15 febbraio 2007

Pratiche e discorsi tra i confini

Sara’ che da lontano – da Belfast dove sono ora – tutto sembra distante e un po’ piu’ relativo ma… Nel marasma del vortice di un dibattito sull’esodo degli ‘italiani’ dalla ex Jugoslavia sentito e pensato in termini spesso discutibili, una dei collaboratori mi ha segnalato questo articolo (per alcuni versi discutibile, per altri condivisibile) dello storico Enzo Collotti pubblicato sul Manifesto. Collotti denuncia la strumentalizzazione del dolore degli esuli da parte dei “fascisti” e dei “post-fascisti”. Semplifica un po’ troppo come mi ha scritto in una e-mail Patrick Karlsen:

C’è una frase … che … non riesco a digerire: quella a proposito della “menzogna dell’italianità offesa… e della realtà dell’italianità
sopraffatrice”. Qui Collotti va oltra dal riproporre il solito schema azione-reazione, azione da condannare-reazione da giustificare (azione: fascismo, reazione: foibe ed esodo), uno schema che è usato di solito dall’estrema sinistra per occultare la carica di violenza propria all’ideologia comunista e contenuta nel progetto comunista di società. Se io dico che le foibe – semplifico – sono soltanto una reazione alla ventennale oppressione del fascismo, vedi bene che non riesco a spiegare come mai la repressione jugoslava colpì anche tanti italiani antifascisti (ma “patrioti” e non comunisti) e sloveni e croati anticomunisti.

Ma non sara’ che questi dibattiti sono superati dalle pratiche o, meglio, sono l’ultimo rantolo di un sistema di discorsi della politica che vorrebbe incatenare le pratiche di tanta gente che va e viene sempre piu’ spesso oltre il confine, allacciando rapporti e impiantando radici a dispetto di queste vecchie divisioni? Un articolo sul Piccolo di Giulio Garau racconta del piccolo (numericamente e chilometricamente) ma sempre piu’ intenso contro-esodo di triestini (di lingua italiana, pare) che vanno a comprarsi casa oltre il confine carsico in Slovenia. Scrive Garau:

L’altra sorpresa è che in questi paesi i triestini vengono e trovano pace e soprattutto sono ben accolti, la gente è aperta, c’è un’osmosi totale. Le barriere legate ai ricordi, la storia, sono tutte crollate

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4 commenti a Pratiche e discorsi tra i confini

  1. la mia fameia fa parte de quei che ga messo su casa “oltre confin”. No poso che comfermar la total apertura dela gente del posto, con sindaci che se dichiara sai felici che andemo a viver là, e una certa vergogna nel saver che lori i sa parlar quasi tuti sai ben la nostra lingua …
    Le bariere xe solo mentali, in sto caso la realtà xe miglior.

    p.s: anche se in fameia ghe xe parechi sloveni/istriani, noi no lo savemo praticamente parlar..

  2. in questo caso, mi pare, il distacco tra politica e gente mi sembra piu’ salutare che altro…

  3. patrick karlsen

    sì e soprattutto la società, in questo come in altri casi, sembra decisamente molto più avanti rispetto all’idea che ne ha la politica.

  4. Enrico Maria, il solito trendsetter…(a buon intenditor…;-)

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