21 Gennaio 2008

Le presidenziali serbe vinte dal fronte “anti-Kosovo”

Il testa a testa tra Boris Tadi?, presidente uscente, e l’ultranazionalista Tomislav Nikoli?, ha una sola costante: nessuno vuole l’indipendenza del Kosovo” (da L’Unità).
La partita, però, e ancora aperta e si chiuderà il 3 febbraio con il secondo turno“, scrive Fausto Biloslavo su il Giornale.

Una nutrita lista di testate on-line internazionali descrive l’esito del primo turno delle presidenziali serbe. Vedi The Guardian e Bbc.

Scrive La Stampa:

il candidato del partito radicale (Srs) Tomislav Nikolic ha ottenuto il 39,4% delle preferenze contro il 35,4% del capo di stato uscente, Boris Tadic, che corre per il partito democratico (Ds). Le proiezioni definitive confermano dunque che l’ultranazionalista Nikolic e il filo-occidentale Tadic si sfideranno nel ballottaggio del prossimo 3 febbraio. […]

Stando alle proiezioni, in totale ha votato il 61% dei circa 6,7 milioni di aventi diritto al voto; una percentuale molto superiore alle aspettative. Tutte le proiezioni sono dell’ong belgradese Centro per le elezioni libere e per la democrazia (Cesid). Gli analisti però non si sbilanciano sul secondo turno che, come nel 2004, vedrà la sfida Tadic-Nikolic; il primo incarna la voglia di futuro e la tensione verso la piena integrazione euroatlantica, il secondo dà invece corpo e voce agli impulsi più conservatori. A partire dall’affluenza alle urne, sono tante le incognite per il ballottaggio: un tasso basso dovrebbe tuttavia favorire Nikolic, mentre una partecipazione di massa andrebbe ad aumentare le chance di vittoria di Tadic.

E per l’esito del voto sarà soprattutto decisivo il premier conservatore Kostunica, leader del partito democratico serbo (Dss) al governo insieme alla formazione del presidente. Se chiamerà i suoi a sostenere la causa di Tadic, per la sua riconferma non ci saranno problemi. In caso contrario, tutto diventerebbe molto molto più complicato. In caso di un’affermazione di Nikolic, la Serbia corre però seriamente il rischio di dover affrontare un nuovo isolamento, allontanandosi bruscamente dal cammino verso l’integrazione europea. E dall’esito delle presidenziali dipende inoltre anche il modo in cui la Serbia risponderà all’ indipendenza del Kosovo, ormai sempre più prossima. Tadic non avrà quindi un compito facile in vista del ballotaggio: dovrà incassare il sostegno piuttosto scontato dei liberali – i soli apertamente favorevoli all’indipendenza del Kosovo – portando a casa allo stesso tempo le preferenze del bacino conservatore del premier.

E in quest’esercizio di equilibrismo politico, potrà essere senz’altro utile l’ eventuale firma dell’Accordo di Associazione e di stabilizzazione (Asa) con l’Unione europea. Bruxelles ha messo infatti in agenda la firma «del primo passo verso l’Ue» il 28 gennaio: una data che, guarda caso, cade proprio fra i due turni delle presidenziali.

Bbc racconta come

“più di 100mila persone hanno votato in Kosovo, dove le votazioni sono state organizzate solo nelle municipalità serbe. Gli etnici albanesi hanno boicottato il voto. […]
Nikoli? è a favore di un’eventuale inclusione [della Serbia] nell’Ue ma dichiara che l’amicizia con gli amici slavi ortodossi in Russia è più importante.
Il preisdente della Serbia è il comandante in capo delle forze armate.
Secondo il nostro corrispondente, questa sua funzione può diventare critica nei prossimi mesi e settimane, quando gli etnici albanesi nella provincia del Kosovo amministrata dall’Onu dovrebbero dichiarare l’indipendenza.”

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