28 maggio 2007

Lo sloveno, questo sconosciuto

Perché 58 milioni di italiani non sanno praticamente un’acca di una Letteratura molto fiorente vivace e qualificata come quella che si produce da secoli in questo Paese confinante? Perché, inoltre, è cosa altrettanto ignota la presenza di una minoranza slovena a Trieste?

Sergio Sozi, insegnante di italiano in una scuola slovena, riapre su Idealia il tema del bilinguismo italiano-sloveno.

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66 commenti a Lo sloveno, questo sconosciuto

  1. l’articolo di sozi è brillante – e appoggio le sue posizioni in pieno.

  2. Perché in Italia la tv e la comunicazione sono tirrenocentriche e tendono ad ignorare tutto quello che avviene nella parte orientale della penisola e d’Europa.

    L’informazione italiana e l’opinione pubblica si indignano se viene mostrata la vita privata delle vallette, mentre non battono ciglio se la tv, quando da notizia di una rapina in villa, parla genericamente di “slavi”, quando magari i malviventi sono albanesi o romeni che sono tutto meno che slavi.

    Inoltre penso che la giornata del ricordo sulle foibe sia nata con tempi, contenuti e modalità sbagliate, tali da influenzare negativamente l’opinione pubblica nei confronti di sloveni e croati, facendoli passare per potenzialmente crudeli…

    …se solo potessero avere la gioia di partecipare ad una delle osmizze che si fanno in Slovenia, dove la gente ha fatto di tutto affinchè mi sentissi bene ed a casa mia, dove ho trovato un’ospitalità mai vista al mondo. Cultura, discrezione ed ospitalità. Tre termini che bene descrivono la collettività slovena.
    saluti da Piesal.

  3. Non credo si possa ridurre tutto ad una questione tirrenocentrica..

    Rimane il fatto che molti vorrebbero/avrebbero voluto avere dei corsi di sloveno nelle scuole italiane, io mi pento sempre di più di non conoscere a livelli accettabili questa lingua,

    Concordo comunque sulla giornata delle foibe, non in sè ma, appunto, sulle modalità unilaterali con cui viene promossa, da sinistra e destra.

    Continuo a vedere il bilinguismo come una questione di *più diritti* alle minoranze, non *meno* ai più. Sono anche convinto che questo sia purtroppo il pensiero di una minoranza, almeno a Trieste. Cambierà mai?

  4. “qualche retro della medaglia”

    “in slovenia non ce la cultura della legalita’ come da noi”.

    un lettore del piccolo ha le idee chiare sulla slovenia: http://tinyurl.com/yvltwg

  5. brrrrr…. (lungo la schiena)

  6. Sergio Sozi

    Mi sembrava che fosse gia’ stata pubblicata sul blog. Evidentemente con l’elettronica non ho dimestichezza.

    Ripetero’ dunque che credo che la stampa italiana spesso sia semplicemente ignorante, non razzista. E cio’ va stigmatizzato e migliorato. Poi, credo che il bilinguismo sia giusto laddove in Europa vi siano delle minoranze autoctone. Infine, penso che celebrare le Foibe sia giusto, come sarebbe giusto chiedere scusa allo Stato Sloveno per l’occupazione di Lubiana fatta da noi italiani nel periodo 141-43.

    Saluti cari e ringraziamenti al ”Piccolo” e alla ”Bora” per la divulgazione del mio articolo su Idealia.

    Sergio Sozi

  7. Sergio Sozi

    Egr. Redazione de ”La Bora”, egr. Lettori,

    nel mio precedente messaggio elettronico forse sono stato un po’ impreciso, dunque dovro’ specificare delle necessarie integrazioni al mio articolo pubblicato su ”Idealia”:

    1) La celebrazione italiana delle Foibe secondo me e’ sacrosanta, solo che andrebbe ”controcelebrata”, cioe’ CONDANNATA PUBBLICAMENTE E DI FRONTE AI GOVERNI SLOVENO E CROATO, anche l’occupazione italiana della ”Provincia di Lubiana” del periodo 1941-1943; cosi’ gli sgarbi storici si appianerebbero per ”par condicio”. L’Italia deve chiedere scusa, insomma, per la propria invasione del ’41-’43, senza rinunciare a celebrare il terribile massacro iugoslavo delle Foibe.

    2) E’ ora di introdurre – a Trieste e dovunque vi siano delle minoranze slovene in Italia – UN BILINGUISMO IDENTICO A QUELLO MESSO IN ATTO NEI TERRITORI ISTRIANI (croati e sloveni) DOVE VI SIA UNA MINORANZA ITALIANA. Ovvero, in pratica: insegnamento della lingua slovena come ”Lingua d’ambiente” in TUTTE le scuole pubbliche italiane, dalle Elementari alle Superiori; cartelli, manifesti e segnaletica stradale, in tali territori, redatti in italiano e sloveno; corsi di sloveno per gli addetti al pubblico dei pubblici uffici; documenti bilingui.

    Tutto cio’, mi sembra lampante, portera’ all’Italia degli enormi benefici di buon vicinato. Il non adempiere a cio’, invece, e’ un grave atto di implicito disconoscimento della minoranza storico-autoctona slovena in Italia. E mi auguro che presto vi siano dei richiami ufficiali da parte dell’Unione Europea, molto attenta in fatto di tutela delle minoranze.

    Mi sembra, finalmente, di esser stato chiaro.

    Cordiali Saluti

    Sergio Sozi

  8. Gio

    Indecente ed insopportabile pensare che ancora oggi si abbia paura delle minoranze. Quanti sono questi sloveni per credere che siano una minaccia per l’identità italiana delle province e dei comuni di Trieste, Udine e Gorizia? 30000-60000-80000? Cioè lo 0,001% della popolazione italiana e il 5%-9?lla popolazione della Venezia Giulia e del Friuli? Si può veramente credere che si cia una cospirazione da parte degli sloveni per una futura annessione di suddette province alla Slovenia? Patetico, davvero!
    Altrettanto patetica la notizia di due giorni fa (27/11/2007) che commentava la cancellazione da parte di qualche pirla (e mi si scusi il termini) di alcune scritte italiane a Portorose e Lucia in slovenia. (si veda TV KOPER-CAPODISTRIA)
    Odio questo sciovinismo! Odio questo nazionalismo! Lo odio!
    Alla comunità slovena in Italia (e alla CNI di Croazia e Slovenia) va tutto il mio rispetto nei confronti della loro identità, che non rappresenta per me nessuna minaccia. E spero che lo stato italiano si muova a dare la giusta tutela alle minoranze etniche e linguistiche, giacché sono parte integrante di questo stato, così bello proprio perché così diverso! E spero che arrivi il giorno in cui in Tirolo, Friuli, o dovunque sia, non si debbano più sentire notizie riguardanti il mancato rispetto dell’identità linguistica di italiani, friulani, sloveni, greci, tedeschi, albanesi, francoprovenzali ecc.
    Un saluto

  9. Andrej

    Bell’articolo.
    Come triestino di origine slovena mi sono chiesto spesso anch’io il perchè di una così ostinata ribellione di tutto ciò che rappresenta lo sloveno a Tieste in un periodo, dove il pericolo di una slavizzazione della città è ormai impensabile (mentre era possibile prima della 1. guerra mondiale).
    Vivendo giornalmente la città mi sono fatto un’idea. La negazione di tutto ciò che è sloveno non viene da parte di italiani puri, ma soprattutto da quelli, che hanno rinunciato in parte o in toto alle proprie origini slovene e giustificano la loro scelta ossia quella dei loro genitori combattendo per una Trieste “italianissima”.
    Penso perciò che prima vedere una città bilingue ,che Lei tanto auspica, bisognerà far cambiare la mentalità in molte teste. E penso che questo sia un processo molto lungo. Sono comunque fiducioso e
    ottimista.

  10. marisa

    Una mia amica che conosce molto bene la situazione dei triestini di lingua slovena, parlando della spaventosa animosità da bar di “parte” dei triestini nei confronti della lingua friulana e della sua tutela, mi ha detto: “a Trieste, per decenni, si sono così ben allenati con la minoranza slovena di Trieste, che adesso per loro è una banalità cambiare bersaglio…”.

    Parole pesanti …..

  11. Ago

    Ritengo che gli stessi problemi ci siano in lombardia, dove il popolo lombardo è da decenni sfruttato e sovratassato e non viene riconosciuta la possibilità di una minima autonomia

  12. AccadueO

    intanto vorrei solo far presente che la minoranza slovena in Italia, il mio paese natale, è una minoranza avariata, malevola, ottusa e con impensabili rimandi a Tito (andate a Opicina nella casa del popolo ragazzi…c’è la foto di Tito appesa…). Negare che nelle foibe siano stati gettati ancora vivi degli innocenti è una prerogativa di chi deriva da questa minoranza etnicoculturale. Voi mi dite che la giornata del ricordo sia sbagliata?? No lo è, è adattissima invece, e prima di parlare senza conoscere la realtà di frontiera riflettete. In Slovenia a Croazia ci sono politici locali che si armano di piccone e pala e sradicano i cartelli stradali segnalati anche in italiano, ma non si interessano di sapere che l’Italia rispetta caldamente la segnaletica bilingue. Gli sloveni aprono università nel loro territorio e non ci pensano due volte prima di fare solenni proclami inaugurali in cui si presentano come (parole loro) “il baluardo del sapere jugoslavo contro l’imperialismo romano che attraverso l’università di Trieste manifesta la sua influenza invasiva” si commenta da sè. GLi italiani della minoranza incarnano questo stupido sentimento di rivalsa e per primi si estraneano dall’inclusione, non vogliono avere nulla a che vedere con l’italianità seppure loro siano italiani come tutti gli italiani. Gli esempi sono innumerevoli ma il punto focale è che questa minoranza slovena, rappresentata da emeriti ignoranti, non intende censirsi!! Probabilmente perchè temono di scoprire che sono MOLTI MENO DI QUANTO AFFERMANO o perchè temono rappresaglie fasciste essendo loro rimasti “indietro con le carte”. Pensateci e riflettete, è un argomento poco trattato ma tra Italia e Slovenia non c’è e non ci sarà mai bilateralità. Rispettate l’Italia innanzitutto, poi ne riparleremo forse. E poi scusate un appunto: la lingua slovena non ha alcuna utilità pratica e nemmeno un’offerta culturale globalmente riconosciuta, è una lingua confinata a una limitatissima area geografica con pochi milioni di parlanti. Se permettere esistono ben altre lingue più importanti da imparare (tedesco, spagnolo, russo, cinese ecc..). Mi chiedo casomai perchè non imparino decentemente l’italiano gli abitanti dell’altopiano carsico, compresa la corposissima letteratura italiana pre e postrisorgimentale. Saluti

  13. AccadueO

    Raga se volete essere considerati imparate il rispetto e il riconoscimento di cosa l’Italia sia e di cosa l’Italia vi offre. Si è sempre in due, ricordatevelo.

  14. AccadueO

    LA giornata del ricordo è già controbilanciata in Slovenia, per cui non vedo dove sia il problema. I Croati hanno dimostrato il loro disappunto l’anno scorso. Ricordiamo però, e questo per dare un quadro completo della situazione, che gli Italiani non potevano comprare casa in Slovenia e in Croazia fino a poco tempo fa. SOLO AGLI ITALIANI ERA IMPEDITO! L’Italia ha deciso di non affrontare tale problematica di discriminazione nelle sedi diplomatiche. Forse per gli slavi questo genere di legislatura era adatta, ma non ci si deve stupire se qualche italiano con capacità critiche e analitiche adeguate si sia infastidito. Si è sempre in due…

  15. AccadueO

    Offrire false informazioni non giova a nessuno, non esiste alcun CENSIMENTO UFFICIALE degli sloveni in Italia, 20000 è una stima offerta dalla rappresentanza della minoranza.

  16. AccadueO

    Trieste non ha alcun problema di identità, posso garantirlo personalmente. Non ha mai avuto e non ha nemmeno ora problemi a riconoscersi, forse agli occhi di qualcuno fa molto comodo vederla così. La scelta di Trieste capitale dell’euroregione è stata una scelta ottima e apprezzabile.
    Pensandoci bene a Trieste esistono numerose scuole slovene, il problema del bilinguismo è un tentativo di spostare il problema su un piano che non può che generare attriti. In Italia chiunque è libero di assegnare il proprio figlio a educatori di scuole slovene, che ripeto, sono numerose e rinomate nei territori più tipicizzati.

  17. AccadueO

    Aggiungo che almeno in Italia non è previsto il fermo in carcere per 24 ore, per nessun genere di reato previsto dal codice della strada. Prima di offendere la professionalità delle forze dell’ordine italiane e delle regolamentazioni legislative italiane proporrei una ampia ripassatina di quali siano le contravvenzioni assurde più e oltremedia che in Slovenia vengono riscontrate ai portatori delle fantomatiche targhe italiane, dai dai….

  18. susanna

    non capisco tutto sta preoccupazione sulla minoranza slovena. e sempre esistita . io ci ho vissuto per 24 anni e non ho mai avuto problemi anche adesso quando vengo in gita di piacere con la mia famiglia non ho problemi. e perche non c’è più il confine? saltavano la rete in v. s. gabriele a gorizia 30 anni fa. saluto tutti con piacere e anche se parlo male lo sloveno nessuno si scandalizza ne vecchi compagni di classe e ancor meno i miei parenti che erano fino a dicmbre oltre confine.

  19. Saturnia

    Trovo che il Signor Sergio Sozi abbia delle idee piuttosto bizzarre e anacronistiche. Intanto il bilinguismo che predica è ingiusto oltre che inapplicabile. Le scuole slovene che offrono l’adeguata formazione sono una realtà molto ben consolidata in Italia, un segno netto di pluralità, accoglienza e democrazia perchè chiunque può scegliere in questo paese di frequentare queste scuole, chiunque può iscrivere il proprio figlio ad una scuola slovena. Cosa altra è se queste scuole sono poco richieste in Italia appunto perchè la domanda proviene per lo più da appartenenti alla minoranza slovena. L’offerta della formazione slovena è poco richiesta dagli Italiani i quali prediligono piuttosto altre possibilità quali scuole americane, tedesche o francesi. L’obbligatorietà dell’insegnamento sloveno nelle scuole di confine trova come risposta una non domanda piuttosto che una non offerta, la maggioranza della popolazione dei territori di nordest non riscontra nè la necessità, nè la volontà di vedersi trasformare in bilingui. I motivi sono culturali, storici e aritmetici. La minoranza di cui parliamo è una miniminoranza e confermo che in Italia non c’è stata ancora la possibilità di censirne ufficialmente gli appartenenti. Si scoprirebbe probabilmente che la tale minoranza si sia sempre proposta come sovradimensionata. Oltre che delle minoranze rammentiamo dei diritti delle maggioranze. In molti comuni dell’altopiano triestino i documenti di identità sono stampati in italiano e in sloveno, non sono certa che dall’altro versante si faccia lo stesso.
    Ho letto su idealia l’articolo titolato “Lo sloveno questo sconosciuto” e mi sono venuti i brividi. Intanto la curiosità di studiare o leggere in sloveno partiamo dal presupposto che rimane solo una curiosità. Esistono molte altre lingue sia europee che slave più attrattive, che offrono molte più possibilità, la cui letteratura è affrontata nei percorsi di studio liceali. Per lo sloveno tutto ciò non si verifica e in più c’è l’aggravante per la Slovenia di non intendere proporsi con libri tradotti, il primo passo concreto per attrarre allo studio della lingua originale. Lo sloveno? Perchè? Come sono percepiti gli sloveni da chi li circonda? Cosa fanno per aprirsi agli altri popoli? Lo fanno nel modo corretto? Sono solo alcune domande che sarebbe giusto porsi.
    Che poi gli sloveni in Italia siano come dei leoni inferociti, riporto le parole dell’autore dell’articolo sopra citato, non mi pare affatto. Ancora più sconcertante che lo stesso autore giustifichi eventuali momenti di manifesta aggressività di questi poveri sloveni ormai leoni inferociti. Sono parole molto gravi, portatrici di una certa ideologia. Gli sloveni in Italia non hanno alcun problema, così come molti altre popolazioni che riconoscono l’ospitalità di un paese come l’Italia. Gli sloveni che non riconoscono la sovranità del territorio italiano hanno notevoli problemi, gli sloveni che avanzano richieste ridicole hanno notevoli problemi, gli sloveni che non si sanno adattare hanno notevoli problemi. Mi spiace doverlo dire ma non sono gli italiani ad essere rimasti indietro bensì gli slavi in generale. Prima di arrogarsi diritti in territori sovrani bisogna sapersi porre, perchè l’odio e la discriminazione non si rintracciano nella responsabilità di una sola fazione.
    Peraltro mi sono informata sulle leggi che impedivano agli italiani di acquistare immobili sul territorio sloveno e croato, e sono rimasta a bocca aperta quando mi è stato confermato che questa era la situazione fino a pochi anni fa…………..quindi forse prima di predicare caro Sergio Sozi offrici una vista d’insieme più ampia e non faziosa, grazie.

  20. Saturnia

    In Italia esistono testate giornalistiche, programmazioni televise e radiofoniche totalmente dedicate alla minoranza slovena, ovviamente tutto finanziato dei contribuenti italiani. Per una così piccola minoranza vi pare che noi italiani facciamo così poco? Non dico che sia troppo, per carità, ma se vi si dà un dito poi volete accaparrarvi tutto il braccio. Correttezza per favore.

  21. continuoa credere che tutti quelli che parlano del bilinguismo di adesso come “compiuto”, ecc.. dovrebbero fare un giro dove il bilinguismo è REALE, anche se parlato de una percentuale inferiore a quella degli sloveni a Trieste e dintorni.

    Non si capisce perchè un corso di sloveno FACOLTATIVO nelle scuole non si possa fare, in una zona di confine poi.. ataviche paure da postguerra?
    O un rendez-vous da evitare con quelli – me compreso – che non fanno parte della comunità slovena ma hanno curiosità, o voglia di sapere di più di parte delle loro origini?

    Qui si discute di tutto, tranne del perchè uno non possa studiarsi a scuola un po’ di sloveno, magari come seconda o terza lingua straniera.

  22. AccadueO

    Io i giri me li faccio, non sei l’unico che gira per il pianeta. Nel nordest la situazione è particolare, non c’è bisogno che nessuno te lo faccia notare. Inoltre per la minoranza slovena non è nemmeno possibile parlare di numeri ufficialmente visto che non si vogliono fare censire (evidentemente sono sopra le regole)…cosa che invece le altre minoranze di cui parli hanno fatto, sottoponendosi così alle normative che prevede il territorio italiano. Se sei curioso di studiare lo sloveno studiatelo, così come fanno in Slovenia con l’italiano che sempre più per essere studiato bisogna pagare. Non facciamo di rose e fiori solo quello che c’è oltre il confine italiano, non siete credibili. Onestamente preferisco che nelle scuole italiane si spinga più per altre lingue straniere (come il russo per esempio), più fruibili e con una maggiore caratura letteraria globalmente riconosciuta. La letteratura slovena sarà forse la migliore del pianeta ma è confinata a una piccolissima area geografica. Se non c’è domanda non è colpa di nessuno, non interessa in maniera significativa, tutto qua

  23. MARISA

    Che strano plurilinguismo è quello dove non si propongono le lingue che parlano i VICINI DI CASA (sloveni, carinziani, friulani), ma lingue esotiche come l’arabo o il cinese….
    Servono per i mercati, per l’economia: questa è la giustificazione…

    Ma se imparo lo sloveno, il carinziano, il friulano, ho anche la possibilità REALE di parlarlo (QUESTE COMUNITA’ SONO SULLA PORTA DI CASA…)e di conoscere le comunità che lo parlano: comunità a noi vicine e con cui è doveroso stabilire una relazione. Ma se non ne conosci la lingua come fai?

    C’è già la lingua italiana per comunicare? Anche il regime fascista ragionava così: e ha probito l’uso dei dialetti e delle lingue minoritarie fuori di casa e imposto con la “violenza” una scuola monolingue.

    Qualcuno, quando si discuteva di tutela della lingua friulana, è uscito con la “balzana idea” di creare in Friuli delle scuole solo in lingua friulana. Ossia di imitare la minoranza slovena. L’idea è stata sdegnosamente rispedita al mittente. Non vogliamo in Friuli scuole GHETTO e poi una lingua non è un “atto di fede” ma un valore un più, un qualcosa in più che apprendi e che ti fa più ricco.
    In Friuli vorremmo sperimentare una scuola plurilingue: lo chiede l’Europa ed è l’unica strada per un futuro senza Bosnia o Kossovo.
    E invece c’è chi ASSURDAMENTE vede in questo plurilinguismo, un pericolo Bosnia e una chiusura…
    E’ invece una grande apertura agli altri: REGALIAMO la nostra lingua e la nostra cultura a chi vuole conoscerci. Non è obbligato a farlo, è solo una opportunità in più per integrarsi con noi senza steccati..
    Non è casuale che siano proprio le famiglie degli extra-comunitari le prime a richiedere lo studio della lingua friulana per i loro figli…
    Non è casuale che i corsi di lingua friulana per extra-comunitari adulti facciano sempre il pieno…

    Secondo me, il futuro di Trieste non può che passare per la cancellazione delle “scuole ghetto di sola lingua slovena” e l’istituzione di scuole plurilingui con l’insegnamento ANCHE dello sloveno…

    Questo è il futuro che in Friuli stiamo cercando di costruire…
    tra mille difficoltà e assurde accuse di steccati etnici.

  24. AccadueO, è chiaro che in qualsiasi processo del genere ci vuole la reciprocità. Quindi se lo sloveno venisse studiato nelle scuole italiane, ovviamente l’opposto dovrebbe essere la norma.
    Per fare questo ci vorrebbero accordi bilaterali, che nessuno però sembra nemmeno intenzionato a far partire.

    Concordo in questo caso con Marisa. I ghetti non servono a nulla, e la paura dell’altro non ha ormai più senso, se mai ne ha avuto.
    Per quanto riguarda il discorso “lingue più importanti”, inutile dire che uno che ha un’infarinatura di sloveno può imparare lingue come il russo ben più facilmente.

  25. Luciano

    Fare, come alcuni hanno fatto, fantomatiche graduatorie di utilità tra le diverse lingue è piuttosto discutibile… E lo dice uno che è laureato in lingue. Ogni lingua è utile perchè dà una sua specifica visione del mondo ed esprime concetti che le altre non possono esprimere…. che poi alcune lingue abbiano numeri di parlanti più elevati, quello è il risultato di processi che non hanno niente a che fare con un fantomatico valore delle lingue in sè: ad esempio l’inglese (o sarebbe forse meglio parlare di più “inglesi”), che non è che sia più o meno facile o difficile di altre lingue, è oggi ritenuto indispensabile solo a seguito del grosso grado di espansione politica e commerciale registrato dal popolo che lo parla nei secoli passati.
    Per quanto poi riguarda i cartelli divelti o non esposti, questi non avvengono solo in Croazia o Slovenia; posso ad esempio segnalare il caso mediatico causato da Haider quando ha deciso di farsi fotografare mentre toglieva, a spalla, un cartello bilingue tedesco-sloveno in Carinzia.
    E circola voce che pure qui in Italia, in alcuni comuni del Friuli Venezia Giulia (non si riportano luoghi perchè sono indiscrezioni inufficiali), sia in stallo l’esposizione di alcuni pezzi di cartellonistica plurilingue….

    Quello dei censimenti è poi un discorso piuttosto controverso… Si può anche proporre di farli, ma dipende dalle modalità…. Nella vicina Austria, dove vengono effettuati ad es. per gli sloveni, si è arrivati a detta di molti a forse troppe etichettature… (ad esempio, si fa una distinzione tra chi si definisce madrelingua solo sloveno, oppure sloveno-tedesco, o windisch (sloveno locale)…

  26. AccadueO

    Non vedo perchè farsene un problema, a Trieste chi desidera ha mille modi per imparare lo sloveno, a pagamento come fanno gli sloveni per l’italiano. Non c’è alcun processo di ghettizzazione in corso. La situazione socioculturale del nordest è particolare e sappiamo da dove derivi, perciò colpevolizzare solo il versante italiano è scorrettissimo e denota una mancanza di informazione. Per quanto riguarda le etichettature delle lingue rispondo dicendo che esistono lingue più fruibili e lingue che lo sono meno (nessuno fa del razzismo ma è solo una considerazione logica), secondo alcune concezioni bisognerebbe imparare ogni più piccolo dialetto della crosta terrestre ma ciò è impensabile. Esistono lingue più importanti dello sloveno come il tedesco, lo spagnolo, il russo, il francese, il cantonese ecc… e se così non fosse non esisterebbero distinzioni fra lingue da lavoro e non, per portare un esempio. Fissarsi sullo sloveno è solo una questione ideologica. Esiste una stramaggioranza sul territorio che non mostra un interesse nei confronti dello sloveno, non è colpa di nessuno. Se manca la domanda non è colpa mia, per cui l’offerta non può che rimanere di nicchia. Vorrei solo far presente che prima di pensare ad insegnamenti più o meno obbligatori di sloveno, cosa assurda, bisognerebbe occuparsi degli italiani che sul nostro territorio non conoscono decentemente la nostra lingua nazionale (letteratura compresa), dei preti che sul territorio nazionale non vogliono dire messa in italiano e nemmeno battezzare i bambini con rito italiano. Queste sono cose che succedono in Italia nel 2008 e se permettete a chi le vive sulla propria pelle danno modo di riflettere. Ancora oggi in Slovenia esistono gli affitti “non per italiani”, per cui non mi raccontate le favolette. Ognuno ha ciò che si merita da ambo le parti, nel bene e nel male.

  27. AccadueO

    Nel 2008 la minoranza slovena ancora non mostra ALCUNA VOLONTà di farsi censire con nessun genere di modalità, questo accade in Italia solo con loro. Un motivo ci sarà, magari un motivo che prescinde da quanto l’Italia sia un paese fascista e poco ospitale

  28. Luciano

    Non viene messa in discussione la valenza di quanto scritto nell’ultimo contributo; vero è però che in generale, quando si prendono in esame delle problematiche, va mantenuta una visione d’insieme (garantisce l’obiettività dei giudizi).
    A me pare che alcuni che scrivono su questo blog vogliano fare pesare il vantaggio delle soluzioni da una sola parte; ciò che andrebbe invece auspicato, sarebbe accontentare tutti concedendo atutti il maggior numero di garanzie possibile. In ogni caso, alcuni discorsi fatti rispetto alle lingue di minoranza in generale li trovo poco pertinenti, in quanto le norme a tutela delle lingue di minoranza sono ideate in funzione della difesa degi interessi delle minoranze e sarebbe quindi una contraddizione in termini lasciare intendere che ledano quelli di ipotetiche maggioranze.

  29. MARISA

    “Esistono lingue più importanti dello sloveno come il tedesco, lo spagnolo, il russo, il francese, cantonese…”

    Ma la Slovenia non confina con la provincia di Udine (90% del confine) e con le piccole provincie di Gorizia e Trieste?

    A ME SEMBRA “OVVIO” CHE PRIMA DI IMPARARE RUSSO, FRANCESE, SPAGNOLO, ECC……sia, “senza forse”, il caso di imparare a scuola sloveno, carinziano e friulano…ma forse questo è difficilmente comprensibile da chi è ancora convinto della superiorità della “lingua di Dante”….e di quanto “brutti e cattivi” siano gli “s’ciavi”….o i “contadini” friulanofoni..

    Pensavo di essere in Europa e nell’anno di grazia 2008…..scusate, me ne ritorno in Friuli…..godetevi la “Vostra Trieste”, anno 1922!

  30. “A me pare che alcuni che scrivono su questo blog vogliano fare pesare il vantaggio delle soluzioni da una sola parte; ciò che andrebbe invece auspicato, sarebbe accontentare tutti concedendo a tutti il maggior numero di garanzie possibile.”

    Quoto, non c’è altro da dire.

  31. AccadueO

    Cara Marisa, fai bene, torna dalle tue parti e sputa in faccia a tutti i triestini, brava. Io tanto per chiarire non sono triestino, perciò immagino tu ti riferisca a dei tuoi riflessi condizionati o preconcetti che vivi, lasciatelo dire, scompostamente. Dopo però ti prego di informarti meglio, in generale e nello specifico, e di non mettere in bocca agli altri parole che non hanno detto. Nessuno ti impedisce di imparare lo sloveno, corri, non perdere tempo. Ipotizza inoltre che qualcuno diversamente da te preferisca spendere le proprie energie nello studio di lingue più richieste o più di tradizione. Saluti.
    In Italia i diritti delle minoranze sono rispettati, garantiti e non mi risulta che il Governo sloveno abbia mosso la minima lamentela a tal proposito (“chi non ha peccato scagli la prima pietra”). Esistono scuole slovene, corsi di apprendimento della lingua, librerie slovene, circoli culturali, programmi radiofonici e televisivi, testate giornalistiche, e nei comuni target da anni vengono emessi documenti di riconoscimento bilingue. Rammentiamo però che fino a qualche anno fa un italiano la casa in Slovenia non era previsto che potesse acquistarla (una legge che valeva ESCLUSIVAMENTE per gli italiani), che ancora oggi vengono date case in affitto “non per italiani”, oggi nel 2008, non nel 1922…

  32. AccadueO

    Arlon ti consiglio di fare una visitina a Opicina nella casa del popolo, c’è una bella immagine 40cmX40cm di Tito appesa . Ma non mi pare che sotto sia riportata la tua stessa frase 🙂

  33. enrico maria milic enrico maria milic

    accadueo,
    la casa del popolo di opicina non è rappresentativa di un bel niente, mi pare.
    o vuoi forse affermare che tutti gli sloveni cittadini d’italia sono dei filo-titini?
    o che chi vota il centrosinistra da queste parti è filo-titino?
    dai, te prego, ‘ndemo vanti.

    siamo l’unica zona di confine (mista linguisticamente) del mondo occidentale dove, a oltre 60 anni dalla fine della guerra, ci si scorda di insegnare a scuola le lingue dei vicini come quelle parlate dagli sloveni e dai croati.

    è una questione non solo estetica (farsi belli sapendo più lingue) ma anche di utilità visto che, pare, per fare affari in slovenia, serbia croazia è un bene sapere quelle lingue…

    e invece niente.

  34. AccadueO

    La gran parte lo sono, non è mica un mistero (: ma per me questo non rappresenta un problema, sono loro che vogliono vivere questa forma di disagio, poveretti. Chi vuole può seguire un corso di lingua slovena, sapessi che dramma! Poi sai, ognuno si fissa delle priorità nella vita, e magari a molti per innumerevoli motivi lo studio dello sloveno salta all’ultimo posto nella propria graduatoria, soprattutto ora che il mercato globale del lavoro impone la padronanza linguistica del tedesco, dell’inglese, dello spagnolo, del francese, dal cantonese, del giapponese, del russo e compagnia bella

  35. enrico maria milic enrico maria milic

    tu insomma ritieni che visto che c’è la globalizzazione faremo affari solo con la cina, la russia e non con i paesi dell’ex jugoslavia?

    go capì…

  36. AccadueO

    Dico che è questione di priorità

  37. Gianburrasca

    Senza lo sloveno non si va da nessuna parte, la lingua dell’86a economia mondiale è fondamentale

  38. Luciano

    In quanto a “fondamentalità”, si rinvia a quanto detto prima…. Gianburrasca, per fare un parallelo, credi che conoscere l’italiano sia così “fondamentale” per chi vive in altri paesi del mondo? Le opinioni cambiano a seconda della zona in cui ci spostiamo.
    In quanto ad utilità, le lingue sono tutte “utili” allo stesso nodo: negare questo, sarebbe come dire che dovremmo fare tutti a meno del sistema linfatico, perchè tanto possiamo vivere bene senza.
    Si tratta di creare una mentalità europea… l’Unione Europea di cui si parla tanto e di cui facciamo parte, prevede che si arrivi ad una pacifica convivenza di lingue e culture e non ad una nuova nazione monolite in cui si parli una lingua sola…. Prova ne è il forte impegno dell’Unione in favore delle lingue minoritarie.

    Parere meno obiettivo e derivante da esperienza più personale (di cui ho forse già parlato? boh, forse può servire in questa discussione): pur essendo cittadino italiano, io sono madrelingua friulano ed italiano e parte della mia famiglia proviene dalla comunità linguistica slovena (altra lingua che conosco); al fatto che io mi senta appartenente a tutte e tre queste comunità linguistiche, aggiungiamo pure che ho avuto modo di imparare per bene il tedesco con più mesi di soggiorno Erasmus nella vicina Austria e che ho una media conoscenza dell’inglese. Non conoscere solo l’inglese non mi fa certo pensare di avere perso il mio tempo, anzi ne sapessi di più di lingue! Il mondo si comincia a conoscerlo a partire da chi ti sta vicino. Non si può uscire di casa se non ci si sa orientare dentro!

    Risvolto economico della questione: sono stati tirati in ballo i concetti “domanda” ed “offerta”. Credete che i paesi vicini non abbiano un’economia? Non vedete i vantaggi che stanno negli scambi coi nostri paesi vicini? Bisogna andare a cercare lontano senza prima guardare vicino?

    La Chiesa: riguardo al rito non italiano. In base a quale legge statale c’è coincidenza tra lingua delle celebrazioni e lingua ufficiale? E se poi davvero Dio lassù c’è, di sicuro non vede tutti quei limiti e confini di vario tipo che molti vedono quaggiù e non ascolterà un parlante una lingua più volentieri di qualcun’altro.

    In generale, comunque si stanno già scaldando troppo i toni: nessuno è nato maestro e tutti abbiamo qualcosa da imparare e su cui riflettere quando leggiamo le opinioni degli altri: IL RISPETTO PRIMA DI TUTTO!

  39. Sergio Sozi

    Egregie Signore ed Egregi Signori fin ora intervenuti,

    innanzitutto ringrazio Loro per avere vivificato il dibattito sul mio articolo con sinceri e spesso utili interventi e precisazioni (al di la’ della piu’ o meno condivisibilita’ di questi o quelli da parte del sottoscritto); poi suggerisco a tutti che forse gioverebbe un mio ripetere, seppur perifrasato, in questo luogo, alcuni degli scopi fondamentali della convivenza in Italia, per come dichiarati nella Nostra Carta Costituzionale:
    tutti i cittadini sono uguali davanti alla Legge… l’Italia tutela le minoranze culturali e linguistiche presenti sul territorio nazionale… eccetera.
    Ora, mi si permetta: io sono un umbro nato a Roma e fervente patriota italiano. Infatti non mi interessa molto essere nato in tale citta’: lo dico solo per far capire chi io sia, da dove io venga. Mi sembra cosa giusta, ecco.
    Cio’ specificato, continuerei dicendo a chiare lettere che per me l’unita’ della Patria e’ indiscutibile e, qualora qualcuno la inficiasse, non esiterei a prendere in mano il fucile. Questo valore per me e’ inscindibile dalla mia persona, e’ come il mio nome e la mia ombra, e’ esattamente come le mie carni.
    Io sono un Italiano. Punto.
    Ma il presente discorso, ora, devra’ ovviamente svilupparsi su di un differente percorso – il quale sara’ quello che enuncero’ ”sic et simpliciter” e con animo calmo e placido, oltre che senza ambiguita’ ”politichesi” e tramite una lingua bastevolmente precisa e chiara:

    LA SITUAZIONE NELL’AREA GIULIANO VENETO-ISTRIANA NEL 2008

    Vediamola un po’, facendo qualche confronto:

    Il bilinguismo fa si’ che in Istria TUTTI gli studenti di Slovenia e Croazia studino nelle loro scuole nazionali almeno un paio d’ore a settimana la nostra lingua e inoltre (al di la’ di piccoli episodi di intolleranza), la nostra Minoranza e’ ben tutelata ovunque (naturalmente bisognera’ far di meglio, perche’ nel rispetto umano sempre poco vien fatto, in eterno, in saecula seculorum, direi).
    Ebbene: questo studio della lingua confinaria – che e’ anche, attenzione, la ”lingua d’ambiente” storica, nonche’ quella usata da molti Triestini – invece, innegabilmente, non avviene a Trieste e Provincia – dove ho lavorato cinque anni, insegnando in diverse scuole elementari della Repubblica.
    Nella Provincia di Trieste (ma molti Sloveni sono presenti anche nelle Province di Udine e Gorizia, dove sembra che costoro stiano appena meglio), nella Provincia di Trieste dicevo, il bilinguismo riguarda, infatti, SOLO l’intestazione delle Carte d’Identita’ (ma da pochi anni in qua’) e QUALCHE cartello stradale, QUALCHE manifesto (pochissimi), le scuole-ghetto slovene (pardon: dico cose vere!) ed i programmi radio-televisivi, oltre che alcune iniziative editoriali della carta stampata (un quotidiano e qualche casa editrice pochissimo diffusa fra gli Italiani).
    ”Orpo!” dira’ qualcuno ”e non basta cosi’?”. Beh… Questo sembra tanto ma non lo e’, a vedere come i nostri Connazionali vengono tutelati in Slovenia e Croazia. Vediamo e compariamo, su, amici:
    emissioni radio-tv (Tele Capodistria), insegnamento obbligatorio dell’italiano anche nelle scuole slovene, premi letterari bilingue (praticamente tutti), cartelli stradali e intitolazioni delle vie (la toponomastica viaria insomma) SEMPRE BILINGUE E DAPPERTUTTO, elezione di PARLAMENTARI TUTELATI PER LEGGE IN QUANTO IN QUOTA ALLA MINORANZA DEGLI ITALIANI DI SLOVENIA (lo sa bene l’on. ROBERTO BATTELLI, deputato Italiano – di Capodistria per l’esattezza – al Parlamento di Lubiana), Comunita’ Nazionali Italiane diffuse dappertutto in Istria, una forte casa editrice (la EDIT, con sede a Fiume) che stampa libri ed il quotidiano ”La Voce del Popolo” e, ad aggiungere cose da me viste e sentite in otto anni che vivo in Slovenia e che frequento anche la Croazia, una molto buona accettazione da parte delle popolazioni di lingua neoslava della nostra presenza in tali luoghi.
    Questi sono fatti, non chiacchiere ideologiche (figuriamoci: io sono culturalmente un ”iperconservatore”!). Allora forse… quale Stato tutela di piu’ la minoranza altrui?
    A voi la parola. Ma per favore evitate di irrigidirvi e di insultare chicchessia, che sarebbe cosa disonorevole per la vostra stima di voi stessi, credo.

    Cordialmente

    Sergio Sozi

  40. Sergio Sozi

    Dopo un anno ancora aspetto una risposta all’intervento soprastante. Povera gente che siamo. Di memoria corta. Ed eravamo la Patria di Dante Alighieri. Abbiamo, noi Italiani, creato l’Europa con le nostre mani – e con i nostri ingegni e sensibilita’ – ma adesso… televisone. Perniciosa. Non io. No, no… Niente rimbambimento televisivo, in me, credetemi. Io attendo, qui, al palo, come un cavallaccio moribondo. O meglio da vecchio italiano: attendente. Attendente e capace di sentire, scrivere e lottare per i diritti degli oppressi e per la Costituzione. Continuiamo a discutere, su: prima o poi capiremo che noi Italiani abbiamo la nostra identita’ forte e millenaria e non dobbiamo reagire aggressivamente con gli altri cittadini non italiani solo per affermarci. Io sono Italiano con la stessa convinzione che e’ propria di un altro cittadino. Non temo nessuno al mondo insomma: sono Italiano… e per questo motivo capisco i cittadini non italiani: la mia Patria e’ bella e sacra per me come l’altrui e’ bella e sacra per gli altri. Amche se la Patria fosse solo di un uomo. Consigliuccio finale e generale: il romanzo ”L’ultimo dei vostiachi” di Diego Marani (Bompiani). E io la vedo diversamente da Diego, pero’ e’ bello, qui, da consigliare. Infatti io sono per le Nazioni, ma rispettose. Impossibile vivere e crescere senza Nazioni ed impossibile anche vivere e crescere senza rispetto. Repubblica. Repubbliche. Patrie. Amorevoli patrie

    Salutoni

    Sergio Sozi

  41. Marisa

    La comunità italiana di cittadinanza slovena e croata (circa 25 mila persone!) ha di recente protestato a Roma, perchè il governo italiano ha diminuito del 32% i finanziamenti destinati alla comunità italiana d’Istria e Dalmazia. Sui giornali ho letto che dopo la riduzione del 32%, questa minoranza (italiana) riceverà comunque ben 9 milioni di euro dal Governo italiano. A cui, ovviamente, vanno aggiunti tutti i finanziamenti che ricevono dai governi sloveni e croati. Faccio solo presente che in applicazione della L. 482/99 – tutela delle minoranze linguistiche riconosciute dallo Stato italiano in attuazione dell’art. 6 della Costituzione italiana – per quasi TRE MILIONI DI CITTADINI ITALIANI di lingua non italiana, il Governo per il 2008 ha stanziato in TOTALE ben…..5 milioni di euro. Quindi ben quattro di meno di quanto riceveranno, dopo la riduzione del 32%, gli italiani d’Istria e Dalmazia (25.000 persone!). La comunità friulanofa, solo 600 mila persone! , riceverà dal governo italiano la strabiliante cifra di circa 800 mila euro! Altre 600 mila euro (sempre in totale!) sono state stanziate dalla regione Friuli – Venezia Giulia. Con questi due finanziamenti, ovviamente, si dovrebbero finanziare TUTTE le iniziative messe in atto per attuare una politica linguistica di tutela a favore della minoranza linguistica friulana.

    Ogni commento lo lascio ad altri. Mi limito a riferire fatti.

  42. Vorrei aggiungere, pur essendo stato parzialmente scritto anche da altri, che sarebbe certamente auspicabile se a Trieste e Gorizia, magari anche a Udine, ci fosse la possibilità di imparare lo sloveno a scuola, ma, beninteso, la possibilità, non l’obbligo!
    Non penso neppure a fare classifiche sulla dignità di una lingua o di un’altra, sono tutte egualmente belle e degne, ma dobbiamo anche capire chi preferisce dedicare le sue energie ad apprendere una lingua parlata da più persone. Lo sloveno è parlato da 2 Mio, il croato da 5,5 (aggiungiamoci il serbo ed il bosniaco, che sono similissimi, arriviamo a 20 Mio). La Croazia è a 50 Km da TS, Fiume/Rijeka è più vicina, come chilometri, di Ljubljana, all’epoca della Jugoslavia in Slovenia conoscevano quasi tutti il serbo-croato, ancora oggi, v.sondaggio SWG/Valicon, oltre il 70% degli sloveni parla anche croato. Allora non sarebbe più utile, in termini utilitaristici, imparare croato da entrambe le parti del confine?
    Oggi siamo in un mondo governato dall’economia, in modo spicciolo dalla ricerca di un posto di lavoro stabile. Quindi sarebbe uno sprovveduto chi non imparasse inglese (già ci sono troppi “sprovveduti” in giro, da far vergognare nei confronti internazionali). Ora, ben venga una seconda lingua, come in Francia e in Austria, ma che sia seconda all’inglese. Poi, a mio modesto avviso, uno a Trieste dovrebbe essere libero di scegliere tra sloveno,croato, tedesco e francese. In Friuli magari potrebbe decadere il francese a favore del friulano. Ma, per favore, su base volontaria! Nel senso che l’inglese, imparato in modo decente, dovrebbe essere obbligatorio per tutti, e l’obbligo della seconda lingua dovrebbe essere unito alla libertà di scegliere tra quelle proposte.

  43. Marisa

    Julius, il problema dell’apprendimento della lingua inglese, in Italia è solo ed esclusivamente un problema di didattica e nulla di più. E’ la didattica che non funziona! Se pensi che questa lingua viene insegnata per tre ore alle medie e per almeno due o tre alle superiori…più le scuole elementari dove c’è già questo insegnamento. Prova a sommare il numero di anni e il numero di ore dedicato alla lingua inglese nella scuola italiana. E tira tu le somme!

    Prova poi a pensare al “casino” che hanno fatto gli italianissimi per UNA ORA (dicesi una misera ora alla settimana!) di alfabetizzazione in lingua friulana – neppure obbligatoria – nelle scuole del territorio furlanofono, ossia solo ed esclusivamente in Friuli. Se permetti prima cerchiamo di rispettare l’art. 6 della Costituzione italiana, e poi aggiungiamo tutte le lingue che vuoi.

  44. @Marisa.

    Se ho ben capito, tu vorresti che, per esempio, a Udine la prima lingua fosse il friulano e poi un ampio ventaglio di scelte.
    Quindi sarebbe pensabile che uno scelga friulano e sloveno.
    Quanti posti di lavoro può offrire la Filologiche Furlane?

  45. Marisa

    Julius, una persona può essere plurilingue. E’ così difficile da comprendere? Non è questione di prima, seconda o terza lingua. Il plurilinguismo parte con l’apprendimento contemporaneo della lingua materna (il friulano per la comunità friulana) e della lingua statale. A questo punto il cervello del bambino si è strutturato per poter apprendere qualsiasi altra lingua con molta facilità. Certo, una volta diventati bilingui, da noi dovrebbe essere data la precedenza all’apprendimento del tedesco e dello sloveno. E questo per il banalissimo motivo che sono le lingue parlate dalle popolazioni che vivono più vicino a noi. Poi c’è questa mitizzazione della lingua inglese. Una mitizzazione veramente provinciale. Certo che l’inglese lo si deve conoscere. Ma quante occasioni hanno un triestino o un friulano di parlare in questa lingua? E poi non puoi sempre, come fai tu, ragionare solo in termini di posti di lavoro.
    Scrivi: “Quanti posti di lavoro può offrire la Filologica?”.
    Se permetti la lingua friulana è da mille anni la lingua dei friulani. E’ la lingua del posto e per questo va imparata e insegnata. Se in Italia le lingue straniere non si imparano, o si imparano molto male, è perchè si è imposto il monolinguismo (italiano) e il cervello del monolingue non è adatto all’apprendimento di altre lingue. O meglio le impari ma non con la facilità di chi è bilingue prima dei sei anni. Il bilingue ha il cervello strutturato in maniera molto diversa dal monolingue. Essere bilingue non significa conoscere due lingue, significa essere cresciuto parlando due lingue.

  46. “Poi c’è questa mitizzazione della lingua inglese. Una mitizzazione veramente provinciale. Certo che l’inglese lo si deve conoscere. Ma quante occasioni hanno un triestino o un friulano di parlare in questa lingua?”

    Tante. Ma proprio tante, almeno per chi non voglia confondere il proprio campo d’azione con i suoi confini “culturali” (Friuli, Trieste, Kolonkovez o Euroregione che sia).
    Inutile farsi illusioni: l’inglese – volenti o nolenti – è ormai imprescindibile per confrontarsi con il resto del mondo.
    E confrontarsi con il resto del mondo è la chiave per crescere, anche mentalmente.

  47. @Marisa

    1. Essendo io stesso bilingue (italiano e tedesco) dalla nascita, comprendo benissimo che con un cervello così strutturato non sia difficile imparare poi altre lingue, io ne parlo e scrivo altre 3.
    Però non ti sembra che il bilinguismo dalla nascita non abbia bisogno di strutture scolastiche obbligatorie? Io a scuola ho studiato inglese, al tedesco ci pensava MIA MADRE.
    Se fossi cresciuto in Friuli invece che a Trieste, credo sarei diventato trilingue, perchè MIO PADRE mi avrebbe insegnato anche il friulano.

    2. Non mi sembra che l’inglese sia “mitizzato”. Io stesso, sia quando vivevo in Germania, sia quando vivevo in Italia, dovevo sbrigare almeno la metà del mio lavoro in inglese. Se non avessi parlato spagnolo, sarebbe stato l’80%. Aggiungi oggi i computer e magari arrivi a molto di più. Non sono certo io a difendere i merikani, ma ormai non ti puoi difendere. In Arabia non ha senso chiedersi se piace la birra analcoolica. Per andare sul terra-terra: se vai a Lubiana, come ti fai capire, se non sai sloveno? E se sai sloveno e vai a Colonia (a Monaco sanno italiano), come cavolo fai?

    3. Sull’imposizione del monolinguismo in Italia avrei moltissimo da dire. Riassumo: la maggioranza degli italiani non è veramente monolingue, dato che i dialetti e le lingue locali sono ancora molto diffuse. Prendi Trieste o Venezia o Catania: quanti monolingue troverai (ovviamente se consideri “lingue” il veneto, il triestino ed il sicilano)? Piuttosto i problemi con le lingue che hanno gli italiani credo siano dovuti alla chiusura mentale imposta dall’ “Unità d’ Italia”, intensificata da Mussolini ed ancora tanto amata da tutti gli “italianissimi”, spesso per scarsa rielaborazione delle memorie storiche, per la pigrizia di apprendere o per il semplice fatto che l’Italia è lunga e stretta e la maggior parte del paese deve prendere l’aereo per andare all’estero. Poi un ruolo lo hanno anche avuto i film rigorosamente doppiati e l’attitudine di educatori e mass media a non proporre mai testi o conferenze se non in o con traduzione italiana. Una situazione simile esiste in Spagna (anche isolata geograficamente!), Gran Bretagna (non hanno bisogno di altre lingue) e, meno, in Francia (“Grandeur et Drapeau”).

  48. Marisa

    Arlon, prendo atto che tu quanto vai al bar ordini il caffè in lingua inglese. Io, no. Io l’ordino in italiano o in friulano.
    Trent’anni fa la lingua commerciale era la lingua francese, ora va per la maggiore la lingua inglese. Domani? Chissà! Forse sarà lo spagnolo o il cinese.

    Julius, ti piaccia o no esistono i diritti linguistici dei popoli. E uno di questi è il popolo friulano. L’art. 6 della Costituzione italiana riconosce un diritto collettivo, non un diritto individuale. E una lingua è tale solo se ha un uso normale. E una lingua normale viene insegnata a scuola, viene utilizzata dalla pubblica amministrazione. Ma non è il caso di riprendere questo discorso. Il Post riguarda lo sloveno.

  49. Art. 6

    La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

    E’ uno di quei casi in cui non posso dare torto alla definizione “sovietica” di Berlusconi. Questo significa tutto e niente, può giustificare sia la lingua minoritaria veicolare che la stella di Davide gialla.

    Tornando giustamente allo sloveno, personalmente credo che si dovrebbe offrirlo in tutte le scuole come optional per la seconda lingua. Lo stesso per tutte le 3 lingue minoritarie tutelate dallo Statuto del FVG e per il croato. Ne ho spiegato il motivo più sopra.

  50. Marisa

    JULIUS, se nell’art. 6 della Costituzione italiana più correttamente fosse stato scritto “minoranze etniche”…..non avremmo avuto nel 1947, nella Costituzione italiana, alcun art.6. Più che “sovietica” in questo caso parlerei di una Costituzione italiana ancora vetero-fascista. Se ancor oggi, 2009, i diritti liguistici delle popolazioni che per storia, cultura e lingua sono riconosciute dallo Stato italiano ai sensi dall’art. 6 della Costituzione, vengono contestati con argomentazioni già ascoltate durante il ventennio……figurarsi nel 1946, quando la sensibilità era ancora minore!

    Comunque sono d’accordo con te che non si può continuare a non insegnare sloveno e tedesco nelle scuole della Regione.

  51. @Marisa

    Il punto, secondo me, non è tanto se le minoranze siano etniche o linguistiche, ma le “apposite norme”. Con frasi di questo genere, che non si trovano nella Costituzione tedesca (la unica che conosco, oltre all’italiana), in pratica la Costituzione abdica alla sua giusta pretesa di essere la legge fondamentale dello Stato. Prendi la legge sui passaporti, scritta su tutti i passaporti italiani: “ogni cittadino è libero si uscire dal territorio della Repubblica, FATTI SALVI GLI OBBLIGHI DI LEGGE”. Con questi, e lì siamo veramente in area sia sovietica che fascista, una legge che subordinasse il diritto a lasciare l’italia al possesso della tessera del PNF sarebbe perfettamente costituzionale! Abbiamo visto quale immenso danno è derivato alla sultura italiana nel periodo in cui una malcelata dittatura aveva introdotto le criminali “disposizioni valutarie”. Se uno voleva andare in iìun altro Stato per turismo od arricchimento culturale, doveva scontrarsi con le angherie di una burocrazia borbonica xenofoba, che considerava l’ andare all’ estero come tradimento del “sacro suolo”. Poi, se uno aveva un import-export, poteva esportare tutti i capitali, miliardi di vecchie lire, che voleva, grazie alla mancanza di controlli sulla sovrafatturazione.
    Alla fine dei conti la verità è che lo sctato taliano non vuole le minoranze etnico/linguistiche, non vuole i contatti con “l’estero”, non vuole un’ Euroregione in cui i propri picciotti possano dover rendere conto del proprio operato a gente appartenente a cosche sconosciute.
    Non è il nostro microcampanilismo ad inquietarmi, io rispetto, anche con una grande dose di simpatia, il tuo impegno intelligente e democratico per la salvaguardia della lingua friulana, sono certo che tu rispetterai il mio impegno per la salvaguardia di ciò che è restato della nostra minoranza germanofona, ma a rroma, in Via Bellerio, ad Arcore, in Via delle Botteghe Oscure, gli orologi vanno altrimenti. Siamo entrambi, assieme agli Sloveni, vittime di un sistema che ancora non ha fatto la necessaria rielaborazione del fassismo. Guardati sul sito di Südtiroler Freiheit la fotografia di quella piazza della vittoria a Bozen, deturpata da un arco con almeno 4 fasci littori, che l’itaglia non ha accondisceso a chiamare “Piazza della Pace – Friedensplatz”…
    Dai, Marisa, non faccismo come i capponi di Renzo: tra persone intelligenti ed appartenenti a minoranze etno-linguistiche anche simili dovremmo dimostrare la nostra unità di intenti. Come dicono nel Baden-Württemberg: “Mir sin ons spinnefeind, awwei im Auschland halten wi z’sammen!” (Siamo molto nemici, ma all’estero stiamo assieme)

    Mandi, frute!

  52. Per ma, che sono profugo da sessantanni e lontano dai confini con la Slovenia,è un pò difficile parlare la loro lingua; qualche parole però l’ho imparata: ne razume, talianski, ma più che le parole non posso scordare la loro entrata a Capodistria con la bandiera jugoslava con la stella rossa; credo che anche ad Enrico M. Milic’ non sarebbepiaciuta quella bandiera, e sicuramente non poteva dirigere un giornale; se poi protestava si trovava subito a Lubiana davanti a un giudice e poi non so cosa sarebbe successo: a Goli Otok e altri luoghi simili c’era posto per tutti. Vasco Vascon ne Vacon!

  53. Marisa

    Vasco Vascon, pensa cosa devono aver pensato gli sloveni e i croati quando nel 1941 l’esercito italiano ha invaso territori totalmente mai stati italiani, ma da sempre solo sloveni e croati. Pensa cosa devono aver pensato gli abitanti di Lubiana quando si sono ritrovati con la loro città circondata da un lungo filo spinato e rinchiusi in una città trasformata in un campo di concentramento…..

    Il rancore è una gran brutta bestia…..

  54. enrico maria milic enrico maria milic

    vascon,
    confondi gli sloveni e la lingua slovena con i responsabili delle tragedie dei nostri territori.

  55. periferie d’Europa, unimose…(altrimenti i Poteri Centrali ne freghera’ sempre)

    sul fatto de esser poliglotti, posso solo dirve che quando ricevo dei boni curriculum dele universita dela region son proprio fiera.

    vedo che se ai miei tempi se se laureava con 3 le lingue parlade ben (oltre al talian), adesso vedo muli e mule che i zonta anche l’hindi intermediate al german, o che oltre al sloven i sa’ el portoghese.

    ve posso solo dir che cv de brillanti laureati delle universita’ private che vien de milan e de roma xe’ ssai indrio in confronto a quei dela mularia nostra de alpeadria. roba imbarazante…co’ i verzi bocca xe’ de rodolarse.

    gavemo impara’ a far de necessita’ (periferica) virtu’ (anche linguistica). la direzion xe’ quella giusta…

    ma ga’ anche ragion marisa. co’ iero picia sentivo parlar veneto triestin e furlan a casa. xe’ logico che se co’ te son picio te parli i dialeti, xe’ un zogheto imparar le lingue. mantenimo vivi i dialeti…forse anche internet pol iutar un pochetin.

    mandi a ducc’ e buinisere

  56. Luigi

    Colgo l’occasione per rispondere al sig. Sozi.

    Premetto che sono d’accordissimo con la proposta dell’istituzione di corsi di sloveno nelle scuole italiane, anche se a mio parere si può parlare solo di corsi volontari.

    Vorrei però chiedere al sig. Sozi di evitare di raccontare una realtà che non c’è, quando descrive il livello di tutela della minoranza italiana in Slovenia e Croazia.

    In primo luogo, un conto è parlare dei livelli di tutela scritti sulla carta, ma ben altro è andare a verificare sul campo che cosa succede.

    Questo perché nelle zone d’insediamento della minoranza italiana autoctona in Slovenia e Croazia è successo di tutto e di più, anche negli “splendidi anni” in cui – a parole – la minoranza stessa era tutelata.

    Ne ricordo alcuni:

    1. La soppressione di decine di classi frequentate da centinaia di scolari/studenti fra gli anni ’50 e gli anni ’60, in osservanza di una serie di decreti che dovevano servire a “recuperare l’etnicità originaria” dei discenti. In pratica, una commissione stabilì che tu qualche generazione fa eri croato e quindi da domani dovevi frequentare una classe croata e non italiana. Fu così che sparirono le scuole italiane di Albona, di Zara, di Lussino ecc.ecc.ecc.

    2. Il controllo ferreo della dirigenza della minoranza, che portò per esempio alla defenestrazione del capo carismatico Antonio Borme negli anni ’70. Aveva “osato” chiedere maggiore autonomia per la minoranza.

    3. Laddove esiste la più importante minoranza italiana in termini numerici – e cioè a Fiume – non esiste nessun bilinguismo di nessun tipo, anzi: nel corso degli eventi per la questione di Trieste vennero organizzate delle “bande” di giovanotti che distrussero tutte le insegne, tutta la cartellonistica, tutti i segni esteriori di qualsiasi tipo che richiamassero la lingua italiana. Non uno di questi è tornato al suo posto.

    Adesso analizzo la seguente sua frase, che riporta quella che sarebbe la situazione in Slo/Cro:

    “emissioni radio-tv (Tele Capodistria), insegnamento obbligatorio dell’italiano anche nelle scuole slovene, premi letterari bilingue (praticamente tutti), cartelli stradali e intitolazioni delle vie (la toponomastica viaria insomma) SEMPRE BILINGUE E DAPPERTUTTO, elezione di PARLAMENTARI TUTELATI PER LEGGE IN QUANTO IN QUOTA ALLA MINORANZA DEGLI ITALIANI DI SLOVENIA (lo sa bene l’on. ROBERTO BATTELLI, deputato Italiano – di Capodistria per l’esattezza – al Parlamento di Lubiana), Comunita’ Nazionali Italiane diffuse dappertutto in Istria, una forte casa editrice (la EDIT, con sede a Fiume) che stampa libri ed il quotidiano ”La Voce del Popolo” e, ad aggiungere cose da me viste e sentite in otto anni che vivo in Slovenia e che frequento anche la Croazia, una molto buona accettazione da parte delle popolazioni di lingua neoslava della nostra presenza in tali luoghi”

    a. E’ vero che esistono le emissioni radio-tv di Radio-Tele Capodistria, ma ha mai provato a sintonizzarsi al di là del Monte Maggiore? Mutismo totale.
    b. Premi letterari bilingui in Croazia? Me ne citi UNO, che non sia organizzato dalla CNI.
    c. Toponomastica viaria? Ma quale Istria conosce, visto che nemmeno la cartellonistica della Y istriana è bilingue (in violazione della legge), e da anni la CNI lotta per il semplice rispetto di quello che starebbe scritto sulla carta! Venendo alla Slovenia, il bilinguismo visivo non c’è nemmeno in tutto il comune di Capodistria, ma solo in quelle località nelle quali si stabilì a suo tempo esserci una componente autoctona italiana (pur essendoci italiani anche in altre zone, escluse però dal bilinguismo), e quindi in una serie di frazioni del comune, ma non – e mi ripeto – in tutto il territorio comunale!
    d. Elezione dei parlamentari. Forse non sa che le leggi elettorali in Slovenia e Croazia sono differenti, perché mentre nella prima è permesso il doppio voto per le minoranze (puoi votare una volta per il deputato della tua minoranza, un’altra per il partito che vuoi fari vincere), nella seconda questo è escluso. Il motivo è semplicissimo: i croati vogliono assolutamente evitare che i serbi votino due volte. E’ da dieci anni che Furio Radin batte su questo chiodo, senza alcun risultato.
    e. Le CNI sono diffuse per un motivo specifico e assolutamente lapalissiano: gli italiani – nonostante il devastante esodo – esistono tuttora in varie parti del territorio istriano. Adesso provi a domandarsi se le leggi di tutela valgono su tutto il territorio di insediamento delle CNI, allo stesso modo per tutti. La risposta è NO. Anche il discorso dell’insegnamento dell’italiano come lingua d’ambiente, non vale per tutta l’Istria. Provi a vedere se e come si insegna l’italiano nel pisinese (a Fiume, va da sé, non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello di insegnare l’italiano nelle scuole).
    f. Riguardo alla “molto buona accettazione” degli italiani, ha mai provato a parlare di ciò con qualche presidente di CNI? Invece di parlare per sensazioni, si faccia un bel giretto qua e là, entri nelle sedi delle CNI, si faccia qualche amico, inviti a pranzo qualcuno di questi signori, entri nelle loro case. Vedrà che al di fuori delle situazioni ufficiali si lasceranno andare a racconti che infrangeranno completamente e definitivamente la sua descrizione così “glamour”.

    Saluti.
    Luigi

  57. Marisa

    PER LUIGI

    La settimana scorsa si è svolta a Udine una conferenza internazionale cha aveva come tema “minoranze linguistiche e sport”. Ossia come lo sport può aiutare la diffusione e la tutela delle lingue minorizzate. C’era, ovviamente, anche un rappresentante della minoranza linguistica italiana che vive in Slovenia. Il quadro che ha fatto del livello di tutela della sua comunità di Capodistria (in Slovenia vivono 3.000 persone di lingua italiana, quasi tutte a Capodistria) era più che buono (oserei dire ottimo!) se paragonato con la situazione di altre minoranze. Immagino tu lo sappia che le comunità italiane che vivono in Slovenia e Croazia si erano recentemente lamentate perchè l’Italia aveva ridotto loro i finanziamenti. Erano stati ridotti a soli 9 milioni di euro. Prima superavano i 10 milioni. Le proteste pare siano state accolte e il finanziamento alzato. Mi risulta inoltre che il governo croato ha appena finanziato la comunità italiana che vi vive in Croazia (circa 30.000 persone) con un milione e duecentomila euro.

    Solo a titolo informativo, per le 12 minoranze etniche riconosciute in Italia con la L.482/99 (3 milioni di cittadini italiani di lingua non italiana), il governo italiano ha stanziato per il 2008 la strabiliante cifra di……4 milioni di euro. Che per il 2009 diminuirà per poi diventare nel 2010 circa 2 milioni di euro.
    Sono appena stati distribuiti i finanziamenti per il 2008: la comunità furlanofona (solo 600.000 persone!) ha ricevuto ben….800 mila euro. Se non ricordo male, ogni friulano riceverà 0,75 euro a testa! A cui si aggiungono i scarsissimi finanziamenti reginali. In tutto mi pare che abbiamo a disposizione un milione e 400 mila euro. E con questo dobbiamo fare tutto: dall’insegnamento a scuola, alla pubblicazione dei libri di didattica,ecc. E non parliamo poi della mancata applicazione della L.482/99: ad esempio negli importanti articoli che prevedono l’uso veicolare a scuola della lingua della minoranza, dell’obbligo di trasmissioni radio-televisive nella lingua della minoranza.

    E già che ci sei, vatti a leggere nel quotidiano il Piccolo di Trieste o nella “Voce Giuliana” (stampa della associazione “Unione Istriani” di Trieste), gli articoli e gli editoriali di commento alla misera legge regionale 29/2007 (legge di recepimento in regione della legge di tutela statale 482/99). Non credo che in Slovenia o in Croazia, la stampa si permetta un simile accanimento contro la lingua della minoranza….

    Certo che si può fare meglio e di più, ma la Slovenia e la Croazia, ti piaccia o no, sono anni luce davanti all’Italia nella tutela della loro minoranze interne. L’Italia? E’ buona ultima davanti alla Grecia. Persino la Francia fa meglio dell’Italia! Lo sai quante note di riprovazione l’Italia ha già ricevuto dalla Unione Europea perchè la tutela delle sue minoranze interne è a livelli indegni di un paese civile? Se vuoi te le posso linkare!

  58. Luigi

    Cara Marisa,
    riguardo al fatto che la minoranza italiana in Slo/Cro se la passi bene, scusami per la crudezza ma credo che tu non conosca nulla di nulla della realtà effettiva.

    Basti un solo fatto: la CNI ha lottato e lotta per la sua stessa sopravvivenza, visto che il numero degli italiani è stato in Jugoslavia in perenne diminuzione, con le stesse identiche leggi (o quasi) di adesso! L’unico censimento in cui il numero dei dichiaranti italiano o degli italianofoni crebbe fu il censimento del 1991, ma dieci anni dopo i numeri sono tornati drammaticamente a scendere.

    Nei documenti ufficiali della minorazna (penso per esempio al rapporto generale a cura di Radin, dal titolo “La comunità rimasta”) si scrive nero su bianco che la CNI ha dovuto “confrontarsi con una realtà revanscista che minacciava di sopprimerla”. Questo non lo scrive un marziano, ma il deputato italiano al Sabor.

    Tu non conosci nemmeno quali lotte dovette condurre la CNI solamente per poter RICEVERE i soldi dall’UPT, quando i contatti con la “Nazione Madre” erano considerati “revanscismo”.

    Tu non hai idea del fatto che nell’anno del signore 2008 (2008!!!) il deputato della CNI Furio Radin ha semplicemente partecipato ad un incontro SILENZIOSO (nessun discorso, nulla di nulla…) nel corso del quale è stata lanciata una corona di fiori a ricordo della strage di Vergarolla, e che si è scatenata una campagna di stampa contro di lui, rivangando parole come “fascismo” e “irredentismo”.

    La tua conoscenza della realtà locale è talmente vaga che non hai nemmeno l’idea – per esempio – che ad Isola vi sono ben DUE CI. Domandati perché, e vai a parlare con i nostri connazionali per farti spiegare chi sono quelli della “Besenghi” e chi invece sono quelli della “Dante”.

    Non hai l’idea nemmeno del fatto che è da DIECI ANNI che a Zara si cerca di aprire un asilo in lingua italiana, e che da DIECI ANNI le autorità locali cercano qualsiasi pretesto per evitarlo (recentissimamente forse si è però aperto uno spiraglio).

    Parli di quanti soldi riceve la CNI, rispetto allo splendore della Slovenia e Croazia: non sai nemmeno che la CNI vive economicamente solo perché oltre il 90% dei contributi arriva dalla Repubblica Italiana, e che addirittura negli anni ’90 la Croazia di Tudjman ha cercato di far fuori l’EDIT con una squallida storia di tasse sulle rotative.

    E i soldi per la minoranza slovena in Italia da chi arrivano, se non sempre dalla Repubblica Italiana? Anche lì: oltre il 90% dei contributi! Leggiti i bilanci dell’Unione Italiana, e controlla con dati reali quanto sono munifici Slovenia e Croazia, rispetto all’Italia, nei confronti della minoranza “tutelatissima”.

    Tu mi fai notare che l’Italia ha ricevuto una marea di note di riprovazione dall’UE. Ebbene sì: voglio sapere esattamente da te quante sono queste note di riprovazione, quando e perché sono state elevate e che differenza c’è rispetto ai rapporti sulle minoranze che l’UE ha fatto – per esempio – per la Croazia nel corso del suo percorso di adesione all’Unione. Vedrai che risate che ci faremo…

    La Slovenia e la Croazia sono avanti anni luce nella tutela delle minoranze? Ma dove vivi: sulla luna? Ma se tredici anni anni fa la Croazia ha cacciato via a cannonate la minoranza serba dalla Krajina, ammazzandone qualche centinaio! Le minoranze in Croazia sono così ben tutelate che i serbi in Croazia sono passati in dieci anni dal 12% al 4% della popolazione! Va’ semplicemente ai laghi di Plitvice, e fatti raccontare come sono benvoluti i serbi: troverai ancora le chiese bruciate, le case sforacchiate e perfino gente che ti racconta che quella chiesa (che tu sai essere ortodossa) è stata distrutta dai serbi stessi.

    Vogliamo parlare invece della Slovenia, con tutta la vergogna dei “cancellati”, che tu evidentemente non hai la minima idea di che cosa siano?

    Ma per capire che la tua idea sulla minoranza italiana in quelle terre sia estremamente vaga basta leggere il tuo incipit, dove dici che i circa 3.000 nostri connazionali stanno quasi tutti a Capodistria! Per cortesia, vatti a vedere i risultati dei censimenti e per lo meno controlla con dati concreti dove vivono in realtà questi nostri connazionali!

    Poi ne riperleremo, ma per favore solo con dati CONCRETI E VERIFICABILI in mano.

    Luigi

  59. Luigi

    Nella foga ho dimenticato di aggiungere una cosa: a differenza della Slovenia e della Croazia, l’Italia versa dei contributi alle minoranze linguistiche non solo attraverso lo Stato (la “famosa” legge di cui parli), ma anche attraverso le regioni. La Slovenia non ha le regioni, mentre in Croazia la Regione Istriana versa una pipa di tabacco alla CNI (salvo rari contributi eccezionali una tantum), la Regione Litoraneo-Montana (dove sta Fiume e tutto l’Abbaziano) nemmeno quella.

    Ebbene: per fare solo un esempio, nel 2008 la Regione Veneto ha stanziato la somma di 800.000 Euro per le minoranze locali (ladini, cimbri, tedeschi e friulani), stimate in tutto in 43.270 persone. Molte regioni hanno un proprio fondo per le minoranze, per cui non credi sarebbe giusto sommare anche questi soldini al totale speso dal meschinissimo e vergognosissimo stato italiano per le sue vituperate minoranze?

    Credo che citare TUTTI I DATI a disposizione sia meglio che far riferimento ad UNO SOLO, per di più parziale.

    Luigi

  60. Macchinista

    Mah, solito bla bla bla bla

    Se come dice Luigi e altri prima di lui, l’Italia è un grande paese, allora dovrebbe dare l’esempio e non aspettare che paesi “barbari” facciano il primo passo.

    Poi le cifre. Luigi parla di Veneto, ma non siamo in Veneto e anche se lo fossimo 800.000 dalla regione + 800.000 dallo stato sono 1.600.000 per TUTTE le minoranze. 1.600.000 non sono 9.000.000 o la matematica è diventata un opinione? Comunque, con tutti quei soldi la minoranza italiana in Slovenia e Croazia che ci fa? Chi li mangia? Il suo amico Radin?

    Torniamo in “topic”. Personalmente penso che l’insegnamento dello sloveno non deva essere obbligatorio. Ognuno deve poter scegliere se imparare una qualsiasi lingua, quella che vuole, o se restare un bifolco ignorante. Putroppo sembra che a Trieste essere ignoranti sia il massimo.

  61. pit

    Gentile Marisa, inserisca anche questo tra i suoi link
    http://www.amnesty.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/923#7227b7
    tanto per capire che anche il placido Danilo qualche macchiolina ce l’ha sulla tovaglia di casa

  62. Marisa

    LUIGI, senza finanziamenti è impossibile finanziare una seria politica linguistica di tutela. E voi, italiani di Slovenia e Croazia, avete tanti, tantissimi finanziamenti. Meglio per voi e magari ve ne dessero ancora di più. Rimane il dato oggettivo che in Italia le 12 minoranze etnico/linguistiche riconosciute dallo Stato italiano, oggi si stanno dividendo 4 milioni di euro. Che nel 2010 diventeranno 2 milioni di euro. Ossia, di fatto, è IMPOSSIBILE in Italia, una qualsiasi politica linguistica a favore delle minoranze che vivono, purtroppo, in Italia. Per quanto riguarda i finanziamenti regionali……sono una miseria!

    E l’Unione Europa, ogni volta che viene in Italia a controllare lo stato della tutela delle minoranze etniche/linguistiche interne, poi invia PEPATISSIME note di rimprovero!

    Magari noi friulani avessimo la metà della tutela che voi italiani avete in Slovenia e Croazia! Magari avessimo, in proporzione, i finanziamenti che avete voi! Se in 35.000 avete più di 10 milioni di euro, noi friulani che siamo 600.000, quanti milioni di euro dovremmo avere in proporzione?

  63. Luigi

    Io non ho mai detto che l’Italia è un grande paese, ma ho citato dei fatti ben precisi, tutti quanti noti.

    Siccome poi la matematica non è un opinione, 800.000 Euro dalla regione Veneto si sommano a 4.000.000 di Euro dello stato (Macchinista, guarda le cifre REALI previste dalla legge: anche questo è un fatto!) e quindi sommando la Regione Veneto e la Repubblica Italiana si arriva a 4,8 milioni. Somma poi gli stanziamenti delle altre regioni e arrivi al totalone stanziato: mi sembrava chiaro che questa fosse l’operazione da farsi.

    Oltre a ciò, è notorio a tutti quelli che conoscono un MINIMO le questioni di “chi-paga-che-cosa” che sia la minoranza italiana in Slo/Cro che la minoranza slovena in Italia vengono storicamente finanziate dall’Italia, e non da Slo/Cro. “Storicamente” significa – tanto per fare un esempio – che la “Voce del Popolo” esce ogni giorno solo perché arrivano i soldi dalla pessimissima Italia, cari miei. E il CRS di Rovigno, chi lo paga? I lavori di restauro delle scuole e delle sedi? Le attività ludiche? Il concorso “Istria Nobilissima” (che alla prima edizione venne bollato come “vergognoso nazionalismo” dai perfettissimi jugoslavi di allora)?

    Chi è che ha pagato per anni in grande maggioranza il restauro delle chiese nel territorio di insediamento della CNI? Chi è che ha pagato il restauro dei monumenti storici della defunta Repubblica di Venezia in Dalmazia? Chi è che ha rimesso a posto il leone di San Marco della Porta Terraferma di Zara, sfigurato a martellate dai democratici giovani croati nel 1953?

    Venendo ad un’altra branca di argomenti, qua nessuno si ricorda che quando venne inaugurato il CRS di Rovigno la minoranza voleva affiggere una lapide bilingue sulla sede con la scritta “Restaurato col contributo della Repubblica Italiana” e per questo si scatenò una campagna di stampa contro i “revanscisti italiani”? Nessuno si ricorda che nel pieno del periodo del “Movimento” della fine degli anni ’80 venne arrestato e tenuto in galera per un anno uno dei pezzi grossi della CI con l’accusa di spionaggio, perché aveva fotografato i lavori del traforo del Monte Maggiore? Nessuno si ricorda che ai tempi di Tudjman venne imposto il “filtro etnico” per l’accesso alle scuole della minoranza? Nessuno sa che Franco Juri definì quello che accadeva in quegli anni come un tentativo di “etnocidio” della minoranza italiana? Nessuno ricorda che una stupidissima convenzione bancaria fra una controllata dell’Unicredit in Croazia e la CNI scatenò perfino un intervento furibondo del presidente Mesic (parlò di “razzismo finanziario”!) col risultato che la convenzione venne eliminata? E non sto parlando di mille anni fa, ma di tre anni fa!

    Tu chiedi: che ci fa con quei tutti soldi la minoranza? Ma di che parli se non sai nemmeno come vengono impiegati quei soldi? Hai mai visto la sede di una CI? Hai mai parlato con un dirigente della CNI?

    Ragazzi, io devo ripetermi anche qui: avete mai letto un bilancio dell’UI? Sono documenti pubblici, per cui fate un minimo di fatica e andate a guardarveli e POI parlate di FATTI.

    E allora chi è che fa il solito blablabla, qui dentro?

    Luigi

  64. Macchinista

    Per ora tu.

    Per me quei soldi sono troppi. Vorrei proprio sapere quanti di quelli che si dichiarano italiani in Istria lo sono veramente o lo sono per mangiarsi una fetta di quella torta. Classico esempio di finanziamento pubblico italiano, si danno i soldi e si fanno controllare le spese ai finanzianti, come far controllare il formaggio ai sorci.

  65. Macchinista

    Ops, intendevo “finanziati” e non “finanzianti”

  66. Marisa

    Luigi, scusa, ma mi pare tu debba imparare a far di conto.

    Intanto per cominciare sono ben tre milioni i cittadini italiani RICONOSCIUTI dallo STATO ITALIANO, di lingua non italiana. Ossia da una parte abbiamo tre milioni di cittadini italiani di lingua non italiana che si devono dividere SOLO 4 milioni di euro, e dall’altra 35.000 cittadini sloveni e croati di lingua italiana che si dividono ben più di 10 milioni di euro! Perchè a 4 milioni di euro ammonta il finanziamento TOTALE stanziato dall’Italia nel 2008 a favore delle sue minoranze interne. Finanziamento che si ridurrà alla cifra STRATOSFERICA di 2 milioni di euro nel 2010. E non ti preoccupare che le Regioni sono altrettanto TIRCHIE del Governo centrale.

    Mi va benissimo che riceviate alti finanziamenti. Magari ve ne dessero ancora di più! Nessuna guerra tra minoranze. Ma per cortesia abbiate un po’ di pudere nel lamentarvi! Ogni tanto date una occhiata a come l’Italia tratta le sue minoranze interne!

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