Quasi come te e Sandi…solo che allora (anni 80) non c’erano i blog!

  29. enrico maria milic enrico maria milic

    siete fuori come balconi

    ahhaahha!
    grande pierpaolo!
    : )))

  30. patrick karlsen

    @sandi:
    ma grazie di cosa? non far ti la vitima adeso, dei.

    @roberta michieli:
    non conosco lo scontro tra di caporiacco e salimbeni. Approfondirò alla prima occasione 😉 comunque le pagine della Cattaruzza si concentrano sull’uso nazionalista e no del nome Venezia Giulia.

  31. Sandri Carrozzo

    Scusate, attendo ancora una risposta alle mie obiezioni al primo scritto di Karlsen(attendo anche che mi si indichi dove sono stato insultante e aggressivo e, in caso, me ne scuso). I suoi successivi sono sulla stessa linea e quindi non li critico analiticamente.
    A mio parere il tema centrale era la Venezia Giulia, ma visto che si è cominciato a parlare di snazionalizzazioni e foibe, da non storico specialista chiedo: i morti delle foibe (che siano 2 o 2 milioni non mi interessa) avevano tutti il passaporto italiano in tasca o si è studiato il loro codice genetico per dimostrarne l’italianità? La mia impressione è che durante e dopo la seconda guerra mondiale, nei momenti in cui si voleva dare “una ripulita” se qualcuno è stato ammazzato sommariamente da elementi della resistenza era perché:
    1) era fascista (italiano, sloveno o croato o marziano che fosse)
    2) era amico di fascisti (italiano, sloveno o croato o marziano che fosse)
    3) aveva nemici personali (sia lui che il nemico personale potevano essere italiani, sloveni o croati o marziani in qualsiasi combinazione geometrica)
    4) ha avuto sfortuna (che non credo faccia differenza tra italiani, sloveni o croati o marziani).
    Volete farmi credere che nelle foibe o dovunque vogliate ci sono finiti solo italiani? Con che onestà Karlsen e una nutrita corrente storiografica pensano di farmi bere che la questione principale era nazionale e non ideologica? Ciò significherebbe che tutti gli “italiani” rimasti in Yugoslavia erano titini!
    Sull’esodo e gli esuli: mi piacerebbe che qualche storico presentasse e qualche mezzo di comunicazione desse evidenza a quanti degli esuli della “Venezia Giulia” erano sloveni e croati; mi sa tanto che a Roma li contano tutti come italianissimi, anche se ormai loro o i loror figli e nipoti vivono in Australia e invece di “Buon giorno” sanno dire solo “Dober dan” e “Good Morning”.
    Mandi.

    Sandri

  32. Sandri Carrozzo

    Aggiungo alla lista di morti ammazzati, che immagino semplicistica e slavocomunista:
    5), ma penso che dovrebbe salire nella scaletta, oppositori al regime politico che andava consolidandosi (anche in questo caso non credo che Tito e i suoi facessero differenza tra sloveni, croati, italiani o marziani)

  33. emilio maria milic emilio maria milic

    in questo momento non ho il libro ‘Venezia Giulia – la regione inventata‘ sotto mano, che ho letto per quanto riguarda l’introduzione e altri tre capitoli.

    la cosa che mi ha colpito di più, quando mi sono messo a leggere il libro, è stata l’introduzione della kersevan che, mi pare, voglia enfatizzare come l’invenzione del nome ‘venezia giulia’ sia ancora oggi significativa di come i valori e le opinioni dei triestini contemporanei siano così gravemente intrise di un conservatorismo irredentist-fascist-eccetera.

    premesso che a me va benissimo criticare il nome ‘venezia giulia’ e, come dice arlon, poteva andare benissimo ‘litorale’ o qualsiasi altra dizione precedente (e intendo ‘criticare’ nel senso di illustrare come questo nome sia una costruzione culturale proposta e/o imposta da certi ambienti culturali e politici).

    l’idea della kersevan (la trieste di oggi ancora dominata dall’irredentism…) mi pare sia la tesi che molti degli autori del libro vogliono far emergere – per esempio tramite il libro o tramite molti dei commenti come questi qua sopra.

    a me non interessa entrare direttamente nel dibattito storiografico.

    mi interessa però segnalare come, sia la kersevan nell’introduzione, sia più generalmente molti degli autori, producano un ragionamento che non dimostra affatto che i cittadini della trieste di oggi siano così preoccupati di irredentism. vari.

    così, giusto per fare un esempio, sandi volk mi informa via email che “il piccolo” di oggi sposerebbe sempre, anche lui e in toto (articolo per articolo) queste posizioni irredentist-eccetera. non solo, volk mi informa che il piccolo, essendo l’unico quotidiano in città, sarebbe in sostanza il produttore egemone di consenso e opinione pubblica. come se nel 2008, senza nessuna ricerca sulla realtà sociale triestina (interviste con campionamenti decenti, eccetera), potessimo ancora pensare che un quotidiano locale non solo sempre meno acquistato ma anche (probabilmente) sempre meno letto possa essere così pregno di significati nella formazione della opinione pubblica di una città.

    volk, ben contento di continuare con ragionamenti senza prove, fatti e collegamenti logici, continua a informarmi che le posizioni ‘a la karlsen’ ovvero tutte quelle posizioni che criticano i suoi testi, sono quelle per forza di fascistoni che sono anche contro l’insegnamento dello sloveno a scuola e contro il sostegno pubblico alla lingua e alla cultura friulana. volk, ovviamente, capita male perchè bora.la è la dimostrazione proprio del contrario: che le posizioni di volk, esternate purtroppo in qualità di estremista provocatore, alcune volte possono essere respinte (come su ‘trieste xè tuta de fascisti’) e altre volte possono esseree condivise (perchè no allo sloveno e il friulano a scuola?, almeno per quanto mi riguarda).

    volk, ancora, ci informa a tutti implicitamente che se siamo contro la sua analisi storica allora, in qualche maniera, siamo tutti amici dei muloni de verteneglio e del console di spalato e, ovviamente, di roby menia.

    che dire:

    forse che la realtà è un po’ più sfaccettata e complessa? se su un tema la penso in una maniera che non sia quella di volk, posso per piacere non essere considerato un fascistone? e poi: non sarà che oggi nel 2008 a trieste i media di massa globali e i flussi di informaizoni globali, il consumismo e vari ammenicoli della cultura globale, il lavoro in tutte le sue forme più o meno inedite e precarie, decine di altri strumenti di comunicazione siano un tantino più rilevanti per i cittadini di trieste di tutti questi segoni?
    e non parlo solo in termini di preoccupazioni quotidiane: non sarà che tutte queste cose, rispetto ai segoni, saranno più importanti nella formazione della cultura e quindi delle identità, delle opinioni e dei valori dei cittadini triestini?

    per chiudere, rispondo a sandri:

    Che tutte le istituzioni siano invenzioni, in fin dei conti è vero, ma esistono invenzioni fondate almeno su un nucleo di realtà,

    qua ti sbagli, almeno così direbbero vari studiosi che affermano come ogni patria e nazione sia un’invenzione culturale: per dirla, 500 anni fa “non credo” che gli abitanti di queste aree si auto-definissero sloveni, friulani, italiani o che altro. “non credo”, eh.

    del resto, il ritenere che delle nazioni (slovene, italiane, friulane o che altro) esistano da sempre è proprio quanto fanno gente ‘a la’ menia e volk e su cui, gente come loro, hanno costruito splendide rendite di posizione dal dopoguerra ad oggi: rifiutando il dialogo, bastonando e aggredendo, collocandosi dietro ad una barricata e, al contempo, facendo credere alla comunità che anche i loro nemici avessero costruito delle barricate.

    insomma volk e soci si inseriscono nella migliore tradizione del litorale, primorska, venezia giulia, trieste, provincia di trieste o qualsiasi nome questa zona del mondo dimenticata da dio abbia o possa avere.

    e desso ve prego basta
    che sto dibatito da trieste ani 80 me disgusta.

  34. Roberta Michieli

    Fino a pagina 200 del libro neppure si nomina Trieste…
    Poi ci sono due capitoli, uno di Piero Purini sull’indipendentismo triestino e uno di Adriano Cescja su il Movimento Friuli e la VG, dove Trieste vi entra per forza di cose….

    Ma a parte questi due capitoli, Enrico, mi vuoi dire per favore dove hai letto nel libro che a Trieste sono tutti irredentisti o qualcosa di simile?

    Se mi indichi anche le pagine, ti ringrazio….

    Comunque guarda che il libro non è fatto solo della prefazione e tre capitoli….
    O ai letto solo la prefazione e i due capitoli che ti ho indicato sopra? E tutti gli altri? Ossia quasi tutto il libro…

  35. Mi permetto di intervenire in questo dibattito, in quanto amico di Cristian Pertan, sgradevolmente tirato in ballo da Sandi Volk circa 24 ore fa. Dovrei evitare di rispondere a certe farneticazioni, ma non posso lasciare che il nome di un amico che non c’è più venga infangato, soprattutto da chi non lo ha conosciuto.
    Mi pare già sconcertante la definizione di “morte banale”, nonché il velo di ironia nella descrizione della stessa.
    Cristian viene ricordato come un “eroe” per com’era, per il suo altruismo, per la sua correttezza, persino per la sua apertura mentale verso chi la pensava in maniera opposta a lui, cosa che evidentemente è sconosciuta al sig. Volk.
    Prima che avere delle idee politiche era un isriano, fiero delle sue origini, che non ragionava per slogan né preconcetti, ecco perché benvoluto anche altre confine. Chi lo ricorda in Istria, con varie attività di cui la donazione di libri è solo una piccola parte, lo fa con educazione e rispetto verso la situazione odierna, con l’intento di riunire i giovani figli dei “rimasti”, con i figli degli esuli e per contribuire al sostentamento della cultura italiana in Istria, Fiume e Dalmazia, seppure minoritaria. Ecco perché il Fondo Pertan è stato ben accolto in ben 8 comunità italiane ed ha ricevuto appoggi importanti come quello del Comune di Monza e di molte associazioni tutt’altro che “di destra”.
    Il sig.Volk queste cose non le sa, in quanto giudica persone e cose che non conosce, ma ritiene sufficiente compiere “indagini” sulla rete, come dimostrano le sue parole e i suoi luoghi comuni.
    Gabriele

  36. gabriele

    P.S.: Se passate vicino alla “fascistissima” Verteneglio, fate molta attenzione all’agriturismo di cui parla Volk…
    Ci sono mucche con la testa rasata, oche in camicia nera e maiali che salutano romanamente….ma per piacere…
    Gabriele

  37. Sandri Carrozzo

    Mi dispiace Enrico, ma non trovo risposte vere alle mie obiezioni: ciò che o letto in risposta a quanto ho effettivamente scritto e ai quesiti che ho posto mi sembra solo un debole intorbidimento di acque e uno sgusciare fuori dai problemi che ho evidenziato per tornare su vecchie polemiche che magari “le te disgusta”, ma da cui non riesci a liberarti. Poi per quanto riguarda Karlsen prendo atto che non si degna neppure di prendermi in considerazione. Viva il dialogo alla cui insegna era cominciato (male) questo post. Magari per dialogare davvero ci sarà spazio domani.
    Mandi.

  38. sandi

    @ enrico maria – caro milic, penso proprio che ti stai guadagnando una denuncia per diffamazione. Che tu attribuisca a me l’idea che le nazioni esistono da sempre lo inventi di sana pianta e ha una valenza esclusivamente diffamatoria. E che mi accomuni a Menia è anche peggio. Ho scritto sopra “Per tutte queste ragioni io ritengo che una simile italianità (ma anche simili slovenità, croaticità, friulanita e altre -ta) vadano semplicemente estirpate” – non è abbastanza chiaro o non sai leggere? Il problema è uno solo: gli unici che nella storia qui da noi hanno portato avanti una visione non nazionalista, con tutti i limiti che volete, sono stati proprio i famigerati slavocomunisti. Con buona pace dei patrioti democratico-nazionalisti.
    E che Karlsen venga domani, o Enrico Maria, non ci credo – il primo ha già fatto una figuraccia sul Primorski, il secondo è troppo esausto del dibattito anni ’80 scatenato dal suo amico Karlsen per farcela.
    @karlsen – io ti ritengo semplicemente corresponsabile del clima che avete creato in Italia, il resto sono cazzi miei, ma non piangere su violenze verbali quando i vostri amichetti (il difensore di Pertan suppongo appartenga a tale cerchia) ammazzano la gente.

    Quanto al Pertan: morire schiantato in motorino ti pare una morte eroica? Da eroe, come viene chiamato in qualcuno dei necrologi che trovi qui sotto? Un ragazzo a modo e amabile, democratico e tollerante, tanto da essere andato a Celje alla partita Slovenia Italia con il preciso intento di provocare. Purtroppo a contradirti sono le cose che i suoi camerati e amici hanno scritto e che ti riporto qui sotto. Ma perchè i fascisti non hanno mai il coraggio di dichiararsi tali?
    due canzoncine di Pertan (faccio solo notare che nonostante il testo della seconda parli di avi massacrati in Istria sua nonna ha sempre vissuto – non so se sia ancora viva, spero di si – in Istria )e una del suo gruppo, i Non nobis domine (notare il disprezzo per i “vostri miserabili sogni di giudei”)

    Canzone giuliana (aut. Cristian Pertan)
    A cinque chilometri il primo confine
    Non posso scordare non era così
    Quei giorni vigliacchi non furon la fine
    Del sangue italiano che fu sparso qui
    Ricordo i fratelli che non son tornati
    Cantare spavaldi in quell’ultima ora
    Tra piccoli boia di rosso ammantati
    Il filo di ferro e la gelida bora
    Sui corpi straziati poi l’erba ricrebbe
    Ma torna al mio cuore un’eco lontana
    La voce di uomini in grigioverde
    Rimasti a morire su terra italiana

    Ritornello
    Sogniamo sempre l’Istria nobilissima
    L’Istria di nuovo libera e redenta
    Sogniamo sempre Fiume e la Dalmazia
    In Italia e non in croazia

    E per questa terra che invoca giustizia
    Il nostro dolore non si è mai placato
    Ma verrà il giorno di perfetta letizia
    Quando il nostro popolo sarà tornato
    Nei propri villaggi nelle sue città
    Tra la terra rossa e l’azzurro del mare
    Lucente nel sole a noi si offrirà
    La terra che i padri ci fecero amare
    Da sempre e per sempre è la nostra terra
    Amore più grande di ogni forza umana
    Dolore e grandezza nel cuore rinserra
    La sua gente indomabilmente italiana

    Ritornello
    È l’Italia del dolore, è l’Italia dell’amore, sarà sempre Italia almeno nel mio cuore…

    Terra rossa (aut. Cristian Pertan)
    Terra rossa terra mia
    Quando sono andato via
    Ho affidato a te il mio cuore
    Ti ho giurato eterno amore
    Casa mia terra mia
    Terra rossa sangue mio
    Rosso il sangue dei miei padri
    Massacrati ed infoibati
    Sangue il pianto dei miei padri
    Esiliati ed umiliati
    Terra e sangue ho nel mio cuore
    Terra rossa dolce amore
    Lacrime della mia gente
    Terra rossa che non sente
    Il dolore mai lontano
    Del popolo istriano

    Ritornello
    Vojo tornar voglio tornare
    Vojo tornar voglio tornare a casa mia!
    Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
    Terra rossa terra istriana terra mia terra italiana!
    Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
    Terra dalmata e giuliana terra mia terra italiana!

    Questa terra ho nelle vene
    Questa terra mi appartiene
    Terra nostra per la storia
    Nel mio sangue la memoria
    Terra e sangue sempre uniti
    Non possono esser divisi
    Terra mia santificata
    Con il sangue terra sacra
    Questa è la mia religione
    L’unità della Nazione
    Religione insanguinata
    Religione della Patria
    Terra pazzamente amata
    Terra mai dimenticata
    Ogni vero italiano
    È anche dalmata e giuliano

    Ritornello
    Vojo tornar voglio tornare
    Vojo tornar voglio tornare a casa mia!
    Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
    Terra rossa terra istriana terra mia terra italiana!
    Istria, Fiume e Dalmazia né slovenia né croazia
    Terra dalmata e giuliana terra mia terra italiana!

    Mercenario
    Tu combatti la guerra per chi ti paga di più,
    Ma si sa, una buona guerra santifica ogni causa.
    Il disprezzo e lo sdegno dei piccoli uomini meschini
    Si è chiuso nelle tue braccia, si è chiuso nella tua mente.
    Ma felice tu avanzi tra i pericoli e la morte,
    Perché ami la guerra, sì tu ami la guerra.
    E tu corri e spari, e non t’importa della vita,
    Ma che senso ha la vita, se non hai mai ucciso?
    Ma che senso ha l’amore, se non si può odiare?
    Ma che senso ha la pace, se non c’è più la guerra?

    rit. Se guerriero sono nato, mercenario morirò,
    Senza scuse né rimpianti ho vissuto e me ne andrò.
    Quando all’ultima cartuccia la mia amata incontrerò,
    Con lei in un sacco nero a casa me ne tornerò.
    Ma sì, io me la rido dei vostri piccoli miserabili dèi!
    Ma sì, io me la rido dei vostri squallidi sogni da giudei!
    Ma sì, io me la rido del vostro dio denaro!
    Ma sì, io me la rido della dea democrazia!
    Io combatto la mia guerra dovunque ci sia guerra,
    Io uccido il mio nemico qualunque sia la guerra,
    Io non voglio comprare col vostro oro il vostro paradiso,
    Io ho nemici ed amici, corone labbra e canti.
    E la vita è solo un gioco che ho giocato con la morte ogni giorno.
    E non rimpiango nulla di tutto quel che ho fatto.

    rit.
    Vive la mort, vive la guerre, vive le sacré mercenaire!

    e piccola raccolta di necrologi in occasione della sua morte

    Data: 23/3/2005 ore 14:24

    La fiamma della tua giovinezza arderà per sempre nel profondo dei nostri cuori e nella fedeltà dei nostri ideali! CAMERATA BOCCIA PRESENTE! Skinheads Busto Arsizio

    Data: 12/1/2005 ore 18:35
    Ave, sono Orazio di Terracina in prov. Latina esprimo il mio e del mio
    gruppo BOIXOS TERRACINA 1990 + profondo cordoglio x la scomparsa
    prematura
    del Camerata Boccia Presente.

    Un Ultimo Saluto A Braccio Teso. Boccia Presente

    Orazio Boixos Terracina 1990

    P.S. Grazie a lui io e il gruppo siamo riusciti a trovare le bandiere
    dell’Istria, ancora grazie.

    Data: 12/1/2005 ore 12:27

    Ho un Camerata che MIGLIORE NON AVRò!, ora mi precede nel VALALLA, è andato a procurarmi battaglie e valchirie!, e mi guida indicandomi la VIA da continuare a seguire qua, nel mondo del consumismo, delle lobbys e della gente che preferisce nascondersi o fuggire piuttosto che lottare!!!…Fratello ci Siamo conosciuti nel lontano Settembreo’94 in una città umida e attorniati da persone senza anime e ideali!, Noi li avevamo!, ma Tu sei riuscito a farmi crescere, a indirizzarmi!…abbiamo vissuto Insieme, marciato Insieme!, lottato Insieme!, … e ora bhè ora qua Spero solo di Essere DEGNO della Tua Amicizia!!!…ci Vediamo nel VALALLA, dove sono certo!, ISTRIA e DALMAZIA sono già dove devono ESSSERE e Sfoggiano un Tricolore Bellissimo!!!
    Boccia! Adolf! PRESENTE!!!!!!!!!!!!!!!
    Tuo per Sempre Fratello Uzi

    Data: 11/1/2005 ore 9:30
    UN BOSCO DI BRACCIA TESE!
    EIA BOCCIA UN ULTIMO A LA LA!
    Data: 11/1/2005 ore 0:7

    mio caro camerata boccia….è stato straziante vederti andare via in quella bara ma sono stato onorato di averti conosciuto di avere vissuto una parte della mia vita con la tua guida…riuscivi sempre a fare tutto…tutto per la causa e per i tuoi camerati grazie per avermi dato un esempio di vita ….vissuta interamente per l’idea quella idea tanto sacra e importante…. non ti dimentichero mai…sarai sempre nel mio cuore……e nel tuo nome continuerò a far sventolare la cavra soprattutto nel mio cuore….addio amico caro….addio vero guerriero….cap.

    Data: 10/1/2005 ore 22:38

    UNITI NELL’ONORE,UNITI NEL DOLORE! VOLA ALTO FRATELLO,SEE YOU IN WALHALLA!
    Luca Ascoli Skins

    Data: 10/1/2005 ore 18:37

    eccoci qua, giornata triste e sembrava che Trieste e la Venezia Giulia complici la nebbia e il cielo grigio, siano consapevoli d’aver perso un condottiero.
    Cristian nella nostra giovane età, era e rimarrà una guida per la causa e l’irredentismo istriano, giuliano, fiumano e dalmata. Cristian è stato l’unico che è riuscito a far vibrare nel mio sangue le mie dalmate origini.
    Amico e Camerata Cristian… un EIA EIA A LA LA !

    Ninho

    Data: 6/1/2005 ore 20:48

    oltre il calcio ,oltre la politica ,su tutto la nostra causa, la nostra lotta e il nostro motto di cui eri tanto orgoglioso ;ISTRIA LIBERA !
    …ti te ne ga mostrà la strada e noi dovaremo seguirla , de suso vardine e protesine…

    ciao BOCCIA fradel Istrian

    robydeborgo

    Data: 5/1/2005 ore 16:46

    10 anni insieme, ma mi bastarono 10 minuti per capire quanto sei grande. Hai dadto tutto quello che potevi a noi Camerati, alla causa Istriana, al nostro gruppo sgangherato che faceva più casino che canzoni…

    So che mi rimprovereresti se mi vedessi piangere, ma ti prego, lasciami solo qualche minuto per urlare silenzioso il mio dolore. Lo so, tu sei in noi, lotti con noi, ma lasciamelo dire Boccia: non sarà la stessa cosa…

    Rivedere le tue foto sul sito mi ha travolto con un vortice di emozioni, e il ricordo di milioni di attimi insieme mi lascia l’amarezza di non poter stringere più il tuo avambraccio, ma la consapevolezza del grande onore e privilegio che è stato conoscerti. Continuerai a vivere per sempre, anche in me, e questo mi da la forza di portare avanti le nostre battaglie e di sapere che da ora lotterò anche in tuo nome, per te.

    Grazie soprattutto per quella volta di tanti anni fa (1995?) quando su quella salita di Bracciano mi apristi bene gli occhi e mi mostrasti il nostro nemico più grande. Scelsi di combatterlo con te, e non mollerò mai.

    Ave Cristian.
    Camerata Cristian….PRESENTE!!!
    S.H.
    Luca NND

    Data: 5/1/2005 ore 12:10

    L’ASSOCIAZIONE CULTURALE NOVECENTO TRIESTE
    PORGE L’ULTIMO SALUTO AL NOSTRO SODALE E “FRATELLO DI LOTTA” CAP.PAR CRISTIAN PERTAN.
    SULL’ATTENTI A BRACCIO TESO LANCIAMO AL CIELO

    CAMERATA BOCCIA
    Data: 5/1/2005 ore 12:15

    chiude il messaggio precente di ass.Novecento:

    CAMERATA BOCCIA

    PRESENTE!!!

    Data: 4/1/2005 ore 0:59

    La nostra Patria è l’Istria.
    Noi siamo i suoi Figli.
    Non abbiamo una vita normale perché, se l’avessimo avuta, ora saremmo nelle nostre case, vecchie di un secolo, riammodernate, a pensare a come far progredire e prosperare la nostra Terra.
    Sicuramente ci sarebbe piaciuto il calcio e avremmo potuto essere anche degli Ultras; chi del Grion, chi della Fiumana chi dell’Ampelea. Avremmo fatto i nostri piani di battaglia, uno contro l’altro e contro i Triestini.
    Non è stato così e siamo divenuti fratelli.
    Fratelli nel Sangue.
    Fratelli DI Sangue.
    Perché forze orribili e oscure hanno umiliato, terrorizzato e massacrato la nostra gente.

    Quando ho conosciuto Boccia e gli altri, si parlava di Istria, Fiume, Zara, Trau e di tutta la Dalmazia intera.
    Parlavamo tanto? troppo? a sproposito? Credo solo che infondessimo in noi la consapevolezza di essere Istriani Veri.
    Forse, siamo stati i primi Guerrieri e idealisi di una terra torturata. Boccia era il nostro faro, la nostra Guida, insomma, era il nostro Capo.
    Oppure ancora, siamo semplicemente nati cinquant’anni in ritardo.
    Mi piace pensare che siamo rimasti Guerrieri e che Boccia ci guida da dov’è ora. Anzi, sono convinto di questo.

    Le foto sotto, fatte in varie occasioni, sono strappi violenti alla mia anima.
    Quando con SN le ho scelte, entrambi ci siamo tuffati in un Oceano di ricordi. Belli sopra tutto.
    Ci piacevan queste foto, perché il Nostro Boccia lo si può cogliere marziale sotto il Vittoriano (Altare della Patria a Roma), sopra pensiero a una festa, stanco e orgoglioso dopo una notte di un’altra festa in Istria e triste pieno di amarezza, prima di gettare il Tricolore e un mazzo di fiori nell’inghiottitoio degli Italiani a Pisino.
    La foto che personalmente preferisco è quella recentissima, del 9 ottobre 2004, che ci ritrae nello Stadion di Celje. La trasferta più pazza che abbiamo fatto insieme con QUQU e SN!
    I tuoi occhi, tra il divertito e il demoralizzato che, mi fissavano mentre mi dicevi: “Oggi è il nostro otto settembre”. Dopo un attimo con un sorriso aggiungevi:”…e anche il nove e il 10 settembre”.
    Ricordo che esplodesti dalla gioia quando Rouvignese ti scrisse che lui e altri 7 Eroi ci stavano raggiungendo… Eri felice, felice di non essere solo, felice che un raggio di sole sfasciava le rovine che si erano abbattute in quella trasferta così importante.
    La fierezza di avere schiaffato in muso agli slavi i tricolori “Trieste” e “Istria” ci pervase. Poi ci fu la terrificante ricerca nel parcheggio dello Stadion…. il mezzo… il ritorno a casa, condito dallo stupendo ricongiungimento con gli altri sette….. (Istriani…. nianche a dirlo…. razza dura…).
    Parlare di quella trasferta con te che non ci sei più mi è stato doloroso….
    Mai quanto sarà doloroso cercare di accettare che non ci sei più….
    …Fisicamente…
    …tu ora non ci sei fisicamente…..
    ….non ci sei solo fisicamente….
    ….la tua anima vive in Noi.
    L’eternità è nostra.
    Luca Guerra

    Data: 2/1/2005 ore 21:39

    “… ADESSO LO SAI CHE TU PER SEMPRE IL CERVO E LA LONTRA POTRAI QUI CACCIARE …”

    CIAO CRISTAN!!!

    La gioventù fascista piange la scomparsa di un grande camerata. A nome mio e dei camerati ascolani tutti, voglio esprimere il più profondo cordoglio ai familiari, ai suoi cari ed ai fratelli triestini.

    BOCCIA, PRESENTE!!!

    Data: 2/1/2005 ore 18:1

    Boccia, CRISTIAN PERTAN, è un Eroe. Da tempo non ne vedavamo più. Eccolo lui è comparso. Ha girato l’Italia,ha fatto nascere relazioni sugli Ideali, sulla determinazione, rispetto, modestia,onore,entusiasmo,tradizione,patria. Ha unito sconosciuti verso la Causa Istriana, la Causa Italiana. Ci ha fatto diventare Amici. Ha dedicato i suoi 31 anni ai sentimenti più Nobili, alle aspirazioni più Alte. Ha sventolato e fatto volare al vento se stesso e le bandiere d’Italia, Istria, Fiume e Dalmazia,senza paura e con coraggio,ha cantato con energia gli slogan, gli Inni.Lui ha dedicato la sua vita ai Nostri Ideali, noi dell’ADES dedicheremo ogni nostra iniziativa a Lui.Boccia non sei morto, i tuoi sentimenti sono dentro di noi,marcerai sempre con noi. TI CON NU,NU CON TI.

    PIETRO LUIGI CRASTI – Presidente A.D.ES.(Amici e Discendenti degli Esuli Giuliani,Istriani,Fiumani,Dalmati)
    Data: 1/1/2005 ore 23:25

    BOCCIA..ho avuto la sfortuna di conoscerti tardi, ma la fortuna di passare con te e Nello,una giornata assieme in Istria,che ricorderò per tutta la mia vita..Il 23 ottobre 2004, eravamo in tre paracadutisti, proprio, nel giorno della nostra sacra festa celebrativa della battaglia di El Alamein, ad attraversare insieme l’Istria. Avevi programmato questo giro il giorno precedente, dopo il tuo concerto a Romans con “NON NOBIS DOMINE”, con lo scopo di far visitare a Nello, che è di Torino,i siti storici e trgici più importanti dell’Istria: la foiba di Pisino, poco distante la foiba dove fù scaraventata Norma Cossetto, e le lapidi dei militi della Milizia trucidati nel ’44, poi Pinguente, Montona, Parenzo….insomma una giornata per me e sicuramente anche per te, carica di significati ma anche di promesse, poi le nostre canzoni, un bicchiere di malvasia, e le “pompate” a terra..Ho sentito in te la carica e l’energia vitale e combattiva di un Uomo vero.Ero felice di averne incontrato uno in mezzo ad una maggioranza di cialtrume umano e sociale dal quale siamo purtroppo attorniati!anzi, accerchiati!Un uomo, un istriano,un camerata,un paracadutista..insomma,tante cose da condividere assieme.
    Ora sto scrivendo di getto quello che ho dentro per cercare di placare il dolore, di condividerlo anche con voi..e di cercare di dare un senso..alla sua morte.Quando se ne và un capo,un combattente, un idealista…il suo vuoto e maggiore, più profondo e doloroso,in specialmodo quando questo accade nel modo più assurdo e nel giorno più assurdo!
    Io dico che ognuno di voi darà la propria spiegazione interiore a tutto questo,l’importante è che tutti raccolgano un p’ò del suo spirito,della sua energia e della sua Fede e lo faccia suo,lo faccia entrare nelle proprie vene, carni e cervello!La strada della tradizione e della Fede è già segnata,essa è solamente una e Boccia la stava percorrendo, dritto ed a testa alta.D’ora in poi Il fuoco nei vostri cuori dovrà ardere ancora più forte,ed i muscoli della vostra mano serrare la spada con più vigore! La difficoltà,il periglio, la sfida ed il combattimento sono già scritte nella nostra vita, nella nostra scelta e nel nostro destino. La storia dei nostri Padri ce l’ho insegna!c’è un tempo per piangere ed uno per combattere!
    Dimostrate al mondo che la stirpe degli ITALIANI come BOCCIA non è estinta e non si abbatte facilmente!

    …per uno strano fato del destino oggi ho ripercorso le tappe di quel 23 ottobre, anche oggi in Istria,senza
    conoscere la tragedia.. ho cercato e trovato la tomba di Norma Cossetto a Visinada.In raccoglimento davanti alla sua pietra con il suo bel ritratto sorridente,ho elevato un pensiero…ora ne sono sicuro Boccia,in quel momento eri al mio fianco!

    CAMICIA NERA PATRIA E BANDIERA!!

    NON ADDIO..MA ARRIVEDERCI CAMERATA BOCCIA !

    lupo grigio

    e se non basta mando anche le foto di lui e dei suoi simpatici e amabili amichetti

  39. Roberta Michieli

    CONCLUDENDO

    Che il tema “quando e perche” è stato inventato il nome Venezia Giulia, unito all’indagine storiografica su “l’uso” che un nazionalismo italiano “non” sorvegliato ma espansionistico e imperialista, ha fatto di questo nome, toccasse tasti “sensibili”, era ovviamente scontato.

    Spiace però che la recensione sia stata una recensione esclusivamente politica e non storiografica. Una occasione perduta per un dibattito serio e interessante.

    Si può bocciare un libro, o peggio metterlo alla berlina, solo perchè indaga e propone approfondimenti documentati non in linea con le proprie convinzioni ideologiche (la Venezia Giulia non è una invenzione; giù le mani da questo nome!; come si permettono gli autori di “screditare” il nome Venezia Giulia?)?

    Questo libro può o meno piacere, ma è una ricerca storiografica seria e documentata. Ma il recensore pare non essersi accorto delle 24 mappe geopolitiche che accompagnano il libro. Pare non aver notato a pagina 18 la cartina del depliant che la Lega Nazionale da tre anni presenta in occasione della “giornata del ricordo”. Depliant che pare non averlo scandalizzato: ne prendiamo atto. Pare non aver notato la fotografia pubblicata a pagina 244. Nè è rimasto turbato dal leone di S. Marco collocato solo nel 1919 all’entrata del Castello di Gorizia: uno dei tanti leoni appiccicati ben dopo il 1797. L’unica cosa che ha colto in questo libro è “l’intento politico di screditare la Venezia Giulia”: ne prendiamo atto.

    Per quanto riguarda Enrico, non prendo nemmeno in considerazione il suo commento sull’irredentismo triestino. Non ha letto il libro, se non in minima parte, ma è certo che tutti gli 11 autori concordano sul fatto che i triestini sono tutti irredentisti. Come faccia ad arrivare ad una tale conclusione solo lui lo sa…
    Resto sempre in attesa che mi segnali le pagine in cui gli autori affermano ciò…
    Precisino com’è nel pretendere sempre dagli altri dati e fonti, credo sia il minimo che debba fare come penitenza: leggere tutto il libro e segnalarmi tutte le pagine in cui gli autori considerano i triestini “irridentisti” senza speranze.

    Per quanto riguarda il lungo scontro tra Sandi e Patrick, credo sia solo uno scontro loro personale dove il libro non c’entra. Ruggini e distanze di pensiero. Il blog come ring. Io tifo per Sandi, Enrico per Patrick.

  40. Gabriele

    Purtroppo per te, cerchi contraddizioni dove non ci sono, proprio perché le tue indagini sul web ti danno una visione parziale. Prima di tutto credo che l’ “eroismo” si misuri ai giorni nostri con i valori di una persona, con lo spirito di sacrificio, con la dedizione alle sue idee, con quello che è riuscto a dimostrare in vita e questo lo può sapere solo chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Se tu pretendi di giudicare invece dal modo in cui uno è deceduto…mi sembra questo rifletta una certa pochezza interiore.
    Punto 2: i fascisti non ammettono mai di essere tali?? Mi sembra che tutto ciò che riporti (ovviamente ritagliando solo ciò che ti fa comodo), testimoni il contrario. Il punto è un altro: si può anche avere un ideale che comunemente viene giudicato “estremo”, ma essere persone “a modo e amabili”, come dici tu e non far del male a nessuno, anzi. Tra l’altro tu dici che andare a una partita con un tricolore con scritto “Istria” sia provocare…io dico che vuol dire semplicemente rivendicare le proprie radici di fronte a chi, l’hanno prima, era stato ben più esplicito portando a Trieste striscioni del tipo:”TRST JE NAS” e “ZIVIO IX CORPUS”.
    Ultimo punto: come sempre vuoi saper tutto anche dove non puoi. Dalle tue certosine indagini riporti che i nonni di Cristian hanno continuato a vivere in Istria, concludendo che i suoi versi sui padri “esiliati ed umiliati” sarebbero quindi frutto di fanatismo. Non sai invece che i suoi genitori se ne andarono da esuli (e non erano certo fascisti) ed altri suoi familiari ebbero in precedenza guai ben peggiori!
    Ti chiedo cortesemente di lasciare in pace la memoria di Cristian Pertan e le iniziative che vengono portate avanti in suo nome, che – credo – non fanno male a nessuno e non tirano in ballo la tua persona né intralciano le tue attività.
    Gabriele

  41. enrico maria milic enrico maria milic

  42. Sandri Carrozzo

    Bravo Enrico,
    con un po’ di “tettecculi” (di destra o sinistra poco importa) siamo tutti più allegri e pacifici e si eleva il livello del dibattito.
    Resta il fatto che dopo una settantina di righe da me scritte, l’unica risposta che ho avuto è che tu ne hai prese due, le hai travisate, “credi” di averle confutate (ma ti sbagli, perchè 500 anni fa per lo meno i friulani esistevano e si dicevano tali, il Friuli esisteva ed era descritto e definito come tale) per di più estraendo dal cappello categorie come quella di “nazione” che non avevo affrontato ma che la dicono lunga sui tuoi riflessi condizionati.
    Mandi.

  43. enrico maria milic enrico maria milic

    sandri:

    1) take it easy
    2) l’idea di nazione o di patria 500 anni fa dev’essere stata un po’ diversa da quella che abbiamo oggi. usare i concetti usati dalla gente di 500 anni fa per dire a me, oggi, che la patria friulana esisteva già 500 anni fa, è una forzatura molto grossa… è ‘leggermente discutibile’ dal punto di vista intellettuale: i concetti di patria, casa, famiglia, paese, repubblica e nazione hanno radici e storie molto diverse e sono mutati nel tempo. usare documenti di 500 anni fa per sostenere concetti contemporanei è un’operazione insana dal punto di vista scientifico.
    3) per il resto, come noto a chi legge questo blog, do tutto il mio sostegno alla rappresentanza politica della lingua, della cultura e dell’identità friulana (tre cose non per forza sovrapponibili).

  44. giorgio

    Egr. sig. Volk
    francamente non capisco l’accanimento nei confronti di Cristian Pertan e più in generale, nei confronti di quanti abbiano idee diverse dalle sue… mi perdoni, ma mi sembra piuttosto una debolezza… il dialogo e la multiculturalità sono elementi abbastanza difficili da perseguire che abbisognano di sincerità e purezza d’animo e credo che nel suo caso siamo ancora lontani… Glielo dico senza rancore, mi creda.
    Mi permetto di sottolineare ancora una cosa: lasci in pace i morti. Che Cristian abbia il suo tranquillo riposo nella sua amata casa. Che lei possa vivere in pace nella splendida Venezia Giulia o Primorska o Vignesie Julie (la chiami lei come preferisce…)
    Cordiali saluti

  45. Sandri Carrozzo

    Enrico:
    1) o soi cuiet e pacjific
    2) non ho parlato né di patria, né tanto meno di nazione: sono perfettamente conscio che questi concetti cambiano col tempo, ma la discussione è partita da altre basi. Comunque il Friuli e i friulani nel 1500 esistevano, naturalmente molto diversi da quelli attuali (anche se erano già noti per essere litigiosi e rompiballe… e quindi mi giustifico con l’ineffabilità dei corsi e ricorsi storici se ti rompo tanto le balle), ma la base della discussione è un’altra: la “Venezia Giulia” e i “Giuliani” sono un prodotto, in realtà mezzo abortito e volutamente mai definito, di un’operazione fatta a tavolino. Il libro qui criticato evidenzia la nascita, le ragioni, l’uso e l’evoluzione del concetto di “Venezia Giulia”: analizzati questi elementi e valutatili ne condanna implicitamente e/o esplicitamente gli aspetti negativi, che sono di gran lunga preponderanti. Chi ha criticato il libro in questo blog ha dimostrato ampiamente di non averlo letto (cosa comprensibile visto che è appena stato pubblicato, ma allora che si aspetti di averlo in mano e di studiarlo un po’ prima di stroncarlo!!!) e in parecchi casi di non aver neppure letto o voluto capire i commenti scritti in questo post.
    3) sono contento che tu appoggi lingua, cultura e identità friulane, (che concordo perfettemanete non essere necessariamente sovrapponibili), ma non lo avevo mai messo in dubbio.

  46. sandi

    @gabriele e @giorgio
    Pertan è morto e pace all’anima sua. Il problema non è (più) lui. Il problema è che si fa passare per eroe e si intitola una fondazione che raccoglie libri e li distribuisce alle comunità degli italiani in Istria a una persona che è stata fondatrice del Gruppo unione difesa, che qualche anno fa voleva marciare su Sgonico per dare una lezione agli ‘sciavi. Una persona che non nascondeva il suo essere fascista e irredentista, che esprimeva nelle canzoni che scriveva e cantava. Cosa significa “sventolare in faccia agli slavi le bandiere di Istria, Fiume e Dalmazia” se non voler provocare (per fortuna che gli “slavi” in questione non li hanno minimamente presi in considerazione, ma l’intento resta e da l’idea della persona)? Voi volete far passare tutto questo come idee normali e legittime, mentre il fascismo significa sopraffazione, nazionalismo sciovinista, imeprialismo, razzismo – come dimostrano sempre le canzoncine che ho riportato (ma ci potrebbe essere molto altro). Queste sono le idee degli assassini di Verona e di tanti altri episodi del genere. Fare una fondazione dedicata a una persona così significa – se esiste un minimo di logica nelle cose – che VOI intendete diffondere questo tipo di idee. E queste fanno male a tutti. Quindi contro di voi intendo continuare ad agire, smascherandovi per quello che siete.
    Ho anche qualche domanda: i necrologi che ho riportato non piacciono? Ne trovi altri (per favore, il lei, che non intendo dare confidenza a gente come voi), più “acconci”, ma mi sa che avrà qualche difficoltà. I GENITORI se ne sono andati, ma la NONNA è rimasta li, o no? E lo stesso Pertan – un fascista dichiarato – non passava buona parte della sua vita in Istria (a Pizzudo, se non sbaglio)? Sig. Gabriele, lei ha fatto o no il relatore per il Blocco Studentesco di Roma, contro il quale l’ANPI di Roma ha chiesto l’intervento delle autorità per le violenze squadriste perpetrate nelle scuole romane?
    Quanto al sig. Giorgio, credo che con queste premesse nessun dialogo sia possibile. Anzi, chi mina qualsiasi dialogo sono quelli come voi, a qualsiasi nazionalità appartengano. E che non hanno nemmeno la dignità, che a Pertan va riconosciuta, di presentarsi per quello che sono.
    quanto alle battute su mucche e maiali dalle teste rasate (definizione del sig. Gabriele) che frequenterebbero l’agriturismo Sterle di Verteneglio (adorno di calendari del Duce e ammennicoli del genere) potete trovare le foto a questo indirizzo: http://www.uts1976.it/documenti/boccia/

  47. sandi

    ps: le foto di “mucche e maiali” li non le trovate, perché il sito è stato chiuso. ma chi è interessato può averle da me.
    saluti

  48. Gabriele

    Egregio e stimatissimo dott.Volk, (va meglio così?Si sente più tranquillo?Se vuole le dò anche del Voi),
    mi spiace deluderla, non ho mai fatto il relatore a Roma. Ancora una volta le sue indagini portano a conclusioni strampalate!!
    Gabriele

  49. sandi

    e lei crede che io le creda? suvvia, non sia così ingenuo e non faccia me più ingenuo di quello che sono – e naturalmente lei non è nemmeno membro dell’associazione pertan, vero?

  50. sandi

    e naturalmente non ha mai presentato un calendario a Koper, come non fa di cognome Bosazzi. Certo, scusi, mi sono sbagliato.

  51. Gabriele

    Le ripeto che lo “sbattere in faccia” significa risposta a chi già prima avevo espresso con gli stessi mezzi una rivendicazione su Trieste ed un apprezzamento verso il IX corpus che la invase. La tifoseria era la stessa.
    Per il resto, cosa vuole dimostrare col fatto che una nonna è rimasta in Istria e un nipote era libero di passarci molto tempo?? Che le vessazioni di 60 anni fa a danno di molti italiani (e non solo) sono invenzioni?? Solita musica!
    Per fortuna che ha tirato in ballo i fatti di Verona, così è chiaro a tutti che lei fa parte di chi vuol fare uso politico-ideologico di una brutta vicenda di criminalità comune.
    Per quanto riguarda Verteneglio so bene a che foto si riferisce ed è relativa ad una giornata particolare ed occasionale. Invito tutti a dare un’occhiata all’agriturismo in questione e a farsi due risate pensando alle parole di Volk: nessun calendario del duce, nessuna testa rasata, solo decine di avventori, perlopiù triestini, in gita balneare o enogastronomica.
    Leggere su internet non è tutto, bisogna anche vedere coi propri occhi.
    Saluti!

  52. Manuel

    Buongiorno a tutti e soprattutto al signor Sandi Volkl, io sono il signor Manuel Bibalo e mi presento come presidente dell’associazione culturale “Cristian Pertan”. Non sprecherò infinito tempo in logorroiche dissertazioni su fatti e persone che conosco virtualmente come ai più piace fare bensì invito ufficialmente questo “antagonista ideale” di Cristian(io Cristian lo conoscevo dalla nascita e trovo alquanto sciocco fare riferimento ad uno sconosciuto definendolo nemico ideale) ad un incontro con il sottoscritto, proponendomi inoltre come accompagnatore per far visitare al sig. Sandi la realtà dei fondi librari in Istria così da poter analizzare pure la qualità dei testi in un piacevole pomeriggio conviviale, acciocchè la smetta di farneticare sciocchezze che ne và della sua reputazione.

    Manuel

  53. Gabriele

    Certo che ho presentato il calendario a Capodistria e certo che non ho niente da nascondere.
    Non credo però di aver fatto una conferenza a Roma, chissà, forse da sonnambulo! Se lei mi dimostra che ho fatto il relatore a Roma le pago una cena da Suban.

  54. giorgio

    Erg. sig. Volk
    mi dispiace molto per la sua chiusura, ma mi creda, non intendo perdere più nemmeno un secondo del mio tempo a discutere con una persona che non intende le regole del buon vivere…e che ragiona ancora con la logica dei blocchi contrapposti… ma d’altra parte forse non è tutta colpa sua ma di quella “cultura” che ha permesso (anche a lei) tutto ciò…
    Mi dispiace solamente constatare che esistano ancora persone come lei che con le sue idee ed azioni (di chiusura) fomentano ancora revancismi di pessimo genere. Glielo dice una persona NON fascista, AMICA di Cristian in quanto PERSONA nel bene e nel male (difatti c’erano più di un disaccordo tra me e lui ma non per questo ci si voleva bene) ecco: il voler bene, il sentimento… è forse questo che a lei manca, sig. Volk, emerge chiaramente da ciò che scrive ed esprime, e me ne dispiaccio… come pure il suo fare di tutta un erba il classico fascio (ed equivochi pure… non mi interessa) è francamente abbastanza qualunquista…
    E, tra parentesi, e chiudo, le scrive una persona assolutamente libera e sgombra di preconcetti, amica di friulani, sloveni, italiani ecc…
    Io sto in pace, Lei faccia come creda…
    Zivijo, Mandi, Viva
    Giorgio

  55. enrico maria milic enrico maria milic

    pertan non è così legato all’argomentoo di questo post.
    (a parte per quelli come volk che tentano di ricollegare ogni virgola dell’universo alla loro ideologia).

    quindi ogni prox commento su pertan o temi non direttamente pertinenti il post, sarà cancellato.

  56. sandi

    Bene sig. Gabriele, farò di tutto perché la cosa non abbia a ripetersi.
    io con voi signori non faccio incontri, gite o quant’altro. La conferenza il sig. Gabriele l’ha fatta a Piacenza, mi scusi la svista. Ma io a cena con lei non ci verrei nenache dovessi morire di fame.
    Saluti

    Polemiche a margine del convegno sulle foibe

    27/04/2008
    | Protesta del blocco studentesco: “A noi negati i permessi” |

    Nell’aula magna dell’Itis Marconi si è tenuta la conferenza sul tema “Guerra e Violenza nel 900”, con Franco Cecotti (docente e ricercatore) e Gabriele Bosazzi (studioso di storia e cultura del Friuli e Venezia Giulia.

    Fuori dalla scuola, per quello che è stato definito un blitz culturale, i ragazzi del blocco studentesco, che hanno distribuito volantini ai presenti e rilasciato alcune interviste ai giornalisti giunti sul posto, per sottolineare come il tema della foibe sia stato strumentalizzato e ridotto come sempre ai minimi termini.

    Il blocco studentesco aveva già organizzato una conferenza tramite la consulta (dove ha due rappresentanti), in una data prossima alla celebrazione nazionale , ma l’evento fu negato per una presunta strumentalizzazione, ovvero: se nella consulta ci sono attivisti del blocco la consulta stessa è delegittimata dall’organizzare eventi di portata storica..

    In ogni caso la conferenza è riuscita a tenersi a la presenza di Gabriele Bosazzi (storico che fu invitato proprio dal blocco studentesco nella prima occasione) ha permesso di sottolineare fatti che sono sconosciuti ai più, causa una storia monca e politicizzata.

    Il giorno del ricordo organizzato dalla consulta provinciale degli studenti
    In seguito al caso “Pallavicini e le foibe”, scrivo per pubblicizzare l’assemblea sul giorno del ricordo, organizzata dalla consulta provinciale degli studenti, che si terrà il 23 febbraio nell’aula magna dell’Itis e che verrà presieduta dal prof. Gabriele Bosazzi di Trieste. Si tratta di un evento molto importante, soprattutto per noi studenti, poiché avremo la possibilità di saperne di più sulla pulizia etnica compiuta dai partigiani comunisti di Tito tra il 43 e il 45 ai danni dei nostri connazionali, opportunità che non abbiamo studiando i nostri libri di storia. Alex Gazzola Segretario consulta provinciale degli studenti Blocco studentesco Piacenza

  57. Gabriele

    Più che giusto chiudere qui. Le ore della giornata vanno impiegate in cose più costruttive.Ritenevo solo doveroso difendere la memoria di un amico.
    Mi scuso con tutti per lo spazio sottratto all’oggetto della discussione.Saluti!
    Gabriele

  58. federica

    Egregio Sig.Volk
    Pensi alle sue di cose e non metta in mezzo persone che purtroppo non possono più,con grande nostro dolore,controbattere alle sue affermazioni.E la prego di non definire banale la sua morte,perchè banale di sicuro non è il dolore che la sua mancanza ha portato in tutti i suoi amici ma sopratutto nella sua famiglia…..!!!e non è affar suo se per noi che lo abbiamo conosciuto per quanto straordinario era come persona, ERA, E’ e SARA’ sempre un eroe.Scusate l’interfernza nelle vostre amabili discussioni

  59. AnnaMaria

    Certo è, ragazzi giovani/non giovani, che se andaste a dormire prima la sera evitereste di incontrare tanti mostri e di prendere tante cantonate.
    Ma avete letto bene la recensione di Patrick? Quale nazionalismo, di grazia? Dov’è l’offesa agli altri popoli? L’accusa di appartenenza alla Lega nazionale è del tutto campata per aria: da lì e non dalla lettura attenta di quanto scritto, partono poi tutte le accuse. Alcune (e mi dispiace per la grande intelligenza di Volk che per mia fortuna ho conosciuto sotto altre vesti e con un altro sorriso)sinceramente infamanti e del tutto infondate. Venezia Giulia, nome e sottolineo nome inventato:nessuno dice da chi? Mai sentito parlare di Graziadio Isaia Ascoli, glottologo ebreo, esempio di tolleranza e finissimi ragionamenti e riflessioni? Sul fascismo la storiografia non si è tirata indietro. Mai sentito parlare di Apih? Era anche lui nazionalista? E Collotti? Mah! é proprio vero che il sonno della ragione (o il mancato sonno del corpo)genera mostri!

  60. Roberta Michieli

    AnnaMaria, hai letto il libro prima di partire “sparata” in una difesa d’ufficio di Patrick? No, vero? E allora chiedilo in prestito (così non lo devi comperare) a Patrick e poi commenta.

  61. sandi

    Karlsen recensisce il libro avendo letto si è no l’introduzione. E tirando fuori cose che con il libro non c’entrano un beneamato nulla (e l’hanno spiegato egregiamente, senza ottenere risposte, sia Purini che Carrozzo). Quindi Karlsen quanto scrive lo fa per paritito preso. E qual’è questo partito? Quello che ripropone – nel 2000 e passa ! – come modello ideologico e culturale personaggi come Marin e altri (con i quali Apih e qualcun altro c’entrano niente, ma li si mette per bel veder), come fanno Karlsen e Spadaro nel loro libro L’altra questione di Trieste. Marin, che sloveni e croati li chiama s’ciavi e i proletari (brutta parola, desueta e poco “aggiornata”, Enrico Maria gli prende un colpo) che dell’Italia, del CLN e di lui non ne volgiono sapere, bastardi! karlsen appartiene a quella schiera di intellettuali e non che ci raccontano che Trieste è stata liberata dal CLN il 30 aprile ’45 i cui attuali successori definiscono infoibatori quelli che hanno combattuto nelle formazioni filojugoslave. Che sia organico a un progetto cultural-politico lo dice la sua bibliografia (vedi libro con spadaro, libro sul CLN di Trieste con intervista a Forti ecc.). E Karlsen presenta il libro fatto da lui è Spadaro (L’altra questione di Trieste)in una occasione organizzata da ANVGD.
    Oltre a ciò nell’apertura dela sua recensione Karlsen definisce semplicemente “italiani” (stranamente non ha aggiunto “martiri”) i c.d infoibati. Che erano però in gran parte fascisti – e non solo di nazionalità italiani. Facendo questo, accomunandoli ai fascisti, insulta anche la memoria di quei pochi antifascisti veri che sono stati vittime dei regolamenti do conti alla fine della guerra. Ma tant’è, hanno tanto rispetto di questi morti che per raggiungere lo scopo di criminalizzare quel movimento che, ripeto, di errori ne ha fatti a bizzeffe, ma riuniva – unico o quasi nella storia – italiani, sloveni e croati e altri ancora attorno a un progetto di società radicalemnte diversa e che tanto ancora oggi spaventa l’elite triestina (che appunto a tanti anni di distanza spende soldi ed energie a sputtanarlo) “tutto fa brodo”. Se vuole qualche altra biografia di questi “italiani” oltre a quelle che ho già citato basta chiedere, ce n’è una sfilza. E chiamando “italiani” e rendendo onori e altro a questo genere di “italiani” si legittimano i fascisti passati come una sorta di dissidenti, le cui idee erano altrettanto legittime di tutte le altre. E questo naturalmente legittima i loro successori attuali – ecco il risultato di questo genere di operazioni. Che ha portato al fatto che nel giro di un anno – dal 2006 al 2007 – il numero di aggressioni fasciste a antifascisti sia passato da 21 a 34, e quello ad immigrati, omosessuali e “diversi” vari da 13 a 31. naturalmente quasi tutti assolutamente impuniti. Di quasto ritengo corresponsabile anche Karlsen, che evidentemente si è schierato con chi ritiene giusto definire i c.d. infoibati semplicemente “italiani” o adirittura “martiri”. Ma naturalmente la sua responsabilità è commisurata al suo “peso”, e in questo il primo responsabile è invece il presidente della repubblica, che ogni anno premia i discendenti di questo tipo di “martiri” e straparla di pulizie etnioche ed altro.
    Quanto all’ideatore del nome Venezia Giulia c’è un intero saggio nel libro dedicato ad esso, in cui ci sono meriti e demeriti. E Ascoli, nonostante l’intento politico da lui stesso evidenziato del nome, non è responsabile del suo successivo utilizzo. Ma si legga il libro, non faccia come Karlsen. Apih tra l’altro è stato il mio relatore per la tesi di laurea e non credo meriti di essere accostato a Marin e simili. E nemmeno a Karlsen e Spadaro, mi perdoni. Ma non lo faccio io.
    Se riesce venga alla presentazione, mi vedrà sicuramente più amabile. Quanto alle vesti, metto quelle che ho.

  62. alessandro

    giù la maschera volk. O si discute serenamente sul significato di Venezia Giulia o si fa cronaca sugli odiosi atti di intolleranza verso gli immigrati e i cd. diversi. O si discute serenamente sul significato di Venezia Giulia o ci si dilunga su un ragazzo morto tragicamente. O si discute di Venezia Giulia o si sostengono abberranti posizioni sulle foibe.
    D’altra parte l’egregio Volk, così puntuale nel propinare a tutti un lunghissimo commento riportante tutti i “misfatti” del povero Pertan, è lo stesso che presiede all’ “ass. promemoria”, è lo stesso che ha partecipato in veste di relatore alla conferenza del CNJ a Parma ad un’iniziativa di “controinformazione in occasione della Giornata del ricordo delle foibe e dell’esodo degli italiani dalla Venezia Giulia e dall’Istria”, è lo stesso che ha curato la prefazione al libro della dott.ssa Cernigoi “Operazione Foibe”…
    Insomma Volk, giù la maschera…io ho grande rispetto per le idee altrui ma alle sparate proprio non ci sto. Non sono capace di far finta che i fascisti erano in fondo “italiani brava gente”, non sono intenzionato a cadere in pretestuose divisioni imposte dalla destra locale (ma anche all’opposto da certa sinistra) ma non posso credere alla menzogna che nelle foibe finirono solo nazi-fascisti e collaborazionisti, che l’esodo forzato delle genti giuliane e dalmate sia stato una psicosi di massa e a tante altre posizioni antistoriche che gente come lei contina a difendere imperterrita, incurante della memoria, del rispetto, del dolore e in ultima analisi del buon senso.
    nel 2008 dico sì ad una vera fratellanza tra i popoli non a quella artificiale italo-jugoslava che, sebbene per molti che hanno combattuto onorevolmente sotto le insegne comuniste fu quanto mai reale ed auspicabile, agli occhi della storia è solo una dei miliardi di aborti propagandistici che hanno accecato la coscienza dell’uomo.

  63. AnnaMaria

    Non ho mai detto di aver letto il libro. Lo leggerò con molta attenzione. Non mi piace questo modo di urlarsi addosso, senza alcun tipo di rispetto per le persone, con un astio che non ha alcun futuro da proporre. E non parlo di pacificazione. Non è un concetto che amo, non essendo credente. Non vedo come si possa discutere su queste basi, nè come si possano amministrare così torti o ragioni.Nè se si possa farlo, visto che non facciamo parte di nessun tribunale.
    Apih non si può confondere con Marin, appunto, e Sandi può naturalmente acconciarsi come più gli aggrada. Senza rabbia, nè rancore.

  64. vanni

    Ognuno può avere le sue idee, fino a che non lede la libertà di un altro…o sbaglio?
    Mettere in mezzo chi non è più in grado di rispondere è da vili, e questo vale per chi lo fa e per chi prmette tutto questo, ossia il responsabile di questo sito e il moderatore di questo forum.
    Detto ciò, ritengo che ci sia materiale sufficiente per poter prendere in considerazione una possibile azione legale per diffamazione, mancato rispetto della privacy (lato utente) e pubblicazione di notizie false e diffamatorie verso persone e istituzioni (lato utente e lato sito).
    Attenzione, perchè la legge è chiara…qui non si palra di storia.
    Saluti
    Vanni

  65. enrico maria milic enrico maria milic

    vanni:
    credo di conoscere abbastanza bene la legislazione in materia di cosa si può scrivere in rete e su quali sono le responsabilità per i singoli utenti che scrivono testi su internet.
    dimmi quale pezzo di testo, esattamente, ti sembra diffamatorio e valuterò se toglierlo in qualità di responsabile del sito. scrivimi a [email protected]

    ora disabilito i commenti perchè avete scassato la minchia.

    per volk & molti dei suoi soci: siete dei fissati con il culto della morte.

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