3 aprile 2007

Il ’56 di Vol?ic fra Stalin e Krusciov

Pochi saprebbero raccontare i difficili assestamenti del regime sovietico nel 1956. I suoi complicati esercizi d’equilibrio sul filo d’una democratizzazione di facciata, spacciata come de-stalinizzazione. L’ascesa di Nikita Krus?ev. Le crisi polacca e ungherese. L’incespicare di un totalitarismo che cerca di completare la sua muta, che stenta nonostante le trasformazioni formali a normalizzare la propria vita ancor oggi.

In quei giorni corrispondente da Mosca per la Rai era Demetrio Vol?ic. La sua voce riverberava nelle trasmissioni radio, ed oggi torna a farlo. Perché la sua nuova fatica, “1956 – Krus?ev contro Stalin”, è proprio la trasposizione di quelle sue cronache radiofoniche. Essa, pertanto, “si interessa principalmente al linguaggio: a come le parole, improvvisate nel racconto orale, debbano essere rese per iscritto”. Non si tratta semplicemente d’un mero resoconto, bensì di una vera esperienza di vita arricchita da aneddoti e curiosità, narrati da una delle personalità di spicco del panorama culturale goriziano.

Gli spunti offerti dalla presentazione, avvenuta al Consiglio Provinciale di Gorizia, trascendono gli anni cinquanta per divenire attuali: il rapporto complicato tra democrazie e totalitarismi, il presunto obbligo d’intervenire a tutela della società civile quando questa è vittima di abusi da parte dello stato, la nostra indifferenza e spesso il nostro cinismo. Vol?ic, interrogato su questo argomento, cerca di rispondere con diplomazia, glissa, ma non riesce comunque a celare una critica ai “calcoli” cui i Governi devono sottostare, ingoiando a cuor leggero i crimini ancora commessi da Cina e Russia. E ancora: quali sono gli obblighi, gli sforzi che una già rachitica Unione Europea è tenuta a sostenere nei confronti dei paesi che dall’esperienza delle democrazie popolari sono usciti? Il tema non è semplice e l’autore evita, prudentemente, di schierarsi. Meglio ritornare alla storia. Quella finita. Quella che si può solo raccontare, sperando di non essere contestati. Quella che ci illude di essere oggettiva. La Storia dei Morti.

Ma i quesiti che dobbiamo risolvere, giorno per giorno, a ben guardare sono sempre gli stessi. E l’autore, nella sua presentazione, lo intuisce: passato e presente si fondono, in una memoria che si adatta benissimo all’oggi. A chi chiede un’opinione sugli avvenimenti odierni, Vol?ic risponde indirettamente, tornando sul più solido terreno di ciò che è già stato e che ormai si sta raffreddando. Ma la lezione che ne emerge non ha una data di scadenza. In fondo, verrebbe da dire, l’uomo non cambia.

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