3 Maggio 2007

Borsa di Vienna: preda per le “locuste”?

La borsa di Vienna contiene un portafoglio azionario composto da imprese ad altà redditività e ad un prezzo ampiamente accessibile agli Hedge Funds. Per chi non avesse seguito la polemica divampata in Germania due anni fa su questo tema, è utile ricordare che, pochi giorni prima delle elezioni regionali in Nordrhein-Westfalen, tradizionale feudo “rosso”, l’ attuale vice-cancelliere Franz Müntefering (SPD) fece scalpore dichiarando guerra alle “locuste” (Heuschrecken), fondi finanziari ad alto rischio e senza interesse strategico in alcuna impresa, che acquistavano società a prezzi convenienti in borsa, le ristrutturavano licenziando personale in massa, per poi rivenderle dopo un anno a prezzi raddoppiati. Quella volta si credette che la frase ad effetto fosse di sapore elettoralistico, ma ora è fuori di dubbio che movimenti del genere incidano profondamente sui corsi azionari (“kurstreibende Uebernahmephantasie”, fantasie di fusione che alzano le quotazioni), non solo in Germania, ma almeno in tutta Europa.

Bene, l’ ottima capitalizzazione di azioni di imprese austriache e la loro passata attività di “locuste” nell’ Europa orientale (esempio: acquisto dell’ungherese Malev da parte dell’ AUA), fa sì che ora le stesse “locuste” austriache, che almeno erano imprese con un concreto interesse a medio-lungo termine nell’ attività produttiva, corrano seriamente il rischio di essere assorbite da anonime e sterili finanziarie americane. Il rischio per la stabilità dei posti di lavoro è notevole, come pure la preoccupazione degli ambienti economici austriaci per la formazione di periicolose bolle speculative nei titoli dell’ ATX più minacciati da tali OPA ostili.

L’AD del maggior gruppo energetico austriaco (Verbund), Haider (non lui, un suo omonimo, ma non suo parente), ha dichiarato nel suo ultimo giorno di lavoro (sì, in Austria i manager si ritirano a vita privata, non bloccano poltrone all’ infinito…) che la partecipazione dello Stato a Verbund, il 51%, è l’ unica ancora di salvezza per strappare l’ impresa ed i suoi dipendenti alle grinfie delle “locuste”. L’ esempio più eclatante, quello che Haider teme, è quello della spagnola Endesa, acquisito e spezzettato tra Enel, Acciona ed E.On. Almeno quelli erano concorrenti, non puri speculatori…

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