26 febbraio 2008

Paolo Rumiz e la furlanidad

Grazie alla segnalazione di una BoraLettrice di qualità e riservatezza altissime, segnalo a mia volta questo articolo di Paolo Rumiz: Furlanidad.

Segue dibattito. Nooooo, il dibattito nooooo!!!!

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58 commenti a Paolo Rumiz e la furlanidad

  1. MARISA

    E QUESTA LA PRONTISSIMA RISPOSTA A PAOLO RUMIZ – PUBBLICATA SUL QUOTIDIANO IL MESSAGGGERO VENETO – ED. UDINE, IL 18 FEBBRAIO 2008
    —————-

    POSTA DEI LETTORI – “DIBATTITO” – MESSAGGERO VENETO – lunedì 18 febbraio 2008
    TITOLO : “SENTENZE E PREGIUDIZI SULLA LINGUA FRIULANA”.
    A firma di Guglielmo Pitzalis

    Ho letto d’un fiato l’intervento di Paolo Rumiz sulla “furlanidad” con rabbia e con delusione; questa volta Rumiz , di cui dagli anni della guerra balcanica leggo libri e poi reportage su Repubblica, parla “ex-cathedra”: lui, inviato speciale attento e curioso, questa volta non ha nulla da raccontare: non ha girovagato nè per le scuole nè per i paesi del Friuli per raccogliere sentimenti e testimonianze, non ha parlato con le maestre che da anni fanno crescere bambini (del friuli e del mondo) in un ambiente plurilingue, proprio partendo dalla lingua friulana o slovena; ha infilato una lunga serie di affermazioni sentenziose, accompagnate da finte notizie come quando insinua che ci sia stato un sondaggio tenuto nascosto: forse Rumiz non sa, e allora faceva meglio ad informarsi bene, che l’opzione in occasione della prima applicazione della 482/99 fu un atto ufficiale cui fu data ampia pubblicità: una piccola ricerca d’archivio avrebbe fugato ogni suo dubbio; ha persino confuso don Gilberto Pressacco con don Francesco Placereani, cui, per altro, ha attribuito uno stereotipo del tutto falso: Pre Checo , mio insegnante di religione allo Stellini e docente di filosofia, non viveva in nessun eremo : era uomo e prete che conosceva uomini e preti: aveva girato il mondo, faceva politica, cortei e comizi; e citare il nome di Pre Toni Bellina mi pare questa volta proprio un maldestro tentativo di strumentale sentimentalismo (per riparazione, consiglierei a Rumiz di leggersi di Antoni Beline”une Scuele pai furlans” edizions di Glesie Furlane, Lui 2007).
    Sono amareggiato dalla gratuità di alcune affermazioni : perchè nessuno, salvo lo stesso Rumiz, dovrebbe commuoversi davanti ai versi di Ida Vallerugo (o di Federico Tavan o di Pier Paolo Pasolini o di Giorgio Ferigo )?
    Rumiz illustra e rimpiange anche lui una arcadia friulana che non c’è e forse non c’è mai stata; immagina la purezza dei primitivi contaminata dalla cultura del leggere e scrivere: se non si insegnasse l’italiano standard nelle scuole nessuno potrebbe godere nemmeno l’italiano arcaico della Divina Commedia di Dante; allora perchè dovremmo lasciare a pochi “eletti” intellettuali archeologi la possibilità di commuoversi davanti ai versi di un poeta friulano ?
    Su una cosa sola concordo con Rumiz: certamente questa legge concorre ad evitare che la “questione friulana” come la chiamavano Pre Toni, Pre Checo e Pre Gjlberto, diventi una questione etnica nelle mani della destra leghista e reazionaria, nazionalista e antislovena; caro Rumiz proprio a lei, che conosce bene la storia dei nazionalismi, questa pare poca cosa ?
    Perchè sarebbe giusto che la sinistra difendesse, come grazie a Dio difende, i diritti linguistici dei curdi, dei palestinesi, degli sloveni ma se invece difende i diritti dei friulani improvvisamente si evocano scenari balcanici, steccati e confini, stereotipi e fantasmi che non hanno riscontro nella vita quotidiana di moltissimi friulani che parlano friulano nella loro vita pubblica e privata e adoperano il friulano a scuola e nel lavoro e sono cittadini del mondo (io sono figlio di un sardo e lavoro ogni giorno con friulani d’ogni età e con immigrati d’ogni parte del mondo) ; forse Paolo Rumiz non ascolta mai Radio Onde Furlane “la radio libare dai furlans” nel cui palinsesto troverebbe una smentita clamorosa a gran parte delle sue affermazioni e alle insinuazioni finali che vergognosamente suggeriscono una similitudine fra chi si impegna per il plurilingusimo regionale in Friuli e il nazionalismo di Milossevic: bruttissimo segno se un giornalista come Rumiz deve ricorrere, per darsi ragione, a questi ” trucchi del mestiere” !. Rumiz sa bene ( e se non la sa venga a vedere, faccia un piccolo reportage in bicicletta o in topolino in giro per il Friuli dalla Livenza al Timavo in un qualsiasi normale giorno feriale) che dal comitato 482 su fino al presidente Illy nessuno urla contro gli islamici o i romeni o gli albanesi: questa “casta” regionale ( ma che delusione Rumiz che ricorre agli stereotipi e coltiva i pregiudizi) che ha fatto le leggi sulla lingua friulana e slovena è proprio la stessa che ha fatta la legge regionale sull’immigrazione e il relativo piano triennale : io, caro Rumiz, credo che non sia un caso: in Friuli, magari a sua insaputa – e me ne dispiace – c’è un sacco di gente che quotidianamente si sporca le mani ( così come faceva nei campi profughi della Croazia e della Bosnia) per costruire, non senza difficoltà e con umane contraddizioni, il Friuli che verrà, coltivando concretamente la speranza che questa terra e queste genti, partendo dal riconoscimento e dalla valorizzaione delle multiple comunità linguistiche storiche ( friulana, slovena, tedesca e italiana) saranno capaci di “includere” con rispetto i nuovi arrivati che magari traduranno in friulano i versetti del corano o qualche poeta wolof o akan o twi o telugu.
    Guglielmo Pitzalis

  2. Se non ve ne siete ancora accorti, è in atto una vera e propria campagna mediatica contro qualsiasi tentativo di sottolineare le diversità culturali e linguistiche presenti nella nostra Regione.
    Strane alleanze trasversali, come appare da quell’articolo di Menia sul Piccolo di oggi, stanno spuntando. Illy viene indecorosamente messo alla berlina, dimenticandone i molti meriti e gonfiando la questione della Ferriera. Tradito dai suoi alleati in vista del governo Veltrusconi.
    Per chi lo avesse scordato: alle prime elezioni in Repubblica Ceca nel 1946 (credo) candidavano comunisti, socialisti, democristiani…, che all’indomani delle elezioni strinsero un indissolubile patto di solidarità con il partito comunista. Simile la storia anche in DDR.

  3. MARISA

    Desidero inolte segnalare la GRANDE scorrettezza di pubblicare il solo articolo di Paolo Rumiz e non anche quello di Gianfranco D’Aronco. Sabato 16 febbraio 2008, in prima pagina sotto il titolo “Illy a Prodi: fermi il ricorso sul friulano”, il quotidiano MESSAGGERO VENETO – edizione di Udine – pubblicava infatti “AFFIANCATI” due articoli: “PERCHE’ NO: Cosi vince la casta della finta “furlanidad” – firmato da Paolo Rumiz” e “PERCHE’ SI: Ai “friulanofobi” piace la madrelingua morta – firmato da Gianfranco D’Aronco”. Venivano così offerte al lettore due diverse posizioni sul tema della legge del friulano.

    Oggi mi ritrovo, pubblicato su questo Blog, il SOLO articolo di Paolo Rumiz, articolo che evidentemente deve essere MOLTO piaciuto alla nostra “riservatissima BORA.lettrice”. Talmente riservata e soprattutto visceralmente anti-friulana, da non passare, per la pubblicazione, a Valerio Frianda, anche l’articolo a firma di Granfranco D’Aronco (PUBBLICATO A FIANCO DELL’ARTICOLO DI PAOLO RUMIZ). Oltretutto non mi pare che il prof. Gianfranco D’Aronco sia l’ultimo arrivato visto, che per decenni è stato docente presso l’Università di Padova.

  4. Solo per la precisione, e per la mia parte di responsabilità: ho avuto il pezzo dalla mia fonte riservata ( una adorabile e molto civile democratica persona ) e l’ho mandato come stava. Non sapevo dell’altro pezzo che sarebbe bello leggere. Nessuna intenzione di faziosità. Solo, e me ne scuso, un po di leggerezza. E un minimo di generosità. Condividere è bello, specie quando si può esser corretti e migliorati.

  5. MARISA

    Valerio, sei più che scusato: non è colpa tua. Per nulla scusata la tua FAZIOSISSIMA fonte riservata.

  6. La Mula

    Un tanto per la mia fan Marisa. La faziosissima fonte riservata di Fiandra non sono proprio io. E pregherei Valerio di confermarlo (e lo farà più che volentieri). A me l’articolo è piaciuto, ma di più non c’entro, cara Marisuccia. Può darsi che ci siano più faziosissime fonti. Mentre tu, al contrario, non sei assolutamente di parte!

  7. La Mula

    Non posso essere io…si tratta di una molto civile e democratica persona!
    La Mula

  8. La Mula

    Per giunta adorabile!

  9. La Mula sono tre. O anche di più: io ne ho conosciuta una adorabile, una civile, una democratica… E tutte insieme, per giunta.

    MA confermo, la mia fonte ( insomma, non esageriamo, una dritta banale e pure vecchiotta ) NON è la Principessa dei Dubitanti, la regina dell’incazzo veloce e dell’immediato disincazzo, la Molto Dotata ( non lasciatevi fuorviare dalle apparenze ) Mia Amica Bevitrice In Charge. NO, La Mula, stavolta, non c’entra.

    Ma, nel merito, mi pare che ciò che dice Rumiz colga un problema vero. Il tono, quello mi pare un po’ troppo gureggiante.
    E anche l’esimio Julius, attento anche troppo, e anche troppo dietrologo, talvolta, STAVOLTA abbia qualche ragione…

    Il direttore Morbìn, appena torna da Beograd, dirà la sua ( se gli resta il tempo, dopo aver curato la regia dell’imminente nuovo short video di Enrico Marchetto…

  10. MARISA

    Ovviamente faccio mio quanto scritto da Guglielmo Pitzalis nella lettera che ho già incollato in questo Post.
    ……Comunque va bene così, continuino pure i “friulanofobi” a fare figuracce oltre il Lisert….

  11. MARISA

    http://aldorossi.splinder.com/post/16061090

    ….ovviamente faccio mia anche questa lettera pubblicata a firma di Davide Turello, sempre sul Messaggero Veneto, in risposta all’articolo di Paolo Rumiz. Soprattutto la frase finale!

  12. concordo con Rumiz sulla questione del silenzio-assenso.
    Per il resto, tante affermazioni mi sembrano un po’ artificiose.

  13. MARISA

    Arlon, e della contro replica di Guglielmo Pitzalis, cosa ne pensi?

    Per quanto riguarda il “COSI’ CHIAMATO” “silenzio-assenso”, la questione è stata GONFIATA ad arte dai frulanofobi ed è in realta una questione “piccola, piccola”, trattandosi di “DISSENSO INFORMATO”, dove i genitori sono pienamente informati (genitori che ovviamente non sono dei DEFICENTI….come offensivamente lasciano credere i soliti noti opinionisti del Piccolo…).
    Se va bene per l’insegnamento della religione a scuola, perchè non dovrebbe andare bene anche per l’insegnamento del friulano?
    Oltretutto lo sai che in provincia di Trento, in tutte le valli ladine, il ladino è insegnato in TUTTE le classi e non esiste alcuna scheda di opzione dei genitori? Osssia è una materia curriculare che studiano tutti….e non mi pare che si siano creati problemi o steccati etnici, nè che Roma abbia protestato….

  14. La Mula

    Ringrazio Valerio, condivido Rumiz (come potrei altrimenti?). E ricordo alla mia Marisuccia che son ben altri i modi per difendere il friulano. Comunque, avendo scoperto questa sera che sono finita nel’libro nero’ di Baiguera con Segatti, Spadaro e Maran mi congratulo con me stessa. Per aspera ad astra.

  15. La Mula

    Marisa,toglimi una curiosità. Quanti figli hai ficcato in una qualunque scuola del FVG? Non è domanda oziosa,sai…

  16. La contro replica non influenza la mia opinione. Anzi.. parlare di “Friuli fino al Timavo” mi sa di quello spirito di conquista culturale di chi ha la legge dalla sua parte.
    E vedo il silenzio-assenso nella stessa ottica.

    Per il resto, lo ripeto, d’accordissimo su una legge per l’insegnamento e la diffusione del friulano. Sono certi dettagli, certe allusioni, che non mi sembrano pienamente onesti..

  17. La Mula

    Per una legge sulla diffusione e l’insegnamento del friulano d’accordo tutti. C’è il problemino scuola che con insegnamento e diffusione non ha molto a che vedere. Marisuccia dissente,lo so.Lei gode nel vedere i ragazzini sui banchi alle prese col Pirona. Va in brodo di giuggiole sapendo che potrebbero leggere la Percoto. E solo a vederli cantare una villotta si eccita. Per cui sono d’accordo anch’io. Fate felice Marisa.

    Devo essere sincera. Anch’io godo come un riccio al solo pensiero dei bambini friulani alle prese col friulano a scuola.

    Sarà perchè in Friuli ho vissuto a lungo, sarà perchè vi ho lasciato molte amiche diventate per sfighe di vita professoresse, sta di fatto che è fantastico rivedere le amiche di un tempo -che oggi si dimenano tra rigurgiti di dignità e ragazzini completamente ipermercatizzati- alle prese con il friulano. Già era difficile insegnare l’italiano…

    Cosa insegneranno? Mi dicono che non lo sanno nemmeno loro, anzi, a me forte dei miei trascorsi universitari con studi sul friulano, mi chiedono cosa insegnare. Io sono a favore della Percoto, sempre e comunque. Trovo che raccontare a una ragazzina che uno ti ingravida e poi sono cavoli tuoi e ti tieni il frutto della colpa o lo lasci sul sagrato della chiesa ha una sua attualità!Ferrara docet.

    Sponsorizzo le novelle della Percoto, anche se dovrei buttarmi di più sui preti. Prè Zorutti ad esempio. Anche perchè a suo tempo fui alunna anch’io di prè Checo (Placereani). Non me lo ricordavo mona, per nulla, anzi.Però magari la memoria inganna e la tendenza a esaltare il ricordo è fallace.

    Marisa, insomma, dissotterriamo l’ascia di guerra. E’ andata come è andata. Per una volta il governo italiano ha avuto un rigurgito di dignità. Capita ai friulani, sono sfigati per definizione. E non dispiace nemmeno. Ma lasciamo stare e guardiamo avanti. Ci sono tante altre cose da fare ben più importanti. Al limite treni da far partire per permetterci di andarcene (con la nebbia di aerei non si parla). E solo Iddio sa quanto bisogno abbiamo tutti di andarcene da questa Euroregione…

    Kiss…peace and love

    francesca

  18. La Mula

    Marisuccia, che mi racconti dei poveri bimbi sopravvissuti a Resia e Resiutta che studiano lo sloveno e non ci capiscono una mazza?

  19. enrico maria milic enrico maria milic

    io sono a favore del friulano a scuola perchè è dimostrato dalla storia che una lingua si salva solo inserendola in percorsi pubblici (istruzione e rappresentazioni mediatiche).
    non credo che ci siano problemi per un bambino o un ragazzo imparare più lingue assieme come il friulano, l’italiano e/o l’inglese.
    l’importante ovviamente è avere metodologie di insegnamento adeguate.
    ma questo è un discorso che vale per tutta la scuola proposta dallo stato italiano: da rottamare.

    sul fatto che la salvaguardia del friulano possa corrispondere a sciovinismo o xenofobia può essere: ma ovviamente può anche essere il contrario. come la storia, di nuovo, dimostra.

    la sinistra politica e intellettuale latitano sul friulano a scuola. e lasciano tutto il campo alla destra ovvero all’associazione della salvaguardia del friulano e del triestino con scenari para-nazionalisti. è questo il problema.

    salute.

  20. Marisa

    Non rispondo neppure a La Mula che ci propina il suo solito sermone, letto e riletto. Non credo sia neppure il caso di riaprire una discussione sul falso problema della modalità con cui chiedere il parere dei genitori: fondamentale è che ci sia l’informazione. Ove questa c’è, poi la modalità diventa solo un fatto burocratico. Oltrettutto stiamo parlando di una lingua, ossia di conoscenza, e non di “fede”.

    Che la tutela di una lingua minorizzata sia la tutela di un diritto umano è del tutto indubbio. Sciovinismo e xenofobia è negare questo diritto, non la sua tutela. Sciovinismo e xenofobia sono propri del fascismo e del neo-fascismo, di destra e di sinistra, che sono sempre stati contro la diversità linguistica, non di chi difende il suo diritto alla tutela della propria lingua.

    Sinceramente non capisco l’ultima frase del commento di Enrico.

    1) “L’intellettuale latinano sul friulano a scuola”: forse a Trieste, ma non di certo in Friuli. Del resto lo aveva già previsto Pasolini che in un suo scritto aveva affermato che la lingua friulana sarà salvata dai friulani laureati e classe intellettuale: ed è quello che sta succedendo.

    2) “lasciano tutto il campo alla destra ovvero alla associazione della salvaguardia del friulano e del triestino con scenari para-nazionali”:
    scusa Enrico ma faccio molta fatica a capire questa tua affermazione. Se ti riferisci alla Lega Nord, scrivilo chiaramente. E comunque sulla tutela della lingua friulana si sta comportando meglio di certa sinistra. E lo dico da NON leghista: oltretutto sono molto critica nei loro confronti su tantissimi altri temi. Per quanto riguarda la destra, mi pare che sia CONTRO la tutela delle lingue minorizzate e non a favore: dove la sinistra le avrebbe lasciato il campo?
    Per quanto riguarda le “associazioni della salvaguardia del friulano” a chi ti riferisci? Personalmente non ne conosco di scioviniste e ancor meno di xenofobe. Chi richiede il plurilinguismo a scuola non può essere compreso in queste due categorie perchè il plurilinguismo è apertura e non chiusura.
    Sui “scenari paranazionali” (steccati etnici e amenità simili), sinceramente credo li vedano solo i soliti noti: Alessandro Maran, Stelio Spadaro, Luca Visentini, Paolo Rumiz, a cui va aggiunta tutta la destra neo-fascista. Non direi che i soliti noti siano in buona compagnia. Oltretutto, e credo che sarai d’accordo con me, la tutela di un diritto umano, qualunque esso sia, è segno di civiltà.

  21. MARISA

    Vorrei concludere con una ultima annotazione. Questa legge regionale sulla tutela della lingua friulana ha un grandissimo merito: ha fatto cadere la maschera a quanti si proclamavano (e continuano a farlo….) a favore della tutela della minoranza linguistica friulana, salvo poi frapporre tanti di quei impedimenti e steccati da renderne di fatto IMPOSSIBILE la tutela reale. Non sono in molti, anzi direi che sono in pochi, e i loro nomi e cognomi sono noti a tutti, e sempre accolti come opinionisti di spicco sul quotidiano dei Trieste, IL PICCOLO. Ipocriti a cui questa legge ha tolto la mschera….

    E questo è senza dubbio il più grande merito della L.regionale 29/2007 sulla tutela della lingua friulana.

  22. qualcuno ha per caso l’articolo di Meniac
    uscito ieri o ieri l’altro sul Piccolo?

    Me lo passate per cortesia?

  23. enrico maria milic enrico maria milic

    1)

    “L’intellettuale latinano sul friulano a scuola”: forse a Trieste, ma non di certo in Friuli. Del resto lo aveva già previsto Pasolini che in un suo scritto aveva affermato che la lingua friulana sarà salvata dai friulani laureati e classe intellettuale: ed è quello che sta succedendo.

    ok, diciamo che latitano a trst, gorizia e a roma. pasolini non so fino a quanto può essere tirato in ballo, ma va bene. puoi lasciarmi i riferimenti di questo suo scritto? mi piacerebbe leggerlo.

    2)

    “lasciano tutto il campo alla destra ovvero alla associazione della salvaguardia del friulano e del triestino con scenari para-nazionali”:
    scusa Enrico ma faccio molta fatica a capire questa tua affermazione. Se ti riferisci alla Lega Nord, scrivilo chiaramente. E comunque sulla tutela della lingua friulana si sta comportando meglio di certa sinistra. Per quanto riguarda la destra, mi pare che sia CONTRO la tutela delle lingue minorizzate e non a favore: dove la sinistra le avrebbe lasciato il campo?

    per me la lega rappresenta una prospettiva di destra sulla tutela di pratiche culturali minoritarie e locali. chiaramente, se devo guardare solo a certe loro proposte e non all’insieme dei valori che mettono in campo, su alcune cose posso essere d’accordo con loro.

    a trieste la destra camber vuole sostenere il triestino e la cultura triestina. con lo stesso taglio della lega altrove: qualcosa del tipo “noi siamo diversi dagli altri e migliori”.

    Per quanto riguarda le “associazioni della salvaguardia del friulano” a chi ti riferisci? Personalmente non ne conosco di scioviniste e ancor meno di xenofobe. Chi richiede il plurilinguismo a scuola non può essere compreso in queste due categorie perchè il plurilinguismo è apertura e non chiusura.
    Sui “scenari paranazionali” (steccati etnici e amenità simili), sinceramente credo li vedano solo i soliti noti: Alessandro Maran, Stelio Spadaro, Luca Visentini, Paolo Rumiz, a cui va aggiunta tutta la destra neo-fascista. Non direi che i soliti noti siano in buona compagnia. Oltretutto, e credo che sarai d’accordo con me, la tutela di un diritto umano, qualunque esso sia, è segno di civiltà

    concordo. ma non sono così pochi o così poco importanti come mi pare sostieni.

    p.s.
    intendo ‘associazione’ nel senso di ‘legame’, non di organizzazione formale.

  24. pk

    la mula: “libro nero” di baiguera lo intendi in senso figurato oppure c’è un qualche scritto di baiguera a cui ti riferisci?

    Grazie,
    Patrick Karlsen

  25. MARISA

    Per Enrico, scrivi: “non sono così pochi o così poco importanti come mi pare sostieni”.

    Ovviamente io ho fatto i nomi dei “capipopolo”, quelli che hanno fatto della battaglia contro la lingua friulana, la battaglia “per la vita”….
    Poi ce ne sono anche altri che non ho citato, ma non credo siano poi così tanti come forse pensi tu….

    A Trieste voi avete come unico quotidiano “Il Piccolo” che, come ben sai, ha offerto un “BALCONE” a tutti i contro-friulani (che si sono spesi moltissimo contro questa legge di tutela della lingua friulana), per cui la percezione che forse avete della ostilità contro questa legge è anche falsata dal fatto che…..leggete solo il Piccolo e i suoi editoriali o articoli!

    L’articolo di Paolo Rumiz, pubblicato sul MV e postato in questo Post, ha suscitato un vespaio di proteste indignate in Friuli. Non c’è Blog friulano che non l’abbia maledetto…e messo spilloni su un bambolotto, augurandogli di cadere dalle scale!

  26. a dire il vero ilpiccolo non lo leggo quasi mai.
    credo valga per un numero crescente di abitanti di trieste.
    leggo articoli del piccolo e del messaggero quando me li mandano via mail, me li segnalano o li ritrovo su forum, newsgroup, mailing list, rassegne stampe.
    immagino che un numero crescente di cittadini del friuli e della venezia giulia stia smettendo di leggere i due quotidiani regionali. certamente questo è vero per chi vive a trieste: quest’anno ilpiccolo ha toccato il minimo storico di copie vendute.
    ciao

  27. Gentile Marisa,

    nel merito non entro, chè non credo di avere competenza adeguata.

    Ma La invito a evitare l’uso di frasi come quella che chiude il suo ultimo commento.

    Molte Grazie

    Valerio Fiandra

  28. Marco

    La Mula, non ce’e’ solo il Pirona. Ma quanti anni hai? Ottanta? Quando parli di friulano hai davvero delle posizioni arretrate, che forse risalgono ai soliti preconcetti borghesucci che avevi quando risiedevi in Friuli. In quanto a Rumiz, rimane pur sempre una buona penna (perche’ negarlo?), ma riguardo il Friuli e’ davvero disinformato e confonde anche i nomi delle persone. Chiedo a chi e’ stato al Mittelcamp: e’ vero che ha detto che ha difficolta’ di dialogo con chi risiede in Friuli?

  29. No, Marco. A me pare proprio di no.

    E conoscendo la disponibilità di PR, suggerisco comunque, prima di lapidarlo, di – appunto – informarlo.

    Che è quello che, anche qui, è stato fatto, pur fra eccessi di zelo.

    Oggi ci siamo visti, per tutt’altra ragione, ma gli ho detto del putiferio su Bora.La.

    Era molto interessato. Ha detto che leggerà.

    Poi vediamo se gli va di rispondere, qui o altrove.

  30. MARISA

    Per Valerio Frianda,
    mi scuso per l’espressione “cadere dalle scale”, forse troppo colorita. Con questa espressione volevo solo segnalare che la reazione negativa all’articolo era stata forte.
    Marisa

  31. enrico maria milic enrico maria milic

    ho letto solo ora l’articolo di rumiz.

    valerio, non vedo dove rumiz sia stato lapidato. ma forse mi sbaglio, sono abituato ai toni aspri dei forum su internet.

    rispetto all’articolo di rumiz:
    lo spettro bosnia mi pare fuori luogo (paragonare la jugoslavia del ’90 con l’italia del 2008???) e forse demagogico.

    l’unica cosa che mi stupisce è come rumiz non spieghi come si potrebbe preservare e sostenere la pratica del friulano in altri termini se non tramite il suo utilizzo pubblico e ufficiale: a scuola, all’università, nell’amministrazione pubblica e sui media. che le lingue possano essere “salvate” tramite il loro utilizzo pubblico è, lo ripeto, dimostrato da svariati studi di antropologia e storia (“comunità immaginate” di benedict anderson, su tutti).

    mentre della dietrologia mi interessa poco (ogni politico si fa i suoi interessi a sostenere qualsiasi legge, o no?), mi interessano proposte alternative. se paolo ci legge, mi farebbe piacere sapere la sua proposta…

    e anche, senza retorica, vorrei sapere la proposta di paolo per la tutela e il sostegno alla parlata triestina.

    p.s.
    trovo sterili e senza senso il dibattito su quale sia il “friulano vero”, giusto, corretto e originale.
    come in ogni lingua, questa ricerca del santo graal è vana.
    l’italiano a scuola è anche in movimento e non penso proprio che esista una lingua italiana nazionale standard che si possa definire “giusta”.
    e sono contento che sia così.

  32. La Mula

    Non rispondo a Marisuccia visto che lei non risponde a me. Rispondo agli altri che magari non hanno mai letto le mie cose trite e ritrite.

    Una premessa (me) la devo: sono laureata in linguistica con il prof. Giuseppe Francescato con una tesi sul friulano. Anno accademico 1978/79. 110 e lode. La tesi è stata la ricerca base per Francescato per il libro sul Millenario di Udine edito da Casamassima.

    In quegli anni ero anche uno dei membri della commissione cultura del Pci di Udine. Direi che di anni ne ho 51 e per il momento mi bastano.

    La mia tesi riprendeva una ricerca condotta nel 1956 da Francescato sui parlanti friulano, dialetto veneto e altro a Udine. Una ricerca intermedia che oggi un’altra persona sta conducendo in modo da mantenere aggiornati i dati-dopo ormai quasi 30 anni dal mio lavoro e quasi 50 da quello di Francescato.

    Il mio lavoro era arrivato a ridosso del terremoto e quindi non contemplava i cambiamenti anche linguistici caratterizzati dallo spostamento delle popolazioni nel post terremoto. La raccolta dati (3000 interviste)era iniziata nel gennaio 1977, poco dopo la scossa di settembre quando in Friuli ancora si faticava a capire che direzione (se non quella della ricostruzione) avrebbero preso le cose.

    Il friulano allora era diventato elemento di coesione di gente che condivideva un problema comune e nello stesso tempo tratto distintivo per una politica a livello locale che doveva tenere unita la gente per arrivare ai risultati che tutti conosciamo e ricordiamo.

    Ci fu dunque in quegli anni una particolare attenzione, più che motivata, per la cultura locale in tutte le sue forme. Se la Dc (a Udine e in generale in Friuli la destra del Msi era praticamente inesistente, tanto che i pochi e sparuti camerati chiedevano rinforzi a Trieste) non aveva grandi problemi a cavalcare il tema, forte del fatto che la chiesa friulana, anche per la sua natura scismatica, rappresentava il partito e da sempre era portavoce di una campagna autonomistica, il Pci aveva alcune difficoltà.

    In viale Duodo tutti sapevano che sopravvivevano problemi interni da gestire con la federazione triestina (che peraltro era nata autonoma anche rispetto al Partito centrale). Credo che Antonino Cuffaro, se volesse raccontare, avrebbe molte cose da dire in materia…

    Va dato atto a Mario Lizzero (senatore) che portò a Roma il problema della cultura locale, che venne ascoltato e per un po’ anche approvato. A fine anni ’70, in piena lotta per l’Università a Udine, Baracetti propose l’insegnamento obbligatorio del friulano nelle scuole. Andreotti è testimone della tenacia dell’uomo Baracetti.

    Personalmente, dentro il Pci, ero contraria e non ero la sola ad esserlo (allora come oggi). La vitalità di una lingua non passa per la scuola (sennò tutti quelli che sono usciti da un liceo parlerebbero latino…), ma per percorsi che hanno a che fare con ambiti d’uso e orgoglio linguistico. Io lasciai per questo motivo il partito, so per certo che in quegli anni Berlinguer si sottrasse a un comizio pur di non affrontare il tema (e le diatribe tra Trieste e Udine) e so anche che alla fine la proposta Baracetti decadde per usura. Ma ormai Udine aveva la sua Università.

    Oggi che l’università l’ha anche Cormons magari non è importante, ma allora fu una vera rivoluzione. Di cui il Pci beneficiò poco o nulla (tanto i democristiani sono democristiani e ai friulani piacciono più i democristiani dei comunisti).

    I massimi studiosi di sociolinguistica sostengono che nella storia la questione ‘linguistica’ serve da paravento per agevolare altre questioni, quelle collegate al mercato. Negli anni del post terremoto era evidente che si riscopriva il friulano per gestire in loco i fondi a pioggia che arrivavano per la ricostruzione. Non fosse che i cervelli sono stati sottutilizzati direi che, comunque, la cosa in sé rispetto ad altre situazioni analoghe ha funzionato.

    La vera domanda da porsi è perchè oggi si tira fuori nuovamente la questione linguistica. Checchè se ne dica il friulano è vitale. Ha approfittato della morte e scomparsa del dialetto veneto a Udine e acquisito dignità anche nei ceti medio alti (un tempo solo venetofoni).

    Maran e gli altri la domanda se la sono posta, io la risposta me la sono data (inimicandomi così Baiguera- e così rispondo a chi mi ha chiesto di una lista nera di cui non so, ma so che io non sono gradita): la legge sull’autonomia regionale, prima ancora della campagna elettorale. I friulani sono sotans e quindi Illy va benissimo, qualsiasi cosa dica o faccia. Illy non ha bisogno di conquistarli, li ha già. Tra il ristoratore carnico Tondo e l’imprenditore carino triestino scelgono il secondo. Bisogna entrare nella testa di un democristiano da Dna e così si capisce meglio…

    La legge sull’autonomia poteva non venir fatta, rinnovando tacitamente quanto già tacitamente era stato fatto ai tempi in cui fu concessa. Non gliene fregava niente a nessuno (a Roma)allora come oggi. Tanto non esistiamo e non esistiamo perchè non abbiamo mai imparato ad esistere. A Trieste come a Udine e Gorizia (taglio fuori Pordenone che considero paradossalmente che considero unica realtà vitale di questa morta gora regionale).

    Mi fermo qui, aspettando gli strali demagogoplutocratici di Marisa. Non riuscirà a trattenersi, lo so, sono mesi che andiamo avanti. Lei senza capire che una lingua si può e si deve tutelare mettendola al passo coi tempi (e non sarà la scuola che fatica anche a capire come si chiama di nome e cognome) io senza capire che per alcuni l’ideologia è l’ultima spiaggia davanti al deserto che ci attende.
    Kiss

    La Mula

  33. La MUla

    Caro Milic, tu vuoi sapere come si salva il friulano?Attraverso il potenziamento di tutte le forme espressive e culturali contemporanee che in Friuli hanno molto più spazio che non a Trieste.

    Teatro (hanno un centro che qui ce lo sognamo), cinematografia (hai presente la Cineteca di Gemona? Ma no, vado oltre, Radio Onde Furlane e chi ci lavora, producendo anche film pregevolissimi…), i corsi facoltativi di lingua già esistenti (e sono tanti) e per finire, ma proprio fanalino di coda la Filologica. C’è un’Università che fa ricerca e in alcuni campi la fa più che bene, ci sono associazioni culturali impensabili a Trieste, centri di arti figurative. Il Friuli alternativo (non quello ingessato da Marisa e dai suoi preti paludati da intellettuali) è vivissimo.

    A suo tempo ho sostenuto (creandomi non pochi nemici al mio interno) un gruppo di ragazzi che difendeva Pasolini dalle celebrazioni rituali. Il friulano di Pasolini è quello di Pasolini che con un Friuli che l’ha cacciato (e io ho avuto anche l’onore di conoscere e voler molto bene a chi all’epoca l’aveva fatto, senza mai cedere alle proposte di ammissione di colpa)non ha niente a che vedere.

    Ecco, Pasolini. In questa figura ritorna il nocciolo di tutta la questione. Pasolini ha usato la lingua, i friulani hanno usato Pasolini.
    A portarne la bara, sprezzante del ‘ridicolo’, c’era un professore di filosofia del mio liceo, lo Stellini. Era fiero perchè ne ‘Le ceneri di Gramsci’ Pasolini gli aveva dedicato una poesia. Lo ha sempre sbandierato ai quattro venti e tutti gli han creduto, senza mai andare a leggere (perchè leggere Pasolini poi? Siamo in Friuli!)

    Vuoi sapere che poesia era? “Meridionaletto/ diventato friulano gonzo/ non c’è impegno peggiore/ di quello di uno…”. C’è anche il nome e cognome del professore…

    Pasolini ha amato il Friuli, come lo amo anch’io. Più di Marisa, molto di più. Io amo il mio Friuli, amo tante cose di gente che ho imparato a conoscere. Amo una lingua che ho imparato a capire, senza legge. Perchè non è una legge o una scuola che t’insegnano a vivere. E il friulano per vivere ha bisogno di riavere la sua cultura.

    Quel terremoto ha fatto diventare tutti ricchi. Ma non c’è stata una crescita culturale progressiva e parallela. Perchè Marisa non s’incazza quando passa per viale Tricesimo e non vede più un morar? Perchè è già bellamente integrata nella cultura del sabide all’ipermercat? Perchè non s’incazza quando entra in una vecchia osteria di Udine trasformata in ridicola boutique del vino stile Salisburgo? E perchè non s’incazza per i vecchi borghi che un tempo trasudavano umanità varia (che per inciso non pagava l’affitto perchè al palazzinaro andava bene così ed eravamo noi del Pci a versare le cinquemila lire per evitare lo sfratto)e che adesso sono atelier per architetti o sedicenti imprenditori?

    No, questo Friuli va benone a tutti. Gli spalmi sopra un po’ di friulano e fai finta che non è cambiato nulla. Io ogni volta che torno a Udine sto male, sto male quando vado da mia sorella a Tarcento, da mia madre a Basaldella. E’ come se le ruspe avessero rasato a zero la storia. Il resto, quanto rimane, è imbellettamento da sotans che vogliono somigliare ai moribondi triestini!

    L’unico posto ancora onesto è quello di mio padre, nel cimitero di Campoformido, vis à vis con un colonello delle Frecce Tricolore!

    Marisa vuole il friulano? Beh, prima ci deve essere il Friuli! Che è scomparso, che s’è fatto risucchiare nello squallore del consumismo più provinciale che esista, nelle facciatine da architetti da quattro soldi (dio solo sa se li conosco….), nella miseria di una incultura che ha ucciso la sua vera cultura. Bravi, bene, applaudite e mettete pure il friulano a scuola! Tanto un morar (ndt: gelso) non c’è più anche se qualche bambino imparerà la parola…

    Scusate lo sfogo

  34. La Mula

    E visto che sono in vena vado avanti (si capisce che sono incavolatissima?). I Resiani sono rimasti discendendo da Coritis verso Resiutta in quattro gatti. La montagna non c’è più o meglio, la montagna c’è, non c’è più la gente.

    La gente in montagna serviva a tutti anche a valle. Curava la montagna e i torrenti che finivano nel fiume. Il fiume arrivava a Latisana e da lì nel mare La montagna è stata devastata, a chi vi abitava non è stata data una possibilità di sopravvivenza, in moltissimi se ne sono andati. La montagna frana nei torrenti, che portano al fiume le frane. E il fiume (quando le fabbriche gli lasciano l’acqua), non essendo curato dalla gente che sul fiume e del fiume viveva, porta a Latisana quanto trova sul suo cammino. Così ogni anno abbiamo (in autunno e in primavera) una bella emergenza che serve ad aiutare la protezione civile a giustificare la sua esistenza. Avessimo inventato la prevenzione civile forse le cose sarebbero diverse.

    In Val di Resia la situazione è oltre lo spassoso. Per legge sono stati definiti sloveni e tutelati, ma già nel 1800 c’erano glottologi che entravano nella valle più chiusa del Friuli (mi pare di ricordare anche De Coubertin…) per studiare la strana lingua autoctona d’origine slava che si nutriva degli sporadici contatti con gli sloveni, i friulani e i veneti. Una lingua a sè, cresciuta dentro un mondo che solo chi conosce la Val di Resia può capire quanto sia impenetrabile.

    Per legge regionale i pochi bambini superstiti ora dovranno imparare lo sloveno (non fa male, anzi, magari a Trieste!), la segnaletica sarà in sloveno e nei comuni di Resia e Resiutta più frazioni annesse non mancheranno impiegati che conoscono lo sloveno. Fantastico!

    Perchè? E chi lo sa. Forse Marisa che sa tutto. Io so solo che giocare con le lingue, con la cultura e con l’ambiente è un gioco pericoloso. Che si tutela il tutto impedendo artefatte snaturalizzazioni come quelle che hanno caratterizzato la storia del Friuli dal 1976 a oggi. Dando possibilità di vita a chi resta in montagna (la Carnia è la culla del friulano o almeno di una delle varianti principali). E possibilità di vita non sono scuola con corsi obbligatori…

    Spero di essere stata chiara e non trita e ritrita. Grazie per la pazienza
    La Mula

  35. MARISA

    Nei libri di storia non c’è scritto, ma i “sotans” – “sottomessi” in lingua friulana – friulani, il 27 febbraio del 1511 hanno dato vita alla più grande rivolta popolare che si abbia mai avuta nel territorio che oggi chiamiamo Stato italiano.
    In questa data, da tre anni, questa giornata è diventata la “Giornata Friulana dei Diritti”. Vi incollo il comunicato stampa del Comitato 482. Credo che questo comunicato stampa sia la miglior risposta al lungo intervento di La Mula.
    ——————————–

    27 febbraio: Giornata Friulana dei Diritti

    Il 27 febbraio ricorre l’anniversario di una data molto importante della storia del Friuli, quello del Giovedì Grasso del 1511 quando prese avvio la più grande rivolta popolare friulana. Si tratta di un episodio che rivela, a quanti lo guardano senza pregiudizi, quanto le comunità friulane fossero coscienti dei propri diritti e che per difenderli fossero pronte a lottare se necessario fino alla morte. Riteniamo quindi che il 27 febbraio sia la data più adatta per celebrare la Zornade Furlane dai Dirits. Già da alcuni anni il Comitato 482 celebra questa Giornata e, anno dopo anno, osserviamo con piacere che aumenta il numero di quanti la fanno propria.
    Parlando di diritti, noi ci riferiamo innanzitutto a quelli linguistici e nazionali. Tali diritti, tuttavia, sono strettamente legati a tutti gli altri diritti – salute, lavoro, casa, istruzione, ambiente, ecc. – perché la negazione di un diritto, apre la strada alla negazione degli altri. Proprio per tale ragione riteniamo che le aspre polemiche politiche e mediatiche sollevate dalla nuova legge regionale sulla lingua friulana hanno un merito: avere tolto la maschera a parecchie persone. In questi mesi, infatti, abbiamo visto insegnanti e dirigenti scolastici prendere posizione affinché fosse negato ai nostri figli il diritto di imparare e studiare nella lingua propria della terra in cui vivono. Abbiamo visto sindacalisti mobilitarsi affinché fosse impedito agli studenti e ai lavoratori del Friuli di utilizzare la propria lingua per studiare, lavorare, vivere. Abbiamo visto politici e amministratori attivarsi per negare diritti fondamentali (quelli linguistici) a molti cittadini che li avevano votati o che erano chiamati ad amministrare. Con quale coraggio costoro pretendono di difendere i diritti dei friulani, si tratti di bambini, donne o uomini, studenti, lavoratori o pensionati? Chi oggi è pronto a calpestare i diritti linguistici di un popolo, parte integrante dei diritti fondamentali dell’uomo, no si farà domani nessuno scrupolo a calpestare anche gli altri diritti.
    Difendere i nostri diritti linguistici e nazionali significa compiere un passo avanti nella difese di tutti i diritti. Per questo tutte le persone veramente democratiche dovrebbero sostenere tale battaglia. Con lo stesso spirito utilizzato per difendere il diritto alla salute pretendendo un sistema sanitario che sia attento alle necessità della gente e non alle logiche del mercato; o per difendere il diritto ad una scuola moderna ed europea che insegni a essere cittadini coscienti e non consumatori passivi; o per difendere il diritto a un lavoro sicuro e dignitoso in cui non si rischi la vita o ci si ritrovi ad essere precari a vita; o per difendere la nostra terra e le nostre comunità da quanti vorrebbero trasformarli in servitù viarie, energetiche o militari. È necessario lottare uniti per i nostri diritti, ognuno secondo le proprie capacità e competenze. Senza solidarietà perderemo, una dopo l’altra, tutte queste battaglie. Tutto ciò significa, in sintesi, lavorare per difendere il nostro diritto, come popolo, di decidere del nostro futuro.
    Sia chiaro però: lavorare assieme, essere solidali tra noi, non significa escludere tutti gli altri. Aiutare quanti arrivano da fuori, i più deboli, è un dovere. Lo stesso rispetto che chiediamo per noi dobbiamo darlo agli altri. Per poterlo fare, tuttavia, è necessario prima avere rispetto per noi stessi, per la nostra lingua, per la nostra essenza, e ciò non è possibile se permettiamo che qualcuno neghi la nostra lingua e la nostra identità. Come hanno tentato di fare durante la discussione della legge sul friulano, come cerca di fare il Governo italiano impugnando alcuni articoli della legge.
    Per noi il 27 febbraio del 1511 rimane memoria viva. Nessuna nostalgia per quei tempi, ma solo l’occasione per ritrovare orgoglio e coscienza di chi siamo veramente, per non dimenticare che i friulani hanno saputo lottare per i propri diritti e sanno ancora farlo, oggi con le armi della ragione e della democrazia. Le elezioni si avvicinano e saranno una bella occasione per castigare quanti vogliono negare i nostri diritti. È da moltissimi anni ormai che cercano di cancellare la nostra storia, la nostra identità, la nostra lingua, eppure i friulani sono ancora qua. Nei secoli sono caduti Stati e Governi, ma il Friuli esiste ancora. La nostra, dunque, è una storia di resistenza: non dobbiamo dimenticarlo mai ed è bene che non se lo dimentichino nemmeno i governanti di turno. A tirâ masse, ancje la cuarde plui salde si creve.

    Udine, febbraio 2008

    Il portavoce del Comitato 482
    Carlo Puppo

  36. La Mula

    Bimba, non hai risposto!
    La Mula

  37. enrico maria milic enrico maria milic

    visto che dobbiamo tutti far vedere chi ce l’ha più kilometrico,
    io invece sono un diplomato con master in antropologia alla queen’s university di belfast col massimo dei voti. la mia tesi ha avuto come oggetto il tramandarsi dell’identità “nazionale” e di gruppo in una minoranza di rimasti italiani a lussino.
    la mia ricerca dimostra (citando varia letteratura) come la mancanza della scuola in italiano a lussino dal 1953 ad oggi abbia fatto sì che la generazione dei più giovani discendenti dei lussignani di lingua veneta oggi, in sostanza, non parli più questa lingua nella sua vita di ogni giorno. la mia supervisor è una delle più grande esperte nel pianeta del legame tra identità e politica.
    ho due figli maschi.
    poi, sono bellissimo.

    La Mula,
    la tua storia delle idee è molto interessante ma non ci aiuta a capire gli interessi in campo oggi.

    a questo proposito mi pare che dimentichi come uno degli interessi in campo sia la salvaguardia di pratiche culturali locali come quella del parlar friulano.
    poi, scrivi:

    I massimi studiosi di sociolinguistica sostengono che nella storia la questione ‘linguistica’ serve da paravento per agevolare altre questioni, quelle collegate al mercato

    ok, benissimo. gli approcci poststrutturalisti in antropologia (e sono certo anche in sociolinguistica) vogliono giustamente che dietro ogni circolar d’idee ci siano dei poteri. correggimi se sbaglio, ma il potere non è visto in maniera necessariamente negativa , all’interno di questo approccio.
    non ho dubbi che illy abbia, per esempio, i suoi interessi a sostenere questa legge sul friulano. così accade per ogni politico che sostiene una legge.
    mi chiedo però quali interessi hai tu a osteggiare questa legge. o meglio: non ho dubbi che tu sia in “buona fede”. mi chiedo semplicemente a chi giova che questa legge non ci sia. ti chiedo: a chi giova?
    la risposta ‘nessuno’ non vale perchè sai meglio di me che ogni situazione tutela qualcuno di ben preciso… azzardo delle ipotesi: non è che lo status quo tutela un PD che non vuole saperne di questioni locali? che non sa rappresentare i problemi del nord? un PD le cui rappresentazioni (vedi i suoi opinion maker sulla stampa nazionale e i suoi leader tipo veltroni) fanno finta che l’italia sia tutta omogenea quando è proprio vero il contrario?

    La vera domanda da porsi è perchè oggi si tira fuori nuovamente la questione linguistica.

    è una delle domande, non l’unica.
    brevemente: quello della “ricerca delle proprie radici” è un trend globale.
    le preoccupazioni attorno alla propria identità personali e collettive salgono in tutto il mondo.
    pare sia uno dei portati della globalizzazione.
    media globali e trasporti a basso prezzo per tutti vorranno pur dir qualcosa in questo contesto, oppure no? oppure facciamo finta come il poeta rumiz che oggi ci ritroviamo come nel 1990 nella depressa jugoslavia?

    Marisa vuole il friulano? Beh, prima ci deve essere il Friuli! Che è scomparso, che s’è fatto risucchiare nello squallore del consumismo più provinciale che esista

    rispetto a quanto scrivi sul consumismo: mi pare che sottovaluti come in gran parte del mondo occidentale i consumi siano diventati molto più importanti come indice identitario di altre discorsi/comportamenti. giulietto chiesa qualche anno fa in un bel corsivo su linus raccontava come berlusconi abbia vinto non nei voti alle elezioni. ma, ovviamente, imponendo nuove identità tramite gli spot delle sue televisioni.
    se c’è internet ovviamente oggi ogni sfigato come me può scrivere in triestìn e creare la sua comunità di lettori.
    e forse la ruota inizia a girare di nuovo.

    Perchè non è una legge o una scuola che t’insegnano a vivere. E il friulano per vivere ha bisogno di riavere la sua cultura.

    ti reinterpreto e dico:
    una lingua per essere diffusamente praticata e quindi “viva” dev’essere apprezzata socialmente. la maggioranza dei cittadini di trieste oggi mai sarebbe d’accordo sull’utilizzo pubblico e ufficiale del triestino: perchè sembra una lingua poco prestigiosa. ‘credo’ che le cose vadano diversamente in friuli perchè ci sono stati menti che storicamente hanno sostenuto il valore del friulano molto di più che a trieste. sono certo che negli anni a venire, con il friulano che diventa qualcosa di “prestigiosamente” convalidato dall’istituzione scolastica, la pratica del friulano sarà ancora più sentita come importante.

    Io so solo che giocare con le lingue, con la cultura e con l’ambiente è un gioco pericoloso. Che si tutela il tutto impedendo artefatte snaturalizzazioni come quelle che hanno caratterizzato la storia del Friuli dal 1976 a oggi.

    pericoloso? ma per chi?
    e poi:
    quale lingua e quale utilizzo della lingua non è artefatto?!? sostieni forse che l’italiano sia una lingua immobile? perfetta e identica da sempre?
    conosciamo tutti bene i processi storici che hanno portato alla formazione dello stato nazionale italiano. in quel momento è stato deciso che c’era un’unica lingua nazionale standard che doveva andare bene per tutti.
    io credo che la storia possa cambiare.
    che ci possa essere sostegno alla diversità e pratica della diversità.

  38. I am bored of this.

    Ma ho imparato qualcosa.

    Fine dei Commenti.

    E grazie, siete un pubblico meraviglioso!

  39. enrico maria milic enrico maria milic

    anche io sono, francamente, stufo.
    perchè mi pare di ripetere sempre quello e di risentire sempre le stesse cose.
    del resto, valerio, è facile cavarsela senza dir nulla.
    ; )
    tu non hai opinioni in merito?

  40. La Mula

    Il formaggio e i vermi? Ti dice qualcosa? Il Friuli è anche quello, vista la data citata. Anzi, qualcosa di più, visto che quel libro ha aperto la pagina italiana alla storiografia degli Annales.

    Marisa non continuare a fare del male al Friuli più di quanto non se ne faccia da solo. L’autonomismo affonda le sue radici in un magma particolarissimo, che va dai benandanti per arrivare ad Alessandria d’Egitto. E anche i tuoi preti in alcuni momenti hanno preso le distanze, richiamandolo alla sua storia.

    Io capisco che non ci si può liberare dalle chiese, anche se da loro mi sento liberissima. So che per alcuni è impossibile. Ma non fatevi del male, perchè il vostro autolesionismo distrugge anche noi.

    Avevo dodici anni quando sbarcai da Milano in Friuli. Come per abitudine metropolitana aprii il giornale, che a casa mia non mancava mai (meglio dire mancavano). Il primo impatto in quel giorno del settembre 1969 fu un titolo del Messaggero Veneto.”Trovata crocifissa una donna nelle Valli del Natisone”. Mi chiesi dove mi avevano portato. Ed ero solo una bambina.

    Poi ho capito, ma solo poi, che ciò era possibile. L’ho capito leggendo e studiando la storia della terra che mi aveva ospitata, imparando a conoscere anche i riti ‘pagani’ del contadino.

    Sai qual è la differenza tra te e me? Che io il Friuli lo amo e basta e tu lo usi. Perchè non lo so e non m’interessa saperlo. Io adoro la terra che mi ha lasciato riposare per farmi crescere o mi ha fatto crescere amandomi. Cosa che non direi mai di Trieste.

    Kiss, peace and love
    La tua amica nemica

  41. La Mula

    I’m bored più di voi. Solo che mi sono più che esposta (e non solo qui). Non temo, mi girano le palle. Ciao? Caro Milic, lo sai perchè non desidero firmare col cognome, ma evidentemente te ne frega una mazza. E io mi adeguo. Saluti e baci anche a Valerio a cui sarò sempre grata per l’ammirazione che ha nutrito per un uomo conosciuto per poche ore. Si va a nanna, lasciando alle spalle ogni spocchia più o meno giovanile o giovanilistica. Esalta la superficie. A Trieste piace.
    Kiss
    La Mula

  42. Rispondo ad EnricoMaria quando chiede:
    “a chi giova che questa legge non ci sia?”

    A me viene in mente anche la chiesa italiana, che potrebbe vedere nella “Glesie Furlane” un pericoloso concorrente.

    La GF, nata alla fine degli anni 60, predica in friulano e cerca di essere più vicina agli insegnamenti di gesù e meno a quelli della chiesa.

    Eliminando la lingua friulana (o non tutelandola e facendola estinguere) si indebolirebbe molto anche la comunità che ruota attorno alla Glesie a mio avviso.

    Buine gniot muloni

  43. il mattino dopo, rilette con occhio letterario, le parole quassù mi dicono di una questione che più intima e dirimente non si sa. e la mia povera di coraggio voce, che parla solo quando crede di aver qualcosa da dire – il che avviene così spesso da far pensar che quel momento sia sempre – su sta faccenda non saprebbe che dire.

    troppo e tutto insieme è connesso qui

    ma, nuovamente, ho imparato qualcosa. e ringrazio le passioni espresse, le opinioni sciorinate

    empatia e simpathia per tuttE

    shalom

    (oh no, ADESSO l’ho FATTO di nuovo!!! )

  44. enrico maria milic enrico maria milic

    la mula,
    che palle. solo tu proponi il viaggio nella profondità? solo tu hai un punto di vista profondo sull’argomento?
    scrivi bene, scrivi con cognizione di causa, ma non mi pare che tu possa pretendere di essere l’unica ad avere l’opinione giusta in merito. mi pare abbastanza scontato che si possano avere due o più punti di viste cioè letture di una situazione, letture che sono in contrasto ma ugualmente apprezzabili. o no? e perchè poi non mi rispondi alle mie domande? troppo superficiali?

    mako,
    interessante.

    valerio,
    concordo: ci sono tante questioni, pubbliche e personali, tutte insieme.

    viva

  45. enrico maria milic enrico maria milic

    p.s. per la mula

    non mi pare che questa discussione su questo thread sia così superficiale… ma magari mi sbaglio

  46. La Mula

    Rispondo oggi, con più calma e ti ringrazio per il cambio (Marisa non t’arrabbiare con Milic, ma per motivi che non posso esplicitare preferisco evitare di apparire col cognome in rete).

    Domanda 1: a chi può giovare che questa legge non ci sia? A nessuno, la legge deve esserci, è prevista e anzi, dalla fine degli anni ’70 in tanti ci siamo battuti per averla. Il discorso caso mai è quale legge. E in particolare: insegnamento veicolare a scuola, silenzio assenso. Personalmente non credo che l’insegnamento a scuola (che alla fine è il capitolo di spesa più consistente) serva a nulla.Servirebbe caso mai la formazione di una classe docente in grado di veicolare dal friulano verso altre lingue i bambini che parlano friulano, mettendo così il friulano a pari dignità con l’italiano o l’inglese. Poi, chi vuole, può anche studiarlo (i corsi non mancano, esistono già in moltissime parti del Friuli), come libera scelta personale (oggi la libera scelta spetta a chi non vuole studiarlo).
    Va inoltre tenuto presente che l’Italia è un paese plurilingue, che l’istruzione dipende da Roma e non dalle regioni e che lo Stato non può derogare in ciò (a meno di non creare precedenti). Per cui la Corte Costituzionale…Aspettiamo a vedere cosa dice. Il senso di tutta la polemica di Maran è in ciò: non si può fare una legge anticostituzionale. La domanda per me è: come mai si è insistito tanto, ignorando le indicazioni che già arrivavano da più parti? L’unica risposta che ho avuto a oggi è ‘Illy lo vuole’. Sapete se ce ne sono di migliori? E perchè lo vuole? Forse per salvare la brutta revisione dello statuto speciale?

    Domanda 2: giocare con le culture così come con l’ambiente è pericoloso. Prendi il ‘caso Friuli’ (Grandinetti ci ha scritto un gran bel libro sopra). Se la ricostruzione ha funzionato in termini pratici (fabbriche e case) culturalmente è stata un disastro che ha completamente snaturato la zona. Che fine ha fatto la Carnia? E Gemona alta, la città fantasma? Cito due esempi tra i molti di un processo che a livello culturale è stato ‘traumatizzato’ con ricadute negative su tutto il territorio (in particolare sull’ambiente).
    Se prendi il caso Val di Resia scoprirai che i pochi sopravvissuti (che parlano benissimo il loro dialetto protoslavo)devono subire un’imposizione assurda, fatta passare come tutela della loro cultura. Se ti sposti in Benecia scoprirai che il friulanofono -in una guerra tra poveri- è il principale nemico del parlante sloveno. E così via. Attraverso le lingue si muovono molte cose, alcune giuste altre sbagliate. Si tratta di evitare queste ultime
    Quanto all’artefatto d’accordo. Ma ricorda che l’italiano s’è diffuso non attraverso la scuola, nel 1860 fino a poco tempo fa l’Italia era paese più che analfabeta, quanto attraverso la leva obbligatoria prima e la televisione poi.

    Ecco, ho risposto?
    Ciau

    La Mula

  47. Pingback: …e non c’è niente da capire at a vànvera

  48. MARISA

    PERCHE’ MARAN SBAGLIA.
    Incollo di seguito un articolo a firma del docente universitario Daniele Bonamore, uno dei massimi esperti a livello internazionale nel tema della tutela delle minoranze lingusitiche.
    ———————–
    Settimanale IL FRIULI – 22 febbraio 2008 – pagina 19
    Articolo a firma di DANIELE BONAMORE

    Sottotitolo: IL PARERE DELL’ESPERTO – I rilievi di anticostituzionalità avanzate dal Governo ricordano da vicino certi editti di epoca fascista.

    Titolo: ECCO PERCHE’ LA LEGGE SUL FRIULANO VA DIFESA

    Nemmeno la fantasia più malevola avrebbe mai supposto che l’estremo colpo di coda di un Governo “sfiduciato”, potesse essere diretto a rinnegare uno dei “Principi fondamentali”, l’articolo 6, della Costituzione della Repubblica, e gli articoli 2 e seguenti della Legge 482 del 1999, votata da un Parlamento che, ironia del destino era espressione della medesima maggioranza in via di decomposizione.
    Per raccontare l’evento mirabolante si dovrà far luogo al titolo con il quale viene annunciata l’impugnazione da un giornale, la cui tempra si identifica pienamente con il sentire di chi lo ha cagionato: “Friuli, il governo dice no al dialetto nelle scuole” (Corriere della, Sera, 15 febbraio 2008, pagina 25). In precedenza, lo stesso quotidiano aveva rifiutato un intervento di chi contestava la pretesa d’immettere nella Carta costituzionale la norma secondo cui l’italiano sarebbe la lingua ufficiale della Repubblica.
    E si da il caso che, a mente dell’articolo 2 della Legge 482, una di queste “altre lingue”, oltre all’italiano, sia proprio il friulano.
    Come lo sono, in Friuli-Venezia Giulia, lo sloveno e il tedesco. Come altresì lo sono, in ben altre dieci Regioni della Repubblica, ancora il tedesco, il ladino, il francese, l’occitano, il sardo, il catalano, il croato, l’albanese, il franco-provenzale, il grico (greco). Che l’ignorino l’attuale presidente dell’Accademia della Crusca, Francesco Sabatini, interpellato come “unico esperto” e il suo predecessore, non desta neppure troppa meraviglia, ma sostanzia per contro quel limo provinciale e sciovinistico che è tipico della società italiana. Il medesimo che aveva indotto ad affiggere nei locali pubblici dei territori (Venezia Giulia e Tridentina), per la prima volta acquisiti dall’Italia della Casa Savoia a seguito della prima guerra mondiale, cartelli con la scritta: “Qui si parla solo italiano”.
    L’impugnazione è stata adottata dal Governo all’unanimità, a norma dell’articolo 134, 2° capoverso della Costituzione, che è lo strumento atto a dirimere i conflitti tra i poteri dello Stato e quelli tra lo Stato e le Regioni.
    Disposizione che basterebbe di per sé sola a far capire come l’italiano potrebbe al massimo essere dichiarato lingua ufficiale dello Stato, non della Repubblica, della quale fanno invece parte Regioni come Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna, dove sono vitali lingue e non “dialetti”, con buona pace dei Presidenti dell’Accademia della Crusca e del Corriere della Sera che fa loro da tribuna. Lingue che sono tali – come sostengono tutti i linguisti e i volenterosi giuristi che se ne occupano – ancorché minoritarie, nazionali e anche ufficiali nei territori dove vengono parlate: lingue, appunto, della Repubblica. Tutto questo emerge altrettanto dal disposto dell’articolo 6 della Costituzione, la cui miserevole interpretazione ha impedito per decenni dalla sua entrata in vigore di dargli attuazione.

    LO STRAPPO DEL TAR
    Costretto a pronunciarsi sulla legittimità (Sentenza 382 del 12 agosto 1992) di uno Statuto comunale, quello di Doberdò del lago, redatto e pubblicato in forma bilingue, italiano-sloveno, il Tar del Friuli-Venezia Giulia respingeva l’impugnazione rilevando, per la prima volta, che l’articolo 6 della Costituzione parla di “Repubblica” e non di Stato, di “norme” e non di leggi. Dunque, anche Regioni, Province e Comuni possono emanare norme a favore delle comunità o, altrimenti detto, delle formazioni sociali etnico-linguistiche diverse da quella maggioritaria, che è quella italiana.
    Al Regolamento comunale bilingue fecero perciò seguito la legge regionale 15 del 22 marzo 1996 e la legge della Regione autonoma della Sardegna del 15 ottobre 1997, dirette alla tutela delle rispettive lingue e culture. Alla fine, dopo 41 anni dall’entrata in vigore della Costituzione, veniva, per la prima volta, emanata una legge dello Stato, la 482 del 1999, che dava un simulacro di attuazione al fondamentale articolo 6 della Costituzione repubblicana. La sospirata Legge 482 non ha nulla a che spartire con la legalità costituzionale, con lo spirito di “solidarietà, politica, economica, e sociale” posti a carico di tutti i consociati dal non meno fondamentale articolo 2 della Costituzione.

    SCELTA OBBLIGATA
    Come il riconoscimento e la tutela del francese in Val d’Aosta, del tedesco in Alto Adige e dello sloveno a Trieste (e per un puro accidente a Gorizia) furono conseguenza della “sconfitta militare dello Stato fascista” (Sergio Salvi, Le lingue tagliate) e furono sancite da clausole del Trattato di Pace, da Accordi internazionali o da leggi precostituzionali in esecuzione di quelli, così la legge 482 non fu frutto di “gestazione” consapevole, bensì colpevole, tardiva e affrettata esecuzione della Carta delle lingue regionali e minoritarie, approvata dal Consiglio d’Europa nel 1 992 e ratificata con un ritardo che è già di per sé rivelatore dell’animus con il quale ci si preparava a darle esecuzione.
    Basterebbe e avanzerebbe a comprovarlo l’incipit della legge che ha come titolo, “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche”. Sarebbe concepibile in qualsiasi altro Paese che non si sia autodefinito “culla del diritto” immaginare che il primo enunciato di siffatta legge reciti: “La lingua ufficiale della Repubblica è l’italiano”?
    Una legge segnata da tale “cappello” non avrebbe di certo potuto soddisfare grandi aspettative. Ne sortiva infatti un confuso coacervo di disposizioni, contraddittorie e balbettanti, ma soprattutto, sovrastate dal terrore perfino di sfiorare la lingua del sommo Vate. Al punto da inserire nell’articolo 19 della legge un proclama in perfetto stile littorio: “II ministero degli Affari esteri promuove le opportune intese con altri Stati, al fine di assicurare condizioni favorevoli per le comunità di lingua italiana, presenti sul territorio e di diffondere all’estero la lingua e la cultura italiana”.

    MISERA CONCESSIONE
    Questo nella legge che ha come rubrica e fine la tutela delle lingue “altre”.
    Ohibò! In un testo normativo che si compone di 20 articoli qualche disposizione a prò di chi già nella placenta rinviene la forma primigenia (Noam Chomsky) di una Muttersprache diversa dall’italiano, la si sarebbe pure dovuta rinvenire. E la si rinviene, invero.
    Coloro, ovvero i figli e i nipoti di quanti ebbero cambiato nome e cognome perché agli orecchi dei puristi non suonavano italiani potrebbero, in virtù della legge 482, recuperarli, altrettanto è possibile con i toponimi. Gli eletti degli enti pubblici a struttura collegiale “possono usare” la marilenghe (“il marilenghe”, come lo deforma con grossolana ironia il Corsera citato). “E’ concentito, negli uffici delle amministrazioni pubbliche, l’uso orale e scritto della lingua ammessa a tutela”. “Nei procedimenti davanti il giudice di pace è consentito l’uso della lingua ammessa a tutela” (ibidem). Il giudice di pace, magistrato non “togato”, costituisce il primo gradino, il più piccolo, nella gerarchia giudiziaria. Già questo la dice lunga sul livello di tutela garantito alle lingue minoritarie.

    SCUOLA PUNTO DOLENTE
    II punto più dolente, per le comunità riconosciute meritevoli di salvaguardia, è la scuola. Non soltanto per via del precetto astratto e moraleggiante Inittum sapientiae incipit a schola, quanto perché “la scuola” è la condizione unica e insostituibile affinchè una lingua viva e sopravviva. Ovviamente parliamo di una scuola in cui la lingua sia o divenga veicolo dell’apprendimento, non certo di quelle, come l’italiana, in cui allo studio di alcune fra le più importanti lingue europee viene dedicata qualche ora di insegnamento alla settimana. Tutti sono al corrente dei risultati. Proprio tramite la scuola è stato invece possibile far rinascere lingue morte (è il caso dell’ebraico e dell’irlandese) . Ebbene, è proprio questo il punto più dolente della legge 482: a esso viene riservato il maggior numero di articoli (ben tre) dell’intero, esile corpo normativo.
    Si badi bene: “uso della lingua italiana”: preceduto da una serie di preposizioni, congiunzioni, avverbi e condizionali, compare infine “l’uso della lingua della minoranza”. Per utilizzarla, la benedetta lingua minoritaria, sarà giocoforza necessario attraversare un campo minato.
    Si arriva dunque alla conclusione che “l’uso della lingua” minoritaria sia un puro optional, relegato fra le “attività aggiuntive… fino ad un massimo di 6 ore settimanali”; ossia, nulla.
    A quale livello? Università, licei e altri istituti superiori? Si vuole forse scherzare? Per le lingue minoritarie bastano e avanzano le elementari e il primo grado delle secondarie. Sono o non sono “minoritarie”? Non desterà dunque sorpresa conoscere che quasi nessuna delle comunità destinatarie della tutela abbia esercitato il diritto di avvalersi di quel pochissimo era stato loro concesso?

    IL MINIMO INDISPENSABILE
    II Friuli e i friulani hanno ancor prima della Legge 482 preso posizioni decise rispetto a quei valori. E ultima mossa è data dall’emanazione della legge regionale 29 del 18 dicembre 2007, quella impugnata d’incostituzionalità dal Governo.
    Prima di entrare nel merito dei rilievi addotti, non ci si può astenere dall’emettere un giudizio tecnico sulla legge regionale in contestazione. Essa rappresenta un minus persino rispetto alle pur ridotte potenzialità della legge 482.
    Ebbene l’articolo 14 della legge regionale recita che “l’insegnamento della lingua friulana è garantito per almeno un’ora alla settimana per la durata dell’anno scolastico”.
    Incredibile, ma purtroppo vero: tale disposizione, che è in definitiva la più miserevolmente incisiva dell’intera legge regionale, è fra quelle tacciate d’incostituzionalità. Sol che si rifletta come nessuna impugnativa di costituzionalità sia stata neppure minacciata nei confronti di quanti, Stato e Regioni, elargiscono fiumi di denaro pubblico alle scuole private, alias confessionali, contro l’adamantino precetto dell’articolo 33 della Costituzione, non si può non rimanere attoniti.
    Le ulteriori accuse d’incostituzionalità attengono a recessi, particolari, minuzie della legge incriminata, marginali e irrilevanti tanto da lasciar sospettare che ne sia stato autore il celebre Aldo Pizzagalli in persona, Consigliere di Prefettura a Trieste e autore del libro “Per l’italianità dei cognomi nella Provincia di Trieste”, edito nel 1929 con una Prefazione del Segretario del Partito Nazionale Fascista.
    Copia del libro del Pizzagalli deve ancora circolare nelle stanze del Consiglio dei ministri. Romano Prodi, è stato anche Presidente dell’Unione Europea nella quale pullulano gli Stati plurinazionali e plurilingue. Si pensi al Belgio, alla Spagna, alla Finlandia, all’ex Iugoslavia, alla Svizzera, alla stessa Inghilterra con il Galles e con la Scozia. Lo sono sia a livello costituzionale, sia fattuale.
    L’articolo 116 della Costituzione svizzera statuisce che “il tedesco, il francese, l’italiano e il romancio sono lingue nazionali della Svizzera. Il tedesco, il francese e l’italiano sono lingue ufficiali della Confederazione”.

    L’ULTIMA FREGATURA
    La legge elettorale “porcata”, con la quale si tornerà a votare per formare il nuovo Governo, per la prima volta nella storia d’Italia, si occupa delle “minoranze linguistiche”. Non per tutelarle, come sarebbe logico, ma per castigarle. Onde concorrere all’assegnazione dei seggi, mentre per una qualsiasi lista collegata sarà sufficiente conseguire sul piano nazionale il 2 per cento dei voti validi espressi, una lista etnico-linguistica, quale fu ad esempio il Movimento Friuli, “per ottenere il medesimo risultato dovrebbe conseguire, non in ambito nazionale, ma in una ristrettissima circoscrizione, una percentuale di voti 10 volte superiore” e cioè, del 20 per cento.

    Daniele Bonamore – Professore di diritto e di filologia italiana è tra i massimi esperti italiani in materia di tutela, delle lingue minoritarie”
    —————-

  49. La Mula

    No, non ho risposto a tutto. Manca il discorso sulle ‘radici’ e sul potere. Nonchè sulla ‘balcanizzazione’ del nordest.
    Il mio vissuto da sradicata mi ha portato a considerare estremamente importante la cultura della terra madre (che io non ho o meglio ne ho tre, la Toscana di mio padre, la Venezia Giulia di mia madre e il Friuli dove sono praticamente cresciuta). E’ un tema che ha cavalcato tutto il Novecento, che ha anche causato guerre devastanti (non solo la recente in Jugoslavia) e che è assolutamente vitale. Ancora di più oggi in un mondo globalizzato. Anche in questo caso le differenze stanno nel metodo.

    Gianantonio Stella, con cui ho avuto un vivace scambio telefonico in materia, sostiene che anche il veneto dovrebbe essere studiato obbligatoriamente, perchè solo così, imponendo, si salva la cultura veneta. Imponendo, secondo me, non si salva proprio un bel nulla.
    Secondo te i serbi sono riusciti a imporre qualcosa ai kosovari? E non mi pare che non ci abbiano provato…

    Con tutti i rischi che si corrono, perchè fa parte del naturale fluire delle cose anche il rischio, credo che si dovrebbe cercare di far convivere ‘cultura globale’, ‘cultura nazionale’ e ‘culture locali’. Ampliare gli orizzonti, non restringerli e ghettizzarli.

    Il rischio balcanizzazione paventato da Rumiz è sempre dietro la porta ed è reale. Le fughe indietro sono nell’ordine delle cose, ma non vanno agevolate, sono un dato negativo. Il ritorno al passato è contrario allo sviluppo che tutti auspichiamo. Direi che la parola d’ordine, ce ne fosse bisogno, è pluralità.

    E’ possibile la sopravvivenza al plurale di lingue, culture, religioni? Io ho sempre pensato di sì, probabilmente perchè da triestina a Firenze e fiorentina a Trieste (e friulana per tutti)non ho fatto fatica ad assimilare più culture locali e a integrarle tra loro, mantenendole distinte e vive.

    Ecco ho finito. Adesso vi lascio in pace e torno a scrivere.
    La Mula

  50. MARISA

    QUANDO LA SMETTERANNO CON QUESTE INSINUAZIONI?

    PAOLO RUMIZ – Messaggero Veneto 16.2.2008 -pagina 2 – Testo linkato nel Post: “…Qualche anno fa – governava la Destra – si chiese agli allievi e alle famiglie, scuola per scuola, se erano d’accordo sull’introduzione della lingua locale nei corsi. Il risultato del sondaggio non venne mai reso noto perchè fu deludente..”

    GUGLIELMO PITZALIS – risponde a Paolo Rumiz, sempre sul MV il 18.2.2008 ( vedi teso incollato – primo commento): “..ha infilato una lunga serie di affermazioni sentenziose, accompagnate da finte notizie come quando insinua che ci sia stato un sondaggio tenuto nascosto: forse Rumiz non sa, e allora faceva meglio ad informarsi bene, che l’opzione in occasione della prima applicazione della 482/99 fu un atto ufficiale cui fu data ampia pubblicità: una piccola ricerca d’archivio avrebbe fugato ogni suo dubbio;…”

    E oggi, di nuovo, ci riprova LUCA VISENTINI.
    IL PICCOLO – 28 febbraio 2008 – prima pagina “IL DIBATTITO”- IL FRIULANO: LA SOLUZIONE DAL DIALOGO” – di Luca Visentini.
    “…Ci confortano del resto i risultati del sondaggio commissionato dalla Regione alcuni anni fa, nel quale la maggior parte delle famiglie che avevano potuto liberamente esprimersi sull’uso del friulano a scuola si erano dette non interessate…”

    Faccio notare l’insinuazione del “avevano potuto LIBERAMENTE esprimersi”….
    Oltretutto, da fonti ufficiali della regione (dati pubblicati anche sul Piccolo di Trieste) risulta che in questo momento – anno scolastico 2007/2008) ben circa 37.000 studenti furlanofoni (scuola dell’obbligo) abbiano scelto lo studio della lingua friulana, ossia il 70% degli aventi diritto, con un aumento di ben 7.000 allievi rispetto a due anni fa!

    NON HO PAROLE! SONO SCHIFATA!

    Marisa

  51. matteo apuzzo

    lo so, direte che è non c’entra nulla, ma tornato dal kosovo di questi giorni, da una città come Mitrovica, leggere questo scambio di post mi fa venire un po’ i brividi.
    la differenza che io spero le persone ragionevoli riescano a fare è tra la tutela e la promozione di una cultura da una parte e quello che è il destino di un’area dall’altra, area che, o si riconosce complessa e plurale ma unica, oppure muore.
    questo quindi vale per il friulano, l’italiano, lo sloveno, il croato e il tedesco.
    non si ragiona più al plurale, il pericolo delle piccole patrie è quotidianamente in mezzo a noi, anzi, ormai siamo alla gestione condominiale delle patrie.
    e allora non mi fa paura questa legge, mi fa paura chi vuole gestire la legge come strumento di definizione di vinti e vincitori.
    oppure mi fa paura sapere che esprimere un’idea in merito non viene letto come normale dinamica democratica ma come dichiarazione di guerra da una parte o dall’altra.
    (e quindi sono d’accordo con valerio per aver voluto esprimere una ferma contrarietà alle reazioni “accese” anche se solo verbalmente)
    e allora in un fazzoletto di terra come il nostro più di questa legge temo le contrarietà a tutte le integrazioni territoriali, e paradossalmente trieste e gorizia hanno più paura l’una dell’altra che non di udine e pordenone. E temo ad esempio l’incapacità della mia città di dialogare con Sesana, perchè a noi piace Venezia, perchè fa figo ma anche perchè ci rassicura, non ci mette in discussione.
    infine non mi sottraggo a un seppur brevissimo giudizio e sinceramente non so se questa legge era quella più giusta, ma non si può dire che sia una legge ingiusta. ritengo che per andare nella giusta direzione abbia voluto porre accenti troppo forti su alcune questioni “metodologiche” che rischiano di pesare più dei principi.
    e allora ripeto, vale la disposizione delle persone ad avere un destino unico. e lo credo ancora di più dopo aver visto quanto si possa tornare indietro, seppur in contesti certamente più conflittuali del nostro

  52. MARISA

    Integrazioni territoriali? Mi piace di più “convivenza” con rispetto delle differenze! Perchè l’integrazione territoriale troppo spesso significa assimilazione e cancellazione delle differenze, con la sopraffazione del più forte…

  53. La Mula

    Hai messo il dito dove andava messo, cara Marisa. Perchè è qui il vero nodo del contendere.

    Ghetti, anche accettati, o osmosi? Io sono per la seconda ipotesi, visto che il cambiamento non mi spaventa.

    Moglie e buoi dei paesi tuoi è un proverbio saggio. Si evitano rogne. Però aprirsi è meglio. E la discussione andrebbe portata dalle trite e ritrite frittate a un tema più difficile da affrontare, quello delle contaminazioni.

    Io non mi sento contaminata da Frianda da sempre. Non mi sento contaminata da Pahor, non mi sento contaminata proprio da nessuno. Capisco che qualcuno si senta contaminato, deve essere un problema di ipocondria psicopolitica. Però, se si prendesse atto che di questione psicoanalitica si tratta staremmo tutti meglio. E più rilassati.

    Il ghetto uccide una cultura. Nel ghetto ci si finisce per forza o per ‘sindrome di Stoccolma’. Oggi la seconda ipotesi è più credibile. Vedo donne portare acqua a quote rosa, vedo sotans genuflettersi davanti a quanto Apuzzo ha spiegato in modo egregio.

    Marisa, volete il ghetto? Basta chiedere e ve lo stanno dando. Chiusi nel maso chiuso. Figata massima. Votate e fate votare per chi vi ghettizza di più. Anzi, sigillatevi nel ghetto e buttate la chiave. Ma non avrete fuori nessuno e dico proprio nessuno che vi impedirà di farlo. Liberi di scegliere sul come sparire in totale autonomia.

    Vi saluto con nostalgia, come si saluta la gente di un tempo passato che non c’è mai stato. Fate tenerezza. Buona fortuna.
    La Mula

  54. MARISA

    Ah! Questo grande utopia del “calderone”, così cara soprattutto ai centri sociali e parte del mondo della sinistra! Ma il futuro dell’umanità non sta nel “calderone”. Il futuro non sta nell’invenzione di un'”unica popolazione mondiale contaminata” (altra utopia! E poi pensa che povertà culturale: una sola lingua, una sola cultura!). Il futuro sta nel rispetto reciproco della diversità, anche comunitaria. Se nel Kossovo oggi fosse rispettata questa condizione (riconoscimento e pieno rispetto delle diverse comunità linguistiche e identitarie) non ci sarebbe alcun problema di convivenza tra serbi e albanesi.

    Che le identità e le comununità (grandi o piccole che siano) siano dei ghetti, è una delle colonne portanti di questa utupia del “calderone”: quando non ci saranno più comunità territoriali con una loro identità, andremo tutti d’amore d’accordo!

    Che barzelletta! Quando non ci saranno più le comunità territoriali, avreno le comunità, i gruppi umani, che si riconosceranno dagli abiti che portano, e si tingeranno i capelli a strisce celeste-viola per riconoscersi…..

    Le comunità territoriali ci sono sempre state ed è proprio la loro diversità: linguistica, culturale, musicale, ecc., la grande ricchezza dell’umanità. Il vero passo avanti, il progresso civile, il futuro, è imparare a convivere nella diversità. Non aver paura di chi parla una lingua diversa dalla tua, non aver paura di chi ha una cultura diversa dalla tua, AVVICINARE LE ALTRE COMUNITA’ CON RISPETTO IMPARANDONE LA LINGUA E LA CULTURA…..tutto questo è l’unica strada per la pace universale. Il “calderone” è solo un’utopia, oggi molto di moda in alcuni ambienti intellettuali come i centri sociali e parte della sinistra.

    E qui mi fermo. Anche perchè potremmo discutere per mesi continuando a restare ognuna della propria opinione. Sono due visioni del futuro opposte. Comunque ognuno è libero di credere nelle “UTOPIE” che preferisce. Ma non di offendere chi non condivide la propia.

  55. Due visioni, e prima ancora, due linguaggi. Di livello entraambi, con toni e mezzitoni, ma inconciliabili: perfetti per interpretare Protagonista e Antagonista ( che talvolta si scambiano maschera, ma che la LINGUA rivela…) in questa Quasi Laica TeleComoedia in 54 puntate. A nome ( spero di interpretare bene ) dei lettori di bora.la ringrazio La Marisa e La Mula per il duello verbale che hanno ingaggiato, a nostro beneficio ( mio sicuramente ), qui su questo Magazzino In Linea.

    Grazie a tutti i comprimari di qualità.

    Proprio come i ‘minori’ delle buone pieces, hanno detto meno parole, ma decisive per l’esito del tutto.

    Una cosa mi pare certa: NON siamo su Scherzi A Parte.

    E se leggiamo la cosiddetta Stampa, o sbirciamo la TV, sappiamo che Loro altro non fanno.

    Viva Là(Bora) e po’ bon!!

  56. Matteo

    Grazie, ma basta.

  57. Marco

    Aggiungo solo che temo che La Mula non abbia capito proprio nulla. Ci sono delle provocazioni interessanti su cui riflettere, ma le conclusioni sono davvero banali e fuori tema.
    E pure gratuite.
    Nessuno vuole vivere in un ghetto e, in questo senso, ha ragione Marisa, quando afferma che preferisce la convivenza. Non significa che si vuole vivere isolati senza innovarsi, anzi si parte da un assunto (la lingua e la cultura locale), per poter costruire qualcosa di originale. Non mi sembra che la Mula ami tanto la massificazione (scrivi per “quel” giornale), pero’, quando parla del Friuli, c’e’ come una sorta di acredine, qualcosa di non detto.
    La lingua, cara Mula/Fantate si salva inserendola in tutte le varie sfaccettature delal societa’. La scuola, in questo, diventa un luogo importante, perche’ nessuno ormai e’ monolingue, neppure da noi.
    La pluralita’ e’ presente da parecchio tempo, anche perche’ il Friuli e’ un luogo meticcio e la gente lo sa e proprio per questo vuole aderire a un modello meditato, cercato e, possibilmente, originale.
    Hai uno strano concetto di Friuli, distaccato ed irreale, molto borghese, come se avessi conosciuto quattro friulani e ti fossi gia’ fatta un’idea completa di tutta la popolazione.
    E’ come se pensassi che i friulani sono dei poveri deficienti che hanno bisogno di venire guidati. Il contrario di quel che affermi in altri ambiti.
    Hia vissuto in citta’, ma nei paesi c’era un sacco di movimeto. Ti ricordi il Coordinamento dei circoli della Carnia?
    Radio Udine 103? Radio talpa di Codroipo?
    E’ un atteggiamento un po’ superficiale, come quando fai riferimento a indagini del 1956, di un Friuli che non esiste piu’, oppure parli di una scarsa crescita culturale dei friulani.
    I tuoi riferimenti sono un po’ datati, come per il terremoto. Tutti i luoghi dove c’e’ stata una crescita economica impetuosa hanno seguita questo percorso. Se hai girato l’Est, forse te ne sarai fatta un’idea.
    Se ti riferisci alla volgarita’ e al materialismo, molta parte dei paesi ex socialisti potrebbero fornirti degli stimoli adeguati.
    Non menzioni mai i coordinamenti delle tendopoli, i giornali che sono usciti al tempo (sei abbastanza matura per ricordarti il ciclostile), tutte le personalita’ del mondo autonimista. Che poi la DC abbia soffocato tutto per ragioni utilitaristiche, credo che lo tu lo sappia altrettanto bene, per ragioni personali.
    Queste cose sono tutte scritte, pubblicate e reperibili.

  58. Marisa

    “L’uso veicolare e contestuale delle lingue minoritarie per l’insegnamento dei contenuti disciplinari del curricolo come la storia, la geografia,etc, ha trasformato le stesse lingue minoritarie in lingue – vive – rendendo il loro apprendimento efficace: non si impara solo ad usare la lingua, ma si usa la lingua per apprendere”
    Firmato: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca – Dipartimento per l’istruzione
    Roma, 23 luglio 2008

    http://www.orizzontescuola.it/orizzonte/modules.php?name=Content&pa=showpage&pid=1507

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