8 Marzo 2008

Il programma di Intesa Democratica: “voto 5 e mezzo”

Ci scrive Piervincenzo Di Terlizzi, consigliere comunale indipendente a Pordenone che, oltre al suo blog personale, cura assieme a Mauro Del Pup anche un interessantissimo blog sui temi delle elezioni regionali in Friuli Venezia Giulia 2008: PolisNaonis. Piervincenzo ci manda una sintesi dell’ultimo post di PolisNaonis dedicato al programma di Intesa Democratica, la coalizione di centrosinistra che vuole Illy riconfermato come presidente:

Nel complesso, darei 5 (in un momento del mio proverbiale buonismo, cinque e mezzo). Come ho scritto nel post analitico, è un programma sommatorio, cui manca una visione sinteticamente politica delle cose; un programma in cui c’è di tutto, ma neanche per sbaglio un pronunciamento preciso su temi caldi; un programma in cui c’è, poi, una visione panottica del ruolo della poltica rispetto alle vite individuali. E’ chiaro che è nato per sommatoria, e per non scontentare nessuno; ma per un progetto di secondo mandato, e di centrosinistra, era lecito attendersi qualcosa di più.
Infine: la parola “dovrebbe” è tra le più ricorrenti; ma questo non è programma, è una lista di desideri. Solo in un limitato numero di casi sono forniti precisi parametri di valutazione e di previsione, per tutto il resto, ci si affida a previsioni di dotazioni economiche non dichiarate, mentre la sostenibilità economica dovrebbe esserre un parametro fondamentale.

Approfondisci:
– PolisNaonis: Il rating del programma di Intesa Democratica
il programma ufficiale di Intesa Democratica (file pdf)

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22 commenti a Il programma di Intesa Democratica: “voto 5 e mezzo”

  1. Avatar carlo

    mi piacerebbe sapere chi è questo sapientone che giudica un programma che mi sembra coerente,lungimirante e coraggioso proprio perchè sono presenti tutti i grandi temi importanti per la nostra regione.
    enrico ma perchè non esci dalle paranoie del mondo e non impari ad aprire gli occhi? C è una realtà bellissima che mi sembra ti sia sconosciuta

  2. A me sembra meritare un buon 7

    In particolare approvo la proposta di una legge regionale di tutela del tedesco, finora stranamente legato alla sola provincia di Udine, in cui si trovano meno della metà dei parlanti.

  3. Nel post originale il giudizio articolato di Piervincenzo Di Terizzi offre maggiori possibilità di commento.

    Ciò detto: i Programmi sono documenti importanti ma non sono – secondo me – che uno dei parametri sui quali ponderare le proprie scelte.

    L’offerta, anche nel marketing politico, genera altrettanti e forse maggiori elementi utili.

    C’è infine un dato di fondo che mi pare sia positivo e dunque da segnalare (almeno) con la stessa attenzioni con la quale si usa – soprattutto a sinistra – evidenziare le negatività o la perfettibilità di un dato programma, o della composizione delle liste elettorali.

    Il lavoro che in molti, come i Naoniani qui presenti, stanno conducendo in tutto il Paese nelle forme più diverse ( dagli Amici di Grillo a iMille, da FirstDraft a… ) è una premessa di impegno e qualità che si tradurra in un nuovo ceto politico, di partecipazione sia nelle forme di elettori più consapevoi sia di candidati più competenti e responsabili.

    Approfondimenti, per chi volesse, (anche) qui:

    http://www.imille.org/2008/03/il_candidato_ideale_nelle_list.html

    Infine il BaoRating sul Programma di Intesa Democratica: 8

  4. Avatar MARISA

    Scrive Julius Franzot:
    “in particolare approvo la proposta di una legge regionale di tutela del tedesco, finora stranamente legato alla sola provincia di Udine, in cui si trovano , meno della metà dei parlanti”.

    Perchè “stranamente”?

    Stiamo parlando di tutela della minoranza linguistica STORICA di lingua germanofona, così come individuata dalla L.482/99 e non di “generici” parlanti il tedesco. E queste isole linguistiche STORICHE si trovano solo in provincia di Udine: Tarvisio (e territorio), Sauris e Timau. In questi 3 territori vive una popolazione AUTOCTONA che STORICAMENTE ha come lingua materna il tedesco. Ossia da secoli hanno come lingua madre il tedesco. Nel caso della Val Canale (Tarvisio), addirittura questo territorio, sia sul piano geografico (spartiacque: le acque dei fiumi e torrenti della Val Canale si riversano in Carinzia e non verso l’Italia), che storico, è CARINZIA. La Val Canale è diventata italiana solo per una fortunata ( o sfortunata, dipende dai punti di vista) “combinazione”: infatti nel 1919 non era neppure ricompresa tra i territori promessi all’Italia (accordo di Londra del 1915).

    La zonizzazione della minoranza linguistica tedesca è stata fatta ai sensi della L.482/99: tutte le isole linguistiche tutelate sono ricomprese nei confini della provincia di Udine e sono quelle sopra citate.

    A Trieste non esiste una “minoranza linguistica STORICA tedesca” anche se a Trieste dal 1800 al 1915, si è parlato anche tedesco: manca l’elemento “STORICA”.

  5. Avatar tico

    ho letto bene il programma e mi sembra che l autore del pezzo sia in malafede

  6. enrico maria milic enrico maria milic

    carlo,
    come chiaro dal post, questo “sapientone” è piervincenzo di terlizzi, consigliere comunale indipendente di centrosinistra a pordenone.

    carlo, poi ti prego di non fare più post sotto diversi nomi: dall’analisi degli indirizzi ip sembra che tu e “tico” siate la stessa persona.

  7. Nulla da eccepire sulle comunità in prov. di Udine, ma ti consiglio di documentarti su Kugy, Balzen, Hämerling, Däubler e tantissimi altri Triestini di lingua tedesca e sull’ attività dello STORICO Schillerverein. Oltretutto, a Zahre e Tischlbong parlano una lingua a noi incomprensibile, mentre il tedesco dei triestini e goriziani attuali è compreso ovunque tra Hermagor e Flensburg.
    Se argomentiamo a leggi, decretucci e patagrafetti, magari finiamo con il discutere chi fosse la minoranza STORICA in Israele e a dubitare che Udine sia STORICAMENTE Friuli, dato che sembra che 200 anni fa le classi sociali medio-alte parlassero una specie di Veneto…, mentre i 5000 pescatori di Trieste prima di Maria Theresia pare che parlassero Friulano 🙂
    Se prosegue così, tra 50 anni secondo me anche i Serbi a Trieste avranno il diritto di essere considerati STORICI.
    Azzeccando i garbugli, con tanto di bei numeretti di leggi, si favorisce solo lo stato centralista.

  8. Confermo: non sono un sapientone, ci mancherebbe. Quanto alla buona o cattiva fede, forse è meglio che parliamo di masochismo, semmai, visto che ho aderito al Partito Democratico…
    Ho letto con Mauro attenzione il programma di Intesa Democratica e ho con lui (lui è molto più severo di me…) rilevato luci ed ombre, segnalando le une e le altre. So per esperienza che i programmi spesso hanno un aspetto sommatorio, più che sintetico, e che poi ognuno ci trova dentro quello che più gli preme; che, spesso, dalla congerie di quanto è dentro i programmi nel corso di una campagna alcuni temi prendono forma, altri si smarriscono, altri ancora, che nemmeno c’erano, s’impongono.
    E so anche che le “famiglie” in cui tutti dicono che va tutto bene sempre abitano nel Mulino Bianco.

  9. Avatar tico

    non siamo la stessa persona ma usiamo in 4 lo stesso pc
    siamo poveri in un ufficio povero

  10. enrico maria milic enrico maria milic

    bene, magari firmatevi per esteso allora e con indirizzi email reali

  11. enrico maria milic enrico maria milic

    valerio,

    leggo altrove che ti “inquieti” a leggere critiche “severe, miglioriste nel senso di perfettiste”.

    mi pare di aver già riscontrato questi tuoi malesseri da quando giri per i blog nostrani.

    mi chiedo allora:
    non sarà che inevitabilmente chi è abituato, come te, a leggere un certo tipo di estetica della critica politica sui media tradizionali per forza si ritrova spiazzato dall’estetica blogghesca?

    ma non è inevitabile che quando cambiano le triangolazioni della narrazione (chi è l’autore del testo, chi è il destinatario del testo secondo l’autore, chi sono i protagonisti del testo) allora cambi anche l’estetica di queste narrazioni ovvero di queste critiche alla politica?

    in altre parole, mi pare evidente come pier vincenzo e mauro si possa no permettere (perchè se ne fregano) di eventuali reazioni dei protagonisti della politica nei loro confronti. “fregarsene” per un editorialista di un quotidiano è impossibile: correggimi se sbaglio.

    allora, se mi dai ragione fino a qua, ti chiedo:
    non sarà che il tuo malessere è viziato da una tua abitudine all’estetica tradizionale degli editorialisti politici made in italy e made in fvg?

    e non sarà, poi, che lo stile e i contenuti di piervincenzo e mauro siano micatanto “miglioristi” ma semplicemente facciano le pulci in una condizione originale per come siamo abituati a sentire e leggere le opinioni pubbliche in merito alla politica e al potere?

    e non pensi che, infine, la forza di piervincenzo e di mauro stia:
    1) nel non dover rispondere a una struttura commerciale (p.e. un quotidiano) ?
    2) nel potersi legare a una rete di persone (blogger, siti indipendenti) che – anche se non la pensano sempre uguale – si sostengono a vicenda e si danno reciproca visibilità?
    3) nell’avere in mente, come audience dei loro testi, soprattutto i ‘cittadini comuni’ piuttosto che i professionisti della politica (politici eletti, giornalisti, ecc.)?

    n.b.

    non ho un voto da dare al programma di illy & co.
    personalmente nella mia scelta di voto darò più peso agli anni di governo regionale che a questo programma o ad altro.

  12. che bella, la Rete…

    avevo già risposto a una tua tiratina di orecchie ( giusta ) sul blog pordenonese, e adesso vedo il tuo commento qua sopra.

    confermo quanto scritto là, solo pochi minuti fa, soprattutto per la frase che ti riguarda direttamente

    dunque alle tue domande qui su bora.la rispondo che sì, hai ragione – la mia visuale è/era deformata; chè sì – gli opinionisti (salvo rare eccezioni,non se ne fregano; che la Rete si sta conquistando presso di me ( deformato e diversamente formato ) un posto di assoluto primato; che aver in mente i comuni cittadini è una meta che oggi ho e di cui do merito alla Rete; che la mia fiducia a medio e lungo termine in questo mondo attualmente a un passo dalla cata-strofe (crisi, rinnovamento traumatico ) sta subendo un proficuo rinnovamento PROPRIO a causa della Rete…

    Ovviamente per Rete si intende qui quella di cui piervincenzo, tu, e altri non pochi sono legittimi e consapevoli utilizzatori e produttori.

    infine: le mie inquietudini si riferiscono ad altre sedi, che frequento parecchio in sti temporibus electoralis. non posso, me ne darai atto, ogni volta citare o escludere, disclaimare o dis-embeddare. Hony soit qui mal y pense, diceva Dumas dell’ordine della giarrettiera, nell’immortale “I Quattro Moschettieri”…

    Un fraterno amichevole riconoscente e notturno saluto

    Valerio

  13. Avatar MARISA

    Per Julius Franzot”
    scrivi: “Ti consiglio di documentarti su Kugy, Balzen, Hamerlin, ….e altri triestini di lingua tedesca”.

    Quello che conosco meglio è Kugy che per scelta ha combattuto con l’esercito austriaco durante la prima guerra mondiale. Lo so che a Trieste c’era una comunità tedesca di cerca 12.000 persone (vado a memoria..) che dopo la prima guerra mondiale in gran parte è ritornata in Austria e a lasciato Trieste. Conosco la storia di questa comunità. Storia oggi dimenticata, volutamente, da una Trieste che deve essere solo italianissima. Ma non sono “minoranza linguistica storica”: gli sloveni di Trieste e Gorizia lo sono, questa comunità no.

    Ma questo, ovviamente, non significa che non siano stati importanti per Trieste: che oggi invece li ha cancellati. E di questo mi dispiace.

  14. Con ancora negli occhi l’importante candidato alla Presidenza del Consiglio che strappa il programma del PD, aggiungo qualche osservazione alle approfondite riflessioni di Valerio ed Enrico. Mi ci vorrebbe Hans Robert Jauss, con la sua estetica della ricezione, per dire bene quello che vorrei. Provo.
    1) Come dice Enrico: il voto dipende poco dalla lettura di un programma elettorale. E’ anche vero che dentro un programma possono stare gli spunti che poi si condensano nella ragione simbolica vincente, ma può benissimo non essere così. Nel 2003, più di tanti programmi, credo che una parola sola abbia concentrato il sentire di molti, quel “Visitors” usato da Cecotti…
    2) Quasi mai i programmi politici nascono con indicazioni metodiologiche. I programmi nascono, di solito, per somma d’indicazioni, come lista di ambiti nei quali intercettare un desiderio, proprio e d’altri.Questa matrice li rende spesso lunghi, e poco strutturati nella gerarchia delle priorità, che spesso sono dettate da fattori esterni (ad esempio i vincoli economici) che sono difficilmente comunicabili in un documento programmatico.
    3) I programmi (ecco dove serve Jauss!) stanno a mezza via tra negoziazione d’intenti tra chi li sottoscrive (specie se si tratta di una coalizione ampia) e la propaganda elettorale. Contengono dunque, ibridamente, letture della realtà e “fiction”; un esercizio interessante, che richiederebbe sforzi congiunti, starebbe nel riuscire ad individuare con precisione queste e quella.
    4) Proprio per questo, una lettura analitica dei programmi ed una serena indicazione dei loro punti di forza e di debolezza credo contribuisca a spremere, dal coacervo di motivazioni che li caratterizzano, delle linee fondamentali, ma questo può avvenire solo “fuori” dei luoghi in cui sono nati. In questo senso credo che non si debba parlare di “migliorismo perfettista” (esercizio peraltro abbastanza facile per la natura dei testi stessi), ma di “incontro con il pubblico”. E’ un atto (appunto) di ricezione (a mio avviso, molto migliore che stracciare i fogli…), spero vivace, di un testo che nasce piuttosto dubbioso (per le ragioni comunicative esposte) sul proprio destino comunicativo; un testo che va persuaso di un proprio destino comunicativo, e ciò lo fa solo un pubblico collocato in un luogo meno sottoposto ai meccanismi autoreferenziali che ben indicate.
    5) Del resto, la situazione testuale che produce i programmi è come a scuola: all’inizio dell’anno si chiede ai docenti di scrivere una programmazione. I docenti la scrivono. Che documento è, a leggerlo? Sommatorio, generico, volontaristico -vi faccio leggere le mie programmazioni, così ne siete tutti consapevoli. Quanto dice la programmazione di quel che sarà? Molto poco: non dice nulla di com’è la persona che la propone, nulla di com’è la classe cui è proposta, nulla di come le parole si faranno carne nella vita reale. A fine anno avremo “fatto Dante”, per dire: ma questo, cosa significa? Come avviene?
    6) il vero proposito: come il Marco Polo delle “Città invisibili”, nostro compito è, nell’inferno del mondo, cercare ciò che inferno non è, e dargli spazio.
    Un abbraccio a tutti.

  15. Avatar MARISA

    RIDERE PER NON PIANGERE!

    Ragazzi…..ma voi lo sapete cosa sta facedndo in questo momento il PD regionale e idem il partito “Arcolabaleno”?

    Stanno disperatamente raccogliendo 10.000 firme (5.000 per il PD e 5.000 per l’Arcobaleno) perchè sono PARTITI NUOVI non GIA’ rappresentati in consiglio regionale……per cui – essendo partiti nuovi ! – per partecipare alle elezioni regionali devono raccogliere 5.000 firme (per ogni nuovo partito) a sostegno delle liste.

    Per la precisione fino a pochi mesi fa bastavano 500 firme di presentazione per i partiti “NON presenti in Consiglio regionale”…..ma la maggioranza di governo regionale uscente (Illy)per impedire che nuovi “DISTURBATORI” entrassero in Consiglio regionale…..ha portato il numero di firme necessario da 500 a 5.000….e così ora “corrono trafelati”!

    Lo stesso problema ce l’ha ovviamente la CDL….anche questo è un NUOVO PARTITO!

  16. enrico maria milic enrico maria milic

    @ piervincenzo:

    grazie per le riflessioni nell’ultimo commento, sono molto interessanti.

    @ marisa, quando scrivi:

    Storia oggi dimenticata, volutamente, da una Trieste che deve essere solo italianissima. Ma non sono “minoranza linguistica storica”: gli sloveni di Trieste e Gorizia lo sono, questa comunità no.

    Ma questo, ovviamente, non significa che non siano stati importanti per Trieste: che oggi invece li ha cancellati. E di questo mi dispiace.

    continui a scrivere come se esistesse una trieste univoca, fatta di centinaia di migliaia di triestini che, tutti quanti, nel corso delle generazioni e degli ultimi cento anni la pensano allo stesso modo e, tutti quanti, si comportano allo stesso modo.

    come ho già avuto modo più volte di dirti: ti sbagli grossolanamente.
    è uno sbaglio importante perchè nella tua lettura del mondo va a dividere campi tra ‘buoni’ e ‘cattivi’ e lo fa creando confini etnici.

    a trieste, come in friuli e come dappertutto, ogni individuo ha la sua personalità, la sua traiettoria.

    quello che fai tu creando una trieste con una sola faccia corrisponderebbe a pensare che in friuli tutti i friulani parlino friulano ogni giorno e siano tutti a favore del friulano come lingua a scuola.

    e oggi, per fare altri esempi, a trieste ci sono dei cittadini che osteggiano decisamente l’idea di ‘trieste italianissima’. alcuni, ma solo alcuni di questi, li trovi a commentare o scrivere su bora.la.

  17. @piervincenzo: convincente, grazie.

  18. Avatar MARISA

    Enrico, è vero che a Trieste, come ovunque, c’è una pluralità di soggetti e di pensiero. Ma è anche vero che esiste una “maggioranza” che politicamente si impone sulla minoranza e determina la realtà sociale e politica. Quest’ultima (la minoranza), ovviamente e giustamente, non vuole essere confusa e vuole esistere ed essere riconosciuta. Nel 1921, quando Trieste era riconosciuta in Italia, per numero di iscritti (ben 15.000 iscritti!) come la città più fascista d’Italia, sicuramente c’erano anche gli antifascisti…….ma chi comandava non erano loro!

    Quello che voglio dire è che, se è vero che si deve fare dei distinguo più che doverosi, non si deve però nemmeno dimenticare quella che è la realtà sociale e politica dominante…

  19. Sono, con Piervincenzo, uno dei due che ha redatto il giudizio sul programma di Intesa Democratica.
    Innanzitutto una precisazione a Carlo, Tico e simili: il cattivo dei due sono io (magari anche sapientone), perciò prendetevela pure con me (ho le spalle larghe). Però mi piacerebbe anche che chi interviene fosse così in “buona fede” da firmarsi per esteso mostrando la faccia come facciamo noi.

    Detto questo, posso affermare il rating sul programma di Intesa democratica (io sarei stato ancora più negativo), non tanto per quello che si scrive ora, quanto soprattutto, per quello che è stato fatto in questi cinque anni dal “democratico” e “partecipativo” governatore di centro-sinistra & co (anche grazie al mio voto!).
    Probabilmente la percezione circa l’operato della maggioranza uscente è diversa nelle varie aree della nostra regione e perciò non mi meraviglia il giudizio di Baorating: ma si venga qui, nello Stato di Naon (Pordenone e provincia), a vedere e parlare con i cittadini (non con i militanti di partito, per i quali tutto va sempre bene)e con le famiglie che non “bevono” caffè Illy (e non perché non piace).

    Personalmente sono poi stanco di sentirmi dire che un “programma è coerente, lungimirante e coraggioso essendo presenti tutti i grandi temi importanti per la nostra regione”.
    O meglio, se si vuol dire, si dicano anche i “perché” lo si ritiene tale e quali sono i “temi importanti per la nostra regione”, ma soprattutto si diano ai cittadini i criteri per misurare il grado di quanto è stato fatto e di capire bene cosa si intenderà fare!
    L’Euroregione, per esempio, che cosa è esattamente e a quanti interessa veramente? Si vuole parlare anche all’artigiano, all’idraulico, al muratore, all’operaio o al professionista poco incline al politichese (e ce ne sono tanti), spiegando in termini semplici e comprensibili le cose, oppure no?

    Ecco, lo sforzo che vogliamo fare con Polisnanonis è proprio questo, cioè quello di smontare programmi e proposte, tanto da rendere i contenuti fruibili a tutti e, prima di tutto a noi stessi. Ma non solo.
    Avremmo anche la “presunzione” di tracciare un’agenda dei temi che noi riteniamo importanti (e che solitamente vediamo poco trattati dalla politica) e confrontare quali programmi e quali politici vogliono misurarsi con tali temi e in che modo.

    Comunque, il lavoro di analisi e di spulcia del programma del centro sinistra non finisce certo con il rating, anzi.
    Analoga sorte, naturalmente, toccherà anche a quello del centro destra non appena ne verremo a conoscenza.

    Un saluto e grazie per l’ospitalità.

  20. Avatar Luciano

    Per me 7,5….

    Benissimo che si pensi anche ad una legge di tutela delle comunità germanofone, che si trovano ora a forte rischio di assimiliazione (il che è diverso da INTEGRAZIONE) e che in alcuni casi, come ha detto Marisa, si trovano in Italia realmente per (strano e singolare) caso.

  21. Come dicevo, si continua a dare giudizi senza entrare nel merito e nell’analisi dei pro e dei contro. Dare giudizio in questo modo non porta da nessuna parte, ma ognuno a restare più o meno sulle proprie posizioni.

  22. enrico maria milic enrico maria milic

    marisa, quando scrivi:

    Enrico, è vero che a Trieste, come ovunque, c’è una pluralità di soggetti e di pensiero. Ma è anche vero che esiste una “maggioranza” che politicamente si impone sulla minoranza e determina la realtà sociale e politica. Quest’ultima (la minoranza), ovviamente e giustamente, non vuole essere confusa e vuole esistere ed essere riconosciuta. Nel 1921, quando Trieste era riconosciuta in Italia, per numero di iscritti (ben 15.000 iscritti!) come la città più fascista d’Italia, sicuramente c’erano anche gli antifascisti…….ma chi comandava non erano loro!
    Quello che voglio dire è che, se è vero che si deve fare dei distinguo più che doverosi, non si deve però nemmeno dimenticare quella che è la realtà sociale e politica dominante…

    anche questa tua è una visione distorta.

    lasciamo stare il fascismo e gli anni ’20 che sono lontani un secolo.
    viviamo, tutti quanti, in una società sempre più frammentata. anche a trieste c’è una ricchezza tra i cittadini: ognuno ha esperienze molto diverse, utilizzi dei mezzi di comunicazione molto diversi, istruzione e legami molto diversi ognuno rispetto agli altri. questo è particolarmente vero per chi è nato negli anni 70-80: gente che è cresciuta in una cultura televisiva nazionale mainstream ma anche col satellite, internet, i cellulari. gente che, visto che se lo poteva permettere, ha visto il mondo con l’erasmus, l’interrail, eccetera.

    pensare che 5 politici vetusti e la direzione del piccolo rappresentino tutte queste persone è, francamente, ridicolo.

    del resto se oggi anche dipiazza fa delle uscite in favore di una collaborazione con la slovenia e, alla fine della fiera, non crea tanto scalpore, vuol dire che i tempi stanno cambiando anche per la classe di potere ‘main stream’.

    poi, un’altra cosa importante, marisa.

    quando tu te ne esci con queste generalizzazioni sui ‘triestini’ non fai che creare, ricreare o tentare di solidificare degli steccati.

    dividi cioè la popolazione tra ‘buoni’, ‘cattivi’, ‘amici, ‘nemici’. come la politica di questo confine ci ha insegnato, questo modo di proporre delle rappresentazioni è il primo modo per crearli, ma davvero, questi ‘buoni’, ‘cattivi’, ‘amici, ‘nemici’.

    quando uno va a fare delle rappresentazioni a proposito di luoghi misti ed eterogenei – ed è genuinamente interessato al sostegno della diversità – dovrebbe sempre includere nelle sue rappresentazioni la presenza della differenza.

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