6 Marzo 2007

Dall’autorità all’autorevolezza. Da Sanremo a Bora.la

E se davvero, per la prima volta, ci fosse qualcosa di nuovo nell’aria?

Nuovo non in quanto “originale”, ma nuovo come categoria che si
definisce solamento rispetto
a qualcosa di “vecchio”, estremamente “vecchio”.

In questi giorni un tema centrale del dibattito nel tessuto sociale
della rete è stato l’agenda setting (ne trovate frammenti qui e qui).
In più luoghi della rete molti si sono chiesti se ha ancora senso
parlare di agenda setting mediatica.
Questo perchè come cantavano i Talking Heads “mentre tutto andava a
catafascio, nessuno ci faceva poi caso”.
Mi spiego.

Cadeva il governo e a nessuno pareva fregargli qualcosa.
Tantomeno a Bora.la, figuriamoci. Qui si guarda a est.

Delle liti di Baudo con Del Noce non ne parliamo nemmeno.
O chi semplicemente andava in piazza a Vicenza a gridare “Not in my backyard
e ci hanno pure provato a fargli credere di essere Antiamericano,
senza riuscirci.

Non ce ne frega nulla.
Abbiamo demolito nell’arco di poche settimane una teoria sociale imperniata
sul dettare i temi dell’attualità a un pubblico spesso passivo,
orientabile, manipolabile.

Non ce ne frega nulla.
Tu, Repubblica, non mi detti proprio nulla.

Scelgo io la mia scaletta degli argomenti.
Scelgo io di preferire lo scandalo di Italia.it a Rossi e Turigliatto.
Scelgo io di ridisegnare un logo pagato migliaia e migliaia di euro,
senza ricevere una lira in cambio.
Lo faccio perchè ho imparato un nuovo stile economico. Fondato sul dono.

Tutto forse iniziò con lo splendido slogan di Indymedia:
“don’t hate media, become the media”.
Become.
Non ce lo siamo fatti dire due volte.

Abbiamo capito che l’autorità si fonda con il potere costituito.
Abbiamo sostituito l’autorità con l’autorevolezza.
Abbiamo sostituito il potere con il contenuto.
Ma non siamo i soli.

Pensa un po’, con un discreto ritardo ma l’hanno capito persino a Sanremo.
Perchè di Sanremo ne esistono due:

– il “vecchio” Sanremo, quello dell’autorità, del potere. Della sfida
politica, del baudismo, delle puttane, dei nani e delle ballerine

– il “nuovo” Sanremo quello degli utenti-cantanti a cui non frega
nulla delle stronzate sanremesi, ma che preferisce parlare di “matti” (e qui a Trieste dovremmo apprezzare parecchio).
Che preferisce una canzone scomoda sulla mafia, oppure preferisce portare il tormentone di Momo nato nella cultura underground romana sul palco più importante d’Italia.

E’ un Sanremo 2.0.
Questa etichetta mi piace molto.
Trasuda civiltà e progressismo.
E me ne sbatto se i soliti snob mi diranno: “basta, ne abbiamo i coglioni pieni del 2.0”

Quando i media ti propongono gli stipendi della Hunziker, Cristicchi ti offre Basaglia.
E’ già successo in passato.
Ma la differenza è che ora il pubblico pare apprezzare.

Anche Statera ci ha provato.
Ha provato a raccontarci i poteri forti di Trieste. Ha provato a
mostrarci “chi comanda”. Forse credendo di fare servizio pubblico o per togliersi qualche sassolino.
Ma gli abbiamo risposto in coro: “chissenefrega”.
Anzi gli abbiamo risposto: bora.la

Gli abbiamo detto che a noi non ci frega nulla dell’autorità.
Figuriamoci del potere.
Ci frega dell’autorevolezza.
Ci frega dei contenuti.

Bora.la, appunto.
Ho paura però che non basti. Ma almeno ci proviamo.

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13 commenti a Dall’autorità all’autorevolezza. Da Sanremo a Bora.la

  1. Avatar valerio fiandra

    bora.la e po bon xè el novo moto triestìn ?

  2. propongo anche el blogger-vespa.
    de san giacomo a digital..

  3. Ci sono un paio di cose che non condivido. Soprattutto che la canzone di Moro fosse “scomoda”. Era la canzone furbetta di chi una volta ha visto una fiction su Borsellino e ha avuto l’ideona. A me, quella canzone pareva comodissima, soprattutto per i discografici che andavano a botta sicura.

    Fundanela però è geniale 😀

  4. Avatar KiT

    in effetti giulia ha ragione…bellina come canzone…ma insomma…anche se la cazone di cristicchi è geniale…

  5. Avatar cenerentola82 (Cris C.)

    Ma cossa, iera Sanremo?
    Urca. Me lo go perso. Che cul.

  6. E’ una canzone naive. Questo è sicuro.
    Ma almeno ci provava.

    Giulia giusto tu poche settimane fa denunciavi
    l’ondata di svacco e scazzo dell’indie italiano.
    Io mi accontento di Moro. Il suo l’ha fatto.

    E poi dai i discografici si siedono ogni giorno
    su una poltrona di spine, la comodità se la sono dimenticata da parecchio.

    Momo è eccezionale. Se hai occasione a Roma ascoltatela
    a Tumbler , oltre a fondanela, la hit, ha dei pezzi di cantautorato davvero notevoli.

  7. Enrico, personalmente preferisco lo scazzo autentico alla canzone di “denuncia” finta. Non è affatto naif: è calcolata al millimetro per fare effetto sulla casalinga di Voghera che è dentro ognuno di noi.
    Io non ci casco. Moro è uno che ci prova da anni, ad avere successo, con ogni modo e con ogni mezzo. Quest’anno ha scelto la combinata look tenebroso-mano in tasca-canzone parasociale-atteggiamento fintoschivo. Ha funzionato. Il suo l’ha fatto eccome: s’è portato a casa il primo premio Giovani. Vedi come si volatilizza l'”impegno”, appena finito Sanremo.

  8. Allora me ne sto zitto,
    perchè davvero non conosco i suoi precendeti.
    Mi pareva una canzone onesta.

    Seguivo la Gialappa’s su radiodue e anche loro tre
    avevano avuto la sensazione che fosse naif e non furbetta.
    Forse mi sono fatto influenzare.

    In ogni caso lo tengo d’occhio

  9. Scegliete la vostra categoria sociale:

    a) il festival? No, scusa ma io ascolto solo Jazz
    b) il festival? Ho scoperto Sanremo solo perchè Cristicchi ha una pagina su MySpace. Io ascolto solo Indie
    c) il festival? E’ una vergogna tutti quei soldi spesi per Baudo e la Hunziker
    d) il festival? Bah ormai è come il calcio. Tutto un magna magna
    e) il festival? Tanto fra un mese non se lo ricorda più nessuno

  10. f) vivo a belfast, in questo caso per fortuna…

  11. Avatar diego chersicola

    g)il festival di sanremo è sempre bellissimo ed io mi appassiono e mi commuovo sempre, anche dopo il suicidio di Luigi Tenco.

  12. In Olanda si vede Rai 1.
    La visione del festival e’ obbligatoria per tutti gli espatriati, secondo il mio amico Francesco.
    Altrimenti non ti fanno iscrivere all’AIRE, pare.
    Io non l’ho visto, ma Francesco mi ha telefonato e mi ha chiesto:
    “Ma chi e’ Nada?”

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