21 gennaio 2008

Diario di viaggio in Slovenia e consigli di casalinga (ammaliata dal Tuš)

Ho passato anch’io, oggi, il non confine. Non ho provato nessuna emozione, se non altro perchè mi pare un gran casino (buttino giù tutto, cosa ci vuole?). Ha più senso il Lisert coi suoi Lupi prima e la pensilina abbandonata che l’orrore di Tir a Opicina su via Nazionale o le due tettoie, italiane e slovene. La segnaletica mi sembra delirante (è tutto un turbinio di strisce), ma se riesci a non imboccare l’autostrada sei a posto e arrivi a Sežana. Che mi sembra Sežana esattamente come prima.

tus.jpgIl supermercato Tuš è ottimo. Ci torno la prossima settimana. La prima visita è solo una presa di contatto. E poi tutto dipende dal tuo modo di fare la spesa. Io, ad esempio, ho imparato in Veneto che si risparmia di più acquistando nel seguente modo:

1) carne, pesce e verdure si comprano in previsione di due giorni e solo sulla base del fabbisogno familiare. Freezer e forno a microonde sono l’anticamera della spazzatura. E non mi si venga a dire che se lo può permettere solo chi non ha orari di lavoro: io avevo le mie otto ore, senza freezer e senza microonde e ce l’ho fatta benone. Anzi, meglio.

2) Carne, pesce e verdure si comprano solo se esiste già un’idea su come prepararle. Dal banco ti chiamano ‘mamma’. Oggi ad esempio ho fatto il pieno di patate novelle che odorano di terra e che, una volta cotte al vapore (la vaporiera permette anche di uscire, tanto fa tutto lei e devo solo pulirle sotto l’acqua con uno spazzolino), verranno riempite, al cartoccio, di Camembert per il costo di euro 1 c.a. Con la restante parte di formaggio ho già pronto uno strudel (pasta sfoglia slovena, 1 euro e rotti per otto fogli) con mele che profumano di mele (1kg non arriva all’euro tondo) e varie ed eventuali(la ricetta non ve la do). Segue base per brodo o bollito(0,30 euro) con carota gialla inclusa (mi ha incuriosita). Non voglio parlare delle erbette rosse:sono talmente belle da commuovere (e te le tirano dietro). Sempre vaporiera. Se poi a casa qualcuno mangiasse bietole (cosa che non è) le avrei pagate a 0,99 al chilo invece di 1,99. Io ho un problema coi peperoni, ma a doverli lasciare là ho sentito una fitta al cuore. Costo? Meno della metà di stinfi peperoni a Trieste (quando li guardo mi consolo e non rimpiango di non poterli mangiare).

3) Non c’era la gallina (ho una ricetta che devo provare). La volevo. C’erano però un sacco di altre parti di carni, a prezzi irrisori, che la prossima settimana acquisterò dopo essermi fatta una cultura sulle ricette. Idem con gli insaccati. Non ho ancora deciso se proprio voglio sorbirmeli in dosi massicce.

4) Non entro nel merito dei latticini. A parte la scelta stroboscopica (sono patita di formaggi) il prezzo è ilare e la qualità altissima. Idem per yogurt e tutto ciò che riguarda i derivati del latte. Per quel che riguarda i formaggi c’è attenzione anche per le ‘mostarde’ con cui accompagnarli. E intelligente è la disposizione ‘a percorso’ dei banchi.

5) Bevande: ottima la scelta di vini sudafricani e cileni o americani e canadesi. Costano la metà rispetto a Trieste. Mi riservo l’assaggio. Buona la fornitura del Collio sloveno. Siccome ho solo comprato e non ancora assaggiato vi saprò dire. Premesso che non bevo né terrano, né malvasia e che sono rovinata dalla delicatezza dei vini friulani, vediamo se il rapporto prezzo qualità tiene e invoglia ad altre scelte. I superalcolici sono più cari che in Italia,a parte le grappe. Ma io, per grappe edistillati, mi affido solo a Capovilla, Veneto, quindi non faccio testo.
Acqua, succhi di frutta, bibite in generale, te le tirano dietro.

6) Terzultima parte: farine di tutti i tipi, accessori vari (scatolette, detersivi, prodotti per la casa ecc.), dolciumi ecc.ecc. Tutto sottocosto rispetto a Trieste (vivo in una zona bombardata da ipermercati, ne abbiamo più di sei nello spazio di 300/400 metri). Non compro se non serve nell’immediato. O compro solo riso Carnaroli e pasta al torchio, per cui il fatto che alcune
marche di pasta italiane costino la metà non m’interessa. Non m’interessa la segatura.

7) Penultima parte: ho goduto alla grande regalandomi pastete da colazione, formaggini vari, succhi e dolciumi. Ho goduto perché domani prevedo un jajca à la coque (con sale dell’Himalaja), accompagnato da pane fatto in casa (questa notte, con farine e lievito) con pastete e formaggio, succo d’arancia, yogurth. Ma ho goduto anche a leggere i vecchi nomi di
quando andavo comunque a fare la spesa in Jugo.

8) Ultima tappa: acquisto di sigarette. Spesa in Jugo è e spesa in Jugo resta. Spesa fuori quartiere, insomma. Ma sempre a casa sei.

La Mula

(nota del titolista: personalmente avrei intitolato questo pezzo Tuš je nas)

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33 commenti a Diario di viaggio in Slovenia e consigli di casalinga (ammaliata dal Tuš)

  1. enrico maria milic enrico maria milic

    per stasera digo solo che sto toco xè stratosferico.
    doman con più calma comento meo.

  2. ah, la pašteta, col suo gusto vagamente retrò, e quel spuzon che ala fine tanto mal no xe…

  3. Io vado da Mercator a Sezana e compero: Skuta per panini al posto del burro, latte (però a volte dura di meno della data di scadenza), panna acida, di cui sono un grandissimo consumatore, soprattutto per le salse di carne e di pesce affumicato, Bohjnska Klobasa, roastbeef e lonza di maiale, finalmente tagliati grossi e succosi, e non sottili e stopposi come a TS, certi formaggi, vino Brda (Quercus), Vipava rosso in bottiglia vecchia o bianco, ma solo se dell’ anno (va subito in aceto, ma fresco è ottimo), Cvicek (ottimo coi cevapcici) prosciutti affumicati, Mesana Solata. Terrano lo compro a Tomaj, se lo trovo, sfuso dal contadino, altrimenti alla turisticna kmetja in alto sopra il paese o dal produttore subito sotto (meglio il novello).

  4. ti conosco mascherina!

    Mula, tu non timbri cartellino. Confermo che chi fa otto (minimo) ore, deve accontentarsi delle coop. Al massimo bancherella in ponterosso. O gita in Jugo al sabato. Cosa che tenterò di fare il prossimo venturo, dopo aver sentito i tuoi racconti… congelerò la carne, che ci vuoi fare..

  5. Un post meraviglioso, da far venire l’acquolina in bocca e la voglia di fare un salto al supermercato di Sežana, anche a me che sono un friulano “di là da l’aghe” da Pordenon.
    E soprattutto, un post che ci fa dimenticare le tristi sorti di questa nostra Italia e che ci ridà qualche speranza dall’avere il confine così vicino e, fino a ieri, così lontano (almeno per noi). Grazie a La Mula.

  6. rezbar

    Per chi abita più vicino a Koper che a Sežana, consiglio di visitare anche Lidl e Hofer (sono separati da Harvey & Norman, vicino al Supernova). In ambedue si trovano cose buone a prezzi bassi. In più il Lidl sloveno è generalmente più economico di quello italiano.
    Evitate il Tuš a Kozina: anche se è nuovo, è più piccolo ed ha meno scelta di quello di Sežana. L’unica convenienza può essere il fatto che con un certo numero di euro spesi al supermercato, ti fanno lo sconto sul pieno di carburante al distributore TušOil…

  7. beh, a far la spesa in “yugo” ci andate solo da venti giorni? =D
    ricordo il latte fresco congelato che i miei compravano. era in una busta di plastica. la sera lo scongelavamo e la mattina ti facevi un caffelatte con un dito di panna…
    “ah, fin che iera tito guantava, ‘desso no guanta più”
    ciau
    DV

  8. enrico maria milic enrico maria milic

    “Non ho provato nessuna emozione”, zà questo me fa spanzar, perchè va contro la retorica egemone…
    : )

    comunque:

    – atenti, perchè de sabato Tuš sera ale zinque, e questo per noi mone che vivemo de qua ne crea non solo inconvenienti ma anche enormi punti interogativi sula moralità de questo tipo de orario che meriteria ben altre sedi de dibatito : )

    – voto al Tuš de Sežana: 8. tuti i altri Tuš dela zona inveze (oltre che kozina, anche dutovlje/dutogliàn) xè abastanza tristi e ssai ma ssai pici

    – anca mi vado de merkator ma anche al fondo edile de sežana dove che xè el mio vizin de casa che xè un fan de beno udrih

    – importantisimo: el macelaio de dutovlje/dutoglian xè el più grande creator de ?evap?i?i de tuta la euroregion. stupendi. costi oviamente più basi

    – concordo con julius sula zona per el teran: l’area da tomaj fino a komen/comeno xè la meo de tuta la slovenia. vizin ala casa che go comprà (no dirò publicamente mai dove, perchè se no me rovinè la mia paxe) xè anche l’azienda agricola che ga prodoto el teran šampion 2003 dela slovenia nonchè vin pluri medaia de oro al valor etilico… chi zerca trova, però…
    : )

  9. enrico maria milic enrico maria milic

    vorrei dire che

    mi pare che una delle più interessanti esperienze transconfinarie per tutti quelli che passano per questo sito (e non solo, credo)

    mi pare che sia decisamente andare a curiosare sugli scaffali dei negozi di là del confine e comprarsi qualcuno di questi prodotti, per ora esotici…

    ah
    i tempi xè cambiai

  10. enrico maria milic enrico maria milic

    poi, PER LA MULA:

    io so dove abiti.

    e pensa, che genii, il comune ha dato il suo ok alla costruzione di un nuovo mega centro commerciale in stazione…

    una bella mazzata definitiva ai piccoli commercianti del centro.

    ce n’era davvero bisogno?!?

    mah.

  11. La Mula

    Devo rispondere a ‘ti conosco mascherina’.

    Lo giuro. Per tredici anni ho lavorato a posto fisso, con due figlie e un grosso marito da nutrire.Credevo anch’io che l’unica soluzione fossero i supermercati e le spese megagalattiche del sabato, il freezer e il micronde.

    Due anni fa mi sono trovata a vivere da sola in Veneto. Otto ore di lavoro in ufficio e nessuna necessità di dedicarmi all’ingrosso. Tanto ero sola. Per giunta non avevo nè freezer nè micronde.

    E ho imparato a fare la spesa. Inoltre, siccome ero sola e non avevo nessuno da amare se non me stessa, ho cominciato a prendere in considerazione l’ipotesi che ci si nutre non per dovere, ma per piacere. E siccome, comunque, mantenevo due case (anche quella a Trieste) in qualche modo dovevo risparmiare.

    E’ cominciato così il mio viaggio ‘nell’alimentazione alternativa’.

    Agli inizi è stata dura. Significava uscire in pausa e finire veloce in bottega (va detto che gli orari dei negozi in Veneto non sono i nostri, per cui all’una e mezza è tutto aperto comunque). Decidere cosa fare per cena e procurarsi le microdosi necessarie.

    Lentamente ho capito che non ero io che decidevo, ma era il cibo offerto che decideva per me. Il primo impatto è stato col verduraio (sono erbivora): aveva insalate bellissime. Cosa ne faccio di un cesto, mica me lo posso mangiare tutto? Risotto al radicchio accompagnato da un’insalata con noci e formaggio. Sembra semplicissimo. Poi, se ti addentri, scopri che il Carnaroli è migliore di qualsiasi altro riso, ne basta un pugno e tiene la cottura. Che col Bovis fai un brodo furbo che sembra vero. Che il formaggio se è buono (oh, che nostalgia del mio Asiago!) basta e avanza. Che puoi abbinarlo con le mostarde. Che l’unico burro possibile è il Soresina. Che esistono olii che bastano due gocce e tutto cambia sapore. Che l’aceto deve essere speciale. Insomma ho cominciato a investire sulla qualità andando a minime quantità, ma ogni giorno. E ogni sera era una gioia. Perchè quando ti fai la mano non ci metti molto nemmeno a fare un risotto. Tutto si cucina da sè e alla fine in spazzatura non butti nulla, se non le carte. Lo stesso con le bevande e il pane.

    Va bene, ero sola. Poi sono tornata a Trieste, di nuovo in compagnia. Ho deciso di non cedere all’idea delle dosi industriali da surgelare. E ho ripreso a fare la spesa (qui ogni due giorni).

    Base fissa (la famosa spesa settimanale da integrare):

    Pasta: solo al torchio. Tiene la cottura, ne usi la metà, assorbe i sughi e li valorizza.

    Riso: il mio amatissimo Carnaroli. Un pugno a persona.

    Cereali: cuscus, grano, orzo. Tutto di qualità.

    Olio: sono ‘abbonata’ a quello del Garda quando non posso rientrare in possesso di quello di Pove(quello toscano e il ligure sono ormai tagliati con olive calabre e pugliesi, quello pugliese devi per forza conoscere di persona il produttore…)

    Grassi vari: strutto e lardo, oltre al Soresina (ma a casa mia dura mesi)

    Sale: solo quello dell’Himalaya. Costa spropositi, ma un niente sala tutto, si spalma da solo sui cibi

    Pepe: turco in grani. Bianco, rosso e nero. Con appositi macinini

    Spezie e varie: di tutti i tipi (avevo la fortuna di farmi arrivare l’origano dalla Sicilia, ma il mio spacciatore purtroppo è morto), il solito vaso col basilico sul davanzale, capperi sotto sale e acciughe in barattolo, olive taggiasche (il massimo), peperoncino, aglio fresco, cipolle (meglio se di Tropea) e cipollotti vari.

    Verdure base: patate (e quelle slovene sono la fine del mondo), carote, sedano. Secchi: bisi spacai, fagioli Lamon, ceci, lenticchie.

    Altro in dispensa: caffè, the, zucchero, farine di vari tipi, polenta (e anche qui W la Slovenia!), lieviti, panne a lunga conservazione, uova, latte (a lunga, visto che nessuno beve latte in casa e serve solo per cucinare).

    Bevande: acqua di rubinetto (se qualcuno la vuole filtrata usi pure il filtro a carbone, ce l’ho, ma sto pensando di gettarlo), succhi di frutta (W la Slovenia 2, la Vendetta), vino (purtroppo, dopo la degustazione, ritorno al Friuli), Coca Cola. E whiskey, visto che son tossica…

    Fin qui quello che deve esserci ad inizio settimana.

    Segue il pro’segue’, che mi porta via circa mezz’ora ogni giorno:

    – Macelleria (c’è quel che c’è). Se fa schifo – e a Trieste la carne fa schifo- non si compra. Se per lontanissima ipotesi incappi in qualcosa di decente che ti chiama ‘mamma’ ti ci fiondi, tenendo presente quante persone mangeranno a casa tua in due giorni. Le porzioni minime vanno benone. Se poi è per brodo hai risolto anche i problemi del cane. Comunque mi manca l’anatra e il coniglio veneto…mi facevo dei sughetti monodose…
    – Pesce. E’ favoloso. A Trieste c’è del pesce fantastico e non costa nemmeno tanto. Un esempio? Ieri sera con tre euro ci siamo fatti in due una pasta con le mazzancolle (olio, aglio, prezzemolo, spruzzata di vino bianco) e un trancio di salmone al vapore e alle erbe con patate lesse (slovene, che dio le benedica). E’ avanzato un po’ di salmone che oggi finirà in una crema di finocchi (trovati in botteghino per un euro).
    – Verdure. Ogni giorno si compra quello che sembra meglio e che c’è. Trovi una rapa bianca dolce? Miracolo! La rapa, con un finocchio, un cavolo piccolino e una patata (tutto affettato) si mette a squagliare con cipollotto (o in assenza porro) e acqua. Si passa col solito aggeggio ad immersione, ci affianchi pane vecchio abbrustolito nel forno (quello piccolo ‘portatile’, l’altro lo uso per tenere pentole), magari spolverizzi il tutto per fare il fighetto con semi di finocchio e hai un’ottima vellutata. Che la Findus vende a cifre enormi e tu non solo hai speso la metà…

    Non voglio rompere oltre, ma anche le bucce delle patate, le scorze delle carote, i gambi del cavolo,ecc. tutto serve per fare un brodo vegetale. Io per la salsa sbollento i pomodori, poi uso le bucce per il mio brodo furbo (che uso il giorno dopo per il risotto).

    Risultato spazzatura: molto poco. Se non prendi roba in scadenza, molto poco. Risparmio: enorme. Problema vero? Il tempo.

    E qui vi aprirò un nuovo post. C’è. Basta volerlo cercare.

  12. La Mula

    Ed ecco il secondo post (non senza correggere il fatto che con un euro ho comprato mezza cassa di finocchi, che verranno ammanniti in purè oltre che in vellutata).

    Il tempo. C’è tutto. Per trovarlo basta avere in casa
    – una vaporiera
    – un forno piccolo
    – un frullatore ad immersione
    – un aggeggio tritatutto
    – una macchina per il pane (la mia, vecchia di tre anni, è costata 30 euro)
    – una bilancia

    Comincio a cucinare alle sette e mezzo di sera. Da noi si cena alle otto e mezza. La vaporiera a due piani e più scomparti si occupa di verdure, riso o cereali, pesce. Si spegne da sola.

    A me non resta che dedicarmi all’antro della strega, aiutata in ciò dalle pentole dei cinesi, ultima rivoluzionaria scoperta. Non sono in terracotta, non sono in alluminio fuso come quelle slovene (peraltro ottime), nessuno saprà mai in che cazzo sono fatte, visto che le istruzioni sono in cinese, ma tengono il calore e la cottura come nemmeno le mie vecchie Lagostina da miliardaria hanno mai fatto.

    In più hanno il coperchio in vetro con sfiatatoio e puoi controllare la cottura. Non s’attacca nulla, si puliscono con lo sguardo, hanno le dimensioni più varie e surreali, una è persino disegnata, e costano da un minimo di sei a un massimo (la disegnata) di 12 euro. L’acqua della pasta bolle prima, tutti i tempi si accorciano (non voglio tediarvi con i miracoli del pentolone cinese con cui apro le cozze…), dopo un paio di giorni ti abitui. Non serve spargifiamma, non serve niente. Fanno tutto loro.

    Le rispetto talmente tanto che non oso nemmeno tentare la prova col doppio cestello in vimini per il vapore per evitare di gettare anche la vaporiera là dove è finito il micronde…

    Alle otto io in teoria ho finito e devo solo attendere i rientri. Cucinare mi ha portato via, tra spesa e fornelli, un’ora di vita, più talvolta quel tempo che dedico allo studio delle ricette. Perchè è cultura, curiosità. Mi sento viva, mi piace. E, sebbene molto parca nel cibo (come sa chi mi conosce), alla fine godo immensamente per ciò che ho creato. Non solo per altri, in primis per me.

    Una sera alla settimana la dedico al pane. Il mio compito è pesare farina (buona), lievito (buono), latte eventualmente (o polvere di latte), sale, zucchero, burro (se da ricetta). Il resto lo fa la macchina nella notte. Dura una settimana. Se ho tempo e voglia posso anche fare baguette o altro, tanto comunque l’unico sforzo in più è passare al forno.

    E siccome il mio mestiere attuale è raccontare gli altri, in bottega raccatto molto di ciò che mi serve. Più che nei supermercati e alla faccia del congelatore.

    La Mula

    Ps:in casa siamo due sedicenti adulti, tre gatti, un cane e uno strano essere che passa con comodo quando ritiene desiderare passare. Portiamo via la spazzatura ogni tre giorni. Differenziata.

  13. La Mula

    E mentre scrivevo ci si è messo il Milic.

    Il nuovo centro in stazione è spassosissimo. Consigliabile a tutti gli appassionati di plastica. Ci sono dei fantastici panini in gomma riempiti di silicone e ricoperti di nylon che fanno la gioia della Mattel. Alcuni ricordano addirittura Barbie.

    In realtà puoi trovarci di tutto, anche roba vera, roba forte. Tanto in treno non sai quando parti e nemmeno quando arrivi, dunque…

    Nella mia zona godo di un numero fantasmagorico di iper:

    – Bosco 1 e 2 parte alta via Rittmeyer (ottimi prezzi per i vini)
    – Pam stazione (una merda assoluta, serve solo per il necessario, la carne per il cane e la domenica: e anche così mi sono rifatta la casa coi punti…)
    – Nuovo Despar stazione: sembra luci e suoni nelle sue edizioni peggiori
    – Coop Roiano: banco pescheria fantastico, ottima qualità le verdure, scelta di prodotti che purtroppo favorisce quelli Coop. Ma nessuno è perfetto
    – Pam Stock: niente a che vedere con il Pam a cento metri più in là. Tutto meglio, nettamente. Però sempre Pam è.

    Seguono le Cooperative di Roiano (banaline), un tentativo di casa del latte e altro sotto il sottopasso (?), per un totale di otto ipermercati nell’arco di 500 metri c.a.

    La loro funzione era far chiudere le botteghe. A Roiano e in via Rittmeyer al momento hanno fallito, ma nell’area intermedia ci sono riusciti alla grande.

    Per inciso, tutti questi si dedicano con molta attenzione a riempire le nostre cassette delle lettere di offerte promozionali.

    Dopo una rissa condominiale sono riuscita a non far fare l’orrido cartellino ‘Questo condominio non accetta pubblicità’, per rispetto dei pochi euro che incassano i ragazzini che li distribuiscono. Abbiamo un bel cesto dell’immondizia dove mettere il tutto (che non è poco, visto che si tratta di 43 famiglie).

    Ci fu un giorno che mi vide sveglia all’alba. Proprio l’ora giusta per andare a comprare a un Pam lì vicino a sinistra, verso la stazione, un computer portatile da 399,99 euro. Peccato che era il primo giorno. Io ero lì all’apertura, ore 9. Era esaurito. Cose che capitano.

    Adesso mi chiedo se, comprando un portatile in Slovenia, mi ritrovo con un Windows in sloveno. Come lo riprogrammo io, che lo sloveno non lo so?

  14. ti conosco mascherina!

    la più fornita e più economica cantina vini è quella di zazzeron, via donadoni. Marche ottime, offerte continue. Da sconsigliare per qualunque altro prodotto sfuso.

  15. La Mula

    Sconsiglio anch’io lo sfuso. Però quello del vino, a Trieste, resta un problema che sto tentando di affrontare da quando ci sono arrivata (26 anni fa). Cara ti conosco mascherina, abbiamo già dato.

    Qui la cultura del vino non esiste. Essendo più giovane, all’epoca avevo risolto con la birra, ma alla mia età ‘fa panza’. Rimane il fatto che i triestini non sanno bere e non lo sapranno mai.

    E rimane il fatto che anche il miglior vino friulano ‘traslocato’ non è più il miglior vino friulano.

    Premetto che bevo vino perchè mi piace. Adoro il vino come altri vanno pazzi per la tagliata di manzo o il branzino al sale. Non bevo vino per strafogarmi, ma perchè un buon bicchiere è un buon bicchiere. E a me bere un buon bicchiere piace.

    Qui a Trieste, a parte Nanut, che abbina marche e temperature cantina più che calibrate, un buon bicchiere te lo sogni.

    Certo, il vino è qualcosa di meravigliosamente soggettivo. Dipende dal tuo stato d’animo, e qualcosa con cui non pasteggeresti mai diventa un piacere sublime nella giornata in cui vuoi regalarti tempo. Ma tutto ciò non riguarda nè il terrano, nè il malvasia, nè (purtroppo) i vini sloveni.

    Passo indi alla descrizione del buon bicchiere, reduce da un soggiorno nel vicentino (che per me non è propriamente la terra del buon vino) dove ho goduto immensamente delle gioie di Bacco.

    Un buon bicchiere (per un friulano cosa banale e ovvia) è uva che si offre esattamente come se fosse un normalissimo bicchier d’acqua a qualsiasi ora. A differenza dell’acqua lascia in bocca sapore e quindi un’emozione. Ed evapora. Scompare, sparisce.

    Indipendentemente dalla gradazione non obnubila. Scivola come l’acqua. Puoi inseguire l’emozione, ma questo è un problema tuo con le medesime. Oppure godere e basta.

    Lo spritz nasce negli anni 70 per smerciare vino morchia, coprendolo con l’Aperol o il Campari, nasce come aperitivo per i poveri che non si potevano permettere gli aperitivi (bruciafegato), fa schifo, ma permette di bere il 99% del vino in commercio.Se proprio ti fa schifo un bicchier d’acqua.O se ti devi disfare.

    In Veneto non hanno grandi Doc (in Friuli sì), ma hanno grandi vini da consumo spiccio. Se volete apriamo una diatriba sul tema. Vini onesti ossia uve che sono quello che sono, senza grandi aspirazioni e senza eccessive manipolazioni. Terra piatta o quasi su cui cresce il vitigno e il risultato è quello.

    Il Friuli (e il Trentino)vantano terre diverse. Non piatte, e comunque ‘grasse’. Se passiamo a Trieste, al Carso, all’Istria ecc. tutto quel ‘grasso’ della terra non c’è. E fare un buon vino, di quelli da piacere e non da disfacimento,in queste condizioni è veramente dura.
    La Mula (sobria)

  16. Stephen

    MA CHE PRARI HA QUESTO SUPERMERCATO DI SEZANA

  17. Stephen

    MA CHE ORARI HA QUESTO SUPERMERCATO DI SEZANA?

  18. enrico maria milic enrico maria milic

    mula, me dispiaxi:
    el pevere bianco xè sai meio del mix tricolore.

    sti tuoi comenti val sai più de molti post: sprecà meterli qua… femo un post ogni tanto con queste favolose elucubrazioni sul magnàr, la cusina e el shopping

    windows in sloveno: le vie del download sono infinite

    STEPHEN:
    lun – ven 7.00-20.00
    sabato 7.00-17.00
    dom 7.30-12.00

  19. Pingback: …e non c’è niente da capire at a vànvera

  20. Zivio Tus, to je partizanki najbolsi market jugoslavije
    Tus je naijlepsi odlicno jeftinije zivio zivio Jovanka i Tus tyo je ta prav Zivio Tito i Tus
    Crvena Zastava Zivio 1 Maj

  21. alessandro

    ehee?!?!

  22. dimpra

    Sono Dimpra, friulana trapiantata a Trieste da quasi 38 anni e volevo chiedere a Mula, quali sono le pentole cinesi.
    Mi ha proprio incuriosita !!!

    ciao

  23. francesca

    Carissima, dicasi pentole cinesi quelle che trovi a pochissimi euro nel negozio di alimentari cinesi in via Udine, vicino a Campo Belvedere.

    Ignoro di cosa siano fatte, ma sono come i nostri ‘cocci’ con coperchietto in vetro con sfiatatoio. A differenza dei cocci non c’è bisogno di retina spargifiamma, reggono le temperature e soprattutto devi essere molto disattenta per lasciare che qualcosa si attacchi. Hanno lunga durata (io ne ho persa una per sbagliata presa all’uscita dalla lavapiatti).

    Ribadisco il concetto. Ignoro di cosa siano fatte e voglio continuare a ignorarlo anche perchè ultimamente mi sono rotta i coglioni dell’eccesso di tutele, norme ecc.

    Quando ero bambina eravamo tra i primi ad avere un frigorifero. Per mia mamma era il top dell’ascesa sociale. Deduco che se era arrivata a 25 anni senza frigo, date di scadenza e quant’altro non doveva essere in cattiva salute per alimentazione deteriorata. Oggi ne ha 77 e, se mangiasse meno burro, starebbe anche compatibilmente bene con la pressione. Ma giustamente fa i cazzi suoi.

    Quanto ai cinesi devo assolutamente segnalare un evento per me straordinario.

    La scorsa settimana ho fatto il cambio di stagione. Siccome non ho spazio per comprare nuovi armadi quanto non va più (non di moda, di gusto personale) è stato regalato (da anni non infilo neanche un ago nei cassonetti Caritas, non avevo bisogno del Piccolo per sapere…).Un ottimo modo per tener vivi contatti.

    Passo davanti a Mytos, in via Ghega. C’è un paio di stivali in scamosciato viola molto carini. Euro 17. Hanno il tacco interno e sono comodissimi. Segue borsa viola e nera di nappa (o simil, non m’interessa) euro 16. Vorrai mica restare senza vestiti in tinta ma solo con gli accessori?

    Sintesi, con meno di 100 euro ho comprato: un vestito con sciarpa, una gonna, un paio di fuseaux, gli stivali, la borsa, una maglia, due golf. E per questo autunno/inverno sono a posto.

    Continuate a parlare male dei cinesi, su questo sito. Se vi fa piacere…Intanto la signora di Mytos (si fa chiamare Giulia) parla un italiano senza inflessioni che inebria, ti accoglie con gentilezza, ti tira fuori il meglio che ha in negozio cercando di studiare i tuoi gusti e alla fine, oltre allo sconto, ti preannuncia pure i nuovi arrivi…

    E io dovrei andare in un negozio del centro e farmi trattare da pezzente se per 100 euro non compro un capo? Ma chi sono, la Croce rossa?

    Il prossimo anno se tutto questo viola non mi andrà più (mi salva dal teatro…niente male, un vantaggio!)lo regalo volentieri.

    Con le pentole è la stessa cosa…la tipa dietro il banco è cortesissima, ti spiega come usarle, e con sette o otto euro ti senti una regina.

    A buon intenditor…

  24. dimpra

    ciao Francesca,
    ti ringrazio per la sollecita risposta.
    Abito dalla parte opposta dei negozi che hai citato, comunque vedrò di fare un tour da quelle parti!

    A me dei negozi cinesi da fastidio solo una cosa, (ho comperato anch’io gonne, magliette e camicette) che in città vedi che camminano da sole e le trovi anche nei mercatini rionali, siccome di solito mi confeziono gli abiti da sola e sono unici, va a finire che poi li non indosso.

    Ah poi c’è un’altra cosa che mi da fastidio: hanno solo taglie piccole !!

    Per le pentole andrò a vedere !!!!

  25. Bibliotopa

    ma.. una volta la Cina produceva bellissimi capi di seta pura, magliette, camicette, camicie da notte, e a prezzi stracciati. Ci sono ancora o si sono convertiti alle materie sintetiche per il mercato occidentale?
    il bello è che io rientrai da un viaggio in Cina, anni 80, tutta entusiasta e carica di questi capi ( ho ancora le camicie da notte)e pochi mesi dopo li vidi arrivare nei negozi cinesi nostrani, io che credevo di avere pezzi rari.

  26. E io dovrei andare in un negozio del centro e farmi trattare da pezzente se per 100 euro non compro un capo? Ma chi sono, la Croce rossa?

    Quando leggo una frase del genere
    mi cascano letteralmente i coglioni.
    Ma sei francesca aka la Mula?

    Avresti potuto scrivere
    “il liceo classico apre la mente”
    che sarebbe stata la stessa cosa.

    Come puoi con il tuo stile, i tuoi articoli,
    ma in generale il tuo pensiero tra questi post
    scrivere banalità sconcertanti del genere?

  27. Ho riletto il passaggio della Croix Rouge nel suo contesto e devo dire che non mi dispiace la sincerità.
    Anche a me dà sommo fastidio andare in un “ristorantino”, di quelli furbastri che hanno solo i piatti del giorno annunciati a voce e mettono il menù scritto solo per evitare sanzioni, tanto, dicono, le cose del menù non le vuole nessuno.
    Aperitivodellacasaisignori?
    No, grazie, devo guidare
    Antipastinimistidellacasa?
    No, grazie, sono in dieta
    Una scelta di primidellochef? Assagginimisti?
    Grazie, tagliatelle alla bolognese
    Ma Lei è proprio sicuro, con tutte le specialità che offriamo ai migliori clienti?
    Sì, sì, a me piace la bolognese.
    Un mistomare sempredellochef? O preferisce un astice vivo?
    Io preferisco calamari fritti…

    Alla fine, oltre a pagare un sano koperto ed un prezzo che suppongo livellato per far raggiungere comunque una data cifra, mi sento veramente come un pezzente e la prossima volta vado al kmecki turizm 😉

  28. La Mula

    Carissimo EdTv, le banalità certe volte sono necessarie. E talora meglio di alcune che ho letto in altro post sui cinesi.

    Ribadisco il concetto che Trieste dimostra di essere la città con minor professionalità nel commercio delle molte città italiane in cui ho vissuto o che ho visitato. E che i cinesi in buona parte (sia nei ristoranti che nei negozi) stanno portando un minimo di commercio come dio comanda, anche a prescindere da tessuti o altro (con 135 euro ho comprato uno stupendo vestitino in una boutique del centro, peccato che ho preso la pioggia e il colore ha stinto!).

    Un nugolo di tre cinesi tre sta smantellando (finalmente) l’orrida pizzeria la Perla 2 in via Udine (stile Tirol) per trasformarla in un ristorante giapponese. I lavori sono iniziati da poco, ogni giorno c’è una novità. Più che probabile che provvederanno a loro spese anche al muro di contenimento sul cortile (spetterebbe al Comune che se ne frega e lascia che tutto frani in attesa del morto o ferito). E più che probabile che l’inaugurazione anticiperà alla grande quella del ristrutturando vicino Castelletto.

    Questi cinesi vivono quasi tutti nel mio quartiere che, come tutte le zone a ridosso della stazione in Italia, ormai è multietnica. E viviamo benissimo tutti assieme. La realtà è diversa da come la vogliono raccontare sui giornali chi parla coi giornalisti. E, dal mio punto di vista, credo che l’iniezione di serietà che questa gente immette in questa Necropoli non possa che fare del bene.

  29. Con i cinesi si entra definitivamente nell’era dell’acrilico.
    Roba da stare attenti ad accendersi una sigaretta
    accanto alla classica tipa “questo? Bello eh? L’ho comprato dai cinesi”.

    Che poi Trieste sia uno dei peggiori posti al mondo
    per fare dello shopping, beh su questo non ho dubbi.
    Dato che l’affermazione de “la città più casual d’Italia”
    è un mio conio.

    Ma casual chiama sportività,
    sportività chiama cattivo gusto,
    cattivo gusto chiama cinesi.
    Che del cattivo gusto sono campioni assoluti.

    Però odio le generalizzazioni, odio la classica frase “dio mio ma come si fa a spendere 4000 euro per un cappotto, che scandalo”.
    Ecco queste frasi mi fanno andare in bestia.
    E le tue, con enorme mia sopresa, ci andavano molto vicine.

  30. La Mula

    Carissimo, mi ricordi l’amico ‘Tigre’ che – proveniente come me da un soggiorno piuttosto lungo in Friuli- sosteneva che a Trieste anche scopare viene inglobato nelle attività sportive. “Un due, un due…un due palle!”. Come vedi siamo d’accordo.

    Ciò detto trovo che fregarmene dell’acrilico nell’era della morchia firmata non sia poi un reato grave.E che, avendo in parte abbandonato i pizzi e i fronzoli,i cinesi stanno offrendo accessori a basso costo anche di un certo livello. In molti casi superiore agli orrori delle migliori boutique cittadine.
    Io 4000 euro per un cappotto li spenderei, se ne valesse la pena (il mio cammello non è arrivato a tanto, ma comunque è costato quanto un visone). Ho speso tanti di quei soldi in vita mia per il futile che francamente la cosa non mi frastorna. Rimane il fatto che si possono spendere anche pochissimi euro per un qualcosa d’acrilico da abbinare ad altro. Sarebbe ora di finirla con questa cretinata delle marche e dei tessuti spesso simil-simil. Fanno più o meno tutte cagare, omologano, marchiano come un tatoo.

    Ci si veste per sceneggiare la propria giornata. O almeno io faccio così. E posso restare anche due giorni in tenuta Cim (Centro igiene mentale) a casa, salvo riapparire con tacchi a spillo e vestito da strafiga solo per andare a comprare verdura al botteghino sotto casa.

    Tutto dipende dal rapporto che hai col tuo corpo e con il suo camuffamento…

  31. ciccio beppe

    Avvistato all’Interspar del QLandia sabato un agrume della grandezza di un pallone da calcio. Nome riportato sulla targhetta Pomelo. Un pomo simpatico?
    Si trova anche in Italia?

  32. andyandy

    Sarebbe ora di rivedere quest’articolo… anche in Slovenia dopo l’introduzione dell’Euro ci sono stati “leggeri” cambiamenti nelle dinamiche economiche. Ora anche i prezzi, e non solo i colori, del Tus sono molto simili a quelli della Pam.
    Ben poche cose sono rimaste convenienti e molto spesso si rischia di spendere molto di più dal signor Mirko che in Italia!

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